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Vecchio 07-10-2011, 20.53.05   #31
ulysse
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

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In uno degli interventi precedenti, parlavo anch'io di una libertà assoluta inesistente per ovvi motivi. Ma neppure al di sotto di essa è possibile, non si rende concreta. Come appunto tu fai notare, è capacità di direzionamento….., scelte conseguenti ad elaborazioni, è improprio parlare di libertà.

E’ improprio se crediamo che, d'altra parte, sia praticamente possibile una libertà assoluta: e’ infatti vero che coltiviamo il concetto di “libertà assoluta”, ma essa libertà, come assoluta, non esiste. Deve essere intesa solo come limite cui asintoticamente tendere una volta che abbiamo superato i contrasti emozionali interni, i fraintendimenti e le contraddizione di convenienze (che si oppongono o favoriscono) i caratteri intellettivi e le nostre stesse pulsioni genetiche.

Più estesamente, a livello di filogenesi, è la nostra evoluzione che via via conquista nei millenni o cento-millenni più avanzate fitness psicosomatiche capaci sottendere una più efficace libertà.

Infatti, fatte salve le condizioni e interazioni socioaffettive, in teoria e per il momento esiste una proporzionale corrispondenza mediamente biunivoca fra libertà ed intelligenza (fatto evolutivo/genetico), nonchè fra libertà e formazione/cultura (caratteri acquisiti a fronte di capacità intellettive evolutivamente raggiunte).
Sono queste le basi per adire poi e ottimizzare le varie libertà personali auto dirigenti, socio/affettive, politiche, religiose, ecc..
Citazione:
Ciò che vorrei aggiungere a questo, a mio avviso già tutto condivisibile, è che un ragionamento, dove non si devono fare delle scelte, ma al solo scopo di tentare la comprensione, come in questo caso, comunque sia dettata dal nostro stesso essere in quanto tali, tutti quei pensieri, il raziocinio, non sono io a deciderlo, non solo in termini di qualità e quantità del mio ragionamento ma anche da un punto di vista temporale. Non sono io che scelgo quando e quanto devo ragionare, e ripeto, anche qualitativamente. Ciò significa di conseguenza, che tutto è gia determinato. Una sequenza di eventi scritti da sempre.
Non capisco bene questa tua perplessità: In realtà vale il "cogito ergo sum!" cartesiano: cioè... non solo io penso, ma so di pensare...e dirigo e scelgo il mio pensiero! cosa che già forse in certa parte faceva l'australopiteco, ma non farebbe un cane...o forse sì!..diciamo non farebbe una gallina!

A parte le sollecitazioni esterne che potrebbero indurci a valutare, decidere e fare, ecc… tenuto conto delle condizioni al contorno, ma potremmo anche scegliere di rimandare o affidare ad altri eventuali attività scoccianti: siamo noi che decidiamo tempi e modi in funzione delle necessità contingenti…sempre in interazione con eventi probabilistici niente affatto predeterminati: alla fine, essendo noi HSS, sapremmo organizzarci meglio che se fossimo australopitechi.
In sostanza e in definitiva colui che in origine avrebbe deterministicamente previsto gli eventi..il tempo e il luogo ed anche chi…avrebbe avuto un bel da fare a prevedere e definire ogni possibilità: alla fine cioè non è vero che tutto è scritto!
Infatti ieri all’imbrunire, un merlo in volo ha battuto contro la mia finestra a specchio…è rimasto stordito ed è caduto: sotto c’era il gatto che se l’è mangiato: mondo crudele…ma fortuna per il gatto per il quale non credo proprio fosse previsto “ab initio” un merlo per cena!...prorio ieri sera!

Quel merlo è morto perché le sua sensorialità, ad uno stadio evolutivo arretrato, è stata incapace di distinguere lo specchio dalla profondità del cielo, ma altri uccelli, forse più abili ed evoluti hanno saputo evitare lo specchio. Ad un pipistrello, ed esempio, non sarebbe mai capitato:…stadio evolutivo più avanzato = maggior libertà …di vivere!

Ed anche la legge causa/effetto, supposta in genere, fonte e causa di determinismo non è violata: Infatti quali e quanti diversi effetti possono conseguire ad una causa?...cambiasse di stato anche un solo atomo?
Concluderei che non esistono sequenze di eventi scritte da sempre…esistono delle probabilità..più o meno spinte: almeno credo.
Citazione:
Giustamente la capacità razionale di un HSS è maggiore di un HS, darà a se stesso maggiore consapevolezza e maggiori variabili elaborate dalla ragione, ma dove ci porta questo ? E soprattutto che senso ha ? Di certo a nessuna libertà, appurato non esistere.
Credo che noi, nel nostro occidente, siamo sempre culturalmente condizionati da 2000 anni di filosofia pseudo-teista, se non proprio teista. per cui una cosa o concetto... è o non è. Viviamo invece in un mondo "analogico" ove ogni entità o qualità è affetta da infinite gradazioni.

Ovviamente fuori dal nostro occidente, a pari livello evolutivo/genetico, vigono altri condizionamenti…non sempre migliori però... o meglio affrontabili.

Ma pensiamo a noi: non è affatto appurato che la libertà non esista: è solo falso o tendenzialmente non raggiungibile o realizzabile il concetto di libertà assoluta, così come non lo sono, in assoluto, nella pratica realizzabili, i concetti di verità, democrazia, giustizia, autorealizzazione, felicità, ecc.. che costituiscono un riferimento cui universalmente tendere ed anche corollari del concetto di libertà.
Una maggiore consapevolezza e capacità elaborativa razionale del nostro organo cerebrale sono propedeutici al superamento di limitazioni genetiche e condizionamenti sociali che potrebbero inficiare il nostro livello di libertà.

Ovviamente il senso è quello auspicabile di essere tendenzialmente più liberi e reciprocamente adattabili, a nostro favore, nell’ambiente in cui viviamo: certo non siamo liberi in “assoluto” e nemmeno la possibile libertà e un dono del cielo: la libertà è una dura conquista, genetica della specie, nonchè delle persone e delle società..anche se a volte la ereditiamo.

In particolare la costituzione, le leggi, la politica, i governi, le istituzioni, ecc… hanno il compito di “promuovere” e favorire, oltre al resto, anche la libertà, la giustizia, la democrazia,…ecc…e persino la felicità…nella costituzione americana è pure scritto!
Ma il lavoro duro lo dobbiamo fare noi con intelligenza, preveggenza, discernimento formazione, cultura, impegno e coraggio e tutta questa specie di cose.
Se la libertà non c’è o è carente, come lo sono i relativi corollari citati, è perchè questo duro lavoro, troppo pigri e ignavi, non lo facciamo …soprattutto non lo abbiamo fatto quando ancora eravamo in tempo!
Citazione:
Che il fine ultimo sia la felicità, dubito fortemente. Per Schophauer, l’unico scopo dell’uomo è quello di perpetuare la specie, la felicità ? una colossale illusione, cito il suo pensiero perché mi coinvolge totalmente, è tutto così ovvio.
Purtroppo i nostri geniali maestri di filosofia non potevano essere al corrente degli enormi sviluppi conoscitivi degli ultimi decenni nel campo della biologia, della psicologia, delle neuroscienze o della genetica in generale: andavano per intuizione ed a volte persino ci prendevano.

E’ vero in effetti che il "gene egoista" tende, in primis, a perpetuare la specie…o, più precisamente, a perpetuare se stesso (Dawkins).
Ma quando ciò avviene la pulsione che ci trasmette a livello conscio e quella della felicità o quasi.

Anche qui siamo alle solite: pensiamo subito ad una felicità assoluta che tutto coinvolge.
In realtà ciò che chiamiamo “felicità” si manifesta per lo più in una sensazione piacevole, ma relativa e di poco momento.

Ma hai ragione: la felicità assoluta non esiste..è solo una illusione, …per quanto… è una bellissima illusione! Tutti la vorremmo provare…anche se sappiamo che poi restiamo delusi…in genere!

Più in generale, al di fuori dell’innamoramento, sarebbe meglio parlare di “autorealizzazione”…sono felice di… ma attenzione! è improbabile che l'autorealizzazione sia assoluta…ed inoltre ci può sempre essere o apparire una “autorealizzazione” più autorealizzante...o meno.
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Vecchio 12-10-2011, 05.47.28   #32
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

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Originalmente inviato da ulysse
Non capisco bene questa tua perplessità: In realtà vale il "cogito ergo sum!" cartesiano: cioè... non solo io penso, ma so di pensare...e dirigo e scelgo il mio pensiero! cosa che già forse in certa parte faceva l'australopiteco, ma non farebbe un cane...o forse sì!..diciamo non farebbe una gallina!

A parte le sollecitazioni esterne che potrebbero indurci a valutare, decidere e fare, ecc… tenuto conto delle condizioni al contorno, ma potremmo anche scegliere di rimandare o affidare ad altri eventuali attività scoccianti: siamo noi che decidiamo tempi e modi in funzione delle necessità contingenti…sempre in interazione con eventi probabilistici niente affatto predeterminati: alla fine, essendo noi HSS, sapremmo organizzarci meglio che se fossimo australopitechi.
In sostanza e in definitiva colui che in origine avrebbe deterministicamente previsto gli eventi..il tempo e il luogo ed anche chi…avrebbe avuto un bel da fare a prevedere e definire ogni possibilità: alla fine cioè non è vero che tutto è scritto!

Come fai ad accettare il pensiero cartesiano cosi com’è?

Non posso convenire su Cartesio “solo” sull’espressione “cogito ergo sum”. Che noi pensiamo e che sappiamo di pensare è cosa certa, quando però affermi di poter dirigere e scegliere il tuo pensiero, qui io mi fermo a riflettere perché è proprio di questo che dubito. Non avendone convinzione, ripeto che la mia tesi propone un’individuo che manca, non solo di libertà di scelta, ma che qual’ora volesse anche solo pensare a una qualsiasi cosa, quel pensiero non sarebbe prodotto dalla mia libera mente di pensarlo, ma dovuto alle mie facoltà generali, che in quanto tali, lo producono cosi come dev’essere prodotto, si hai letto bene , così come dev’essere prodotto !!! nemesi1 ha citato Jacques Lacan: sono dove non penso, penso dove non sono. Riprendendo miei precedenti interventi: se avessi la capacità di scegliere il mio pensiero non esisterei, perchè quel pensiero è un derivato di qualcos’altro, se pensassi liberamente smetterei di farlo nello stesso istante, e la consapevolezza di questo non mi salverà comunque vada. Non esiste nessun libero arbitrio !! Rimane un termine astratto. Non esiste nemmeno, conseguentemente, la libertà temporale di un qualsiasi ragionamento, dopotutto, pur sempre di decisione fittizzia trattasi. A sua volta, dal big bang in poi, considerando la natura, deterministica tanto quanto l’uomo, la storia non poteva essere diversamente, in tutto e per tutto.

C’è un’idea diffusa errata secondo la quale, una mente che concepisce nuove idee/concetti permette, in ogni caso, di farli propri potendone beneficiare, la libertà sia uno di questi?

Non posso avere certezza di questa mia tesi, ma a mio avviso se dobbiamo discutere di libertà, il punto cruciale su cui dibattere è se il pensiero lo posso guidare.


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Originalmente inviato da ulysse
Infatti ieri all’imbrunire, un merlo in volo ha battuto contro la mia finestra a specchio…è rimasto stordito ed è caduto: sotto c’era il gatto che se l’è mangiato: mondo crudele…ma fortuna per il gatto per il quale non credo proprio fosse previsto “ab initio” un merlo per cena!...prorio ieri sera!

Quel merlo è morto perché le sua sensorialità, ad uno stadio evolutivo arretrato, è stata incapace di distinguere lo specchio dalla profondità del cielo, ma altri uccelli, forse più abili ed evoluti hanno saputo evitare lo specchio. Ad un pipistrello, ed esempio, non sarebbe mai capitato:…stadio evolutivo più avanzato = maggior libertà …di vivere!

L’evoluzione, anche in questo caso peccando presumibilmente di presunzione, la vedo come un’aumento di variabili razionali ed emotive che anche portando la specie a maggior consapevolezza non fruisce di alcuna libertà, ma esclusivo ragionamento comunque dettato, prendendo in considerazione maggiori variabili.

Può essere difficile immaginare che le sorti di quel povero animale, morto proprio in quel modo, così banale, erano già previste. Le variabili essendo nell’ordine dei miliardi di miliardi di…, dà modo ad eventi rari di manifestarsi, e anche se la tentazione è forte, non per questo, il concetto di destino dev’essere gettato a mare.

Stadio evoluto più avanzato = maggiore tempo di prigionia. Non è il tempo che fà la libertà, semmai (ammesso esista) è godere di libertà per più tempo.

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Originalmente inviato da ulysse
Ed anche la legge causa/effetto, supposta in genere, fonte e causa di determinismo non è violata: Infatti quali e quanti diversi effetti possono conseguire ad una causa?...cambiasse di stato anche un solo atomo?
Concluderei che non esistono sequenze di eventi scritte da sempre…esistono delle probabilità..più o meno spinte: almeno credo.

Se la natura è deterministica, non si parlerà più di probabilità ma solo di certezza, indipendentemente da quali e quante cause, anche nel caso della meteorologia, se non è possibile prevedere con certezza è solo ad una nostra incapacità tecnica.
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Vecchio 12-10-2011, 13.36.39   #33
Tempo2011
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

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ulysse
Certo che la speranza ed il fascino di una umanità che cova uno speciale destino nell'Universo son cose dure a morire: hanno pervaso di sè il cristianesimo fin dalle origini e si è finiti col bruciare Giordano Bruno che parlava di altri mondi...e, quasi, anche Galileo non se la passava meglio.
Nella mia esposizione non vi è né speranza né fascino, ma è solo un punto di vista; giacché se le cose stessero come penso io... bene, altrimenti, nel significato di un mondo del nulla e del niente, non rimarrei mica da solo. Per altro il cristianesimo non è stato pervaso da quello affermato, e Giordano Bruno è stato bruciato per pseudo motivi "politici".
Citazione:
La Bibbia, in realtà, attribuiva solo agli ebrei questo speciale privilegio e significato di preferiti da Dio e infatti gli ebrei sono stati "liberi"...di vagare raminghi per tutto il mondo...ed anche ora sembrano in procinto: Dio non si occupa più di loro ed anche Obama, con la primavera araba, vorrebbe sganciarli.
La Bibbia non attribuisce niente a nessuno, semplicemente gli ebrei si autodefinivano il popolo eletto, poiché erano stati loro ad inventarsi il dio unico e basta.

Citazione:
Per 1500 anni, dopo Aristotele, si è sostenuto che la terra era il centro dell'Universo...quando già i filosofi greci del V-IV secolo a.c. sapevano già tutto... Copernico invece per rivelare che la terra non era il centro e nemmeno l'umanità lo era, ritenne opportuno aspettare 40 anni e pubblicò i suoi scritti solo in punto di morte.
D'accordo, ma che centra tutto questo con il thread?
Citazione:
Ancor oggi la teoria di Darwin ed epigoni è malamente accettata (meno del 50% degli umani dei paesi avanzati)...Infatti un HSS non ci farebbe una buona figura se si sapesse che suoi antichi bis-bis-bis-bis-....bisnonni erano due scimpanzè congolesi emigrati.
Continuo a domandarti: che ci'aazzecca tutto questo?
Citazione:
Che poi, in tal caso, che significato sarebbe mai quello del'uomo-scimmia nell'universo!?
Come sappiamo, oggi nell'universo vi sono: sia le scimmie sia l'uomo. Allora, se per te la storia si completa qui, non vedo che cosa ti viene in tasca o nella testa lo stare quattro ore al giorno davanti a un monitor. A fare che cosa se, tanto sai per certo che non vi è nulla da scoprire oltre quello già scoperto?

Citazione:
Che poi non vedo perchè o che relazione ci sia fra quei probabili o improbabili bisnonni scimpanzè e il nostro attuale essere non essere liberi; o come il sapere che effettivamente c'è un destino non precisamente scimmiesco influenzerebbe la nostra mente la nostra psiche, il nostro percepire e accettare oggi la realtà!
Ed anche non vedo (ma sarà un appannamento della vista) perchè il conoscere o meno gli scimpanzè bisnonni (o altri antropomorfi che siano o...ceppi vari di batteri...o altro) dovrebbe determinare una nostra attuale realtà, virtuale o meno che sia, diversa da quella che è?...e addirittura ci farebbe uscire dalla ipotetica realtà virtuale!
Caro ulysse, proprio perché non vedi ancora le attinenze, se fossi in te mi farei venire qualche dubbio sul fatto che, forse, la tua interpretazione del mio post non sia esatta. Di fatto, io mi riferivo alla conoscenza sulla nostra presenza e non di conoscere i nostri antenati, Scimpanzé o batteri che siano. Per altro, quando si è parlato di consapevolezza della realtà, ho portato l'esempio dello scienziato che vedeva partire il missile da lui progettato verso la Luna; in quel caso ho ipotizzato che quella realtà era vissuta da lui in modo differente della mia, perché la sua era più consapevole, giacché sapeva tutto di quel progetto ed io no. Ecco che cosa centra la conoscenza sul significato della nostra presenza in quest’Universo, poiché all'unisono, tutta l'umanità comprenderebbe tale significato, potendo stabilire un sapere e una realtà univoca che ci riscatterebbero da millenni d’ignoranza. Quest’accadimento non sarebbe una bella libertà universale?
In fin dei conti anche Stephen Hawking usava affermare:
Citazione:
Se mai scopriremo una teoria completa, col tempo essa dovrà essere comprensibile a chiunque, e non solo a pochi scienziati. E allora tutti, filosofi, scienziati e gente comune, saranno in grado di partecipare alla discussione sul perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, avremo decretato il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremo la mente di Dio. -
Ti sembra poco?

Ultima modifica di Tempo2011 : 13-10-2011 alle ore 11.02.37.
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Vecchio 14-10-2011, 23.56.03   #34
Franco
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Ivan,


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Originalmente inviato da Ivan
Parlando di prostituzione a un certo punto la professoressa dice che non si può considerare libera la scelta della prostituta di vendere il proprio corpo perchè, questa scelta, è fatta a seguito di influenze (sociali, culturali,

Parlando di prostituzione femminile la professoressa fa filosofia da salotto, anche se di un salotto allargato come quello di una trasmissione televisiva nazionale. La professoressa "contestualizza", fa cioè la caccia all'uomo cattivo anzichè porre il fenomeno della prostituzione femminile sul piano della riflessione radicale (filosofica): "cosa accade tra le cosce della prostituta?"

Citazione:
Originalmente inviato da Ivan
Quello che mi interessa non è l'argomento prostituzione ora, ma l'argomento libertà; lei ha giocato in pratica la carta determinismo, cioè, più o meno da quando la psicologia è diventata materia ben definita con Freud, sappiamo che le nostre scelte sono influenzate da molti fattori, moti interni inconsci e fattori esterni che ci spingono in una direzione piuttosto che in un'altra.

Ritengo che riflettere sul fenomeno della prostituzione femminile costituisca uno dei modi migliori per porre la questione della libertà umana e dunque di quella dell'essenza stessa dell'umana esistenza: "cosa accade tra le cosce della prostituta?" Quando ad esempio le due protagoniste del film commentato dalla "professoressa" discutono su come spennare il cliente di turno, tengono in qualche maniera conto di ciò che effettivamente accadrà tra le proprie gambe? Al di là del carattere tragi-comico del film e della filosofia salottiera della professoressa di filosofia "tanto brava", possiamo far leva sul fenomeno della prostituzione femminile nella suadimensione fondamentale per far luce in qualche modo sull'abisso del problema della verità (realtà) o meno della libertà umana?

Franco
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Vecchio 19-10-2011, 02.59.38   #35
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Ho l'impressione che alcune volte come in questo caso, molte persone del forum non sentano l'esigenza di voler tentare di vederci chiaro, più a fondo.

Si parla di prostituta quando io mi stò chiedendo, al di là dei condizionamenti che si subiscono, se, non le scelte, ma il pensiero stesso, è prodotto liberamente, rispondendo: se fossi libero di pensare mi annichilerei in quello stesso istante.

Nessuno risponde a proposito di questo.
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Vecchio 19-10-2011, 11.54.50   #36
nemesi1
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Originalmente inviato da variabile + fisso
Ho l'impressione che alcune volte come in questo caso, molte persone del forum non sentano l'esigenza di voler tentare di vederci chiaro, più a fondo.

Si parla di prostituta quando io mi stò chiedendo, al di là dei condizionamenti che si subiscono, se, non le scelte, ma il pensiero stesso, è prodotto liberamente, rispondendo: se fossi libero di pensare mi annichilerei in quello stesso istante.

Nessuno risponde a proposito di questo.

Personalmente ti seguo, anche se non intervengo per il poco tempo che ho a disposizione.
Credo che anche interrogarsi sulla prostituta non sia molto lontano dalla tua conclusione sulla libertà. La libertà non esiste o esiste laddove non è pensabile? Se esistesse nell’impensabile dovremmo cercarla nel pre-verbale, nei sensi e quindi nella finitezza dell’uomo, nel suo divenire.
E cosa c’è più di una donna a ricordare all’uomo la propria finitezza? Non mi sorprende che sia stato un uomo a chiedersi cosa accade tra le cosce della prostituta, esprimendo il tentativo di controllare ciò che non può controllare: l’altro (evito la maiuscola perché, come la Irigaray, non riesco ad attribuire un valore quantitativo a tale concetto).
Alterità e libertà convergono nel punto in cui si costituiscono, ma non si definiscono. L’altro è il limite col quale confliggo, ma è anche ciò che mi permette di vedere il molteplice, all’esterno della mia totalità. Ma per far ciò devo considerarlo irriducibile e dunque non pensabile. C’è qualcosa che mi sfuggirà sempre, di me e dell’altro: chiamalo annichilimento, oppure chiamala libertà.
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Vecchio 19-10-2011, 13.32.24   #37
Il_Dubbio
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Non sono affatto soddisfatto del mio ragionamento !! è libertà questa ?

Io direi al contrario: sono soddisfatto del mio ragionamento, ma allora sono libero o meno dal mio soddisfacente ragionamento?
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Vecchio 19-10-2011, 17.25.36   #38
nemesi1
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Io direi al contrario: sono soddisfatto del mio ragionamento, ma allora sono libero o meno dal mio soddisfacente ragionamento?

No, non sei libero, perché dipendi sempre da ciò che rappresenta per te la soddisfazione.
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Vecchio 19-10-2011, 19.50.13   #39
Tempo2011
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Non sono io che scelgo quando e quanto devo ragionare, e ripeto, anche qualitativamente. Ciò significa di conseguenza, che tutto è gia determinato. Una sequenza di eventi scritti da sempre.
Mai come in questo caso si può affermare che le vie del signore sono infinite, poiché sei arrivato a questa conclusione per una via che è del tutto differente da quella di Francesco Melchiorri, astrofisico all'Università la Sapienza di Roma, il quale afferma le tue identiche cose, che riporto qui di seguito.
Citazione:
Francesco Melchiorri Astrofico.
Per quanto abbiamo detto, stelle e galassie diverranno dei parametri delle teorie sub nucleari: ma, fatto curioso e inaspettato, anche la vita sarà una conseguenza inevitabile di tali teorie. E’ come se il nostro destino facesse parte di un codice genetico cosmico, che si snoda misterioso nell’arco di un’infinitesima frazione di secondo durante l’Era di Plank. E’ possibile che il salto agile di una gazzella, il passo leggiadro di una fanciulla, le ire dei grandi della terra, siano state scritte tutte in una volta e per sempre, nelle infinitesime vibrazioni delle dieci dimensioni nella teoria del tutto?
Che cosa ti sembra questa spettacolare e interessante coincidenza?
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Vecchio 19-10-2011, 19.58.51   #40
Tempo2011
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Tempo2011

Risposta a Ivan

Il problema della libertà è stato già trattato in questa sezione filosofica, in diversi spazi; per esempio, quando si è discusso sul tema: Esiste la vera libertà o siamo tutti schiavi? Ma poiché tu chiedi esplicitamente di parlare del concetto di libertà possiamo senz'altro approfondirlo.
In ogni modo, L'assunto che fai tra la libertà della prostituta e quella del poliziotto, o di qualunque altro, lo trovo condivisibile, poiché ognuno di noi opera e si comporta in base al proprio vissuto. Vissuto che è stato condizionato da qualcun altro (Genitori, amici, classe sociale di provenienza, religioni, leggi, politica ecc.). Allora, non possiamo parlare di libertà "primaria" o autonoma, ma di scelte “condizionate” da altri. Perciò, non vi sono dubbi che fare il poliziotto o la prostituta, si riferisca a convenzioni socio/morali, e averle accettate o meno è pur sempre un atto condizionato.
Per altro, come ho già accennato in altre discussioni, a mio modo di vedere, la libertà dell'uomo non esiste in senso assoluto, non è mai esistita fin dalla notte dei tempi, e non potrà mai esistere per una semplice ragione: qualcuno o qualcosa ha deciso di far nascere la prima forma di vita, sia fosse stata la materia, sia fosse stato un dio. E se è pur vero che noi possiamo emanciparci da questo concetto primordiale, semplicemente ignorandolo, è pur vero che la nostra mancanza di libertà continua a perpetrarsi all'infinito, poiché le nostre azioni saranno sempre condizionate da qualcun altro che è arrivato prima di noi; e l'esempio della prostituta e il poliziotto, da te elencato, ne sono la riprova.
Questo mio post è stato il secondo intervento dopo quello di Il_Dubbio e, immediatamente ho affermato che la libertà per l'uomo non esiste e non è mai esistita, per le ragioni che ho spiegato, Ora, per altri versi, vedo che quella mia visione della libertà è condivisa da molti. Mi sembra un concetto interessante, secondo me, meritevole di approfondimento.
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