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Vecchio 18-08-2011, 13.39.51   #1
-Ivan-
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Definire il concetto di libertà

Ciao a tutti è un pezzo che non scrivo qua ed ho visto che il forum è cambiato parecchio.

Ieri mentre mangiavo stavo guardando questo video (questa è la seconda parte), non è necessario che lo vediate ma è giusto per farvi sapere da dove partono le mie riflessioni:
http://www.youtube.com/watch?v=66QE9DYSi9E

Parlando di prostituzione a un certo punto la professoressa dice che non si può considerare libera la scelta della prostituta di vendere il proprio corpo perchè, questa scelta, è fatta a seguito di influenze (sociali, culturali, ecc.).
Quello che mi interessa non è l'argomento prostituzione ora, ma l'argomento libertà; lei ha giocato in pratica la carta determinismo, cioè, più o meno da quando la psicologia è diventata materia ben definita con Freud, sappiamo che le nostre scelte sono influenzate da molti fattori, moti interni inconsci e fattori esterni che ci spingono in una direzione piuttosto che in un'altra.
Allora mi chiedo, consideriamo un esempio molto semplificato di una prostituta che vende il proprio corpo perchè vive all'interno di una società dove il denaro è idolatrato ed il suo accumulo diviene uno degli scopi principali della vita (escludiamo per semplicità le altre infinite influenze), possiamo considerare questa una scelta non libera?
Ovviamente possiamo, però allora stiamo dicendo che nessun uomo è libero perchè anche il medico che sceglie di fare il medico è influenzato alla stessa maniera da qualche fattore sociale e da qualche moto inconscio.

Io ero abbastanza affezionato all'idea di libertà di Fromm che definisce il libero arbitrio come una conquista dell'uomo che tramite la psicologia può diventare conscio dei moti che lo determinano conquistando un grado di libertà più alta di quella che aveva in precedenza (far diventare l'inconscio conscio).
Però quando si parla di questioni più pratiche, come in questo caso utilizzare il concetto di libertà applicata ad un tema come la prostituzione, mi ha fatto accorgere che la definizione di Fromm è piuttosto utopistica perchè non esiste nei fatti un uomo conscio di tutti i suoi moti inconsci e che conosca tutte le pressioni a cui lo sottopone la società in cui vive.

Allora come definiamo la libertà?
Mi sono dato una risposta surrogato giusto per farmi contento:
potremmo considerare libera ogni scelta (pur con dietro le sue influenze sociali ed inconsce) in cui l'individuo che la effettua non è sottoposto a violenza psicologica o fisica.
Con questa definizione tenderei a considerare il medico che decide di essere medico perchè lo era suo padre, nel caso in cui non abbia subito pressioni e ricatti espliciti, come una scelta libera.

PROBLEMA: A questo punto bisogna però definire cosa è la violenza psicologica. La società effettua delle pressioni per formare le coscienze che servono per perpetuare quel tipo di società, spesso anche in modo violento, questa è violenza psicologica?

Voi cosa considerate una scelta libera e cosa considerate una scelta non libera?
-Ivan- is offline  
Vecchio 19-08-2011, 19.54.31   #2
Il_Dubbio
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

Citazione:
Originalmente inviato da -Ivan-

Voi cosa considerate una scelta libera e cosa considerate una scelta non libera?


Io sono anni che tento di capire in che modo siamo liberi. Se faccio più o meno tutti i discorsi che hai fatto, sembra proprio che questa libertà sia un'illusione.

Le mie ultime considerazioni in merito a questo quesito sono però queste:

l'uomo è cosciente cioè è consapevole di una conoscenza. L'uomo però è cosciente anche che questa coscienza-conoscenza può essere allargata. L'uomo non sa, non è cosciente, però di quanta conoscenza sia disponibile. Sarà quindi libero di esprimere la sua libertà quando non sentirà la sua coscienza-conoscenza come un limite.

Forse la libertà è uno stato di coscienza particolare nel quale la propria condizione, pur diversa dalle altre e praticamente imposta dai vari agenti (fisici, psicologici,familiari, inconsci ecc.), non è più un limite, ma solo un punto diverso di "incomincio".
Un uomo libero sa di non sapere... o sa di sapere un tantino in più degli altri e un tantino in meno degli altri.
Se un uomo non fosse consapevole di questo non sarebbe libero di cercare un punto diverso da dove guardare il mondo, ma crederebbe che il suo mondo sia l'unico possibile, determinato ed imposto.

Se fossi consapevole di una verità, non cercherei la verità, quindi non sarei libero di cercarla. Quindi non possiedo la verità, o forse la verità è che posso cercarla. La libertà non è imporre, ma proporre. Anche verso se stessi ci si propone un itinerario... ed essere coscienti che l'itinerario è una scelta che può essere rivista e riformulata, rende la scelta libera dalle imposizioni di quel momento. Consapevoli di non essere in un carcere fatto di geni e neuroni, ma all'interno di un mondo molto più vasto fatto di significati e di idee, valutiamo liberamente a quale mondo appartenere, senza essere per questo vincolati fisicamente dalla materia di cui siamo pur fatti (forse).

La libertà ci svincola dal tempo... e chi non è libero non fa che guardare l'orologio.
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Vecchio 21-08-2011, 17.19.56   #3
Tempo2011
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

@ Ivan
Il problema della libertà è stato già trattato in questa sezione filosofica, in diversi spazi; per esempio, quando si è discusso sul tema: Esiste la vera libertà o siamo tutti schiavi? Ma poiché tu chiedi esplicitamente di parlare del concetto di libertà possiamo senz'altro approfondirlo.
In ogni modo, L'assunto che fai tra la libertà della prostituta e quella del poliziotto, o di qualunque altro, lo trovo condivisibile, poiché ognuno di noi opera e si comporta in base al proprio vissuto. Vissuto che è stato condizionato da qualcun altro (Genitori, amici, classe sociale di provenienza, religioni, leggi, politica ecc.). Allora, non possiamo parlare di libertà "primaria" o autonoma, ma di scelte “condizionate” da altri. Perciò, non vi sono dubbi che fare il poliziotto o la prostituta, si riferisca a convenzioni socio/morali, e averle accettate o meno è pur sempre un atto condizionato.
Per altro, come ho già accennato in altre discussioni, a mio modo di vedere, la libertà dell'uomo non esiste in senso assoluto, non è mai esistita fin dalla notte dei tempi, e non potrà mai esistere per una semplice ragione: qualcuno o qualcosa ha deciso di far nascere la prima forma di vita, sia fosse stata la materia, sia fosse stato un dio. E se è pur vero che noi possiamo emanciparci da questo concetto primordiale, semplicemente ignorandolo, è pur vero che la nostra mancanza di libertà continua a perpetrarsi all'infinito, poiché le nostre azioni saranno sempre condizionate da qualcun altro che è arrivato prima di noi; e l'esempio della prostituta e il poliziotto, da te elencato, ne sono la riprova.

Ultima modifica di Tempo2011 : 21-08-2011 alle ore 22.55.13.
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Vecchio 28-09-2011, 11.27.32   #4
CVC
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Riferimento: Definire il concetto di libertà

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Originalmente inviato da -Ivan-
Ciao a tutti è un pezzo che non scrivo qua ed ho visto che il forum è cambiato parecchio.

Ieri mentre mangiavo stavo guardando questo video (questa è la seconda parte), non è necessario che lo vediate ma è giusto per farvi sapere da dove partono le mie riflessioni:
http://www.youtube.com/watch?v=66QE9DYSi9E

Parlando di prostituzione a un certo punto la professoressa dice che non si può considerare libera la scelta della prostituta di vendere il proprio corpo perchè, questa scelta, è fatta a seguito di influenze (sociali, culturali, ecc.).
Quello che mi interessa non è l'argomento prostituzione ora, ma l'argomento libertà; lei ha giocato in pratica la carta determinismo, cioè, più o meno da quando la psicologia è diventata materia ben definita con Freud, sappiamo che le nostre scelte sono influenzate da molti fattori, moti interni inconsci e fattori esterni che ci spingono in una direzione piuttosto che in un'altra.
Allora mi chiedo, consideriamo un esempio molto semplificato di una prostituta che vende il proprio corpo perchè vive all'interno di una società dove il denaro è idolatrato ed il suo accumulo diviene uno degli scopi principali della vita (escludiamo per semplicità le altre infinite influenze), possiamo considerare questa una scelta non libera?
Ovviamente possiamo, però allora stiamo dicendo che nessun uomo è libero perchè anche il medico che sceglie di fare il medico è influenzato alla stessa maniera da qualche fattore sociale e da qualche moto inconscio.

Io ero abbastanza affezionato all'idea di libertà di Fromm che definisce il libero arbitrio come una conquista dell'uomo che tramite la psicologia può diventare conscio dei moti che lo determinano conquistando un grado di libertà più alta di quella che aveva in precedenza (far diventare l'inconscio conscio).
Però quando si parla di questioni più pratiche, come in questo caso utilizzare il concetto di libertà applicata ad un tema come la prostituzione, mi ha fatto accorgere che la definizione di Fromm è piuttosto utopistica perchè non esiste nei fatti un uomo conscio di tutti i suoi moti inconsci e che conosca tutte le pressioni a cui lo sottopone la società in cui vive.

Allora come definiamo la libertà?
Mi sono dato una risposta surrogato giusto per farmi contento:
potremmo considerare libera ogni scelta (pur con dietro le sue influenze sociali ed inconsce) in cui l'individuo che la effettua non è sottoposto a violenza psicologica o fisica.
Con questa definizione tenderei a considerare il medico che decide di essere medico perchè lo era suo padre, nel caso in cui non abbia subito pressioni e ricatti espliciti, come una scelta libera.

PROBLEMA: A questo punto bisogna però definire cosa è la violenza psicologica. La società effettua delle pressioni per formare le coscienze che servono per perpetuare quel tipo di società, spesso anche in modo violento, questa è violenza psicologica?

Voi cosa considerate una scelta libera e cosa considerate una scelta non libera?
Io credo che ciò che ci rende liberi sia il trovare un senso nella propria esistenza ed in ciò che si fa. Il concetto di libertà inteso come poter fare ciò che si vuole è ingannevole. A cosa serve poter fare ciò che si vuole se non si sa cosa fare, se non si ha una direzione da seguire? Ciò che anticipava Baudelaire nell'800 è il male dei giorni nostri, lo spleen, la noia, il senso d'inutilità. E' ciò che ci spinge a cercare motivazioni nella droga, nel sesso sconsiderato, nei falsi ideali cinematografici, negli sfoghi di violenza passionale derivanti da un deliberato ed irrazionale sfogo delle proprie frustrazioni.
Solo quando si trova un senso di utilità nella vita ed in ciò che si fa si è realmente liberi, liberi dalla nausea dell'inutilità.
Riguardo alla prostituzione il concetto di libertà non dovrebbe essere interpretato nel senso di essere
liberi e, in quanto tali, liberi pertanto anche di prostituirsi o ricorrere alla prostituzione. Basta poco per comprendere che il concetto di prostituzione esula dall'idea di libertà. Nessuno è davvero libero se si prostituisce o ha bisogno della prostituzione.

Ultima modifica di CVC : 28-09-2011 alle ore 18.19.47.
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Vecchio 29-09-2011, 06.15.37   #5
Tempo2011
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Originalmente inviato da CVC
Io credo che ciò che ci rende liberi sia il trovare un senso nella propria esistenza ed in ciò che si fa. Il concetto di libertà inteso come poter fare ciò che si vuole è ingannevole. A cosa serve poter fare ciò che si vuole se non si sa cosa fare, se non si ha una direzione da seguire? Ciò che anticipava Baudelaire nell'800 è il male dei giorni nostri, lo spleen, la noia, il senso d'inutilità. E' ciò che ci spinge a cercare motivazioni nella droga, nel sesso sconsiderato, nei falsi ideali cinematografici, negli sfoghi di violenza passionale derivanti da un deliberato ed irrazionale sfogo delle proprie frustrazioni.
Solo quando si trova un senso di utilità nella vita ed in ciò che si fa si è realmente liberi, liberi dalla nausea dell'inutilità.
Riguardo alla prostituzione il concetto di libertà non dovrebbe essere interpretato nel senso di essere
liberi e, in quanto tali, liberi pertanto anche di prostituirsi o ricorrere alla prostituzione. Basta poco per comprendere che il concetto di prostituzione esula dall'idea di libertà. Nessuno è davvero libero se si prostituisce o ha bisogno della prostituzione.
Questo tuo assunto, a mio modo di vedere, sarebbe da completarlo con semplicità e preoccupazione, sul perché sia tanto difficile trovare e dare un significato alla propria vita. Infatti, è mai possibile che milioni di persone che, pur avendo una professionalità realizzata, una famiglia in perfetto assetto cui vogliono bene, con soddisfazioni economicamente valide, alla fine della loro vita si rendano conto che tutto quello non è stato sufficiente a tirarli fuori dal tram tram quotidiano o, come affermi tu, dal pantano della noia?
Dunque, possiamo dedurre e affermare che, lo scopo della vita non possa essere soggettivo ma qualcosa d'altro? Per esempio, universale? Nessuno è veramente libero se si prostituisce o ha bisogno di prostituirsi, come nessuno è libero, affermo io, se uno fa il poliziotto o ha bisogno di fare il poliziotto. Di fatto, qualcuno ha deciso di guadagnare facilmente quello che la società consumistica gli propone e impone, qualcun altro, forse perché non aveva nessun'altra scelta, decide di entrare nella polizia pur sapendo che, in caso di bisogno, dovrà prendere a manganellate il vicino di casa che sciopera contro i soprusi di quel 10% di ricchi che hanno il 90% del reddito nazionale. Dove sta la libertà nei due casi esposti? Eppure ambedue sapevano cosa volevano e l’hanno fatto; o per entrambi è stata preminente la necessità imposta da una società sbagliata? Sai quante prostitute, poliziotti, infermieri, becchini, facchini, minatori, scopini, tagliaboschi, pulitrici, camerieri, domestiche, e chi più ne ha, più ne metta, esercitano quel lavoro solo per necessità e non per scelta? Pensa tu: milioni di persone che alla fine della vita, si ritroveranno impantanati nella noia senza avere avuto nessuna possibilità di essere professionalmente appagati, di avere una famiglia felice, di essere economicamente soddisfatti ecc. Allora, come afferma il nostro simpatico e bravo amico Franco Califano: Non ho detto Gioia ma Noia.
Per finire, secondo me, il concetto di libertà va oltre la soggettività, poiché, per essere anche solo parzialmente liberi, bisognerebbe comprendere i significati di questa nostra presenza; e forse, quando li avremo trovati, vi sarà sempre una parte di noi che non potrà mai esserlo veramente, perché noi siamo il prodotto creato e non il creatore. Perciò, punto di domanda: la mancanza della completa libertà può essere considerata una pagina scritta nel nostro DNA?

Ultima modifica di Tempo2011 : 30-09-2011 alle ore 03.17.48.
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Vecchio 29-09-2011, 19.02.34   #6
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Per rendere la questione almeno apparentemente più semplice, possiamo affermare con "certezza" sia evidente a tutti che l'essere è il prodotto di due fattori: patrimonio genetico e influenza esterna nella quale la mente assorbe informazioni dirette ed indirette, consapevoli e non.

Credo ora, sia di estrema importanza distinguere la libertà decisionale da ciò che impongono le caratteristiche proprie della persona. Io posso decidere di imporre a me stesso il ragionamento in molte circostanze, mentre in molte altre non potrò decidere ciò che mi piace. Quando mi reco alle urne, il mio voto non sarà emotivo e di interesse personale, la mia scelta ricadrà in modo razionale, perchè mi sono imposto di migliorare, mi sono chiesto cosa devo essere e cosa devo fare nella mia vita, la conclusione a cui sono giunto è: non mancare di onestà intellettuale.

La mia coscienza mi permette di concepire il libero arbitrio, e in quel esatto istante tale libertà si manifesta inevitabilmente, prende forma in me.

Nel momento in cui rifletto mi sbarazzo di un certo grado di vincolo, nel senso che il mio grado di libertà è maggiore ma rimane comunque circoscritto, proprio perchè i miei interessi, passioni, piaceri e la bellezza sono scelte involontarie ovvero non-scelte.

Non sono affatto soddisfatto del mio ragionamento !! è libertà questa ?
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Vecchio 29-09-2011, 22.24.51   #7
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Per rendere la questione almeno apparentemente più semplice, possiamo affermare con "certezza" sia evidente a tutti che l'essere è il prodotto di due fattori: patrimonio genetico e influenza esterna nella quale la mente assorbe informazioni dirette ed indirette, consapevoli e non.
Io, però, farei dei distinguo tra: consapevolezza e libertà. Ovvero: si può essere consapevoli di quello che stiamo facendo ma, contemporaneamente, non avere quella libertà assoluta che qualcuno crede di avere.
Già il fatto di possedere un patrimonio genetico che ci influenza in tutto e per tutto, la dice lunga su quale libertà abbiamo; se poi ci aggiungiamo le altre influenze esterne, ecco lì che, il nostro "libero arbitrio" se ne va a farsi benedire.
Per altro, più di una volta mi sono sorpreso sul fatto di non riuscire a farmi comprendere su certi pensieri; ma forse perché io intendo il concetto di libertà come un qualcosa di assoluto, di vergine, che non sia influenzato da nessun fattore. Mentre altri, che si sono emancipati da questi collegamenti con il mondo interno ed esterno, secondo me, non sono convinti che il nostro è uno stato di semi libertà.
Per questo ho messo su di un piano paritario, sia l’Escort sia il poliziotto, poiché ambedue non sono liberi, ma forse solo consapevoli.
(Il merito di aver ingentilito la prostituta o mignotta, come si dice a Roma, con l’escort, va attribuito tutto al benemerito Presidente Berlusconi, bontà sua). E poi vi è ancora qualcuno che ha il coraggio di affermare che non ha dei meriti, poiché ritengono che non abbia fatto nulla per il proprio Paese. E' proprio vero che siamo un popolo di ingradi.
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Credo ora, sia di estrema importanza distinguere la libertà decisionale da ciò che impongono le caratteristiche proprie della persona. Io posso decidere di imporre a me stesso il ragionamento in molte circostanze, mentre in molte altre non potrò decidere ciò che mi piace. Quando mi reco alle urne, il mio voto non sarà emotivo e di interesse personale, la mia scelta ricadrà in modo razionale, perchè mi sono imposto di migliorare, mi sono chiesto cosa devo essere e cosa devo fare nella mia vita, la conclusione a cui sono giunto è: non mancare di onestà intellettuale.
La mia coscienza mi permette di concepire il libero arbitrio, e in quel esatto istante tale libertà si manifesta inevitabilmente, prende forma in me.

Nel momento in cui rifletto mi sbarazzo di un certo grado di vincolo, nel senso che il mio grado di libertà è maggiore ma rimane comunque circoscritto, proprio perchè i miei interessi, passioni, piaceri e la bellezza sono scelte involontarie ovvero non-scelte.

Non sono affatto soddisfatto del mio ragionamento !! è libertà questa
Personalmente l'ho trovato letteralmente delizioso, poiché spiegare cose difficilissime in modo così semplice, è la caratteristica dei grandi scrittori e divulgatori scientifici. Un ringraziamento.
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Vecchio 30-09-2011, 04.30.54   #8
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Io sono anni che tento di capire in che modo siamo liberi. Se faccio più o meno tutti i discorsi che hai fatto, sembra proprio che questa libertà sia un'illusione.

Le mie ultime considerazioni in merito a questo quesito sono però queste:

l'uomo è cosciente cioè è consapevole di una conoscenza. L'uomo però è cosciente anche che questa coscienza-conoscenza può essere allargata. L'uomo non sa, non è cosciente, però di quanta conoscenza sia disponibile. Sarà quindi libero di esprimere la sua libertà quando non sentirà la sua coscienza-conoscenza come un limite.

Forse la libertà è uno stato di coscienza particolare nel quale la propria condizione, pur diversa dalle altre e praticamente imposta dai vari agenti (fisici, psicologici,familiari, inconsci ecc.), non è più un limite, ma solo un punto diverso di "incomincio".
Un uomo libero sa di non sapere... o sa di sapere un tantino in più degli altri e un tantino in meno degli altri.
Se un uomo non fosse consapevole di questo non sarebbe libero di cercare un punto diverso da dove guardare il mondo, ma crederebbe che il suo mondo sia l'unico possibile, determinato ed imposto.

Se fossi consapevole di una verità, non cercherei la verità, quindi non sarei libero di cercarla. Quindi non possiedo la verità, o forse la verità è che posso cercarla. La libertà non è imporre, ma proporre. Anche verso se stessi ci si propone un itinerario... ed essere coscienti che l'itinerario è una scelta che può essere rivista e riformulata, rende la scelta libera dalle imposizioni di quel momento. Consapevoli di non essere in un carcere fatto di geni e neuroni, ma all'interno di un mondo molto più vasto fatto di significati e di idee, valutiamo liberamente a quale mondo appartenere, senza essere per questo vincolati fisicamente dalla materia di cui siamo pur fatti (forse).

La libertà ci svincola dal tempo... e chi non è libero non fa che guardare l'orologio.
Queste tue considerazioni, si potrebbero interpretare come se la libertà di ognuno dovesse nascere da una sensazione psicologica e non, necessariamente, da fatti oggettivi? In effetti, come potremmo essere sicuri che la coscienza-conoscenza non sia più un limite, se la coscienza-conoscenza non conosce quale sia il limite delle conoscenze? Allora, veramente, come hai ipotizzato, la libertà potrebbe essere un'illusione?
Per altro, trovo interessante il punto differente di "incomincio". Ovvero, questo potrebbe esserlo se riuscissimo a emanciparci dai condizionamenti (fisici, psicologici, familiari, inconsci ecc.); ma potrebbe essere realizzabile questa emancipazione, o i condizionamenti descritti ce la farebbero comunque vivere, sempre e comunque, come una finzione, un artificio? Per altro, non vi sono dubbi che rincorrere la conoscenza potrebbe darci quelle sensazioni di libertà, ma, secondo me, solo perché la nostra curiosità si confronta con l'ignoto, ed esso non ti chiede mai che ore sono.
Comunque, alla fine di ogni intervento mi viene sempre alla mente che l'uomo potrebbe diventare "parzialmente" libero, solo quando le conoscenze lo metteranno in grado di comprendere il suo stato in questo universo.
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Vecchio 30-09-2011, 08.33.11   #9
CVC
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Questo tuo assunto, a mio modo di vedere, sarebbe da completarlo con semplicità e preoccupazione, sul perché sia tanto difficile trovare e dare un significato alla propria vita. Infatti, è mai possibile che milioni di persone che, pur avendo una professionalità realizzata, una famiglia in perfetto assetto cui vogliono bene, con soddisfazioni economicamente valide, alla fine della loro vita si rendano conto che tutto quello non è stato sufficiente a tirarli fuori dal tram tram quotidiano o, come affermi tu, dal pantano della noia?
Dunque, possiamo dedurre e affermare che, lo scopo della vita non possa essere soggettivo ma qualcosa d'altro? Per esempio, universale? Nessuno è veramente libero se si prostituisce o ha bisogno di prostituirsi, come nessuno è libero, affermo io, se uno fa il poliziotto o ha bisogno di fare il poliziotto. Di fatto, qualcuno ha deciso di guadagnare facilmente quello che la società consumistica gli propone e impone, qualcun altro, forse perché non aveva nessun'altra scelta, decide di entrare nella polizia pur sapendo che, in caso di bisogno, dovrà prendere a manganellate il vicino di casa che sciopera contro i soprusi di quel 10% di ricchi che hanno il 90% del reddito nazionale. Dove sta la libertà nei due casi esposti? Eppure ambedue sapevano cosa volevano e l’hanno fatto; o per entrambi è stata preminente la necessità imposta da una società sbagliata? Sai quante prostitute, poliziotti, infermieri, becchini, facchini, minatori, scopini, tagliaboschi, pulitrici, camerieri, domestiche, e chi più ne ha, più ne metta, esercitano quel lavoro solo per necessità e non per scelta? Pensa tu: milioni di persone che alla fine della vita, si ritroveranno impantanati nella noia senza avere avuto nessuna possibilità di essere professionalmente appagati, di avere una famiglia felice, di essere economicamente soddisfatti ecc. Allora, come afferma il nostro simpatico e bravo amico Franco Califano: Non ho detto Gioia ma Noia.
Per finire, secondo me, il concetto di libertà va oltre la soggettività, poiché, per essere anche solo parzialmente liberi, bisognerebbe comprendere i significati di questa nostra presenza; e forse, quando li avremo trovati, vi sarà sempre una parte di noi che non potrà mai esserlo veramente, perché noi siamo il prodotto creato e non il creatore. Perciò, punto di domanda: la mancanza della completa libertà può essere considerata una pagina scritta nel nostro DNA?
Non concordo sul mettere sullo stesso piano di non libertà chi si prostituisce e chi difende la libertà collettiva ed individuale che è il presupposto di ciò che costituisce la forma politica della libertà: la democrazia. Il poliziotto è un servitore della libertà, che è ciò di più degno. Chi si prostituisce è servitore di ben altro. Per chi ha un ideale in cui crede davvero, servire quell'ideale rappresenta la libertà, la sua libera scelta. Diverso è il discorso se uno fa il poliziotto contro voglia, perchè è per lui l'unica soluzione per sbarcare il lunario. In questo secondo caso sono concordo con te.
CVC is offline  
Vecchio 30-09-2011, 08.34.20   #10
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Per rendere la questione almeno apparentemente più semplice, possiamo affermare con "certezza" sia evidente a tutti che l'essere è il prodotto di due fattori: patrimonio genetico e influenza esterna nella quale la mente assorbe informazioni dirette ed indirette, consapevoli e non.

Credo ora, sia di estrema importanza distinguere la libertà decisionale da ciò che impongono le caratteristiche proprie della persona. Io posso decidere di imporre a me stesso il ragionamento in molte circostanze, mentre in molte altre non potrò decidere ciò che mi piace. Quando mi reco alle urne, il mio voto non sarà emotivo e di interesse personale, la mia scelta ricadrà in modo razionale, perchè mi sono imposto di migliorare, mi sono chiesto cosa devo essere e cosa devo fare nella mia vita, la conclusione a cui sono giunto è: non mancare di onestà intellettuale.

La mia coscienza mi permette di concepire il libero arbitrio, e in quel esatto istante tale libertà si manifesta inevitabilmente, prende forma in me.

Nel momento in cui rifletto mi sbarazzo di un certo grado di vincolo, nel senso che il mio grado di libertà è maggiore ma rimane comunque circoscritto, proprio perchè i miei interessi, passioni, piaceri e la bellezza sono scelte involontarie ovvero non-scelte.

Non sono affatto soddisfatto del mio ragionamento !! è libertà questa ?
La libertà è un'idea. Quindi anche i limiti che poniamo a tale idea sono idee.
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