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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 25-10-2013, 01.10.43   #51
paul11
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Riferimento: L'oblio della filosofia politica

La differenza fra il liberalismo originario della Gran Bretagna e quello di Montesqieu per intenderci, è che il primo è nettamente regolativo fra re e nobili e non intacca il popolo e non c'è nessuna borghesia nascente che richiede al monarca maggiori poteri e questo storicamente ha fatto sì che sopravviva una monarchia con tanto di God save the queen.
Il liberalismo inglese è quindi conformista e tradizionalista ed ha una sua caratteristica culturale.
Nel continente si aprono altre strade che ho illustrato precedentemente.

Tutto questo è la stessa caratteristica del "blocco" dell'Unione europea: asse franco tedesco contro gli inglesi che fanno a sè con la sterlina, con un piede in Europa e l'altra in USA.
Francia e Inghilterra sono storicamente in contrapposizione da secoli.

Esistono delle gerarchie nelle normative. Se non ci fosse una costituzione qualunque maggioranza imporrebbe le sue regole del gioco che lo preservino da future maggioranze.
Le costituzioni servono a preservare e coniugare il diritto con l’organizzazione dello stato nei suoi poteri(legislativo ,esecutivo e giudiziario) e la sua amministrazione.

Le maggioranze e quindi i potere esecutivo che governa deve rispettare la costituzione e caratterizzare le sue scelte politiche che lo hanno investito del potere tramite la volontà popolare espressa dal voto per suffragio universale .
Il capo di governo a quel punto rappresenta l’intera nazione nno solo chi lo ha votato.
La democrazia “vera” si basa sulle alternanze dei partiti al governo e dove gli organismi di controllo dovrebbero essere concessi alle minoranze. In questo modo si creano degli equilibri di potere.

Ritengo che sia importante che vi siano sani principi liberalistici, soprattutto di questi tempi.

Ribadisco che non c’è filosofia politica senza filosofia morale. Se tolgo la morale diventa scienza e la scienza può diventare cinica nel perseguire le logiche dello studio di come andare al potere, d i come controllare le masse, di come gestire i mass media con l’informazione.

Storicamente libertà e uguaglianza contraddistinguono le sane e ribadisco sane contrapposizioni fra le destre e sinistre in tutti i parlamenti di stati repubblicani e democratici.
Entrambi hanno dignità culturale di esistere: sia il liberale che l’egualitario; perché le loro argomentazioni hanno scelto semplicemente delle priorità. Ma al repubblicano che sale al potere in USA non gli viene in mente di ritornare alle leggi razziali. Intendo dire che la dialettica storica fra destre e sinistre e le alternanze al governo non fanno sì di negare la libertà all’egualitario o negare l’eguaglianza al liberale, semplicemente armonizzano in modo diverso i due valori caratterizzando il loro governo quando sono al potere. L’uno pensa più alla classe privilegiata, l’altro alla classe più popolare.Quindi è come amministrano le spesa pubblica, dove indirizzano gli investimenti che caratterizza il governo.

Non c’è oblio né della libertà , né dell’uguaglianza.

Ad esempio nella nostra costituzione c’è una norma che dice che il cittadino concorre a pagare le tasse in funzione del reddito: è una norma egualitaria..
Significa che le aliquote per calcolare le imposte devono essere proporzionali al reddito, quindi salire per scaglioni di reddito.
Quando un governo sceglie di raggruppare le aliquote e /o decide di aumentare l’IVA, fa una politica iniqua perché la benzina, il pane, lo paga lo stesso prezzo il ricco che il povero, ma avendo redditi diversi. Una scelta egualitaria è abbassare l’IVA e aumentare le tasse patrimoniali e le aliquote di chi ha alti redditi.

Le norme ci sono, la nostra costituzione è buona, il popolo italiano è ignorante nella cultura civica e ha una dirigenza scandalosa.
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Vecchio 25-10-2013, 12.39.01   #52
gyta
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Riferimento: L'oblio della filosofia politica

Citazione:
il Grande Fratello non è un individuo, è piuttosto l'icona tecnicamente costruita per il popolo dietro la quale si nasconde l'assoluta volontà di potenza della tecnica contro la quale è del tutto impossibile ribellarsi. Se fosse un individuo o anche una classe egemone sarebbe troppo debole.
(Maral)
E’ volontà di potenza di una classe solo che questa classe è la classe di un’idea infiltrata a tutti i livelli,
cosicché appaia invisibile il reale volto e si creda sia risultato inseparabile allo sviluppo tecnologico.

Citazione:
Le costituzioni servono a preservare e coniugare il diritto con l’organizzazione dello stato nei suoi poteri (legislativo,esecutivo e giudiziario) e la sua amministrazione.

Le norme ci sono, la nostra costituzione è buona, il popolo italiano è ignorante nella cultura civica e ha una dirigenza scandalosa.

(Paul11)

Lo credo anch’io. Senza ignoranza sulle normative costituzionali nessuno si berrebbe la costituzionalità di ciò che anche al più sprovveduto apparirebbe come risultato di follia collettiva e sino a quando si imputerà lo sviluppo tecnologico o parafrasando attraverso le parole di Maral “la progressiva astrazione del potere” causa d’iniquità quel volto rimarrà celato a perpetuare il gioco delle tre carte. Perché è di amministrazione che stiamo parlando, un amministrare che deve sottostare alle (sane) regole costituzionali e non scavalcarle giustificando ogni passo come imprescindibile coniugazione alle esigenze del mercato globale, il quale “mercato” altro non è che quel medesimo volto nascosto di una classe-idea volta a preservarlo.

Il mio discorso sarà anche nella sintesi semplicistico ma non per questo errato nella sostanza.
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Vecchio 25-10-2013, 13.55.23   #53
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Riferimento: L'oblio della filosofia politica

@ Gyta
"Quando una nazione sbaglia, è nostro dovere e compito correggerla".
Riporto ancora e integralmente questa frase, perchè in essa c'è tutto ciò che c'è da discutere (una sintesi
mirabile, senza alcun dubbio...) a proposito del contesto di cui stiamo discutendo.
Comprenderai bene come questa frase potrebbe benissimo essere il motto di un qualche "gendarme del mondo".
La vedo bene nella bocca di G.W.Bush e della sua cricca di Neocon, ai tempi in cui essi "fabbricavano" le
prove contro quei paesi accusati di connivenza con il terrorismo.
La vedrei bene persino sulla bocca di Hitler, se non fosse che lui avrebbe preferito un gergo certamente più
netto e guerresco.
La vedo comunque molto bene sulla bocca di qualsiasi "educatore"; naturalmente riferita non ad una nazione.
Dalla tua precedente risposta, presumo che tu ti fossi riferita non ad una "nazione", ma ad una società (la nostra
nella contemporaneità). Ti faccio comunque notare come la frase possa prestarsi benissimo a, diciamo, visioni
molto più allargate che non quelle meramente sociologiche...
No, non trovo che il buonsenso di migliaia di persone ("che si sentono trasformate in macchine per far soldi")
dica che questa è una società sbagliata. O meglio (e pur dicendolo anch'io...): vi sono altre migliaia di
persone che pensano che questa sia la migliore delle società. E allora: che si fa?
In democrazia si è usi votare per un partito che, più di altri, rappresenti l'opinione di coloro che lo votano.
Trovo ridicolo dire, come fanno in tanti, che non si è rappresentati da nessun partito: bastano
500.000 firme per fondarne uno.
C'è una ed una sola alternativa alla risoluzione pacifica delle controversie che offre, o che dovrebbe offrire,
la democrazia: la presa del potere politico mediante l'uso della forza.
Questi due sono gli unici modi che le migliaia di "io" hanno a disposizione per determinare un qualche
cambiamento (un qualche cambiamento, intendo, che sia della società e del suo governo).
"Tertium non datur", come disse qualche antico saggio.
Aspetto tue considerazioni.
ciao
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Vecchio 25-10-2013, 15.11.47   #54
gyta
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Citazione:
No, non trovo che il buonsenso di migliaia di persone ("che si sentono trasformate in macchine per far soldi") dica che questa è una società sbagliata.
O meglio (e pur dicendolo anch'io...):
vi sono altre migliaia di persone che pensano che questa sia la migliore delle società.
(0xdeadbeef)

E già.. e per dirlo con le parole di Marx :

“ Il salario? Volete essere schiavi del salario???
Cosa rende l’uomo schiavo? Il salario!!
Io vi voglio liberi!!!

Non c’è niente di meglio della libertè
..tranne forse la fraternitè e l’egalitè..
E vi voglio solidali! Uno per tutti e tutti per me.. “


* (Groucho, però)
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Vecchio 25-10-2013, 19.52.59   #55
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@ Gyta
"Le rivoluzioni si compongono di due ingredienti. Uno varia secondo i gusti (l'ideologia che le anima); ma uno è invariabilmente fisso: la pancia vuota.
Le rivoluzioni si sono sempre fatte rigorosamente a stomaco vuoto".
Oxdeadbeef (modestamente ), in risposta ad un vecchio e caro anarchico scomparso ormai da tempo.
ciao
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Vecchio 25-10-2013, 20.06.39   #56
gyta
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Citazione:
C'è una ed una sola alternativa alla risoluzione pacifica delle controversie che offre, o che dovrebbe offrire, la democrazia
(0xdeadbeef)
Esigere il rispetto dei principi costituzionali (ottenuti col sangue dei nostri nonni)
rifiutandosi di sostenere -per l’appunto- il binomio potere e amministrazione pubblica.

Questo binomio lo si spezza solo attraverso il dissenso individuale.
Allora possiamo cominciare a parlare di égualité ancor più che di democrazia.

Non è la nascita di ulteriori partiti la risposta ma la ferma determinazione a mutare quel volontario sottostare al potere. Logico che questa strada difficilmente sarà seguita da chi ha una casa ed intende tenersela o da chi teme di perdere quel poco di pace apparente sulla quale trascina la propria vita. Ecco perché spesso rammento ‘ciascuno secondo capacità ed i propri tempi’.

Questa strada non si percorre sino alle sue ovvie conseguenze dall’oggi al domani, serve una preparazione, una maturazione profonda nelle persone allora sarà possibile iniziare ognuno coi propri tempi a percorrerla.
Citazione:
"[..]Le rivoluzioni si sono sempre fatte rigorosamente a stomaco vuoto"
(0xdeadbeef)
Non hai tutti i torti. Eppure una rivoluzione per sortire un reale cambiamento deve essere in grado di proseguire per tempi decisamente lunghi con la medesima forza e non deve essere portata avanti da una spinta estrema di disperazione o mancherà di pianificazione necessaria ad una vista lucida e lungimirante necessaria alla determinazione..

Ultima modifica di gyta : 26-10-2013 alle ore 12.52.00.
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Vecchio 25-10-2013, 21.51.35   #57
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@ Paul11
A mio parere, sottovaluti troppo una storia, quella inglese, che ha grandi tradizioni in fatto di "libertà" (individuale).
In questo paese il cattolicesimo "romano" (e prima lo stesso impero), con la sua pretesa di universalità,
non attecchisce come invece avviene in altri paesi. In Inghilterra il sovrano non è mai "assoluto" (il
fenomeno del feudalesimo, complici anche certe tradizioni degli Angli e dei Sassoni, caratterizza tutto il
medioevo ed anche oltre). La "Magna Charta", così celebrata dagli Inglesi - ma la cui importanza non vorrei
esagerare - è il primo documento "scritto" (!) in cui il sovrano si impegna a garantire la "libertà" dei
baroni a lui sottoposti.
Fondamentale vi è l'apporto dell'Ordine dei Francescani, prudentemente fuggiti dal "continente", che con la
loro visione peculiare della teologia contribuiscono non poco a creare il "sostrato" da cui si originerà la
filosofia empirista (G.D'Ockam, sostanzialmente, "libera" la filosofia dal dogma religioso).
Nel medesimo periodo storico, Enrico VIII d'Inghilterra rivendica la propria "libertà" dal potere papale,
mentre Enrico IV di Francia, di fede ugonotta, dice che: "Parigi val bene una messa" pur di regnare indisturbato.
Credi, insomma, sia per un caso che l'Inghilterra è stata sempre meta di esuli di ogni tipo (ricordo solo
Mazzini e Marx)? Io non lo credo un caso. L'Inghilterra è sempre stato un paese in cui la "libertà" ha potuto
contare su solide strutture; prima filosofiche, poi politiche, giuridiche e financo sociali.
Ma veniamo un attimo (l'argomento è di una vastità sconcertante, e credo tu convenga nel ritenere impossibile
una sintesi almeno "decorosa") a quello che a mio parere è un momento storico-filosofico davvero dirimente: il
700 e l'Illuminismo.
Proprio Montesquieu, e pur essendone ammiratore, sostiene l'impossibilità di trasferire il modello filosofico-
politico inglese ad altre culture. Ma perchè Montesquieu afferma questo?
A mio avviso la radice del motivo va cercata nel differente approccio religioso. E' infatti, lo accennavo, il concetto di
"provvidenza" che porta Locke a teorizzare (mutuandolo da Grozio) una libertà limitata da certi diritti "naturali",
cioè immutabili. Non è così per il pensiero europeo-continentale, al quale il concetto di "libero arbitrio"
dà quella "problematicità" che è invece esclusa dal pensiero inglese.
Nell'Europa continentale, il diritto naturale (che costituisce, nel pensiero inglese, il primo "grumo" della
costituzionalità) non è immutabile, ma è "posto" (giuspositivismo) da una ragione, essa, illimitata e dotata
di arbitrio libero (e quindi da una libertà illimitata nel suo arbitrio).
E' qui, in questo preciso "punto" che nasce la democrazia "giacobina" (cioè priva di costituzione). Ma non
solo, è qui che nasce la concezione politica di Voltaire ("se volete buone leggi, bruciate tutte quelle che
avete"), così anti-tradizionalista. Che saldandosi a quella di Rousseau ("Il contratto sociale") darà il "là"
a quell'idea di "io comune" che porterà alla esplicitazione politica di Saint Just circa la "volontà generale".
Il resto lo farà la filosofia hegeliana (la sua teoria dello stato come "Iddio reale"), che guarda caso non
penetra in Inghilterra (anche se ormai è il caso di parlare di "paesi anglosassoni" sui generis).
Ed è curioso il come, da un presupposto (il libero arbitrio) che farebbe pensare a sviluppi diversi, si sia
poi sviluppata quella forma di stato che chiamiamo "etico", e che è negatore di qualsiasi libertà individuale.
Questo è il motivo per cui, nonostante tutto, è ai paesi anglosassoni che bisogna guardare quando si parla di
"libertà" (che è sempre intesa come individuale, o altrimenti si chiamerebbe "diritto" - come in Montesquieu,
il quale parla di una libertà che è garantita dalla legge - e non, essa, garante della legge come in Locke -
e di un individuo che egli chiama "cittadino").
ciao
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Vecchio 26-10-2013, 18.22.11   #58
0xdeadbeef
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@ Gyta
I principi costituzionali non sono norme piovute dal cielo.
Stendiamo un velo pietoso sui nostri "nonni", che tanto appoggiarono ardentemente il regime fascista quanto,
nel momento in cui le cose cominciarono ad andare diversamente da come si pensava andassero, si sfaldarono
moralmente. Pochi furono i partigiani, e pochissimi quelli che combatterono con la RSI. Onore a questi, ma
la stragrande maggioranza pensò solo alla pellaccia (ma non vorrei aprire una polemica su questo).
La nostra Costituzione, hanno ragione quelli che lo dicono, è "bellissima". Ma è il chiaro frutto di un
compromesso (fra vari attori politici).
Ne è risultato un insieme di norme assai "propositive", ma molto poco "prescrittive" (essa non è per nulla
rigorosa, e questo è un grave difetto). Tant'è, ed è uno scandalo, che essa è facilmente modificabile mediante
quelli che vengono definiti "colpi di maggioranza".
Sto cercando di comprendere il tuo punto di vista sull'impegno individuale. Lo condivido; ma tu, che sei
chiaramente persona intelligente, non puoi fingere di non capire la "crudezza" del mio ragionamento.
"Nella storia si son sempre viste o repubbliche o principati", diceva Machiavelli. Ed aveva ragione.
Il potere politico si esprime in due soli modi. O esso è democratico (secondo vari gradi di democraticità),
o esso è autocratico, cioè è un potere che si auto-nomina (generalmente in virtù della "forza", secondo vari
significati di questa). Non è mai esistita, non esiste e non esisterà mai una terza opzione.
L'impegno individuale serve, e serve molto. Ma "ad un certo punto", questo impegno si trova necessariamente
ad un bivio. Il medesimo bivio in cui ad un certo punto si trova il cosiddetto "movimento", costretto a
scegliere se essere democraticamente un partito o se essere una fazione extraparlamentare.
La storia è piena di esempi di questo tipo, a cominciare dalla vicenda della Chiesa Cattolica, quando (con Gregorio
Magno) si trovò davanti al "problema" del potere politico.
ciao
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Vecchio 27-10-2013, 17.49.27   #59
gyta
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Citazione:
I principi costituzionali non sono norme piovute dal cielo.

(0xdeadbeef)
Assolutamente d'accordo!

Citazione:
Sto cercando di comprendere il tuo punto di vista sull'impegno individuale. Lo condivido; ma tu, che sei
chiaramente persona intelligente, non puoi fingere di non capire la "crudezza" del mio ragionamento.

(0xdeadbeef)
Il punto è che temo la “crudezza” del tuo ragionamento perché un punto di vista simile -che trova sensato un Machiavelli che ai miei occhi risulta null’altro che uno stratega guerrafondaio pure paraculo perché non si capisce da che parte sta visto che fondamentalmente sputa sulle fragilità degli individui- sembra non reggersi su quella grande umanità che fa di un rivoluzionario un uomo. Fra le righe comprendo che è la vena polemica a spingere il tuo discorso in quella direzione e non un reale disprezzo verso la fragilità umana. Il mio discorso punta sull’impegno personale per un solo motivo che sento da sempre fondamentale: la lucidità senza compassione non è autentica lucidità. Allora immagino tutti i compagni/e che nel privato non si distanziano poi tanto dai cosiddetti fascisti autoritari che possiedono più conoscenza storica politica che non saggezza di umana maturità e che coerentemente nel privato risultano incapaci di consolidare fulcri famigliari fondati su di un amore ed un rispetto profondi, allora vedo nel piccolo ciò che inderogabilmente è nel grande: condivisioni apparenti, unioni fittizie destinate a sgretolarsi al primo soffio di vento, quel vento dove non è l’umano il centro ma la coesione apparente di un ordine e di un idea libertari.

Differentemente sarei maggiormente d’accordo più che sul progettare la fondazione di un nuovo partito politico fondato su quei valori umani cercare di portare quei valori umani per davvero centrali nel programma politico di quel partito che sento maggiormente poterli rappresentare. E a questo punto che una conoscenza approfondita delle normative in materia di finanza, economia, costituzione ed accordi internazionali 'mi' necessita fondamentale: qui la maturità umana e la conoscenza profonda politica devono proseguire strettamente unite -come polmoni e cuore di un medesimo corpo- difficilmente allora il programma mancherà di realtà o cozzerà nella pratica contro quelle necessità umane fondanti quei medesimi valori non virtualmente umani. Qui necessita quella preparazione della filosofia politica, dell’economia finanziaria, del diritto e delle normative internazionali come unico corpo di preparazione dei politici responsabili alla presentazione ed alla correzione del programma di partito. In tale senso ho trovato controproducente la direzione presa verso la mancanza di un finanziamento pubblico ai partiti che in tale caso con difficoltà possono contare su di una reale accuratezza di indagine e coerente sviluppo nei tempi dei piani proposti. I responsabili curatori del programma di partito necessitano poi di un linguaggio fra loro e verso i sostenitori e presunti tali che non sia il burocratese od il politichese per non addetti : questo punto è centrale ed è al contempo l’altra faccia di quel cuore di autentica maturità che abbisogna di condivisione e non di condivisione apparente.

Sulla presa del potere politico con violenza non sono d’accordo poiché semplicemente tradisce nel nocciolo quel suo medesimo proposito di portare liberazione: è il concetto di potere che va ad ogni livello combattuto. Altro è l’inviolabilità dell’individuo.
Citazione:
Stendiamo un velo pietoso sui nostri "nonni", che tanto appoggiarono ardentemente il regime fascista quanto, nel momento in cui le cose cominciarono ad andare diversamente da come si pensava andassero, si sfaldarono moralmente. Pochi furono i partigiani, e pochissimi quelli che combatterono con la RSI. Onore a questi

(0xdeadbeef)
Stendiamolo quel velo pietoso ma non dimentichiamoci che quel Mussolini e quel Hitler erano per i tempi la voce dell’estremismo libertario fondato sull’idea di uomo anziché sull’uomo e ciò a cui portarono fu la disumanizzazione dell’uomo anziché la sua umanità; chi vibra fervente all’anima metallica di un Alfieri o di un Nietzsche risponde al richiamo suicida inneggiando al Grande Dio Meccanico o al Grande Fratello per dirla alla Orwel: un cuore corrotto dalla morte non porterà mai alla liberazione umana ma al suo fantoccio [di latta]. Il “tu non esisti” è la dottrina principe non solo del Grande Occhio di Orwell ma il medesimo cuore delle cosiddette migliori filosofie di evoluzione spirituale, un evoluzione che forse Fromm con me affermerebbe figlia del respiro [malato] di amianto.
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Vecchio 27-10-2013, 20.01.53   #60
maral
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Riferimento: L'oblio della filosofia politica

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ Maral
Ma no, io non credo che l'uomo ponga la volontà di potenza come staccata da sè.
Succede che l'uomo cerchi una potenza che lo trascende; ma che trascende non l'uomo, bensì la finitezza della sua vita.
E' che l'uomo finisce con il sentire l'individuo umano come ostacolo all'espletarsi completo di questa potenza di cui solo il pensiero astratto può essere completo artefice. Una potenza che non può che venire dall'alto e che a cascata coinvolge tutti gli uomini in diversa misura fino all'ultimo. E' sempre stato così dagli dei trascendenti del pensiero mitico ai principi indefettibili, fino al concetto più astratto di tutti e dunque più potente: l'idea puramente astratta del denaro che prende vita riproducendosi all'infinito da se stesso e garantendo in tal modo la potenza sconfinata della tecnica, del produrre fine a se stesso che non ha nulla oltre il proprio produrre, oltre il proprio infinito generare.
La volontà di potenza non è tanto volontà sopraffazione, dice bene Adler, è un concetto assai primitivo e inefficace questo della sopraffazione, ma è piuttosto volontà di usare ogni ente come mezzo ad essa dedicato, ovviamente selezionando i mezzi più funzionali allo scopo e per questo la competitività diventa un tratto essenziale: il mezzo che si dimostra più competitivo è quello più efficace, più degno per lo scopo autoreferenziale della potenza. Non per me, ma per il mio gruppo, per la mia società, per il progresso, per l'ideale, per la missione e via dicendo, ma soprattutto non per me, ma per la potenza in sé che via via si incarna nei vari idoli in cui l'uomo la incarna, finché morti tutti gli idoli che uno dopo l'altro si rivelano impotenti, non resta che il niente, solo allora la potenza è perfetta, sopra di tutto, perché tutto, essendo niente, è qualcosa solo per volontà della volontà di potenza che non è certo la volontà di un singolo uomo, fosse pure l'imperatore del mondo intero.
Questo è il grande senso del percorso di Nietzsche che certo vuole abbattere ogni idolo, ogni morale, per ricondurre ogni idolo e ogni morale all'uomo che, l'ha originato e che rinascendo come super uomo, si riappropria di quanto gli è stato alienato, ma così facendo proprio quel super uomo non può che ritrovare dinnanzi a se stesso la più radicale impotenza, perché misconosce quella struttura astratta a cui ogni potenza per funzionare effettivamente deve continuamente riferirsi per continuamente abbatterla fino alla pura idea di potenza per la quale alla fine anche il super uomo è solo un burattino. L'apice del pensiero di Nietzsche è proprio in quell'eterno ritorno che come assoluta necessità cancella definitivamente ogni possibilità, ad esso il super uomo si adegua, si adegua per volontà, dice Nietzsche, una volontà quanto mai tragica, una volontà che è un urlo disperato, come se esistesse ancora una possibilità di scelta, mentre non ve ne è più alcuna e dopo quel grido può esserci solo la radicale insignificanza della follia, apoteosi della potenza stessa: il niente a cui il superuomo viene da se stesso a sacrificarsi. Perché non c'è alcuna volontà di potenza che non culmini proprio in questo niente, in questa totale alienazione che più di tutto vuole. Il superuomo è solo l'ultima vittima sacrificale, dopo restano solo i sottouomini, i mezzi per la realizzazione del niente che vivono senza accorgersi la loro quotidiana follia come assoluta e imprescindibile normalità. I sottouomini che ad esempio sanno far funzionare altrettanto bene un campo di sterminio come una fabbrica di caramelle, non perché lo vogliono, ma perché sanno che il far funzionare bene è tutto ciò che ad essi compete, siano direttori o semplici manovali, essi sono i mezzi multiuso perfetti.
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