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Vecchio 24-12-2015, 10.59.14   #131
Duc in altum!
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-11-2012
Messaggi: 919
Riferimento: Perdono.

** scritto da memento:



Citazione:
Assolutamente no,se una nuova ricerca dovesse dimostare una teoria alternativa al Big Bang,allora lo scienziato sarebbe pronto a cambiare idea sull'origine dell'universo.

Se dovesse... tanto sognare non costa niente ...nel frattempo lo scienziato ne sa quanto un ignorante sulla vera causa del Big Bang, quindi, sia il saccente che l'incompetente devono scommettere, azzardare, senza prova certa assoluta, che la loro idea sull'origine dell'Universo sia quella fedele a ciò che è successo davvero: il salto nel buio per Fede, illogico, irrazionale, assurdo e paradossale.




Pace&Bene



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** scritto da Sariputra:

Citazione:
Se parliamo dal punto di vista di un credente, come potremmo essere giudicati sulla base di una scelta fatta in questa maniera, senza nessun elemento oggettivo per preferire una ipotesi rispetto ad un'altra?

Abbi pazienza Sariputra, ma come puoi dire senza prova oggettiva?
L'Universo esiste, il Big Bang c'è stato, e l'amore sconvolge meravigliosamente l'esistenza di chiunque.

Adesso tocca ad ognuno di noi ("credenti") avere il coraggio autentico e sincero di testimoniare che non sia grazie al Caso, al Nulla prima e dopo, che esistano queste bellezze oggettivamente perfette.




Citazione:
-Non si evidenzia oggettivamente alcuna presenza rivelatoria se non come atto di fede.
-I testi sono discordi e spesso contradditori ( il Divino viene visto in vari modi a seconda dei popoli, delle culture, dei periodi storici,ecc.)

- Esatto, se non come atto di Fede, altrimenti che sfizio ci sarebbe ad essere nel pianeta Terra e già saper la Verità?
La bellezza, il senso, la sostanza e l'essenza della vita è proprio questa, da ciò il fascino della filosofia, lo splendore della teologia, l'armonia della metafisica quantistica; alimenti sublimi e inimitabili per la persona umana, altro che Ferrari e villa in Sardegna, o troni e poltrone parlamentari.

L'atto di Fede che ogni individuo deve affrontare o è stato deciso a tavolino da Qualcuno Onnipotente, oppure si è dato accidentalmente, ma qualunque sia la Verità Assoluta Originale è un dato di fatto oggettivo, empirico ed irrazionalmente tangente nell'affermazione dell'Io.
Questa è la vita, non l'ho inventata io.

- Sono discordi perché la Verità Assoluta non piace e non conviene a tutti, quindi bisogna cambiarla, trasformarla e crearne una o tante altre in alternativa, tipo, una su tutte attinenti con il mio credo: "...ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male..." (Gen 3, 4-5)
Tocca a noi avere coraggio di abbracciare quella che riteniamo più veritiera una volta che la precedente si dimostri subdola e ingannatrice, e lì il problema, perché l'orgoglio e l'egoismo lotteranno fino alla morte contro la nostra volontà di cambiare la verità che dirige le nostre scelte e decisioni.




Citazione:
Quindi su quale criterio investire le proprie scelte e la propria vita ? Su un azzardo, su una scommessa ? Sul lancio di una monetina ' Testa credo, croce non credo ?

E perché tu vorresti farmi credere che quando tu ami pensi al lancio della monetina?
Tu, come me e come chiunque altro, in quel momento te ne freghi se sia testa o croce, se il tuo s-lancio sentimentale sia corrisposto o meno, tu ami e basta, hai già scommesso e sei entusiasta del tuo azzardo, e la tua vincita sta proprio nel fatto che non aspetti niente in cambio.
In ogni caso, per chi decidesse non voler amare sempre dovrebbe raccogliere, inevitabilmente, la monetina lanciata senza riflettere che gli è caduta tra i piedi.




Citazione:
Si può vivere senza operare questa scelta, questa distinzione che mi appare più un quesito del pensiero discorsivo che non una necessità intrinseca? Come un uomo che si trova ad un bivio. Ha di fronte due strade ( ma sono veramente solo due?) e non conosce la destinazione di nessuna della due. Deve necessariamente scegliere ( e questo mi sembra il tuo punto fermo) o...c'è un'altra possibilità ?

Non esiste altra possibilità, giacché anche il non voler decidere o il decidere di restare inermi, seduti innanzi a quel bivio, dal giorno della nascita sino al giorno della morte, solo a respirare, riuscendo anche a non pensare, è già una scelta, è già un atto di Fede.
Io credo che... è la verità oggettiva ontologica con cui ci autodefiniamo e con cui decidiamo se esistere, vivere o sopravvivere.




Citazione:
Ma saper dimorare al bivio è cosa da pochi, purtroppo.

Sarà per pochi, ma è pur sempre una scelta voluta!




Pace&Bene

...e Buone Feste a tutti, staff incluso!!



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** "Ci sono due modi per essere tratti in inganno. Uno sta nel credere in ciò che non è vero; l'altro è rifiutare di credere in ciò che è vero". - S. Kierkegaard

Ultima modifica di Duc in altum! : 24-12-2015 alle ore 11.20.01.
Duc in altum! is offline  
Vecchio 24-12-2015, 11.09.25   #132
freedom
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Data registrazione: 16-10-2003
Messaggi: 1,503
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Perchè mi volete far diventare cattivo la vigilia di Natale?

Ultimo post approvato.

Duc passa nel thread che ho appena lanciato se vuoi continuare la discussione sull'esistenza di Dio.
freedom is offline  
Vecchio 24-12-2015, 11.58.29   #133
paul11
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Messaggi: 899
Riferimento: Perdono.

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
L’iniqua distribuzione del dolore
E’ la distribuzione del dolore il vero problema. E’ l’iniqua distribuzione del dolore
che mi porta a dire che non c’è governo. Se il dolore avvenisse in maniera
matematica esattamente sulla testa dei malvagi, come per altro molti
sostenevano, se ci fosse il filo diretto dolore-malvagità e viceversa, prosperità e
bontà personale, non ci sarebbe problema ma ciò che fa problema è questa iniqua
distribuzione del dolore. Già il profeta Geremia (cap.12) diceva: “Vorrei disputare
con te sulla giustizia, perché le cose dei malvagi vanno bene e quelle dei buoni
vanno male?” e così dice il profeta Abacuc, con parole durissime rivolte a Dio: “Tu
dagli occhi così puri che non puoi vedere niente di male, ma perché invece adesso,
tutto questo male che vedo? E tu che cosa fai, dove sei? Il problema vero è l’iniqua
distribuzione del dolore: ma come si esce da questo problema? Per non guardare in
faccia all’iniqua distribuzione, per non voler riconoscere l’iniqua, la casuale
distribuzione del dolore, il caso del dolore gli uomini, hanno caricato per secoli
molti genitori di dolore infinito, ancora più infinito di quanto non fosse ricevere un
figlio così, di colpevolezza.
Pensare che ci possa essere una positiva volontà divina di far nascere un bambino
disabile al 100%, mi è francamente difficile e, secondo me, è anche ingiusto
pensare che Dio ponga al mondo volutamente un essere così, per educare l’anima
di qualcuno. Non sarebbe giusto. Questo è il biglietto che Ivan Karamazov
restituiva: “Se le lacrime di un solo bambino dovessero contribuire all’eterna
armonia”, diceva nel notissimo dialogo con il fratello Alioscia ne I Fratelli
Karamazov. Anch’io restituirei quel biglietto dovendo pensare a un Dio così.

tratto da VITO MANCUSO
L'abisso del male
Il dolore innocente

Riporto queste interessantissime valutazioni del noto teologo Mancuso per definire soprattutto non la difficoltà di credere ad un Principio Creatore astratto, un Dio impersonale, ecc.
Ma la difficoltà di credere proprio all'idea di un Dio personale, di un Uomo-Dio, di un Dio che è solo amore e giustizia, che si prende cura di noi dal nostro primo battito, ecc.
Abbiamo qualcosa tra le nostre mani, che chiamiamo vita, che sembra oltremodo urtare con questa Idea sublime che percorre la storia dell'uomo occidentale da duemila anni. Che è poi quello che viene definito il Silenzio di Dio, il mistero della sua apparente Assenza.
Sull'incoerenza sono d'accordo con te. Tutti ne siamo soggetti. L'ateo nega l'esistenza di Dio , ma spesso agisce come se esistesse ( e da qui tutte le varie figure e istituzioni metafisiche). Dall'altro lato il credente, che afferma con forza l'esistenza di Dio, ma agisce come se non esistesse ( e le tristi vicende di cronaca vaticana di questi tempi ne sono purtroppo conferma...).
Non è che il credere o non credere sia solo una posizione mentale , ma che poi l'uomo, in definitiva, agisca e scelga sotto la vera spinta di altre forze interne un pò meno...nobili ?

Capisco benissimo le tue perplessità, che come ricordi giustamente sono anche dentro le sacre scritture.
Il rapporto del Silenzio di Dio verso la persecuzione dell’Innocente, o per un “destino” naturale o per mano degli stessi umani, è foriera di pagine profonde nelle scritture sacre e letteratura , tanto da far vacillare gli stessi credenti, me compreso.
Non c’è ragione, perché la razionalità umana non basta a trovare risposte. Chi abbandona il credere in Dio spesso diventa cinico come lo stesso mondo si rappresenta nella sua cruda realtà fattuale.
L’interpretazione umana o è protesa nella sola natura, per cui chi è privilegiato nella vita si giustifica come se fosse un “eletto” e il suo “prurito” morale lo esplica al massimo nella carità, o peggio nel freddo piatto del cinismo.
Chi è credente spesso ha una sorta di legge del “contrappasso”: più si pena in questa vita e più si avrà nell’altra vita”. Personalmente non ne sono sicuro che funzioni così, perché il rischio è una remissività passiva di questa esistenza, come se l’oggettiva condizione fisica o economica debba rendere la soggettività passiva, si accetta il destino perdendo in volontà. Da qui la religione come “oppio” dei popoli.
Ho compiuto studi sul manicheismo, sulla cultura dravidica e nel jainismo che incontrò quella ariana in India portando il samsara, il karma, il dharma, la reicarnazione. Così ho studiato anche i primi cristiani se credessero nella reincarnazione . Insomma ho cercato e cerco risposte nel mio piccolo.
Non scarto la teoria della reincarnazione, non tout court quella indiana , semmai sono ancora dubbioso.
Perché mi è impossible credere che un bambino che non può nemmeno applicare il libero arbitrio possa essere giudicato .O è un segno e quindi ha un significato oltre che come esistenza, come simbolo nella stessa comunità umana della “fortuna” o “ sfortuna” di essere normali o purtroppo con gravi problemi fisici, se non addirittura una morte dopo così poca vita, inteso come pietà, carità, amore tali da trascendere la condizione fisica e da passare dall’emotività al la spiritualità, oppure quel bambino è dentro un ciclo reincarnativo che coinvolge gl istessi genitori. Ma mi rendo conto che la mia ragione è limitata rispetto ad un disegno divino (ammesso ovviamente che esista questo disegno).
Perché quindi chi nasce fortunato , per famiglia, per corpo fisco o ricchezza materiale e chi sfortunato .
E spesso continua la fortuna del fortunato e la sfortuna dello sfortunato. Umanamente la cosa mi fa pure “incazzare”, perché qui la risposta è solo umana, di chi è nelle condizioni di dare e di chi è solo nella possibilità di ricevere. Quindi non sopporto l’iniquità che si perpetua e la esplico nel mio pensiero politico e sociale, l’uomo DEVE per quanto gli è possibile dare agli “ultimi”.
Il fortunato deve ringraziare Dio e donare allo sfortunato , questo è il criterio di giustizia distributiva economica, emotiva, psichica, affettiva, spirituale. L’umanità deve cercare di alleviare il dolore e la sofferenza prima di tutto agli “sfortunati”, fin dove gli è possibile.
Ovvero,rispondendo ai tuoi ultimi passaggi, la cristianità deve essere sociale. Deve saper “spezzare il pane” ,condividere lo stesso dolore di chi pena. Non basta e non serve andare in Chiesa se una bella teoria non è pratica, ma anzi è contraddizione. E questo lo insegna il Gesù dei Vangeli, così come le saggezze e le sapienze delle culture spirtuali trasversali di ogni latitudine. Prima deve fare l’uomo a prescindere da Dio, e se si crede in Dio tanto più è doveroso come signifcazione del proprio passaggio in una esistenza terrena.
La natività del Cristo si aprirà poco dopo con la “strage degli innocenti” imposta da Erode.
Questo insegna che l’ umano potere teme il giudizio divino , il perdersi nella sola materialità è una scommessa sul proprio destino ben più grande di chi crede che la vita non sia solo fisicità e accumulazione di ricchezze e potere, ma che abbia un senso e significato che trascende quella materia per riempire lo spirito.
Pe tornare al perdono, tema della discussione, il Padre Nostro recita ad un certo punto……” e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo a i nostri debitori”….
Questa è la giustizia: io ho un debito di ricchezza,o un favore qualunque concessomi, a mia volta se sono in condizione presto denaro o favore ad altri: solo Dio può sapere per ciascuno di noi cosa e come nella propria vita abbia saputo chiedere o donare anche se stesso a seconda elle proprie possibilità e necessità. Perché lo sfondo della remissione dei debiti ( ci aggiungerei ai favori anche i torti) è sempre l’amore.
Questa giustizia distributiva non è più fondata sul cinismo utilitaristico o sull’interesse economico del sentirsi creditori o debitori (“tu hai dato di più…”,”tu hai dato di meno”….) per cui ogni debito ogni credito deve essere saldato un domani. La carità, la pietà, sono definizioni dell’amore nelle prassi ,quanto lo è la capacità del perdono. L’umano, noi stessi, sappiamo per “legge del cuore” ciò che la ragione non riesce a definire, ma che ci commuove, che allieta le coscienze e riempie le esistenze
e Buon Natale a tutti
paul11 is offline  

 



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