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Vecchio 18-05-2015, 13.05.31   #71
paul11
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Riferimento: Perdono.

A mio parere il perdono senza un atto conciliativo serve a poco, e mi spiego.
L'atto conciliativo presume una spiegazione del fatto che dà adito al perdono, se non si dirime l'atto, il perdono è un'operazione univoca di passività di colui che subisce il maltorto senza aver fatto capire a colui che lo ha compiuto e venga circostanziato.
Voglio dire che nulla vieta a colui che ha compiuto un atto errato a continuarlo a compierlo se non avviene un chiarimento.
In fondo noi educhiamo così i figli.

Il perdono è "il non chiedere i danni" del maltorto e una volta dirimata la situazione automaticamente avviene una conciliazione.
Tant'è che il perdono è legato alla consapevolezza di colui che ha offeso a cambiare il proprio atteggiamento.
La bravura di colui che perdona sta nel non farlo pesare, perchè tanto chi ha sbagliato lo capisce empaticamente

Si può sbagliare in buona o cattiva fede, intenzionalmente o non intenzionalmente, ma la responsabilità rimane.
Significa che dobbiamo capire se anche il produrre un' azione che noi riteniamo giusta possa ferire una persona per " sua mentis", cioè dobbiamo stare attenti alla soggettività personale perchè anche le più semplici azioni sono soggette ad interpretazioni "mentali", prima ancora che spirituali.

paul11 is offline  
Vecchio 18-05-2015, 20.56.48   #72
Aeroplano Italiano
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Riferimento: Perdono.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
A mio parere il perdono senza un atto conciliativo serve a poco, e mi spiego.

Voglio dire che nulla vieta a colui che ha compiuto un atto errato a continuarlo a compierlo se non avviene un chiarimento.
In fondo noi educhiamo così i figli.

Il perdono è "il non chiedere i danni" del maltorto e una volta dirimata la situazione automaticamente avviene una conciliazione.


Ciao,
è un bell'intervento, che tagliuzzo per necessità, ma anche così resta fertile.

Il perdono comporta il tornare ad essere ben disposti verso chi ci ha fatto torto. La conciliazione è diversa, perché consiste nel riprendere la storia dal punto in cui era. La conciliazione non dev'essere a mio giudizio un rifiuto (altrimenti vuol dire che non s'è perdonato, oppure che esiste ancora un rischio reale), ma una scelta: non ricomininciare
Esempi:

- io posso perdonare una persona che vive lontano da me, ma non farglielo sapere;
- si può perdonare una persona possessiva, ma è un suicidio tornarci insieme;

Noi non possiamo cambiare un altro, a meno che lui stesso non voglia cambiare.

A volte il torto ha il "pregio" di mostrare delle condizioni d'incubazione che non sono modificabili.

Io credo che il criterio sia questo: non si conciliano le storie morte o che sarebbero comunque finite, anche se non si fosse verificata un'offesa. Se ci si prova lo stesso, resta in vita la parte negativa.
In fondo ci sono tante persone che lasciamo andare alla loro vita, anche se non ci siamo mai offesi.

Il caso di un figlio è diverso, perché non ci si può dimettere da padre. Però il figlio, per quanto scapestrato possa essere sa che non può dimettersi da figlio (e sa anche che non tanto gli converrebbe... ;-)

Ultima modifica di Aeroplano Italiano : 18-05-2015 alle ore 23.36.48.
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Vecchio 18-05-2015, 21.47.48   #73
jolly666
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Messaggi: 168
Riferimento: Perdono.

Il perdono è una forzatura inventata dalla Bibbia, la quale Bibbiaparla tutt'altro che di amore e perdono, almeno quella vera, quella masoterica , ritenuta la più autentica, non parla neanche di Dio, nomina un Elohim , che successivamente è stato descritto come dio, invito a leggere i libri di Mauro Biglino, traduttore letterale, il quale a differenza di altri si è limitato a tradurre il libro per quello che è, senza condizionamenti spirituali, un libro trattato come tutti gli altri, la famiglia citata nella Bibbiaeè tutt'altro che amorevole e compassionevole, quindi il perdono è un atto come tutti gli altri, chi lo fa lo fa perché lo fa stare meglio, chi non lo fa lo fa perché lo fa stare meglio, il perdono è soggettivo non dovuto, le punizioni, si trovano anche nella nostra costituzione, chi sbaglia paga, ed è giusto così, se esisterebbe solo il perdono le persone ccontinuerebbero a sbagliare, non è tanto assurdo non perdonare, anzi avvolte è necessario, per scopi più grandi...,
jolly666 is offline  
Vecchio 18-05-2015, 22.38.59   #74
Sariputra
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Riferimento: Perdono.

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
@Sariputra

Per i dogma cristiani:

- si perdona perché si è stati a sua volta perdonati da Dio. (e Gesù in croce c'insegna)

- Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. (è la sola misericordia di Dio che dona la pace nel cuore, nella mente e nello spirito umano, pace che non si può produrre stoicamente, altrimenti non si avrebbe bisogno di Dio)

- restare nella sofferenza, quando la si può neutralizzare e alleviare perdonando, è incoerente, oltre che controproducente per lo sviluppo della consapevolezza della dimensione di Dio. Ma resta sempre al libero arbitrio decidere.

- fare del male o far soffrire qualcuno non è altro che "non amare", e se Dio è amore fosse la verità, non amare sarebbe una menzogna, scelta che si preferisce seguire (servire), e che ci viene proposta, quasi sempre, dalla tentazione (il diavolo).

Pace&Bene


Per il dogma cristiano sì. Il concetto di dogma mi è estraneo e non condivisibile.Ogni cosa deve poter essere investigata. Se una cosa è falsa , lo è sia se è stabilita da un dogma oppure no. E vale per qualsiasi credo.
Nella comprensione profonda della natura della sofferenza si trova la pace vera e duratura. Una pace "calata dall'alto" avulsa dallo sforzo di comprendere non produce effetti duraturi. Se per stoicamente si intende lo sforzo di autocontrollo della mente non è una via percorribile, per me.
Non si deve controllare l'animo e le passioni, bensì comprendere la loro reale natura per esserne liberi.

"In una accezione più ampia e più vicina alla vita quotidiana, è corretto pensare che qualsiasi situazione sfavorevole può essere cambiata in una situazione positiva, o, ancora più profondamente, che – affrontando e superando eventi dolorosi – cresciamo come esseri umani.
La chiave di tutto è il modo in cui reagiamo alle inevitabili sofferenze della vita.
Le esperienze negative e dolorose spesso diventano occasione necessaria per spingerci a lottare per il nostro miglioramento. Una scrittura buddista, ad esempio, descrive la malattia come il risveglio del desiderio di ricercare la verità della vita. Allo stesso modo, tante persone sono state ispirate a un impegno totale verso la pace e la giustizia proprio in seguito a esperienze di guerra e ingiustizia."

Tratto da "Trasformare il veleno in una medicina".

La sofferenza che ci viene inflitta dagli altri e quella che inevitabilmente noi infliggiamo agli altri può essere quel veleno che, trasformato in medicina, ci spinge a cambiare veramente?
Sariputra is offline  
Vecchio 19-05-2015, 10.22.21   #75
paul11
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Riferimento: Perdono.

Citazione:
Originalmente inviato da Aeroplano Italiano
Ciao,
è un bell'intervento, che tagliuzzo per necessità, ma anche così resta fertile.

Il perdono comporta il tornare ad essere ben disposti verso chi ci ha fatto torto. La conciliazione è diversa, perché consiste nel riprendere la storia dal punto in cui era. La conciliazione non dev'essere a mio giudizio un rifiuto (altrimenti vuol dire che non s'è perdonato, oppure che esiste ancora un rischio reale), ma una scelta: non ricomininciare
Esempi:

- io posso perdonare una persona che vive lontano da me, ma non farglielo sapere;
- si può perdonare una persona possessiva, ma è un suicidio tornarci insieme;

Noi non possiamo cambiare un altro, a meno che lui stesso non voglia cambiare.

A volte il torto ha il "pregio" di mostrare delle condizioni d'incubazione che non sono modificabili.

Io credo che il criterio sia questo: non si conciliano le storie morte o che sarebbero comunque finite, anche se non si fosse verificata un'offesa. Se ci si prova lo stesso, resta in vita la parte negativa.
In fondo ci sono tante persone che lasciamo andare alla loro vita, anche se non ci siamo mai offesi.

Il caso di un figlio è diverso, perché non ci si può dimettere da padre. Però il figlio, per quanto scapestrato possa essere sa che non può dimettersi da figlio (e sa anche che non tanto gli converrebbe... ;-)

Ciao Aeroplano Italiano.

Il concetto è di fare il primo passo, se si perdona e quello capisce bene ,se non capisce amen. L'essere ben disposti fa vivere meglio a prescindere dal perdono, perchè significa apertura e non chiusura; c'è chi ha perso le chiavi per aprire la cassaforte dove ha messo il proprio cuore, sono persone aride, "biliose", che danno colpe agli altri ma non si accorgono di aver fatto il vuoto attorno a sè.

Il grosso problema è che le persone ritengono di avere ognuna una propria ragione sopra le ragioni degli altri; allora il problema è :"quale idea di giustizia abbiamo", " quale legge morale e comportamentale abbiamo come riferimento"?
Il perdono è un atto di misericordia che trascende la legge, Gesù è oltre la legge mosaica.
Il Dio veterotestamentario promette ricchezze, mogli, figli ai patriarchi. Gesù è già oltre all' appartenenza divina di un solo popolo , è oltre l'ebraismo, e allora il buon samaritano o il buon centurione romano, o il ladro crocefisso accanto a sè, dimostrano che basta un solo atto profondo, aldilà delle appartenenze , e questo atto è profondamente umano che equivale al divino.
Significa che l'ordine divino è impresso nei nostri cuori, sta a noi cercare di essere e noi siamo fatti per stare insieme, condividere e convivere con i nostri simili.

Ho visto terremotati dire che era meglio morire che perdere tutto, ...ma avevano la vita.
Ho visto persone morire da un momento all'altro e avevano tutto, ma hanno perso un tempo di vita.
Ho visto persone litigare e rompere un rapporto e dopo anni non ricordarsi nemmeno il motivo per cui avessero litigato.
Ho visto fratelli e sorelle non parlarsi più per una eredità.
Ho visto persone chiedere perdono sul letto di morte.

.. e continuo veder persone chiedere giustizia e non perdonare come se fossero coloro che avrebbero potuto scagliare la pietra a Maddalena.
Ho visto persone perdonare in modo arrogante e presuntuoso, perchè avevano la "loro" idea di giustizia e piaceva far pesare quel perdono.
Ho visto saggi prendersi il torto seppur avessero ragione pur di non rompere una relazione, perchè sanno che il tempo è galante che tutto tornerà e capiranno se vorranno capire, perchè c' è un linguaggio recondito che lega legge e giustizia, perdono e sanzione e si trova al di sopra le meschinità della gente.
paul11 is offline  
Vecchio 19-05-2015, 13.43.00   #76
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Riferimento: Perdono.

Citazione:
Originalmente inviato da jolly666
Il perdono è una forzatura inventata dalla Bibbia,

Per la mia esperienza, posso dire che la Bibbia non ha inventato nulla. Anche i pagani perdonavano. E poi i cinesi, i Sassoni, gl'Indiani d'America.
Quindi il perdono è un'esperienza umana comune a tutte le civiltà e a tutti i tempi.

La Bibbia mostra di conoscere intimamente l'uomo. I precetti sono una regola astratta, oppure una cosa che fa parte della nostra vita.

Un automobilista s'imbatte in un limite di velocità a 30. Lo rispetta perché è una regola e per timore di una multa. E' rispettoso della legge.

Un altro automobilista vede lo stesso limite e lo rispetta. Ma riflette che dopo c'è una scuola e pensa ai bambini. Pensa a suo figlio quando attraversa la strada. Pensa a sua madre pensionata che fa la spesa in bicicletta. Questo automobilista è corretto sì, ma in più ha coscienza civica. Per lui le regole non sono un fatto astratto, ma sono fatte di persone . Andrebbe a 30 anche se non ci fosse il cartello.
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Vecchio 20-05-2015, 11.48.20   #77
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** scritto da Aeroplano Italiano:

Citazione:
Un automobilista s'imbatte in un limite di velocità a 30. Lo rispetta perché è una regola e per timore di una multa. E' rispettoso della legge.

Penso che la stragrande maggioranza pensi solo alla multa.
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Vecchio 20-05-2015, 11.54.33   #78
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Riferimento: Perdono.

** scritto da Saritupra:

Citazione:
"In una accezione più ampia e più vicina alla vita quotidiana, è corretto pensare che qualsiasi situazione sfavorevole può essere cambiata in una situazione positiva, o, ancora più profondamente, che – affrontando e superando eventi dolorosi – cresciamo come esseri umani.
La chiave di tutto è il modo in cui reagiamo alle inevitabili sofferenze della vita.
Le esperienze negative e dolorose spesso diventano occasione necessaria per spingerci a lottare per il nostro miglioramento. Una scrittura buddista, ad esempio, descrive la malattia come il risveglio del desiderio di ricercare la verità della vita. Allo stesso modo, tante persone sono state ispirate a un impegno totale verso la pace e la giustizia proprio in seguito a esperienze di guerra e ingiustizia."

Sì è molto certo ciò che tu sostieni, in particolare la crescita mentale e spirituale dopo situazioni non piacevoli e che la chiave è nel nonostante ciò, malgrado tutto e non nei se e nei ma.
Ma, tante volte, senza il beneplacito esterno all'Io, la legge trascendente, né si può avanzare e né si può migliorare, anche ponendo tutta la nostra volontà, poiché c'è bisogno che comprendiamo la Sua di volontà nel nostro percorso.

Pace&Bene
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Vecchio 20-05-2015, 22.40.01   #79
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Riferimento: Perdono.

Ciao Duc
ciao a tutti,

le situazioni della vita sono tante e tante sono le offese, le quali non si ripetono mai e ci colgono sempre di sorpresa e impreparati. Serve il buon uso della ragione e oltre ogni ragione umana - come hai argomentato tu - c'é un Gesù che è unico per tutte le situazioni. L'alfa e l'omega.

Credo che nel bene e nel male, gli uomini compiano le loro azioni per la ricerca della felicità o anche solo per quella che ritengono sia la loro felicità. Se uno perdona e torna in compagnia di una persona che lo rende infelice, per chi sacrifica la propria libertà, per Dio o per l'altro uomo?

Sappiamo che gli Ebrei nel Sinai arrivarono a rimpiangere il faraone, perché in fondo non si stava così male in Egitto. Ma Dio li punì per questo.

Perdonare sì, ma poi è giusto che scegliamo con chi stare. Se qualcuno s'è fatto padrone con noi è meglio non tornare da lui.

Perché Gesù inveiva contro gli scribi e i farisei? Perché erano diventati i nuovi padroni.

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Vecchio 24-05-2015, 11.12.55   #80
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Ditemi voi,

c'è una persona che nell'arco di trent'anni me ne ha combinate tante e ho sempre perdonato. Ma all'ultima l'ho mandato pesantemente al diavolo.

Ora vivo uno stato ambivalente. Sento per lui una certa compassione e credo di averlo perdonato realmente. Questo amico fa un sacco di scemenze, anche con altri. Se lo incontrassi non mi verrebbe di trattarlo male. Eppure in fondo al cuore provo ancora rabbia.
Che cosa vuol dire? In fondo i rapporti sono chiusi, ma perché mi arrabbio a posteriori?

P.s.: quella rabbia residua è dovuto a delle ferite che si riaprono. Come posso cicatrizzarle?

Vi pongo un altro quesito. A volte uno strappo avviene nel giro di qualche ora, se non di qualche minuto. Allora mi sono chiesto:" com'è possibile che una persona per la quale ero molto ben disposto fino a un'ora fa, di colpo non mi vada più, non mi piace? Ma se c'era una benevolenza, che fine ha fatto? Perché un minuto avverso può rabbuiare una storia amichevole?"

Mi sembra una considerazione intelligente, ma non so farne uso
Io chiedo il vostro aiuto e secondo me potete darmelo.

Il perdono è questione di cuore, d'accordo; ma la ragione è un buon strumento (anche perché ce l'ha data Dio...)
Aeroplano Italiano is offline  

 



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