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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-07-2009, 21.11.43   #61
Giorgiosan
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Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: Una base per l'etica

Perché fare del bene al mio prossimo?
Che cosa ricevo in ritorno?
E' realistico e razionale porsi queste domande e lasciar fuori i sentimenti.
Si potrebbe parlare di solidarietà, se essere solidali col prossimo ci garantisse di ricevere solidarietà, e così per la pietà e per tutti gli altri sentimenti

Non è possibile far quadrare questa "contabilità", se non a livello di coscienza individuale.

E' possibile che facendo quello che riteniamo essere il bene del nostro prossimo il ritorno sia una crescita del nostro essere, del nostro ben-essere?

Saluti a tutti
Giorgiosan is offline  
Vecchio 15-07-2009, 12.31.56   #62
espert37
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Data registrazione: 05-12-2007
Messaggi: 498
Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Perché fare del bene al mio prossimo?
Che cosa ricevo in ritorno?
E' realistico e razionale porsi queste domande e lasciar fuori i sentimenti.
Si potrebbe parlare di solidarietà, se essere solidali col prossimo ci garantisse di ricevere solidarietà, e così per la pietà e per tutti gli altri sentimenti

Non è possibile far quadrare questa "contabilità", se non a livello di coscienza individuale.

E' possibile che facendo quello che riteniamo essere il bene del nostro prossimo il ritorno sia una crescita del nostro essere, del nostro ben-essere?

Saluti a tutti

Carissimo Giorgiosan; Mi ha alquanto sorpreso la domanda che hai posto.
Dopo tutto quello che è stato detto, è mia ferma convinzione che Dio è nel mio prossimo, quindi la fonte maggiore di felicità, sta nel donarsi a lui,nel fargli del bene,con amore,compassione e pseudo disinteresse materiale. Io sono convinto che se la mente umana fosse ben istruita e non fosse alterata e condizionata da altri eventi,spingerebbe l'uomo a donarsi al proprio prossimo spontaneamete,al fine di ottenere il maggior grado di felicità; Meta ambita da tutto il genre umano. Senza eccezioni!!!.

Un saluto amichevole espert37
espert37 is offline  
Vecchio 15-07-2009, 19.58.44   #63
Noor
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Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Perché fare del bene al mio prossimo?
Che cosa ricevo in ritorno?
E' realistico e razionale porsi queste domande e lasciar fuori i sentimenti.
Si potrebbe parlare di solidarietà, se essere solidali col prossimo ci garantisse di ricevere solidarietà, e così per la pietà e per tutti gli altri sentimenti

Non è possibile far quadrare questa "contabilità", se non a livello di coscienza individuale.

E' possibile che facendo quello che riteniamo essere il bene del nostro prossimo il ritorno sia una crescita del nostro essere, del nostro ben-essere?

Saluti a tutti
Non credo in questa contabilizzazione del dare per ricevere.
Liberamente si dà,liberamente si riceve.
Se si desse solidarietà per un tornaconto,non si riceverebbe molto in cambio..
Qui i giochi sono sfalsati,poichè non è più la mente che raziona il dare-ricevere.
Si constata però,per quella famigerata "Legge dell'Abbondanza" che ben conosci..che solitamente si riceva sempre più di quanto si sia dato,sia come crescita personale che ben-essere.
Ciao

Ultima modifica di Noor : 16-07-2009 alle ore 08.53.45.
Noor is offline  
Vecchio 16-07-2009, 11.47.09   #64
chlobbygarl
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Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da Bub
Può darsi però che due persone che agiscono diversamente in questa situazione partono da una stessa base etica: magari la differenza consiste nella loro base di conoscenza. Chi soccorre il ferito magari può reputare più probabile una guarigione, mentre chi non lo soccorre più probabile una interminabile degenza. Il nostro agire ovviamente dipende oltre che da certe motivazioni anche da cosa crediamo vero o falso, più probabile o meno probabile.
appunto Bub, il criterio del primum non ledere non sembra inoppugnabilmente quello in grado di mettere tutti d'accordo sempre.Nel senso che in alcuni casi non sembra il migliore possibile, dipendendo profondamente non solo dal contesto culturale di riferimento, ma anche dal grado di conoscenza esperibile nell'attimo di tempo considerato.Inoltre, lo stesso a me pare votato ad un alto tasso di autoreferenzialità, per il quale la decisione su quale sia la condotta migliore verso l'altro viene presa nella propria assoluta individualità, partendo dalla premessa di potere in tal modo arrivare ad una scelta decisionale sufficientemente consapevole, mentre credo che l'interazione migliore sia quella che porta a conoscere l'altro, quindi a dilatare il tempo del contatto interpersonale invece che a sintetizzarlo come la scelta primum non ledere sembrerebbe suggerire : per sapere cosa evitare di fare devi per forza conoscere cosa arrecherebbe nocumento al referente di tale tua azione e conoscere non è mai un'esperienza indolore, a-traumatica o sintetica.

Se ad esempio prendiamo i dieci comandamenti come un sistema di regole coerente ed esaustivo allo scopo che si prefisse, quindi al di là del condividerlo o meno nel sistema di valori proposti, noi possiamo osservare che lo stesso si preoccupa di normare 'positivamente' e specificamente il percorso di chi crede.Facendo le debite proporzioni con la relativa 'semplicità' del diritto naturale e positivo di allora, appare difficile poter sostenere che oggi sia tutto risolvibile col 'primum non ledere'.

tale precetto appare 'negativo' in quanto, riassumo, porta a minimizzare le azioni rivolte all'alterità, sul presupposto per cui se devo fare attenzione per prima cosa a non nuocere è evidente che minore sarà il numero delle azioni intraprese minore sarà il danno arrecabile.Eppure conoscere appieno come azione 'positiva' appare oggi più di ieri ineludibile e non sintetizzabile.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 17-07-2009, 12.29.26   #65
epicurus
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Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Ammettiamo per ipotesi che: io sto troppo comodo a casa con le mie cose, e con il mio denaro tento di starci ancora più comodo. Non sto danneggiando nessuno, tutti i miei soldi sono guadagnati. Però scatta una molla, c'è la possibilità che io possa aiutare i bambini che non solo non stanno comodi a casa loro, ma che rischiano di morire di fame. Devo scegliere. Mi potrei accontentare di fare l'elemosina per appagare questo disagio che nasce. Ma non basta...il disagio incomincia a crescere sempre di più, fino a che sono al 50% e 50%. Arrivati a questo punto mi posso accontentare, sto aiutando gli altri e nello stesso tempo mantengo quello che ho (anche se in modo più limitato rispetto a prima). Ho raggiunto l'equilibrio! E' questa la tua ragionevolezza?

Sicuramente questo mette in evidenza bene le due idee che ho proposto per costituire alla base l'etica, anche se non intendo solo quello quando dico che bisogna trovare un equilibrio.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Per Albert:
se io avessi un mucchio di soldi (magari) e non stessi aiutando nessuno di quelli che muoiono di fame, li starei danneggiando oppure no?
Se li sto danneggiando potresti dirmi praticamente come deve essere il mio comportamento etico...?
Se invece non li sto danneggiando vorrei comprendere perché danneggerei mia moglie se la pedinassi. Cosa cambierebbe?

Sono domane interessanti queste, aspettiamo la risposta di Albert.

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Ma, come ha detto anche z4nz4ro, perché devo lenire la sua sofferenza? In ultima analisi per interesse personale. L’altruismo esiste, ma alla lunga è riconducibile all’interesse personale.

No, non è per mio interesse personale (a meno che non si stravolga il significato di "interesse personale"). E' vero che colui che esprime l'interesse sono io (come potrebbe essere altrimenti??), ma l'interesse non riguarda la mia persona, riguarda l'altro, i suoi bisogni e le sue necessità. Inoltre quando aiuto l'altro io non agisco così per evitare un futuro senso di colpa o per cose analoghe, nell'atto dell'aiutare la mia attenzione è rivolto solo all'altro.

Citazione:
Originalmente inviato da Bub
Ma come si fa ad indicare cosa va nel nostro interesse senza usare un qualche schema che dà un certo valore alle cose? Ad esempio "guadagnare molti soldi" va nel nostro interesse? "vivere in povertà" va nel nostro interesse? "Uccidere" va nel nostro interesse?

Bub, questo sicuramente è un altro problema che Albert dovrà affrontare. D'altro canto se guardi i vari esempi che portato per mostrare la disuguaglianza tra comportamento etico e comportamento mirato solo al nostro interesse, Albert ha risposto in questo modo:
Citazione:
Originalmente inviato da albert
Questo è un punto molto delicato. Ci sono sicuramente delle situazioni in cui il comportamento non-etico paga. Perché molti si comportano eticamente in queste situazioni (e così credo farei anch’io)? Secondo me si deve introdurre un nuovo aspetto, il fatto che comportarsi “bene” è bello, è soddisfacente da un punto di vista che potremmo chiamare estetico.

Albert, questo mi pare sia una sorta di scappatoia: io mostro che "agire eticamente" è diverso da "agire per ciò che ci conviene", e tu mi introduci una nuova uguaglianza "agire eticamente = agire secondo il nostro senso estetico". Ma, ammetto, di non capire bene quest'ultima evoluzione del discorso. Se uccidere l'altro mi conviene (aumenta i miei profitti e quindi il mio benessere in generale) e so che è improbabile che la polizia mi scopra, ed inoltre ciò non tange il mio senso estetico (perché lo faccio uccidere da un sicario e quindi io non so nulla, oppure perché architetto un'uccisione in un certo qual modo che è un'opera d'arte, oppure perché semplicemente non ritengo antiestetico uccidere), allora è corretto uccidere Tizio?

Il piano etico è ben diverso dall'agire estetico, a meno che tu non forzi il significato di "estetica" facendolo diventare così vasto da comprendere anche concetti etici, ma a quel punto saresti ritornato in pieno in un'etica vera e propria, senza distinzione da ciò che propongo io, un'etica che non si riduce ad altro se non se stessa.
epicurus is offline  
Vecchio 17-07-2009, 14.05.06   #66
espert37
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Riferimento: Una base per l'etica

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Sicuramente questo mette in evidenza bene le due idee che ho proposto per costituire alla base l'etica, anche se non intendo solo quello quando dico che bisogna trovare un equilibrio.



Sono domane interessanti queste, aspettiamo la risposta di Albert.



No, non è per mio interesse personale (a meno che non si stravolga il significato di "interesse personale"). E' vero che colui che esprime l'interesse sono io (come potrebbe essere altrimenti??), ma l'interesse non riguarda la mia persona, riguarda l'altro, i suoi bisogni e le sue necessità. Inoltre quando aiuto l'altro io non agisco così per evitare un futuro senso di colpa o per cose analoghe, nell'atto dell'aiutare la mia attenzione è rivolto solo all'altro.



Bub, questo sicuramente è un altro problema che Albert dovrà affrontare. D'altro canto se guardi i vari esempi che portato per mostrare la disuguaglianza tra comportamento etico e comportamento mirato solo al nostro interesse, Albert ha risposto in questo modo:

Albert, questo mi pare sia una sorta di scappatoia: io mostro che "agire eticamente" è diverso da "agire per ciò che ci conviene", e tu mi introduci una nuova uguaglianza "agire eticamente = agire secondo il nostro senso estetico". Ma, ammetto, di non capire bene quest'ultima evoluzione del discorso. Se uccidere l'altro mi conviene (aumenta i miei profitti e quindi il mio benessere in generale) e so che è improbabile che la polizia mi scopra, ed inoltre ciò non tange il mio senso estetico (perché lo faccio uccidere da un sicario e quindi io non so nulla, oppure perché architetto un'uccisione in un certo qual modo che è un'opera d'arte, oppure perché semplicemente non ritengo antiestetico uccidere), allora è corretto uccidere Tizio?

Il piano etico è ben diverso dall'agire estetico, a meno che tu non forzi il significato di "estetica" facendolo diventare così vasto da comprendere anche concetti etici, ma a quel punto saresti ritornato in pieno in un'etica vera e propria, senza distinzione da ciò che propongo io, un'etica che non si riduce ad altro se non se stessa.

Carissimi amici,scusatemi se spesso mi intrometto;Ma credetemi: Dopo avervi letto non riesco a stare zitto.

Vorrei ricordarvi che tutto l'amore,la compassione e l'aiuto morale,spirituale o materiale che usiamo varso il nostro prossimo,non è esclusivamente per il suo bene,ma soprtutto è per il nostro interesse. Il vocabolo UOMO ed il vocabolo egoismo,sono inscindibili.Qualora l'uomo avrà raggiunto la piena conoscenza di se stesso,sentirà una spinta naturale di adoperarsi con amore per gli altri,essendo questa la migliore strada per raggiungere la propria massima felicità,meta ambita da tutto il genere umano. L'uomo non è solo materia,e la felicità che si riesce a raggiungere con i beni materiali non può raggiungere gli alti livelli,quelli si possono raggiungere con lo spirito e con i sentimenti coadiuvati dalla serenità della coscienza.
Provate ad esperire,dopodichè mi darete una risposta.

Un saluto amichevole espert37
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Vecchio 17-07-2009, 15.56.45   #67
z4nz4r0
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Originalmente inviato da Bub
Ma come si fa ad indicare cosa va nel nostro interesse senza usare un qualche schema che dà un certo valore alle cose?

E' molto semplice: nella sfera del nostro interesse è incluso tutto ciò che non è neutrale rispetto al nostro benessere (in senso ampio).
Il valore dell'interesse verso qualcosa è legato alla misura in cui tale "cosa" può condizionare la qualità della vita del valutante in un dato momento o per un certo periodo più o meno lungo. Un eventuale schema per attribuire valori si può costruire sulla base della nostra capacità di prevedere che cosa può produrre effetti in ultima analisi desiderabili [da non confondere con la poco chiare espressione "effetti desiderabili sul lungo termine". Infatti nel caso in cui fatico (espressione che qui equivale a "pago in benessere") un tot e in futuro mi viene graduatamente reso o, in altri termini, "riassorbo" lentamente lo stesso tot di benessere, allora la decisione che ho preso non ha prodotto nessun risultato in termini di utilità complessiva: ho solo agito sulla distribuzione del mio benessere nel corso del tempo].

Nel lungo corso della nostra vita, capire quali decisioni conducono alle migliori prospettive per un massimo utile complessivo è una cosa ben lontana dalla banalità di molti degli esempi che ho visto qui elargire.


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Originalmente inviato da Bub
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Originalmente inviato da z4nz4r0
Ma come sorge questo imperativo? Non è forse un sentimento che ti preme ad aiutarlo? Non è forse tuo esclusivo interesse quello di curarti da quel genere di pena* che tu provi nel vederlo in difficoltà? Ma allora è perché non vuoi patire che devi aiutarlo: ti conviene farlo!
Anche qui la catena non si può arrestare a questo “ti conviene farlo” perché provare pena non implica ancora un vero giudizio negativo su questo stato di cose. Che provi pena è vero, ma perché ti conviene non provarla? Ossia perché ti conviene evitare la pena?

Non ho capito che cosa intendi dire.
Provare una certa pena è già in sè una cosa non desiderabile; quale sarà mai la ragione per cui vorresti invertire il corso naturale ed ovvio del processo che ci porta al giudizio?
Non ho detto che mi conviene non provare pena ne tantomeno che mi conviene evitarla, anzi sono proprio stato attento ad evitare di esprimermi in quel modo inappropriato!
Ogni sentimento/emozione/"stato d'animo" etc. funziona perfettamente come "campanello di allarme" che dovrebbe richiamare la nostra attenzione e predisporci in modo opportuno su alcuni generi di situazioni altamente complesse che non siamo in grado di computare al livello delle nostre rimuginazioni diciamo "più controllalte".
Sono allarmi derivati da una lunga evoluzione e tutto sommato conviene curarsene (le ragioni a favore sono complesse ma perfettamente intelleggibili); è proprio grazie ai più attuali o emergenti tra questi che si apre la possibilità per una sempre più proficua collaborazione.

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Originalmente inviato da epicurus
No, non è per mio interesse personale (a meno che non si stravolga il significato di "interesse personale"). E' vero che colui che esprime l'interesse sono io (come potrebbe essere altrimenti??), ma l'interesse non riguarda la mia persona, riguarda l'altro, i suoi bisogni e le sue necessità. Inoltre quando aiuto l'altro io non agisco così per evitare un futuro senso di colpa o per cose analoghe, nell'atto dell'aiutare la mia attenzione è rivolto solo all'altro.

Anche tu qui non riesco a capire che cosa vuoi dire.
Per ogni situazione è la parte in cui ho il mio interesse ad avere la funzione di
movente per agire. E' talmente ovvio ed autoevidente che non vedo proprio cosa ci sia da discuterne.
Sembra che, con te, chi fa questo genere di obiezioni tenda ad escludere dalla propria considerazione il fatto che gli interessi di una generica persona sono fortemente legati agli interessi delle altre persone e tra queste di più quelle più "vicine".
E si, sembra proprio che pensiate gli interessi di un individuo come isolati da quelli di un altro. Ma pare non sia come voi sembrate pensare; su questo fatto (il legame degli interessi) sono state anche formulate spiegazioni evoluzionistiche adeguatamente complesse, abbastanza esaurienti o perlomeno sulla buona strada (e attingendo ad esse potreste trarne considerevoli benefici in termini di chiarezza su questo e molti altri temi).

Si può anche tentare di spiegare le ragioni di questa spessa resistenza, questo
dogmatico oscurantismo, verso il fatto che ogni azione è guidata dal proprio interesse notando che la consapevolezza di questo fatto può tentare i più sprovveduti (e anche quelli che lo sembrano meno) a strumentalizzare il fatto stesso per inibire le basi sentimentali del comportamento etico, producendo giustificazioni ad hoc per comportamenti retrogradi che tale sprovveduta gentaglia prenderebbe per schietti!
Come potete vedere, anche questo dogmatismo può essere ben inquadrato evoluzionisticamente.
z4nz4r0 is offline  
Vecchio 17-07-2009, 22.03.39   #68
albert
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Riferimento: Una base per l'etica

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Originalmente inviato da emmeci
Così, siamo tornati al millenario problema dell’egoismo-altruismo, che ha agitato i filosofi, senza riguardo per le loro tendenze positivistiche, idealistiche o libertarie. Infatti si può ricordare che fu Comte a coniare il termine “altruismo” per designare “il cardine della morale positivistica” esplicitamente spiegata come un “vivere per gli altri”, mentre fu il solipsista Stirner ad assumersi il compito di affermare un egoismo talmente esteso da spiegare l’amore per gli esseri umani “perché così mi piace”.

caro emmeci, come al solito la tua enciclopedica cultura filosofica serve ad inquadrare corettamente le cose! Comportarsi “bene” in linea di massima ci piace, lo riteniamo “bello” (con l’eccezione, ovviamente, dei criminali) E’ chiaro che a questo punto è necessario dare una definizione di ciò che è bello e del perché il bene vi rientra, in altri termini si deve fare un abbozzo di teoria estetica. E’ quello che vorrei fare al più presto in una nuova discussione

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Originalmente inviato da Il_Dubbio
se io avessi un mucchio di soldi (magari) e non stessi aiutando nessuno di quelli che muoiono di fame, li starei danneggiando oppure no?
Se li sto danneggiando potresti dirmi praticamente come deve essere il mio comportamento etico...?

Avere un mucchio di soldi è un situazione anomala e spesso non invidiabile (visto come era ridotto Michael Jackson?) Chi ha un mucchio di soldi o ha fatto qualcosa di eticamente non corretto, o ha sfruttato qualche meccanismo eticamente non corretto (i diritti d’autore), o li ha ereditati (e qualcosa di eticamente non corretto hanno fatto coloro da cui ha ereditato). Detto questo, la mia sensibilità riconducibile a “non danneggiare gli altri” mi porta ad aiutare chi è davvero vicino a me e vedo effettivamente avere bisogno (ad esempio, non i mendicanti che chiedono soldi ai semafori, che sono gli “operatori finali” di una organizzazione che li manda agli incroci a chiedere la carità e fa scappare eventuali concorrenti). Attenzione, però, che la “carità” spesso a lungo andare danneggia chi la riceve.
Per chi è lontano da me (i famosi bambini dell’Africa che muoiono di fame di cui si interessano celebri rockstar) ritengo difficile intervenire efficacemente, se non mandando soldi ad organizzazioni discutibili (che spesso li fanno finire a tiranni corrotti e peggiorano a lungo andare la situazione dei presunti beneficati).

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Se invece non li sto danneggiando vorrei comprendere perché danneggerei mia moglie se la pedinassi. Cosa cambierebbe?

Mia moglie mi è sicuramente vicina. Secondo me un pedinamento non può non danneggiarla.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
quando aiuto l'altro io non agisco così per evitare un futuro senso di colpa o per cose analoghe, nell'atto dell'aiutare la mia attenzione è rivolto solo all'altro.

Questo mi sembra opinabile. Si può controbattere che l’attenzione immediata è rivolta all’altro, ma il fine ultimo è il proprio interesse.

Citazione:
Originalmente inviato da Bub
Ma come si fa ad indicare cosa va nel nostro interesse senza usare un qualche schema che dà un certo valore alle cose? Ad esempio "guadagnare molti soldi" va nel nostro interesse? "vivere in povertà" va nel nostro interesse? "Uccidere" va nel nostro interesse?

Sul nostro interesse decidiamo noi: secondo me nè "guadagnare molti (troppi) soldi" nè "vivere in povertà" nè tantomeno "uccidere" vanno nel mio interesse. Il secondo a mio parere mi danneggia immediatamente, gli altri due danneggiano gli altri e quindi, alla lunga, anche me.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Se uccidere l'altro mi conviene (aumenta i miei profitti e quindi il mio benessere in generale) e so che è improbabile che la polizia mi scopra, ed inoltre ciò non tange il mio senso estetico (perché lo faccio uccidere da un sicario e quindi io non so nulla, oppure perché architetto un'uccisione in un certo qual modo che è un'opera d'arte, oppure perché semplicemente non ritengo antiestetico uccidere), allora è corretto uccidere Tizio?

Tu ed io sappiamo benissimo che uccidere è un comportamento ripugnante, anche se ci possiamo guadagnare. Perché lo pensiamo? Secondo me grazie al nostro senso estetico (ovviamente la cosa va definita meglio, e mi riprometto di farlo in una nuova discussione sull’estetica). Un criminale che in questi casi uccide non ha quella sensibilità che, secondo me, in ultima analisi è riferibile alla concezione della bellezza.

Se faccio uccidere da un sicario, comunque, non posso dire di non sapere nulla. Se dico che un’uccisione è un’opera d’arte sono come minimo uno psicopatico. Se non ritengo antiestetico uccidere sono semplicemente un criminale.

albert is offline  
Vecchio 19-07-2009, 10.14.09   #69
Giorgiosan
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Riferimento: La bellezza etica

Tempo fa, quando la discussione intorno all'aborto e agli embrioni era "calda",
di fronte ad argomenti scientifici-razionali che non approdavano ad un consenso etico unanime, proposi un criterio estetico:

sopprimere un embrione, non importa di quale età, è bello?


Molti ammisero di no.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 19-07-2009, 10.52.45   #70
Il_Dubbio
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Riferimento: Una base per l'etica

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Originalmente inviato da albert



Avere un mucchio di soldi è un situazione anomala e spesso non invidiabile (visto come era ridotto Michael Jackson?) Chi ha un mucchio di soldi o ha fatto qualcosa di eticamente non corretto, o ha sfruttato qualche meccanismo eticamente non corretto (i diritti d’autore), o li ha ereditati (e qualcosa di eticamente non corretto hanno fatto coloro da cui ha ereditato). Detto questo, la mia sensibilità riconducibile a “non danneggiare gli altri” mi porta ad aiutare chi è davvero vicino a me e vedo effettivamente avere bisogno (ad esempio, non i mendicanti che chiedono soldi ai semafori, che sono gli “operatori finali” di una organizzazione che li manda agli incroci a chiedere la carità e fa scappare eventuali concorrenti). Attenzione, però, che la “carità” spesso a lungo andare danneggia chi la riceve.
Per chi è lontano da me (i famosi bambini dell’Africa che muoiono di fame di cui si interessano celebri rockstar) ritengo difficile intervenire efficacemente, se non mandando soldi ad organizzazioni discutibili (che spesso li fanno finire a tiranni corrotti e peggiorano a lungo andare la situazione dei presunti beneficati).



Mia moglie mi è sicuramente vicina. Secondo me un pedinamento non può non danneggiarla.

Le tue argomentazioni non mi hanno convinto. Tu metti già le mani avanti dicendo che guadagnare o ritrovarsi un mucchio di soldi, è una situazione anomala e c'è sotto sempre qualcosa di poco etico.
Per poco etico tu intendi un comportamento che danneggia gli altri, però (rispondendo ad altri) quest'etica non corrisponde esattamente nell'idea di non danneggiare solo gli altri, in quanto il fine ultimo è quello di fare il proprio interesse.
Ora, per fare il proprio interesse senza danneggiare gli altri bisogna, secondo te, tenere presente anche che se c'è qualcosa che danneggia gli altri ma fa il mio interesse, alla lunga danneggia anche me. Ma quanto alla lunga? Se la lunghezza temporale la calcoli come per lo spazio (hai detto che i bambini dell'Africa sono troppo lontani nello spazio e devo tenere presente solo quelli che sono alla mia portata), allora bisogna calcolare il tempo che ci vuole per far si che un mio attuale interesse venga indebolito dal mio danneggiamento verso gli altri, così da stabilire se è vero che il mio interesse nel tempo ne soffrirà... Perché se l'indebolimento dell'interesse personale va a cadere sulle generazioni future, quando io non ci sarò più, il mio personale interesse non ne viene indebolito.

Ma rimaniamo fermi a questa equazione: io non danneggio gli altri e così faccio anche il mio personale interesse.
Stabilendo che io non sono un indovino, e non so quale sia lo sviluppo futuro di ogni comportamento mi basta interpretare ogni volta che l'equazione sia valida nel presente.

Facciamo degli esempi in cui l'equazione non è valida:

1)gioco una schedina di due euro e vinco 100 milioni di euro
controlliamo: giocando una schedina di due euro ho commesso un'infrazione, sono andato contro i miei interessi perché ho sborsato due euro (questo già indica che non è piu valida l'equazione). Poi non mi sembra che abbia danneggiato altri, anzi giocando due euro ho fatto in modo che il montepremi dell'unico vincitore aumentasse, quindi inizialmente io ho fatto l'interesse di altri, non ho tentato di danneggiarli, anzi.
Il risultato: il mio comportamento iniziale va contro il mio interesse e a favore degli altri.
Questo, secondo te, è un comportamento non etico? Dopo tutto l'equazione è stata stravolta.
Una volta che la dea bendata ha baciato proprio me, dovrei ricordarmi che il mio iniziale comportamento non è stato etico (spendere due euro per gli altri) e dovrei ridare ad ognuno i soldi spesi, che per colpa della sfortuna (la loro) sono venuti a me?
Oppure questi soldi vinti li posso inquadrare in quel "mucchio di soldi" (l'esempio generico che ti facevo nell'altro post) non avuti tramite un comportamento non etico?

2) Sono un marito modello, e sto passeggiando per il centro, ad un tratto mi viene in mente di comprare un regalo a mia moglie, perchè ieri ha avuto il desiderio di un pigiama molto particolare (me lo ha descritto). La mia passeggiata, che risultava essere un interesse personale, una specie di rilassamento, diventa una corsa frenetica per l'interesse di altri, mia moglie appunto. Questo è un comportamento non etico? Ho distolto il mio interesse (la passeggiata), a favore e per l'interesse di mia moglie!
Durante la corsa verso tutti i negozi, che vendono pigiami, mi accorgo di vedere mia moglie seduta ad un bar con un uomo. Dopo tutto è mia moglie, ma è pur sempre alle prese con uno sconosciuto. Ora io non sono geloso, ma non so se continuare la ricerca del pigiama, che già doveva essere un comportamento che sviluppa uno stravolgimento dell'equazione, oppure avvicinarmi a lei per salutarla. Se non mi avvicino potrei dirgli, in seguito, che l'ho vista con un uomo ma che non mi ero avvicinato perchè stavo comprando il pigiama per lei? Questo secondo comportamento sviluppa un ulteriore stravolgimento dell'equazione, perché è mio personale interesse salutare mia moglie (dopo tutto è mia moglie), ma avvicinarsi a lei potrebbe risultare un danneggiamento per il suo interesse (anche lei stava facendo qualcosa per se come lo era la mia iniziale passeggiata). Quale può risultare il vero comportamento etico? L'equazione è sempre stravolta... Se faccio qualcosa per l'interesse di altri, faccio qualcosa contro il mio interesse, ma se faccio qualcosa per il mio interesse potrei anche danneggiare gli altri. In questo caso ho rivolto il mio comportamento per gli altri (mia moglie),danneggiando il mio interesse, e non solo, beccando anche mia moglie, che ha il diritto di fare il suo interesse,con un altro uomo.

A quel punto dovevo ritenere che la cosa piu giusta era non interessarsi per gli altri (affannarsi per comprare un regalo), continuare a fare la passeggiata per se stessi, in modo tale che se avessi incontrato mia moglie con un altro uomo avrei potuto dire che entrambi stavamo facendo i nostri rispettivi interessi e che non danneggiare gli altri significa non fare nulla per gli altri.


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