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Vecchio 04-06-2011, 17.09.23   #131
Il_Dubbio
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Riferimento: Della probabilità

Citazione:
Originalmente inviato da Nikolaj Stavrogin

Altro esempio: chi di noi è disposto a provarci con una ragazza se crediamo che le probabilità siano basse?

Sei andato a prendere un esempio che invece afferma tutto il contrario della tesi di Albert. Infatti noi agiamo secondo una conoscenza autoreferenziale chiamata "Amore" che prescinde da "calcoli" probabilistici. Se adottassimo, nelle nostre scelte, calcoli probabilistici, non tenteremmo mai di inseguire un'utopia poichè esso rappresenterebbe un traguardo irrealizzabile. Ma se eliminassimo le utopie nei nostri progetti avremmo eliminato la categoria degli uomini dalla faccia della terra.

Noi seguiamo le cose che riteniamo giuste, non le cose che riteniamo probabili.

Così, se ritenessi giusto inseguire un sogno irrealizzabile, improbabile, impossibile, allora lo inseguo come una cosa in cui "credo".

Per esempio, io credo, ho fiducia nella scienza, ma non negli scienziati. Degli uomini scienziati non ho fiducia poichè loro sbagliano. La scienza quindi diventa un'idea in cui avere fiducia, ma solo fin tanto in cui si crede in qualcosa di utopico, di ideale. E' per questo che è possibile migliorare i dettami della scienza; se essa infatti si allontanasse dal nostro ideale, saremmo pronti ad inseguire un'idea migliore, a cercarla ed anche a trovarla nonostante sia solo un'idea originalmente utopica impossibile.

Sminuire tutta la nostra ricerca (dell'amore, dell'amicizia, della scienza ecc.) ad un fatto meramente probabilistico significa voler mettersi dentro il nostro cervello i programmi di un computer. Non comprendo il motivo che spinge uomini di cultura a ragionare in questo modo. Ritengo quindi valido il mio primo ragionamento: ho fiducia nella scienza ma non negli scienziati.
Non tutti gli scienziati infatti lavorano per la scienza, alcuni lo fanno soltanto per la gloria personale.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 04-06-2011, 20.40.07   #132
Nikolaj Stavrogin
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Riferimento: Della probabilità

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Sei andato a prendere un esempio che invece afferma tutto il contrario della tesi di Albert. Infatti noi agiamo secondo una conoscenza autoreferenziale chiamata "Amore" che prescinde da "calcoli" probabilistici. Se adottassimo, nelle nostre scelte, calcoli probabilistici, non tenteremmo mai di inseguire un'utopia poichè esso rappresenterebbe un traguardo irrealizzabile. Ma se eliminassimo le utopie nei nostri progetti avremmo eliminato la categoria degli uomini dalla faccia della terra.

La sicurezza con cui esponi queste tesi mi lascia perplesso. L'amore è un tipo di conoscenza? Autoreferenziale? Hai cambiato paradigma, e messo al posto centrale l'amore, ma mi sembra un concetto molto problematico, e assai astratto.

Comunque, tralasciamo questo punto. Io ho parlato di scommessa. Caduto - come voleva albert - la nozione di certezza, e sostituito con inferenze e probabilità, lo scenario che ci si presenta non è: io faccio solo ciò che ritengo probabile di una sanzione positiva, ma: io scommetto, e per farlo opero calcoli probalistici. Io non ho detto che, in tutti i casi, la probabilità è l'unica guida delle mie azioni. Posso essere consapevole di basse probabilità, ma rischiare (scommettere) lo stesso (come nel caso delle utopie; anzi, dirò di più: su tu sai che sono utopie, è appunto perchè hai operato calcoli probabilistici, che ti danno la consapevolezza della loro scarsa realizzabilità).

Tornando all'esempio della ragazza, devo per forza semplificare. Il mio esempio era limitato a casi normali (nozione problematica, lo so, ma concedetemela, è intuitiva). Non è una serata in discoteca, non mi sono invaghito di lei all'improvviso. E' il caso banale e comune di una ragazza che conosci e con cui stai valutando il momento opportuno per fare il primo passo. Io, perlomeno, agisco quando credo di avere buone probabilità di successo. Agire prima o dopo significherebbe giocarsi una potenziale conquista. Insomma, la nozione di probabilità entra attivamente nelle concause che ci fanno agire come agiamo.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Noi seguiamo le cose che riteniamo giuste, non le cose che riteniamo probabili.

Anche qui non mi convinci. Io ritengo "giusto" chiedere ad una ragazza di uscire con me? Penso che la giustizia qui sia fuori luogo...

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Così, se ritenessi giusto inseguire un sogno irrealizzabile, improbabile, impossibile, allora lo inseguo come una cosa in cui "credo".

Ok.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Sminuire tutta la nostra ricerca (dell'amore, dell'amicizia, della scienza ecc.) ad un fatto meramente probabilistico significa voler mettersi dentro il nostro cervello i programmi di un computer. Non comprendo il motivo che spinge uomini di cultura a ragionare in questo modo. Ritengo quindi valido il mio primo ragionamento: ho fiducia nella scienza ma non negli scienziati.
Non tutti gli scienziati infatti lavorano per la scienza, alcuni lo fanno soltanto per la gloria personale.

Quando sto per dare un esame lo do credendo di avere buone possibilità di passarlo o perchè lo ritengo "giusto" o perchè sono motivato dall' "Amore"?

Quando esco di casa senza ombrello lo faccio per giustizia o amore o perchè ritengo scarse le probabilità di pioggia?

La probabilità è un concetto molto più semplice e funzionale per spiegare casi "normali" e comuni della vita di tutti i giorni. Giustizia e amore possono entrare in gioco in altri casi, non lo nego, ma non sono gli unici, e non hanno un potere tale da escludere il calcolo delle probabilità.
Nikolaj Stavrogin is offline  
Vecchio 04-06-2011, 21.11.23   #133
ulysse
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Riferimento: Della probabilità

Citazione:
Originalmente inviato da Nikolaj Stavrogin
Ho trovato molto interessante questo thread, ....................... Vorrei solo uscire un attimo dal campo teorico e entrare in quello pratico, come - mi pare - lo stesso albert voleva fare. Cioè: in che modo il calcolo delle probabilità è intessuto con la vita quotidiana, con le nostre azioni e le nostre scelte?
La mia ignoranza, dimostrazione d'una labile memoria, fa sì che pur'io preferisca affrontare sperimentalmente il problema: il fatto è, mi pare, che... o risolvi il problema o risolvi l'algoritmo!
...Puoi attardarti a risolvere l'algoritmo quando non sia impellente l'urgenza dela soluzione e la precisione della risultanza abbia importanza prevalente.
Che poi, per gran parte, un ricercatore che pur segua un protocolo, non può prescindere da una buona esperienza.

L'epressione "MEMENTO AUDERE SEMPER!" significa che fin dall'antico abbiamo fidato nella "fortuna"...anche osando oltre l'esaustività delle forze e dei dati rilevati e disponibili.
Chi, prudentemente, si astiene dal'osare perde punti...anche nell'approccio ad una ragazza: comunque anche la prudente scelta del tipo di approccio o la dimostrazione eclatante della propria sicurezza, non ci esime dal considerare il successo come probabilistico.

Qundi se pur la scienza ha teorizato in ponderosi tomi come prevedere al meglio un futuro che riteniamo probabilisticamente certo anzi sicuro perchè usuale, pur se tale certezza è riferita ad oggettivi rilevi e frequenze..ache esplicatasi in tempi decennali...preferiamo non esplicitare il calcolo e ancora, considerati o non considerasti esplicitamente il pro e il contro...andiamo a naso.

Anche non dubito che a volte lo facciamo effettivamente, (il rilevo oggettivo ed il calcolo teorico), ad esempio nelle misure agrimensorie o nello stendere mappe....o nella valutazione della "lebens dauer" di ogni prodoto industriale hardware o software o biologico persino, di nostro abituale uso....ecc...

Ma nell'agire quotidiano ..in ogni nostra decisione propedeutica all'azione, anche la piu abituale o la piu' infrequente, ci basiamo sulla passata esperienza, sulle analogie, sul raziocinio, sui preconcetti sentimentali...sulla opinione comune, su come tira il vento, ecc...praticamente sul nostro naso...difficilmente traducibile in algoritmo matematico.

Del resto un ingegnerre progettista areonautico, su un aereo oramai in caduta libera, a ben poco sevirebbe...se non a calcolare, se ne avesse il sangue freddo, l'ampiezza probabile dell'area di dispersione dei rottami da trasmettere alla torre di controlo... ove i soccorritori dovranno in oprevalenza cercare...i cadaveri!
Con questo non è comunque che io intenda svalutare l'importanza del calcolo probabilistico d'uso in appropriata sede, dato che la "lebens dauer" di ogni pezzo di quell'aereo è stato, certi, in sede di progetto probabilisticamnte valutata con adeguati algoritmi e parametri di sicurezza e cosi la frequnza delle manutenzioni.
Citazione:
Questo discorso mi ricorda Peirce quando parlava dell'abduzione come ad una scommessa. Noi inferiamo ragionevolmente cos'è successo, ma non possiamo esserne certi.

In effetti anche la storia è probabilistica: probabilistico è persino...(pur nelle particolarita raccontate, descritte, testimoniate)...l'evento globale che maggiormente ha influito sugli ultimi 2000 anni della storia occidentale: la venuta, la predicazione e la morte di Cristo!

E certo non possiamo esprime con algoritmi una tale storia e nemmeno le infinite altre storie..anche odierne ...pur testimoniate...persino documntate, da WikiLeaks.

Gli stessi investigatori di un delitto, pur procedendo scientificamente non possono esprimere il risultato se non sotto un aspetto probabilistico, che poi sarà risolto in giudizio...ma solo per fede ...ritengo
Citazione:
Allo stesso modo noi agiamo sempre tramite scommesse: io scommetto in questo momento che i segni che sto digitando saranno compresi da Altri. Se, soggettivamente, credo che la probabilità che questa occorrenza accada sia alta, questo influenzerà, in modo pratico, il mio agire.
Forse Peirce le chiama scommesse, io direi che abbiamo fede: abbiamo fede che le nostre azioni abituali vadano a buon fine secondo intenzione. E' solo a questa condizione che possiamo vivere!
Ed è per "fede" che perseguimao progetti di vita!
La fede nella riuscità è sempre fondamentale..per la riuscita stessa: senza fede potrebbe non riuscire..anche se le probabilità di riuscita sono elevate...ragionevomente certe..

Avverto che non intendo fede "metafisica, trascendente o teologica" intendo fede laica...se poi c'è anche la fede teologica puo' certo aiutare...ma non è essenziale.

Certo il nostro cervello non può impegnarsi a valutare con calcolo probabilistico ogni nostra azione..se non in occasioni eclatanti: aprire la barra dell'autostrada in corsa col telepas non è una decisione valutata dal nostro cervello...dopo la prima volta o seconda, abbiamo fede che funzioni!...se fosse solo una scommessa ogni tanto andremmo a sbattere.
Citazione:
Altro esempio: chi di noi è disposto a provarci con una ragazza se crediamo che le probabilità siano basse? Di solito aspettiamo di avere informazioni che ci fanno addurre un calcolo della probabilità più preciso, e infine scegliere se il rischio vale la pena.
Attenzione..."audaces fortuna adiuvat!"
Un calcolo probabilistico piu' esteso circa la buona riuscita...potrebbe far passare il momento magico.
Citazione:
Ora vorrei andare ad un livello precedente però: cosa influenza il calcolo della probabilità stesso? Se riesci a fornire una teorizzazione esaustiva, con tanto di esempi dalla vita reale,

Credo che tutte le "scienze umane" siano probabilistiche: vanno per prevalenze!

Così anche anche le democrazie: hanno ragione i piu'!...anche se, oggettivamante colcolando, le cose starebbero diversamente. Sopetto che una teorizzazione esaustiva del pensiero e comportamento umano sia ancora lontana.

Consideriamo un fatto eclatante che abbiamo in corso: a fronte del calcolo, l'energia nucleare è la piu' economica ed anche i pericoli e gli incidenti sono storicamte e prevedibilmente notevolmente inferiori a quelli che accadono con l'utilizzo dei combustbili fossili...
Le fonti rinnovabili sono, per ora, solo una speranza.
Anche il disastro giapponese è prevelentemente dovuto allo tsunami.
Eppure il popolo è fortemente contrario alle centrali nucleari...praticamente da sempre: anche quelli che le ammettono...le vorrebero fare a casa degli altri!
Citazione:
secondo me può diventare un paradigma interpretativo davvero interessante per capire noi stessi e le influenze esterne delle nostre decisioni.
Purtroppo, sencondo me, il comportamntismo popolare nel caso del nucleare ci dice che la "teorizzazione globale (algoritmica) del nostro comune pensare e agire", come fosse la teoria della relativata in relazione al cosmo o la gravitazione universale, è ancora molto lontana.

Direi che per ora l'unica teoria attendibile da perseguire, e che in effetti perseguiamo, per avere una qualche spiegazione del nostro agire e pensare è l'voluzionismo che con la filogenesi dà un senso al nostro esserci.

Ed infine, nonostante quanto esposto, raramente ci rendiamo conto a livello cosciente di tanto probabilismo...e forse è bene così.

Ultima modifica di ulysse : 05-06-2011 alle ore 14.05.32.
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Vecchio 04-06-2011, 21.56.25   #134
and1972rea
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Ritorno per un momento al grande equivoco che si genera spesso intorno al concetto di probabilita', cercando di chiarificarlo con un esempio; lanciamo una moneta , tutti siamo d'accordo che la probabilita' che esca testa sia del 50%, ora ,lanciamola un'altra volta...non tutti saranno ancora unanimamente d'accordo ( sbagliando ) che la probabilita' che esca di nuovo testa rimanga esattamente del 50 %. Consideriamo le combinazioni possibili su due lanci : testa-testa , croce-croce, testa-croce, croce-testa...se lanciamo due monete contemporaneamente , dovremmo avere solo il 25% delle probabilita' che cadano entrambi mostrando testa...,eppure, nel momento in cui lanciamo la stessa moneta per la seconda volta , la probabilita' rimane invariata sul 50%; quindi, l'equivoco e' quello di confondere la probabilita' di un evento singolo con quello di due o piu' eventi legati fra loro soltanto dal nostro modo di concatenarli nel tempo; tendiamo a credere che, siccome la probabilita' che esca testa per due volte consecutive e' del 25% , altrettanto sia la probabilita' associata al singolo evento riferito al secondo lancio dopo un primo confermato sulla testa. E allo stesso modo crediamo, erroneamente, che un numero del lotto in ritardo su una ruota abbia nella singolarita' dell'estrazione piu' probabilita' di uscire rispetto ad uno appena uscito sopra un'altra ruota.
Nella generalita' degli eventi, insomma, la scienza probabilistica fornisce pronostici che non coincidono con la singolarita' degli eventi, i quali non possono essere determinati tramite le stesse leggi; Se lanciamo una moneta 100 000 volte , potremo prevedere con buona approssimazione circa 50 000 (50% ) esiti sulla testa, con sempre maggiore indeterminatezza potremo prevedere il numero di esiti al decrescere del numero di lanci ( su 10 lanci potremo averne anche 7 o 8 sulla testa ( 70 80 %), senza per questo scandalizzare nessuno), fino ad arrivare alla completa indeterminazione sul singolo lancio.


Ultima modifica di and1972rea : 05-06-2011 alle ore 20.52.43.
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Vecchio 05-06-2011, 08.55.54   #135
Il_Dubbio
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Originalmente inviato da Nikolaj Stavrogin
La sicurezza con cui esponi queste tesi mi lascia perplesso. L'amore è un tipo di conoscenza? Autoreferenziale? Hai cambiato paradigma, e messo al posto centrale l'amore, ma mi sembra un concetto molto problematico, e assai astratto.

Ti ho risposto nel tuo recente argomento sul problema dell'astrattezza.

Per il resto credo che la tesi di Andrea (la scienza probabilistica fornisce pronostici che non coincidono con la singolarita' degli eventi, i quali non possono essere determinati tramite le stesse leggi) sia utile per ricominciare da capo. Quando noi agiamo non possiamo valutare le statistiche come metro di valutazione per svolgere una determinata azione, poichè il nostro agire coincide con la singolarità dell'evento. In altre parole, se io mi innamoro di una donna, cioè astrattamente valuto il singolo evento, non agisco pensando alla probabilità che la donna valuti astrattamente lo stesso innamoramento nei miei confronti. Questa unione è un evento singolo. Noi facciamo la statistica invece sulle cose che sono già accadute per confrontarle con un numero grande di cose che accadranno, ma quando noi partecipiamo alle cose che dovranno accadere non agiamo rispettando la statistica, altrimenti le cose che poi statisticamente sono improbabili non accadrebbero mai. Al massimo dovremmo domandarci perchè alcuni eventi sembrano statisticamente più probabili, qual è la causa?. Ritengo che la risposta a questa domanda non sia: perchè noi agiamo secondo la probabilità che qualcosa accada.
Anche il concetto di scommessa è problematico. L'evento unico che deve accadere non può essere previsto (come diceva Andrea giustamente). E' errato seguire questo procedimento per predire eventi unici. Quindi noi agiamo in modo diverso... poichè i nostri eventi sono unici. I nostri eventi totali possono poi essere valutati statisticamente, ma qui il discorso si fa completamente differente.

La statistica esiste perchè il singolo evento non può essere determinato, anzi è epistemologicamente indeterminato.
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Vecchio 05-06-2011, 10.24.52   #136
aristotele87
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Originalmente inviato da and1972rea
...basta rispolverare i libri dei primi corsi di matematica di quando eravamo matricole...per ricordarci di aver dimenticato moooooolto ( rispolvera un pochino le pagine dedicate ai numeri naturali ...e le relative dimostrazioni per induzione ...) ...

Intendo dire che anche le dimostrazioni per induzione sono dedotte da inferenze logiche e quindi da deduzioni sillogistiche.
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Vecchio 05-06-2011, 19.05.18   #137
and1972rea
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Originalmente inviato da aristotele87
Intendo dire che anche le dimostrazioni per induzione sono dedotte da inferenze logiche e quindi da deduzioni sillogistiche.

uhmmm qual e' l'inferenza logica, il sillogismo che possa dimostrare che il doppio di un numero qualsiasi e' un numero pari ?

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Vecchio 06-06-2011, 00.49.07   #138
aristotele87
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Originalmente inviato da and1972rea
uhmmm qual e' l'inferenza logica, il sillogismo che possa dimostrare che il doppio di un numero qualsiasi e' un numero pari ?

Forse ti riferisci alla congettura di Goldbach... Beh ti dico, tale congettura non essendo dedotta tramite sillogismi e/o inferenze logiche risulta infatti essere un problema irrisolto della matematica contemporanea...

Magari poi ti riferisci ad un altra congettura che io non conosco o mi sfugge... In tal caso chiedo venia e lumi...
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Vecchio 06-06-2011, 20.46.30   #139
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Originalmente inviato da aristotele87
Forse ti riferisci alla congettura di Goldbach... Beh ti dico, tale congettura non essendo dedotta tramite sillogismi e/o inferenze logiche risulta infatti essere un problema irrisolto della matematica contemporanea...

Magari poi ti riferisci ad un altra congettura che io non conosco o mi sfugge... In tal caso chiedo venia e lumi...

...e' una definizione ...nessuna congettura; una definizione da cui si induce e non si deduce , che , chiamandosi pari un numero intero moltiplicato per due , allora ogni numero intero raddoppiato diventa un numero pari ( e non e' la stessa cosa)
Deduzione ed induzione non sono la stessa cosa, l'induzione rappresenta un salto noetico , un gap irrazionale di un pensiero razionale, invece ,la deduzione e' gia' tutta contenuta nei suoi presupposti , e' una semplice esplicitazione di un presupposto indimostrabile.
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Vecchio 08-06-2011, 21.11.58   #140
ulysse
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Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
..... Infatti noi agiamo secondo una conoscenza autoreferenziale chiamata "Amore" che prescinde da "calcoli" probabilistici.
Già Dante, ignaro di “probabilità”, propalava un’idea del genere:“l’Amor che move il sole e l’altre stelle!”…ma allora non avevano né fossili, né nucleare, né eolico...solo sull’Amore potevano contare….pardon…sul Sole!

Infatti sembra che l’amanuense, dando la Divina Commedia alle stampe di Gutemberg, si fosse sbagliato. Il verso giusto era: "il Sol che move Amore e l’altre stelle!" ma oramai era fatta! Per tutti era l’Amore! …e abbiamo perso 7 secoli…e al nucleare manco ci avremmo pensato!

Per cui ancora noi oggi, perseguiamo l’amore, l’amicizia, ecc…qualcuno, finalmente, il Sole…ma credo che più spesso perseguiamo ciò che riteniamo “conveniente per noi…singolarmente o globalmente” dentro o fuori i principi etici incultatici fin da piccoli, che, più o meno, ancora accettiamo e perseguiamo.

Dentro il cesto della “convenienza”, ci possiamo mettere, anche l’affettività, estesa, oltre che a noi medesimi, alla famiglia, agli amici, o anche alla comunità locale, nazionale o del pianeta, con valori e ideali di libertà, giustizia, fratellanza e amore universale…e allora saremo prof.di scuola media, eroi, santi, navigatori o grandi scienziati…oppure restiamo, per lo più, semplici operai, impiegati, partite IVA, ricercatori a progetto, rapinatori persino, ecc…

Ma sempre secondo l’indole, la coscienza e conoscenza da ciascuno acquisiti… in cursus vitae...
E’ comunque importante sapere che la “convenienza” non è necessariamente di infimo livello valoriale, anzi generalmente e mediamente è di buon livello…quello che si dice di una brava persona…più o meno.

Se quanto detto tu lo chiami “Amore”, allora perseguiamo l’Amore…conoscenza autoreferenziale! …anche se svaligiamo banche…o all’opposto… scaliamo il monte Everest.!
Citazione:
Se adottassimo, nelle nostre scelte, calcoli probabilistici, non tenteremmo mai di inseguire un'utopia poichè esso rappresenterebbe un traguardo irrealizzabile. Ma se eliminassimo le utopie nei nostri progetti avremmo eliminato la categoria degli uomini dalla faccia della terra.
Mi pare una affermazione un poco azzardata …e mi stupisce provenga da te…per lo più rigido raziocinante!
Difficilmente, infatti, intraprendiamo un nuovo progetto senza valutarne probabilità di riuscita, tempi, fattibilità ed introiti possibili. Lo stesso Michelangelo che pur vedeva nel blocco di marmo già l’opera tutta nel suo splendore …doveva solo liberarla…non prendeva in mano martello e scalpello senza averci già calcolati i proventi e averci lo sponsor pronto.

E fortuna che fu così per secoli e per millenni: Cesare non conquistò la Gallia per amore di Vercingetorige: De Bello Gallico docet!

Comunque il mio raziocinio probabilistico (pur non sempre esplicitato) mi fa anche ammettere che a volte gli uomini abbiano anche inseguito sogni utopici…in rispetto al monito di Gabriele D’Annunzio…”Memento Audere Semper!”…magari anche senza rendersene conto…e alcuni di tali sogni sono realizzati!
Infatti, la forza della ideologia, pur’essa compresa nel cesto della “convenienza”, ha resa l’utopia, a risultanza “improbabile” al calcolo, a volte anche “probabile” e, magari, anche attuata e convenientemente perseguita…nei secoli e nei millenni: un esempio ne è l’utopia del cristianesimo!

Oppure anche le varie utopie socialiste o della democrazia e della libertà, ecc…tanto che, se non proprio pazzesche, le utopie, ad un certo punto, smettono di essere utopie e diventano valori, processi evolutivi che la gente, i leader, i popoli, le società, perseguono nella fede e nella speranza di realizzarli un giorno…traendone intanto il possibile conforto e tornaconto.

Ma a quanto mi consta, concretamente mi sà che più spesso gli uomini, anche da prima di essere uomini, abbiano preferito inseguire la “preda” e che a volte l’abbiano anche raggiunta…se no sarebbero morti di fame…magari già prima di divenire uomini …e allora sì che noi non ci saremmo!

In definitiva, a ben valutare, direi che fra utopia e preda non c’è quella gran differenza: entrambe le devi inseguire e acchiappare…e se qualcuna ti sfugge ce ne sarà presto un’altra…oppure è sempre la stessa, se la sai coltivare e sviluppare..a tuo vantaggio..a vantaggio e convenienza del clan, del popolo, della etnia, della specie cui appartieni.
Citazione:
Noi seguiamo le cose che riteniamo giuste, non le cose che riteniamo probabili.
Così, se ritenessi giusto inseguire un sogno irrealizzabile, improbabile, impossibile, allora lo inseguo come una cosa in cui "credo".

Forse tu sei speciale, ma mi parrebbe più corretto dire che la maggior parte degli umani persegue singolarmente e globalmente ciò che ritiene conveniente e di probabile realizzazione…preferibilmente a breve…magari anche giusto…che poi lo fosse veramente, giusto, amorevole e nel nome di Dio persino, resta da vedere e constatare.. a posteriori… da chi abbia vinto.

Certo si inseguono, in definitiva, le cose, i progetti, i sogni in cui si crede, ma in genere si crede in ciò che è conveniente e di probabile realizzazione…almeno si spera.

Per quanto riguarda il probabile successo delle nostre azioni, in genere ha successo tutto ciò che è di routine o che piacevolmente ci colpisce, che poi copre la stragrande maggioranza dei nostri intereventi… e non stiamo certo a pensarci sopra: massimo ci affidiamo alla immediatezza della pressione premio/punizione da perseguire..

Stiamo a pensarci con un misto di timore e speranza, valutiamo i pro e i contro probabilistici, derivanti da rilievi ed esperienze passate, di una decisione presa o da prendere, quando si tratta di qualcosa di eclatante, non usuale, magari foriero di un qualche pericolo o perdita: prudenza, paura, intraprendenza, audacia, sono i sentimenti che intervengono.
Citazione:
Per esempio, io credo, ho fiducia nella scienza, ma non negli scienziati. Degli uomini scienziati non ho fiducia poichè loro sbagliano. La scienza quindi diventa un'idea in cui avere fiducia, ma solo fin tanto in cui si crede in qualcosa di utopico, di ideale. E' per questo che è possibile migliorare i dettami della scienza; se essa infatti si allontanasse dal nostro ideale, saremmo pronti ad inseguire un'idea migliore, a cercarla ed anche a trovarla nonostante sia solo un'idea originalmente utopica.

Mi pare veramente un pensare strano…forse un’antinomia
Non definirei la scienza un ideale: la scienza non si propone di soddisfare le speranze e gli ideali della gente. La scienza si propone di scoprire sempre più le leggi del micro-macro universo, come funziona, magari di imitarlo.
E…volenti o nolenti, dobbiamo accettarle…non è che, se non ci piacciono, ce ne sono altre.

Gli scienziati sanno semplicemente che l’universo è esteso e profondo oltre il pensabile e…procedono per prove ed esperimenti, contando sulla conoscenza pregressa, sulla intuizione, sul raziocinio, sulla congruenza, sul metodo…anche sulla fortuna o caso…
L’utopia non c’entra!
Comunque ogni scienziato sa, e dovremmo saperlo tutti, che per ogni interrogativo o problema c’è una soluzione, che nessuna soluzione è mai perfetta e definitiva, ma che sempre si può migliorare!

Si evince comunque che anche la “scoperta” a volte non costituisce scoperta o è limitata: non sempre la scienza offre la giusta interpretazione dei fenomeni in studio e anche il campo d’indagine si estende sempre più e ciò che prima pareva un “principio” può crollare a favore di un altro…magari onnicomprensivo!

Ma questo non spaventa nessuno: anzi…scoprire una verità in luogo di un falso è sempre un progresso.

Infatti la risultanza scientifica non è mai uno stadio finale…è uno scalino: direi che questo è un valore piuttosto che un difetto o una limitazione.
Ove il “metodo scientifico” non è applicabile, e purtroppo, per ora, per lo più non lo è, non c’è scienza, ma ove non c’è scienza non c’è garanzia di verità…per lo meno la garanzia è ivi più limitata.
Citazione:
Sminuire tutta la nostra ricerca (dell'amore, dell'amicizia, della scienza ecc.) ad un fatto meramente probabilistico significa voler mettersi dentro il nostro cervello i programmi di un computer. Non comprendo il motivo che spinge uomini di cultura a ragionare in questo modo.
Il fatto concreto è che l’universo con le sue leggi, varianti o invarianti che siano, non è fatto per noi …se mai siamo noi ad essere il prodotto dell’universo.

Il compito dello scienziato non è optare a priori per questa o per quella risultanza probabilistica o meno, secondo che gli conviene, ma è scoprire se il nostro cervello non è che un software da PC, oppure se costituisce l’omologo di un intero universo.

Sotto questo aspetto le parole “sminuire” o “incensare”, in relazione a fenomeni intrinseci della struttura dell’umano, non hanno senso.
E’ come dire che l’evoluzionismo non può essere perché non è decente che l'HSS derivi dalla scimmia!?
Citazione:
Ritengo quindi valido il mio primo ragionamento: ho fiducia nella scienza, ma non negli scienziati.
Ma un buon orologio può essere sistematicamente il prodotto di un cattivo orologiaio?...
Abduco che, comunque sia, l’affidabilità della scienza, il merito o demerito, sia di chi la fa…o non c’è relazione?.
Citazione:
Non tutti gli scienziati infatti lavorano per la scienza, alcuni lo fanno soltanto per la gloria personale.
Il vanaglorioso è una caricatura umana comune a tutte le attività compresa quella scientifica.
Ma la formazione scientifica fino al dottorato, il rigore raziocinante della ricerca, inducono una attitudine ed una disciplina mentale che non lascia spazio alla vanità…alla insostenibile leggerezza dell’essere…suppongo.
In ogni caso non possiamo abbattere il bosco perchè le prostitute ne fanno luogo di convegno! (rif. Crozza)
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