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Vecchio 16-06-2004, 19.28.50   #91
Mirror
Perfettamente imperfetto
 
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Messaggi: 1,733
Smile Oltre i dualismo: Creato e creatore

PERFETTA IMPERFEZIONE

Come vedi é l’ imperfezione
che da armonia all’universo.
Pensa un pò:
se io non fossi stolto,
tu non saresti saggio...
se non ci fosse il duro,
non sentiresti il tenero...
vera fortuna i difetti:
fanno lodare i pregi...
tutto é così polare...
I magici opposti dell’esistere
danno terrore e meraviglia,
calma regale e agitazione
in luminoso fascino infinito
per suo eterno mistero.
Tutto cambia, trasformandosi
in immenso gioco spettacoloso
che solo così può essere ...
nudo, ardente e vivo...
necessario di complementi.
Soltanto osservando
questo nostro vivere,
da un centro di fuoco
sempre presente, si può amare
e godere l’ incarnazione dovuta
e che ci é dato avere,
liberamente trascendendoci,
pur immersi nel mondo,
con piena e umana dignità.
Solo la Coscienza intangibile
Una e onnipervadente é Perfetta.
Ogni forma esposta all’essere
è una temporale pennellata
di vibrante e diverso colore
che, come un passo di danza,
trova valore, ludico senso,
nella relazione interdipendente
della sacra e intera scena
di cosmica rappresentazione.
Questa, per qualcuno,
é Perfetta imperfezione.

Mirror is offline  
Vecchio 16-06-2004, 19.34.26   #92
paperapersa
Ospite abituale
 
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Messaggi: 2,012
Perfetta imperfezione

Uahu sei bravissimo!
paperapersa is offline  
Vecchio 17-06-2004, 09.08.00   #93
Giulma
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Re: superbia

Citazione:
Messaggio originale inviato da milarepa
“La superbia è il senso dell’essere posto nella figura del corpo, è il senso dell’essere diventato corporeità, è narciso che vuole rapportarsi a Divinità sprofondando nella forma; ad essa è associato l’orgoglio, ma quello brutto perché privo di dignità.
E’ anche di quelle angelicità che, innamoratosi della donna, vollero per superbia fare dell’opera loro la creatività.
La superbia è quell’impulso primordiale che pretende di realizzare l’effetto sul piano dell’immortalità. Superbo è colui che possiede orgoglio ma non dignità; anche l’evoluto può in base a quell’evestra superbia fare molto avanzando lungo la via verticale, ma non affrontare con superbia l’ultima prova, quella di fronte alla fiamma, perché la superbia, se non associata alla dignità, diventa ego paradossale e allora di fronte alla fiamma brucia la dignità, l’umiltà, la comprensione cosicché è la disperazione che getta chi a tanto ha osato nella vita, ma come un feto abortito perché superbia magistrale di fronte alla soglia non può entrare, quindi precipita perché è anch’essa attaccamento all’Ego il non essere alla forma; ma di superbia furono portatori gli ibridi, i nati da donna e angelicità.
Superbia è comunque quell’estasi che è appesantimento perché diventa corporeità.
I vizi capitali nella condizione umana sono le sfaccettature annerite di quello che in principio erano simboli, armi, possibilità, mediazioni fra il Divino e l’umano, nascono dalla separazione dell’uomo dalla dignità.
Diventano, più li approfondite nella dimensione umana, cose che appartengono alla personalità e la personalità è una condizione esteriore all’Io che vi trascende in virtù di quelle correnti che hanno nomina di vizi capitali e lì sta tutto ciò che succede nel mondo che si regge sulle guerre. Se non vi fosse orgoglio non vi sarebbe neanche significato di bellezza, se non vi fosse la follia non avrebbe ragione la saggezza e via via così perché onde siete precipitati non potete che riconoscere i significati per il valore del loro opposto; se non vi fosse il male, non sarebbe neanche il bene; è tutto nelle sfaccettature, caotica e flusso di vita in vita, trasformazione di trasformazione, della stessa unica primordiale sostanza.
Nella saggezza c’è la follia, come nella fantasia la realtà, così nell’essere il non essere, finché associati siete alla vita dell’uomo che così lontano va a cercarsi; è l’appendice della divinità.
Ebbero i profeti ad essere tali perché raccolsero gli avanzi dei folli, i toccati da miseranda ma potente invidia, accidia, lussuria, che, oltrepassati i limiti lasciarono dietro di loro le scintille nella stessa maniera che avete come faro Lucifero (Luce-Faro) che vi fa distinguere la luce dalle tenebre e come ancestrale e possente superbia l’Angelo che in base ad essa, la primordiale superbia può indicarvi il significato dell’antico gelo; quando quelle forze diventato difetto nelle caratteristiche umane hanno, al momento di trovarvi di fronte alla grande soglia, di diventare, di essere guardiani e di ostacolare l’entrata perché come tali quelle forze non possono essere che nello sprofondamento delle forme dentro la materia”.

Nella saggezza c'è la follia ...
o forse è nella tua testa che c'è la follia e la vedi al di fuori in quello che dici?
Medita.

Giulio
Giulma is offline  
Vecchio 17-06-2004, 10.19.21   #94
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Citazione:
è quello che credi tu.
Io dico, invece, che il Creatore non si tiene "leggermente discosto" dalla sua opera, perchè Vive la sua opera. Quella che tu esponi è la visione primitiva di certi sistemi religiosi che io non condivido. Capito adesso? Semplice no?
La tua lettura e interpretazione nonchè visione del mondo e dell'universo in cui sei immerso è ancora un pò primitiva, ma come del resto quella di quasi tutta questa nostra umanità. Non voglio dire questo per offendere, fai attenzione, ma soltanto perchè è quello che penso, e quello che penso è solo quello che penso io. Dunque, nulla più.

Io non ho niente da svelare, scrivo solo quello che mi va e quando mi va, cercando di rispettare un pò tutti i diversi punti di vista. Però, se vuoi, chiedimi pure.

Ciao, Giulio


Diciamo che sarebbe ciò a cui più probabilmente riuscirei a credere se arrivassi mai ad avere fede nell’esistenza di Dio; poi non è così difficile capire che ciascuno crede a suo modo… tu nella tua improbabilissima visione e alle tue improbabilissime pseudo-spiritualità, io, a malapena, riesco ad immaginare che potrebbe esserci una qualche Entità che trascende il mondo materiale. Affermando che la mia <…visione del mondo e dell'universo in cui sei immerso è ancora un pò primitiva, ma come del resto quella di quasi tutta questa nostra umanità.>, implicitamente asserisci che la tua non lo è, ma ben ti guardi dall’esporre un qualcosa che vada oltre il miserrimo tentativo di sminuire i pensieri altrui lanciando a destra e a manca i tuoi strali di scomunica … strano personaggio, ma già ci siamo conosciuti.
Primitiva? Che intendi dire con questo termine? Forse che meno complessa, arzigogolata, capziosa di qualche altra che prolifica nel forum? Forse meno intellettualistica di altre, oppure solo più emozionale e meno razionale di quelle che si rifanno alla gnosi? Ma perché una spiritualità per essere vera, interessante o anche solo coinvolgente deve essere necessariamente ricolma di sofismi? Non credo. Penso invece che la spiritualità debba essere semplice, debba riferirsi ad un’unica qualità: quella dell’incontro e dell’amore verso l’Entità a cui si rivolge, ma qui prosperano teosofie alquanto complesse, riservate a pochi eletti, pochi cultori dell’improbabilità e della capziosità sofistica; teosofie non disponibili per tutti: per gli umili, quelli che hanno poco tempo da dedicare alle complessità dei parti della mente umana, perché impegnato per vivere al meglio. Eppure parrebbe che Gesù volesse riservare la propria ‘apocalisse’ agli umili, non ai filosofi intellettuali… non che abbia alcunché contro la filosofia, ‘scienza’ anche interessante, ma destinata alla mente, ma il luogo di residenza del dell’incontro divino non credo stia nella mente. M’inviti a chiederti, bene, non te ne sarai accorto, forse per la fretta, forse perché ti sei fatto prendere da un’insana pruderie nel rispondere, forse perché non hai letto con attenzione, ma io qualche domanda te l’ho rivolta… vedi un po’ tu se sei interessato o meno, in caso contrario non importa.
visechi is offline  
Vecchio 17-06-2004, 10.21.21   #95
visechi
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La Superbia

Considerato che la discussione ha imboccato una direttrice del tutto nuova, che pare voglia prescindere dal titolo del thread, semprechè Giulma non intenda illuminarci con proprie considerazioni PERSONALI attinenti all’anima, imbocchiamo senza indugio questa nuova direttrice.

Per milarepa
Fornisci un’interpretazione della superbia, mi pare di poter capire, in chiave abbastanza dualistica, gnostica, starei per dire manichea; io, più umano, te ne fornisco un’altra, in chiave prettamente umana.

supèrbia
s. f., orgoglio smodato, esagerata considerazione di sé e dei propri meriti accompagnata da ambizione eccessiva e da scarsa stima per gli altri.
invìdia
s. f., sentimento di astio, di intimo rodimento per evento lieto, prosperità, bene, di cui altri gode
ipocrisìa
s. f., finzione con la quale una persona riesce a simulare buoni sentimenti, amichevole disposizione, rettitudine di vita, allo scopo di accattivarsi la simpatia altrui in vista di qualche suo scopo particolare.

tre brevi descrizioni di tre atteggiamenti; tutte descrizioni estratte dal vocabolario della lingua italiana. Le ho riportate appaiate perché le considero strettamente legati l’una all’altra. Credo che l’invidia, cioè il forte sentimento astioso nei confronti delle fortune altrui, sia legata alla superbia, perché giusto una smodata considerazione dei propri meriti induce l’invidia. Ma la superbia, una persona Superba, raccordando in sé qualificazioni poco piacevoli, è difficilmente accettata per come si presenta, per cui sovente è portata a dissimulare questa sua caratteristica disdicevole, ricorrendo all’ipocrisia, alla maschera che si cala sul volto ogni qualvolta le circostanze ritiene lo richiedano.
Abbiamo visto come il concetto di superbia si lega bene a quello d’ipocrisia e di invidia: laddove vi è superbia, vi è invidia, laddove si riscontra invidia non può mancare l’ipocrisia. Credo che insieme, solo in connubio fra loro i tre concetti devono essere valutati, perché sono tre elementi inscindibili l’uno dall’altro, rassegnino un quadro alquanto sgradevole della personalità di chi ne è pervaso… il tutto è abbastanza sconfortante. Ancor più sconfortante è rilevare come vi siano persone che della propria superbia vanno fiere, e usano questo aspetto poco decoroso della personalità come una bandiera da agitare con noncuranza sul volto di tutti. Ma la tolleranza ci impone l’obbligo di accettare anche questi lati ‘oscuri’ del carattere di chi incontriamo, anche perché sovente il portatore di queste caratteristiche non è ben cosciente di esserne pervaso, compito di tutti noi è quello di rendergliele palesi. Incontrare una persona Superba significa incontrare la violenza morale più subdola, molto più aggressiva dell’aggressione espressa palesemente con le parole, perché, vilmente celata dietro la maschera di tolleranza e comprensione; questa persona aggredisce ignobilmente alle spalle, con codardia e noncuranza delle sensibilità altrui… questa, la sensibilità altrui, è sempre posta in subordine rispetto ai presunti e malintesi propri meriti… meriti che tende ad esaltare a dispetto di un’incontrovertibile realtà: il proprio essere subdolo.
Una persona Superba si traveste in continuazione, ha necessità di farlo, perché sua caratteristica primaria è proprio la mutazione continua, e l’ipocrisia è continua mutazione, una persona Superba è in una certa misura un mutante. Indossa abiti variopinti, mai lisi, perché l’apparenza è il suo credo, cela così la propria aridità interiore. Non è facile individuarla, ma quando si scopre, vedi il suo corpo avvizzito, pieno di rughe; di solito è vecchia, una vecchiaia interiore, sclerotizzata nell’animo, ma è una vecchia priva di saggezza, o con un’unica saggezza fatta di falsità, piena di rancore, gonfia di nulla ed invidia. Di solito sputa sentenze, quelle che il proprio animo avvizzito riesce a scovare fra il materiale di risulta di tante ipocrisie perpetrate nei confronti del prossimo. Ma non è mai giusto isolarla o allontanarla, perché la tolleranza, quella vera, non quella falsa di cui la persona Superba si erge a paladino, non ci deve permettere di diventare come lei, ci si deve convivere perché la superbia è un paradigma che vale sempre la pena osservare: mostra a noi quanto piccoli siamo e quanto è facile scivolare dentro un vortice fatto di malizia e cattiveria; la superbia ci ammonisce costantemente sulle nostre infide debolezze ed osservarne l’essenza, l’intima natura, ci permette di non voler mai essere come lei. La superbia è il primo vizio capitale.
Essere superbi significa non essere mai sé stessi, perché la superbia si nasconde dietro una stucchevole coltre di ipocrisia da cui emerge una insicurezza interiore. Insicurezza rispetto ai propri mezzi, alle proprie capacità, ai propri meriti. Tutte cose che non devono mai essere messe in dubbio da nessuno. Per evitare di mostrarsi nuda, come il re quando lo poni di fronte a sé stesso e alle proprie responsabilità, ricopre il proprio corpo con uno strato di impermeabile falsità. Per emergere ha costante necessità di ricorrere alla maldicenza, perché spesso è cosciente della propria insignificante piccolezza, per cui non trova altro di meglio da fare che menomare le qualità altrui affinché non offuschino quelle che ella non ha ma che pretende di avere. La maldicenza, sempre espressa nei modi più infimi ed infidi, con estrema codardia, è una delle armi predilette da queste persone. Difficilmente si espone direttamente, più sovente carpisce la buona fede altrui: paggi di corte, giannizzeri, palafrenieri, tutti inconsapevoli servitori di questo male atavico, antico come il mondo e ricolmo di elementi più prossimi alla morte che alla vita… quella interiore. Mortificare gli altri esalta la propria ingordigia di apparire, una parvenza che non è sorretta da qualità ma da difetti che cela dietro un sorriso di plastica, falso come falso può esserlo quello di un mortale nemico che ti offre una spalla su cui piangere solo per carpirti le emozioni. Spesso una persona Superba è un vampiro di energie e di emozioni. Una persona Superba è un fantasma che si aggira vilmente sotto un lenzuolo scuro, si muove nel buio della menzogna perché solo il buio nasconde la sua evanescenza.
L’ipocrisia, caratteristica peculiare di una persona Superba, è il trait d’union che la collega al mondo e di cui, per necessità, questa – la superbia - si sostenta; in assenza di tale fattore di congiunzione, ricolmo di insulsa vanità, sarebbe oltremisura complicato trovare qualche individuo disposto a prestare orecchio alle sue maldicenze e ad accogliere il suo’ credo’. L’ipocrisia, come un verme carnaio, scava dentro l’animo altrui, si fa strada divorando quel che trova di vitale, perché la vitalità e quanto è riconducibile alla genuinità sono acerrimi nemici naturali di questa lurida bassezza umana. E’ l’ipocrisia il vero vassallo che sempre si piega alle proterve ragioni della superbia. Altra sua ancella adorata è l’invidia, ma questa, a differenza dell’ipocrisia, che della superbia è strumento d’azione, spesso assurge al ruolo di causa causante e motore immobile della sua efferata ed arrembante azione, che si traduce in infida maldicenza. L’invidia diviene così il suo vero unico Dio, l’ipocrisia il suo prono ed ubbidiente vassallo.
Il connubio esecrando, mai troppo esecrato, di queste tre malevoli forze, pervadono ogni spazio vitale utile per la comprensione delle altrui esigenze. Non esistono esigenze che siano fuori dalla sfera d’interessi di una persona Superba. Questa limitatezza visiva restringe oltremodo la linea dell’orizzonte che una persona Superba, per propri congeniti condizionamenti, è in facoltà di intravedere ed ottunde le sue capacità di comprendere il prossimo, anestetizzando irreparabilmente le pur minime, ma esistenti in quanto istintive, qualità che sospingono una persona all’incontro. Una persona Superba è una persona sola, che vive di sé, si pasce sé e di quel che riesce a mistificare intorno a sé, e in questo effimero mondo, perché mai vero e genuino, prospera lieta, senza curarsi che il proprio gaudio si nutre come un parassita delle qualità altrui, delle emozioni di altri, della gioia di chi incontra nel proprio cammino. La superbia si circonda di inetti cortigiani, adulatori servili, pronti a gettarsi nell’agone per difendere e proteggere le caduche certezze di cui ella s’impregna… sia mai che la superbia metta a repentaglio sé stessa direttamente.


visechi is offline  
Vecchio 17-06-2004, 10.57.39   #96
dawoR(k)
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mirror: la passione
visechi: la ragione
reputo una fortuna
il potervi leggere
e nella mia mente
come adoperandosi
in un mosaico infinito
compongo e scompongo
fantasiose rielaborazioni
delle vostre parole
: un Gioco al quale
è bello potersi abbandonare

w. (grazie.)
dawoR(k) is offline  
Vecchio 17-06-2004, 11.07.00   #97
Giulma
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Messaggio originale inviato da visechi
Diciamo che sarebbe ciò a cui più probabilmente riuscirei a credere se arrivassi mai ad avere fede nell’esistenza di Dio; poi non è così difficile capire che ciascuno crede a suo modo… tu nella tua improbabilissima visione e alle tue improbabilissime pseudo-spiritualità, io, a malapena, riesco ad immaginare che potrebbe esserci una qualche Entità che trascende il mondo materiale. Affermando che la mia <…visione del mondo e dell'universo in cui sei immerso è ancora un pò primitiva, ma come del resto quella di quasi tutta questa nostra umanità.>, implicitamente asserisci che la tua non lo è, ma ben ti guardi dall’esporre un qualcosa che vada oltre il miserrimo tentativo di sminuire i pensieri altrui lanciando a destra e a manca i tuoi strali di scomunica … strano personaggio, ma già ci siamo conosciuti.
Primitiva? Che intendi dire con questo termine? Forse che meno complessa, arzigogolata, capziosa di qualche altra che prolifica nel forum? Forse meno intellettualistica di altre, oppure solo più emozionale e meno razionale di quelle che si rifanno alla gnosi? Ma perché una spiritualità per essere vera, interessante o anche solo coinvolgente deve essere necessariamente ricolma di sofismi? Non credo. Penso invece che la spiritualità debba essere semplice, debba riferirsi ad un’unica qualità: quella dell’incontro e dell’amore verso l’Entità a cui si rivolge, ma qui prosperano teosofie alquanto complesse, riservate a pochi eletti, pochi cultori dell’improbabilità e della capziosità sofistica; teosofie non disponibili per tutti: per gli umili, quelli che hanno poco tempo da dedicare alle complessità dei parti della mente umana, perché impegnato per vivere al meglio. Eppure parrebbe che Gesù volesse riservare la propria ‘apocalisse’ agli umili, non ai filosofi intellettuali… non che abbia alcunché contro la filosofia, ‘scienza’ anche interessante, ma destinata alla mente, ma il luogo di residenza del dell’incontro divino non credo stia nella mente. M’inviti a chiederti, bene, non te ne sarai accorto, forse per la fretta, forse perché ti sei fatto prendere da un’insana pruderie nel rispondere, forse perché non hai letto con attenzione, ma io qualche domanda te l’ho rivolta… vedi un po’ tu se sei interessato o meno, in caso contrario non importa.


Nella mia improbabilissima visione? Per te!
Non sminuisco i pensieri altrui, dico solo il mio. Se dico che tu (come quesi tutti) hai una visione primitiva, non è per offenderti, perchè si può avere una visione primitiva anche supportata intellettualmente. Ti spiego meglio questo concetto:
il materialista, per me, è un primitivo, perchè non riuscendo a vivere energie più profonde dentro se stesso, ricerca fuori tutto ciò che può dargli delle risposte (che non troverà mai). Si stancherà prima o poi d questa ricerca esteriore, nel tempo, perchè pur se necessaria, inutile. Infatti, muorirà con le sue primitive considerazioni, e poi, dall'aaltra parte, si renderà conto di non aver capito nulla. Poi rinascerà, e tornerà nella sua visione materiale e primitiva, ma non per colpa sua, ma proprio perchè non ha la possibilità di poter vedere più in profondità. A nulla serviranno i discorsi della creazione, che ci può essere un Creatore, che esseri profondi ed evoluti nel passato hanno parlato per dire all'umanità che ci sono cose più importanti da ricercare. e che si trovano dentro ogni essere. Ti interssa? Se vuoi poi continuiamo questo discorso.
Ti voglio solo far riflettere su questa cosa, quando tu dici:

"Ma perché una spiritualità per essere vera, interessante o anche solo coinvolgente deve essere necessariamente ricolma di sofismi"

Attenzione, perchè non è questo il senso di quello che ti ho detto. Anche una visione primitiva può essere molto ricca di sofismi, e, dunque, nella sua esposizione e spiegazione molto articolata, complessa, ... Primitiva non è questo, è che, l'essere, evolvendo sempre di più, avrà una visione del mondo e dell'universo sempre più vicina a quella che aveva Cristo, Buddha, e tutti i maestri veri che nel passato hanno detto qualcosa, capito adesso? Evoluta significa, vacuità della vacuità, meravigliosa visione che diede il buddha sul Vuoto (non nichilista del materialista), Amore, meraviglioso insegnamente che diede Cristo per parlare di qualcosa che esiste dentro ogni essere, che è nella sua anima, e che va vissuto per comprendere l'universo stesso in cui si è immersi. Il materialista, con tutto il rispetto per ogni pensiero e posizione mentale, è un primitivo che non ha ancora una sensazione reale di un qualcosa di profondo dentro di sè, e ricerca fuori, nel tempo, non sapendo che è già tutto dentro.
Quando uno come il Buddha o Cristo parlano per dare un insgnamento, lo danno a una umanità primitiva consapevoli di ciò, e di tutte le stupidaggini e modifiche che nel tempo vengono poi fatti del loro pensiero, ma da chi? Da primitivi, che giocano poi con certe parole non conoscendone affatto il vero valore. Oggi tutti dicono amore, ma nessuno lo conosce veramente. E quando si aprla di Dio, ma che credi che si stia dicendo veramente qualcosa di Lui? Sono solo parole della mente. Perchè non imparare a trovare ciò che si sospetta esserci, dentro se stessi?
E quando dici:

"per gli umili, quelli che hanno poco tempo da dedicare alle complessità dei parti della mente umana, perché impegnato per vivere al meglio"

ma che cosa stai dicendo. Gli umili sono quelli che abbandonano ogni IO, ogni identificazione con egoismi, ricerca di conquiste e guadagni vari, per aprirsi soltanto a Dio, all'Amore, devoti a Dio e solo a Lui. Eh? Umili nel cuore, e possono essere scienziati, filosofi, contadini, che cambia? Eh?

Va bene così?
Io sono sempre disposto a parlare con chiunque sia veramente interessato, però un favore: non fare discorsi banali, anche se puoi usare il linguaggio più sofisticato del mondo e tutta la cultura che vuoi. Fai attenzione poi quando interpreti certe cose, come nel caso degli umili. Infine, ricorda, la ricerca interiore è una cosa di tutti, tutti la possono fare perchè tutti hanno il loro mondo interiore. Anche un primitivo, nel suo sentirsi materialista, ha sempre un mondo interiore, ma non è ancora tanto pronto per andarlo a visitare, perchè ci dovrà arrivare paino piano. E non è meglio e peggio di nessuno, non è inferiore o superiore a nessuno, è solo, nel suo tempo, quello che può essere non potendo essere di più. Crescerà, nel tempo. Ma si deve dare da fare.

Ciao, Gulio

Ultima modifica di Giulma : 17-06-2004 alle ore 11.15.41.
Giulma is offline  
Vecchio 17-06-2004, 13.02.58   #98
visechi
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Finalmente esci dal torpore.
In relazione al primitivo: penso che la copiosa letteratura esistente potrebbe tranquillamente smentirti. Un materialista non è detto che non senta e viva <… energie più profonde dentro se stesso…>, è più probabile che attribuisca la causa di questo sentire e vivere ad altri fattori più razionali, meno metafisici, e trova anche delle risposte, seppure non sempre esaustive, ma del resto anche chi si affida alla spiritualità rinuncia ad ottenere risposte esaustive, semprechè non se ne crei di artificiose; difatti, chi riferisce il proprio sentire e vivere ad entità metafisiche, o consegna queste risposte alla fede in qualcosa d’imperscrutabile, e di questa imprescrutabilità s’innamora, o, capziosamente, si costruisce un proprio sofistico nirvana, che è anche, spesso, il nirvana della mente, perché qui la mente staziona in una condizione silente, direi addormentata. Nei casi più disperati, qui ce n’è, o ce ne sono stati, accetta in maniera acritica la teologia che si è creata, producendosi, spesso, nell’improbo compito di costruirle attorno un substrato teoretico molto evanescente. Ma riprendiamo il discorso seguendo il filo logico che pare tu voglia suggerire.
Esistono casi in cui il sentire interiore si sposa con un autoconvincimento, ma tale ‘vivacità’ è interiorizzata e trova il proprio Dio solo al proprio interno, come se ciascuno di noi fosse un Dio in fieri o, nel migliore dei casi, in quelli più ‘evoluti’, addirittura un Dio già realizzato. In effetti queste casistiche non si discostano poi troppo da quelle mirabilmente studiate ed analizzate dalla scienza principe che si occupa delle alterazioni della mente: la psichiatria. Che si potrebbe affermare? Forse che una persona che gira con uno scolapasta sulla testa e si crede Napoleone sia effettivamente Napoleone redivivo? Spero di no.
Abbandono per un attimo la provocazione per dirti che ciò che sicuramente esiste all’interno di ciascuno di noi è la vita psichica, cioè quell’insieme di pulsioni innate ed acquisite vivendo che spingono e muovono l’uomo, che gli permettono d’interagire col mondo esterno, che gli permettono di sentire anche il prossimo con un sentimento di compassione, simpatia ed empatia. Ma questa condizione dell’essere non significa necessariamente che si ‘senta’ la comunione con un Creatore, non significa che ci sia un’Entità con cui entrare in contatto. Per questo ti confermo che in questi casi, al fine di non scadere nell’improbabilità, è più valido l’innamoramento fideistico rispetto ad una presunta ed improponibile conoscenza. L’esperienza umana attesta che vi è nel mondo una fiorire letterario che esalta proprio questa caratteristica umana, qualità dell’essere che fioriscono anche in assenza di contatti con Dio. Asserire quel che asserisci tu è come voler testimoniare che non esista un Creatore esterno all’uomo, ma che questi sia solo nell’intimo di ciascuno di noi. Tu parli solo di un processo intimistico che potrebbe benissimo sfociare in e da un’autoeccitazione irrazionale che ben poco avrebbe a che vedere con il trascendente… tu parli, essenzialmente, di vita psichica, e ne parli in termini assolutamente negativi. Eppure la vita psichica (vedi sopra) è il risultato naturale del connubio di sentimento e mente, svilire la mente significa svilire l’importanza di questa imprescindibile funzione umana; è rendere l’uomo diviso a metà, quindi ‘malfunzionante’… sempre i soliti casi clinici. Se non vi è un rapporto con un Entità esterna all’uomo, ma sentita internamente, non vi è Creatore, senza Creatore non vi è Creatura, per questo la spiritualità orientale tende a svilire l’importanza dell’uomo, cosa che non fa certamente il Cristianesimo: l’uomo è al centro dell’universo creato – se creato – perché li lo volle porre il suo Creatore – se esiste un Creatore -. La vacuità di cui parli è l’assenza dell’uomo che si confonde con il tutto (iniziale minuscola) che lo circonda, ma questo tutto non è altro che il mondo materiale e quant’altro d’immateriale che riusciamo ad esperire in continuazione attraverso i nostri apparati sensori, in definitiva sempre con la mente, che si avvale, per far ciò, delle sue propaggini fisiche e/o intuitive, ma che sempre dalla mente promanano, nella mente confluiscono e che alla mente si rapportano. Di recente ho letto un brano bellissimo: Cristo destò scandalo perché desacralizzò il sacro, cioè il divino, sacralizzando il profano, cioè l’uomo. Perché Gesù, con la Sua venuta, esaltò proprio l’uomo in quanto figlio prediletto di Dio, Sua Creatura più fulgida a cui affidò l’intera Sua Creazione. Se parli di Gesù non puoi evitare di considerare queste parole, l’umanizzazione del sacro è stata la sua parabola sulla terra, esplicata assumendo forma e carne di uomo. Perché volle questo? Per svilire la Creatura più bella del Padre? Per dire a noi che la mente, creazione integrata nella Creatura Creata dal Creatore (mi piacciono i giochi di parole), sia solo vile sostanza da cui prescindere, da annullare? Mi piace il Cristianesimo per questa sua rivoluzionaria capacità umanizzante, per questo suo insito umanesimo, perché non mortifica l’uomo, mentre le dottrine orientali, sarei tentato di dire orientaleggianti, ne avviliscono e feriscono le caratteristiche più belle. Anche il concetto d’amore che gli orientali hanno è ben poco umano, non è rivolto al prossimo, è un amore sterile, solipsitico, volto più che altro a sé stessi e alla congiunzione di sé e del proprio individuale intimo con il tutto, fino alla totale confusione dell’uno nell’altro, e, per effetto di questo triste confluire, al totale annientamento dell’essere… troppo lontano dal mio sentire, troppo inutile.
Queste parole ti risultano ancora banali? In caso affermativo stai banalizzando l’intimo sentire di oltre un miliardo di individui e pagine e pagine di spiritualità che esalta (la spiritualità) la vita… uno dei testi più belli che puoi leggere a tal proposito è l’esaltazione della vita che scaturisce genuina, nuda e pura dal Cantico dei Cantici… testo biblico.
Gli umili: certo, forse hai ragione, un umile è colui che, umanamente, si pone al servizio non di sé, ma questo non implica anche il dover sopprimere o annientare la propria individualità, non significa svanire nella confusione con un tutto astruso ed astratto, significa, semplicemente, sentirsi uno fra tanti simili, non identici, perché le diverse individualità devono essere preservate per costituire, per somma, la variegata umanità che è facile percepire guardandosi intorno; sentirsi uno fra tanti evitando di percepirsi come l’UNO fra tanti, come pare che tanti illuminati ‘Maestri Illuminati’ percepiscano il proprio EGO. Essere umile non comporta necessariamente un legame con una Entità metafisica, si può essere umili anche in assenza di questo rapporto, esempi ce ne sarebbero tanti, scaturiscono cristallini dalle pagine lasciate ai posteri e dalla storia che si racconta di queste persone… ciascuno nel proprio mondo, e ciascuno a suo modo.
visechi is offline  
Vecchio 17-06-2004, 13.53.28   #99
Giulma
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“Finalmente esci dal torpore.”

Non esordire in questo modo, concentrati piuttosto su quello che scrivi e che ti rispondo, se ti va realmente di dialogare.

“In relazione al primitivo: penso che la copiosa letteratura esistente potrebbe tranquillamente smentirti. Un materialista non è detto che non senta e viva <… energie più profonde dentro se stesso…>,”

Ma ti rendi conto di quello che dici? Adesso mi dirai che un materialista sente amore, solo che lo dimostra fregandosene del prossimo.

“è più probabile che attribuisca la causa di questo sentire e vivere ad altri fattori più razionali, meno metafisici, e trova anche delle risposte, seppure non sempre esaustive,”

E’ probabile che sia semplicemente un materialista che vive e concepisce la sua vita in modo materialista. E’ così semplice. Perché ci giri tanto intorno con l e parole. Un materialista è un materialista, altrimenti si chiamerebbe in altro modo. E questo senza offesa, può essere quello che vuole.

“ma del resto anche chi si affida alla spiritualità rinuncia ad ottenere risposte esaustive, semprechè non se ne crei di artificiose;”

Bisogna vedere cosa intendi per affidarsi alla spiritualità. Vedi, se un egoista si affida alla spiritualità e nella vita rimane un egoista, non serve a niente. Affidarsi alla spiritualità deve essere con il cuore, e umili (te la ricordi questa parola? L’hai usata tu).

“Asserire quel che asserisci tu è come voler testimoniare che non esista un Creatore esterno all’uomo, ma che questi sia solo nell’intimo di ciascuno di noi.”

Il Creatore, Dio, o come ognuno preferisce chiamarlo, è fuori e dentro ogni essere. Ma è dentro che si può trovare.

“Tu parli solo di un processo intimistico che potrebbe benissimo sfociare in e da un’autoeccitazione irrazionale che ben poco avrebbe a che vedere con il trascendente… tu parli, essenzialmente, di vita psichica, e ne parli in termini assolutamente negativi.”

Non credo tu abbia capito bene ciò di cui io parlo. Tu sei intrappolato troppo nella mente (la vita psichica di cui parli). E’ oltre la mente che devi andare. Perché secondo te nell’antico oriente si parlava del superamento della mente quale vero ostacolo dell’essere? Le hai mai lette da qualche parte queste cose? Chi ne parlava di cosa stava parlando, della mente? Di trascenderla? Oltre 3000 anni fa, pensa, e con lo yoga ad esempio che cosa mai volevano dire. Lo sai che cos’è lo yoga: rispondi a questa domanda con precisione, e ti insegnerò una cosa molto importante se starai attento.

“Eppure la vita psichica (vedi sopra) è il risultato naturale del connubio di sentimento e mente, svilire la mente significa svilire l’importanza di questa imprescindibile funzione umana;”

La mente non và svilita, va superata e controllata in modo che è l’essere a governare se stesso, e non la sua mente lui, come succede a tutti. Se io ti insulto tu ti arrabbi: la tua mente ti stà manovrando. Perché? Perché ti stai identificando con un io (io sono quello che è stato insultato, come si è permesso). Semplice no? Ma quell’identificazione è illusoria e tu ci credi e ti arrabbi. Gli esseri allora passano tutta la loro vita identificandosi continuamente con una serie enorme di io illusori che non servono a nulla, che non portano a nulla, che creano solo dolori e illusorie felicità perché poi tanto tutto scompare e cambia. Dunque, tutto inutile. Intere essistenze inutile schiavi delle proprie menti. Adesso tu che stai dialogando con me, ti senti padrone della tua mente o la tua mente ti sta dicendo: ma guarda chesto st… che si crede di essere a parlare a me così, non mi conosce ancora, adesso gli faccio vedere io le cose che so perché mica mi può parlare in questo modo questo quì, no? E’ solo per capirci.

“La vacuità di cui parli è l’assenza dell’uomo che si confonde con il tutto (iniziale minuscola) che lo circonda, ma questo tutto non è altro che il mondo materiale e quant’altro d’immateriale che riusciamo ad esperire in continuazione attraverso i nostri apparati sensori, in definitiva sempre con la mente, che si avvale, per far ciò, delle sue propaggini fisiche e/o intuitive, ma che sempre dalla mente promanano, nella mente confluiscono e che alla mente si rapportano.”

Assolutamente no. La mente è solo un corpo grezzo che tenta di comprendere la realtà. Nell’essere sono presenti intuizione ed anima, vere realtà divine. Fino a che si rivolgerà con lo sguardo fuori, non le troverà. Quando inizierà un serio cammino di ricerca interiore, si vedrà.

“Mi piace il Cristianesimo per questa sua rivoluzionaria capacità umanizzante, per questo suo insito umanesimo, perché non mortifica l’uomo, mentre le dottrine orientali, sarei tentato di dire orientaleggianti, ne avviliscono e feriscono le caratteristiche più belle.”

Fai attenzione a quello che dici. Bisogna vedere cosa conosci tu delle dottrine orientali, come riesci a comprenderle, perché magari a modo tuo è diverso che a modo di un altro. Nelle filosofie orientali c’è un sapere talmente grande che neanche ti immagini.

“Anche il concetto d’amore che gli orientali hanno è ben poco umano, non è rivolto al prossimo, è un amore sterile, solipsitico, volto più che altro a sé stessi e alla congiunzione di sé e del proprio individuale intimo con il tutto, fino alla totale confusione dell’uno nell’altro, e, per effetto di questo triste confluire, al totale annientamento dell’essere… troppo lontano dal mio sentire, troppo inutile.”

Non è assolutamente così infatti. Tu leggi e interpreti a modo tuo, che è triste. Non tentare di scollegare importanti insegnamenti che sono stati dati nel passato, ma trova, semmai, il filo che li unisce. Capito?

”Gli umili: certo, forse hai ragione, un umile è colui che, umanamente, si pone al servizio non di sé, …”

Ti ho dato una spiegazione precisa di cosa intendo io per umile.



Ciao, Giulio

Ultima modifica di Giulma : 17-06-2004 alle ore 14.04.25.
Giulma is offline  
Vecchio 17-06-2004, 15.47.01   #100
Mirror
Perfettamente imperfetto
 
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E' bello leggerVi nelle Vostre preziose diversità

Citazione:
Messaggio originale inviato da dawoR(k)
mirror: la passione
visechi: la ragione
reputo una fortuna
il potervi leggere
e nella mia mente
come adoperandosi
in un mosaico infinito
compongo e scompongo
fantasiose rielaborazioni
delle vostre parole
: un Gioco al quale
è bello potersi abbandonare

w. (grazie.)

Siamo tutti diverse e meravigliose espressioni del magnifico Ologramma
che é l'UNIverso, da alcuni chiamato e amato come Dio.
Altri in fremente ed inconscia attesa, proveniente sempre
dalla stessa fonte ed energia, stanno anelando di "conoscere",
giustamente, per rilassarsi in Lui, in SE' (loro) stessi.
Grazie anche a Te, Prezioso DaworK, come a tutti gli altri, dei vostri utili
e creativi contributi, che leggo molto volentieri.
Queste"dispute" sono belle ed interssanti; sono buoni strumenti per
un sano "scontro-incontro".

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