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Vecchio 09-02-2008, 00.25.35   #81
Simaptico
Ospite
 
Data registrazione: 29-01-2008
Messaggi: 38
Riferimento: La Morte Non è Niente

Per bsavino: volevo farti una domanda su una tua risposta a rudello:
Citazione:
Originalmente inviato da bsavino
E' molto chiaro ed anche comprensibile quello che dici.

Il bello di questo mondo è la diversità, se dovessi ritrovarmi in questa situazione (che per te è appagante e rassicurante) io, invece, mi sentirei molto a disagio: non potrei fare a meno di pensare che un qualunque evento venisse a minare questa Fede, avrebbe l'effetto di un "terremoto" sulle fondamenta del mio essere. Una forma di dipendenza, dal mio punto di vista, non accettabile.
Capisco il disagio di cui parli (la forma di dipendenza): è l'effetto collaterale della fede.
Ma io sono curioso di sapere se hai mai riflettuto sull'effetto collaterale dell'ateismo, secondo me altrettanto scomodo, del non poter dare fondamento a nessuna etica, e se sì, che soluzione gli dai.
Cioè, nei fatti, i crimini fatti per vendetta (per vendicarsi di un'ingiustizia) diventerebbero giustificabili, con l'argomentazione che non esiste una giustizia trascendente e che quindi l'atto vendicativo sia una licenza giustificata.
La tua psiche prova disagio per l'effetto collaterale della dipendenza (da te riscontrato nella fede), ma come fa a non provare un analogo disagio anche per l'effetto collaterale dell'ateismo che ti ho descritto?
Non mi risponderai dicendo che basta non pensare al problema!
Simaptico is offline  
Vecchio 28-02-2008, 09.21.59   #82
Martino Giusti
Ospite abituale
 
Data registrazione: 09-10-2007
Messaggi: 98
Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da Simaptico
Per bsavino: volevo farti una domanda su una tua risposta a rudello:

Capisco il disagio di cui parli (la forma di dipendenza): è l'effetto collaterale della fede.
Ma io sono curioso di sapere se hai mai riflettuto sull'effetto collaterale dell'ateismo, secondo me altrettanto scomodo, del non poter dare fondamento a nessuna etica, e se sì, che soluzione gli dai.
Cioè, nei fatti, i crimini fatti per vendetta (per vendicarsi di un'ingiustizia) diventerebbero giustificabili, con l'argomentazione che non esiste una giustizia trascendente e che quindi l'atto vendicativo sia una licenza giustificata.
La tua psiche prova disagio per l'effetto collaterale della dipendenza (da te riscontrato nella fede), ma come fa a non provare un analogo disagio anche per l'effetto collaterale dell'ateismo che ti ho descritto?
Non mi risponderai dicendo che basta non pensare al problema!

In effetti è drammatico per un ateo non poter avere il conforto di un qualcosa di "superiore" che possa, se veramente pentito sollevarlo dai presunti peccati commessi in vita.
I crimi tutti (non solo quelli perpretati per vendetta) non hanno giustificazione alcuna oggi, grazie alle leggi LAICHE che nel corso dei secoli menti illuminate ci hanno dato.
Il vero eroismo dell'ateo è quello che lo spinge ad essere assolutamente ligio e rispettoso delle leggi umane, naturali e di "evoluzione", non già per un premio futuro di vita eterna et similia, ma per un futuro migliore per l'uomo, inteso come animale individuale (con tutti i suoi pregi/difetti) e sociale.
Saluti
Martino Giusti is offline  
Vecchio 05-05-2008, 16.49.50   #83
Phil00
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 05-05-2008
Messaggi: 2
Riferimento: La Morte Non è Niente

Ciao cara senzanome-
anche io mi ritengo ateo, forse meglio, agnostico, nel senso che non credo in Dio, sono tendenzialmente materialista...
E purtroppo questo pone allo scoperto senza quelle difese confortanti del credere in un aldilà, nel posto migliore e tanti altri oppiacei religiosi.
Questo lascia l'evento della morte come un monumento scabroso spuntato in mezzo al nulla, un pugno alla bocca dello stomaco che nulla serve ad attutire.

Quello in cui però credo, è il tesoro di ricordi ed esperienze che hai vissuto con la persona cara che hai perso, e la consapevolezza di esserle stata vicina con tutto il tuo amore fino all'ultimo, e questa è una cosa che devi sforzarti di trasformare in gioia guardando avanti. Perché se è vero che una persona che perde un affetto tanto profondo non può rimanere uguale a prima, io voglio pensare che questa persona diventi migliore, e che riesca a godere in modo rinnovato della vita, e che si possa stringere agli affetti che le restano ancora con più slancio e più consapevolezza, e gratitudine anche.
Perché in fondo, forse, la morte è si inevitabile, ed è tremendo dover accettare la morte concreta, tangibile e sconvolgente di una persona che amavi a tal punto, ma è anche un'esperienza di un'intensità estrema, che nella sua inevitabilità, ha il lato positivo di ridestarci dal nostro torpore e di farci rigustare il sapore pieno di vivere-
La morte è un'insegnamento? Forse si, la morte è una lezione amara e terribile, ma quello che vuole insegnarci è la cosa più importante, ed è nostro dovere morale fare tesoro di questo insegnamento...
(e non scandalizzatevi se parlo di moralità da un pulpito ateo, non credo proprio la morale discenda da un Dio istituito che ne detta i fondamenti- piuttosto da una coscienza morale e dalla convivenza di più coscienze morali)

La morte è un tema difficile, il filosofo francese Jankélévitch sosteneva fosse un paradosso voler pensare la morte... in rete ho trovato questo blog interessante e unico, tenuto da uno che con la morte ci lavora tutti i giorni... Il Nikita, secondo me vale la pena una passeggiata tra i suoi post, gli spunti di riflessione si sprecano, e qui credo siamo in tanti disposti a offrirgli le nostre riflessioni....
Il Blog è questo http://quellocheportaimorti.blogspot. com.
Phil00 is offline  
Vecchio 05-05-2008, 21.51.17   #84
Lucio Musto
Rudello
 
L'avatar di Lucio Musto
 
Data registrazione: 08-01-2006
Messaggi: 943
Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da Phil00
...
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Quello in cui però credo, è il tesoro di ricordi ...
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La morte è un tema difficile, il filosofo francese Jankélévitch sosteneva fosse un paradosso voler pensare la morte...


La Logica della Morte


Ho visitato il blog che hai indicato, e l’ho trovato assai interessante e ben scritto (il che di questi tempi è cosa rara!)
Lo avrei titolato “Riflessioni sull’industria del caro estinto da parte di un addetto ai lavori che sarebbe felice di rimanerne estraneo…”
Scherzo naturalmente, ma non troppo, Quelle riflessioni sono davvero quelle del “visto dal di fuori” da uno che personalmente con la morte non vuole avere niente a che fare.
Cioè uno, come tutti noi, per i quali “la morte non è niente”… per la più parte della nostra vita, per la più parte delle morti che incontriamo nel corso degli anni.
Anzi, tutte le morti… meno una; la mia.

E mi pare, amico, che anche tu sia nello stesso atteggiamento spirituale de “Il Nikita”. Anche tu, mi sembra accenni nel tuo ultimo topic (il resto non so, bazzico poco Riflessioni) alla morte con parecchio distacco, con la freddezza tipica del “rassegnatevi, tutti, dovrete morire!...” quasi a sottintendere “ed a me toccherà venire alla noia del vostro funerale”.

Infatti solo quella “degli altri” può essere “un monumento scabroso spuntato in mezzo al nulla…”, dove poi il “nulla” o quello che sia continua imperturbato ed identico a prima dell’evento!
Per la “Mia” morte, ammesso che essa esista, è cosa del tutto diversa!... occorre andare ad argomentare proprio sul cosa ci sia “dietro” quell’evento… e se davvero si tratti di un evento, nel senso che “per me” abbia un prima ed un dopo, oppure debba essere definito in dimensioni affatto differenti, ché clessidra ed orologio non sono sufficienti.

Ed ancora parli di morte come insegnamento… ma ancora della morte di altri, di una persona cara, carissima… il maggior strazio della vita, la frattura più grave che si possa immaginare…
Oppure “quasi” la più grave?... lasciando il primo posto ad un’altra morte… che ci tocca più da vicino… no. La “Mia” morte, ancorché logicamente prevedibile, è qualcosa di assolutamente diverso, non può essere paragonata con nulla, e per me nulla significa il dire: «la mia morte, come quella di chiunque altro, sarà un “insegnamento” per qualcuno!»… semplicemente perché nulla e nessuno hanno significato, senza la mia presenza nel mondo.
Ed allora ha ragione il filosofo che hai nominato dicendo che parlare della morte è paradossale, esattamente come sarebbe paradossale darsi appuntamento a dieci minuti prima del Big Bang o duecento metri fuori dei confini dell’universo.

Forse quindi per cercare di penetrare almeno un poco il mistero della morte, della “Mia Morte” intendo non quella della scenografia delle pompe funebri, dovremo ricorrere a postulati diversi, diverse teorie ed unità di misura, forse addirittura logiche diverse… sforzandoci di sforzarla il più possibile, ma senza stravolgerla, quella nostra biologica… che poi è l’unica logica che abbiamo!

Cordialità

Lucio Musto 5 maggio 2008
Lucio Musto is offline  
Vecchio 07-05-2008, 13.06.10   #85
Phil00
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 05-05-2008
Messaggi: 2
Riferimento: La Morte Non è Niente

Ciao,
grazie per la tua interessante risposta!
si sottoscrivo tutto quello che dici, ma in vita possiamo avere esperienza solo , appunto, della morte degli altri, della 'morte altrui', e anche qui e' sempre una morte lontana, espertita dalle sue vestigia esteriori, di cui in quel blog ce n'e' un varia selezione... la morte altrui diventa piu' vicina e ci tocca nell'intimo quando e' la morte di un correlato, ed e' allora il dolore della perdita, la lacerazione della scomparsa di un polo affettivo-

LA vera Morte e' pero' appunto, la MIa morte, ma di quella non ne abbiamo esperienza che nell'evento estremo e assolutamente altro che ribalta e annulla tutto quello che abbiamo conosciuto in vita, la morte come Mia Morte e' l'assolutamente altro, di cui e' paradossale parlare perchde' ogni categoria e possibile affabulazione permutata dalle esperienze che conosciamo 'in vita' non sono applicabili a un terreno sconosciuto e del tutto altro , quale e' la mia morte. In tal senso pensare e parlare della morte diiventa paradossale, e' il pensare l'impensabile e dire l'indicibile, la somma contraddizione che sovverte tutte le logiche dell'esistente e del predicabile...

ciao!
Phil00 is offline  
Vecchio 25-05-2008, 16.25.53   #86
wildlife
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Data registrazione: 25-05-2008
Messaggi: 5
Riferimento: La Morte Non è Niente

"La morte è solo il passaggio da uno stato all'altro dell'Essere universale"
(Alexander von Humboldt)
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Vecchio 30-05-2008, 14.03.33   #87
Spinoza
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Messaggi: 13
Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da Lucio P.
Torino,06/02/07
“ C’erano una volta tre elementi: Protoni, Neutroni, Elettroni, questi elementi fondamentali dell’universo, come siano venuti fuori non lo sappiamo! Forse parliamo di trenta o quaranta miliardi di anni or sono. Comunque tempo fa essi iniziarono a moltiplicarsi. Dunque questo ammasso di protoni, neutroni e elettroni ha dato origine all’esistenza dell’uomo che noi oggi conosciamo. Una gran quantità si ammassò formando così la terra, un’altra massa formò il sole, la luna, i pianeti.
Fu per caso che il sole andò a piazzarsi ad una distanza precisa facendo in modo che sulla terra gli elettroni, i protoni e neutroni, da morti divenissero vivi. Poi arriva l’acqua, come si è formata? Forse per caso? Quindi si svilupparono i primi esseri monocellulari. Siamo vivi! Esclamarono. Chissà perché gli esseri umani hanno una sorte diversa! Prima nascono e poi muoiono, noi da morti diventiamo vivi, per poi però morire ancora, non è che nasciamo come succede a loro! Noi siamo morti, inorganici, spenti; poi viviamo! Insomma, come definirlo:
Un vero spasso monocellulare! Dunque questi esseri inorganici, monocellulari hanno detto:
Perché non diventare pluricellulari? Fu così, per caso, che si svilupparono organismi con più cellule. “Il caso”, chissà quanto si sarà dato da fare e dopo molti miliardi di anni di lavoro incessante, esperimenti, fallimenti e sconfitte, ad un certo punto spunta la cellula animale. Orbene, una cellula della pelle che ancora non sapeva di essere tale, decide di diventare globulo rosso; l’altro di essere un globulo bianco. Sapete quanto ci è voluto a trasformarvi dice il caso? Perlomeno due o tre miliardi di anni! Ma ecco, qualcuno si fa avanti: sono i cromosomi della famiglia del DNA! Ogni volta che una cellula voleva prendere una iniziativa personale, arriva lui il re della “famiglia” DNA e con prepotenza esclama: tu devi essere unghia! Insomma, un gran pandemonio in questi miliardi di anni; in cui il “caso” l’ha fatta da padrone.

Vasi sanguigni, cellule cerebrali, articolazioni, un gran da fare per far sorgere il capolavoro per eccellenza: “l’uomo”. Non è stato facile dargli intelligenza, dargli lo spirito! Per caso ci saranno voluti almeno otto o forse dieci miliardi di anni perché imbroccasse la strada giusta, ma alla fine c’è là fatta. Quaranta miliardi di anni per compiere casualmente un’opera d’arte.
L’uomo ha preso una forma definita, non cambia, e a un certo punto le cellule, che prima si organizzavano, finiscono per perdere la loro intraprendenza; hanno finito di generarsi autonomamente. Non hanno cioè generato un altro cuore, neanche la terza mano, anzi quelli che hanno un cromosoma in più o in meno finiscono per avere seri problemi.

segue

Solo su una cosa sono d'accordo, Lucio, ossia sul fatto che la probabilità che avvenisse tutto questo è estremamente bassa (diciamo 1 su N)
Ma quello che tu spieghi con Dio, io lo spiego con la probabilità.
Se ci fosse la Terra al centro dell'universo, con i 7 "pianeti" che le ruotano intorno, allora forse il tuo discorso potrebbe filare...

Ma considerando che il nostro sistema solare non è altro che un angolo remoto di una sperduta galassia situata chissà dove nell'universo, e che i pianeti sono forse di più di quell'N sopra citato, allora beh, trai tu le tue conclusioni...
Spinoza is offline  
Vecchio 02-06-2008, 01.51.11   #88
kraMer
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da wildlife
"La morte è solo il passaggio da uno stato all'altro dell'Essere universale"
(Alexander von Humboldt)

Ti dona serenità?
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Vecchio 01-09-2010, 13.37.05   #89
SchieppWaters
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Il problema è nostro e forse della nostra società. Non siamo capaci di definire la morte in nessun modo se non con una parola sola: morte appunto. Non siamo in grado di parlarne né tanto meno di accettarla. In un rapporto malato con la vita viviamo come fossimo invulnerabili finché di colpo ci si para davanti l'evidenza della finitezza della vita. E allora cambiamo e cominciamo a convivere costantemente con l'idea dell morte. Ma più ci si pensa e meno ci si prepara. L'unico modo per arrivare preparati alla morte è morire e basta. Non esiste alcun altro modo. Fortunato chi muore d'infarto o in un incidente d'auto. Lui ci arriverà preparato. Maledetto colui che ci arriverà dopo anni di dolore o cure mediche. Ci arriverà terrorizzato. E chi dice che non ha paura della morte o mente o non sa di che parla. Quando la sentirà avvicinarsi ne avrà paura eccome, che sia uomo di fede oppure no, che abbia 40 anni o 90. Non ci si può preparare a una cosa cosi
SchieppWaters is offline  
Vecchio 01-09-2010, 15.37.36   #90
Catone
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da bsavino
Condivido assolutamente!
Solo per la cronaca non era Fernandel ma Henri Salvador, comunque eccezionale!
Ricordo questo post. Ebbene, Henri Salvador è morto un anno dopo. La morte è estremamente reale.
Catone is offline  

 



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