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Vecchio 18-04-2006, 16.21.39   #1
senzanome
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La Morte Non è Niente

Salve, sono nuova del forum. Sono approdata in questo sito cercando materiale sull’elaborazione del lutto e mi sono imbattuta in questa lettera di bruno savino, bella e intelligente. E mi è venuta voglia di commentarla. Condivido la tesi dell’autore. Mio padre è morto quasi 5 mesi fa per un cancro ai polmoni. Io sono atea, appartengo a quei 900 milioni di esseri umani che non credono nell’esistenza di dio. Dell’ateismo si parla poco e se se ne parla lo si fa male. Mio padre mi diceva sempre quando mi lamentavo con lui per qualcosa, che non dovevo, che l’unico problema al quale non c’è soluzione è la morte, tutti gli altri si possono risolvere. Io mi arrabbiavo perché credevo volesse sminuire i miei problemi. Oggi, dopo la sua malattia, dopo i giorni passati accanto a lui, non posso che dargli ragione. L’unico problema che non ha soluzione è la morte. L’idea di una vita oltre la morte è una soluzione facile, per me inaccettabile. La morte non è niente? La morte è il problema, la morte è il nostro problema. Mentre mio padre stava male cercavo di sforzarmi di pensare che in fondo l’avevo avuto accanto per tanto tempo, che aveva quasi 69 anni. Ci sono persone che hanno perso i genitori prima di me, che hanno perso persone che amavano in modi ancora peggiori di quello in cui è morto papà. Anche questo pensiero non mi calmava. La morte fa rabbia, la morte è un’ingiustizia. Nessuno è sereno, nessuno può sorridere, nessuno che ha visto morire qualcuno che amava può rimanere uguale a quello che era prima. Se ciò avvenisse sarebbe orribile, sarebbe inumano. La morte ti cambia. Ti fa entrare in contatto con la tua morte e prima della morte c’è la malattia. La fragilità di mio padre, la debolezza, l’impotenza sua e mia mi hanno fatto guardare alla mia fragilità, alla mia impotenza. Fragilità, impotenza, debolezza fanno parte della vita. Strategie di evitamento non portano lontano, semmai portano lontano dalla vita. E io la vita di mia padre l’ho voluta sentire finché ho potuto, finché non è finita. Mio padre non è nella stanza accanto. Il suo corpo è in un cimitero. La sua vita come la sua morte è nei miei ricordi, fa parte di me, vive dentro di me e delle persone che lo hanno amato. ‘Tenerezza purificata’… La tenerezza io l’ho vissuta con lui e non era da purificare era già pura di suo. E se penso alla tenerezza non posso fare a meno di piangere, perché sono arrabbiata, arrabbiata con la morte, con chi dice che non è niente. La morte è il problema. Lascia dolore, e il dolore fa male. C’è chi dice che il dolore è costruttivo. Nella nostra cultura il dolore è rifuggito sempre e comunque. Arriva un momento però, per ciascuno di noi, in cui il dolore entra prepotentemente nella vita. E io non lo voglio lenire con facili e ingenui illusioni, lo voglio sentire dentro di me, anche se fa male, perché io sono viva.


Nota del webmaster
Dalle LettereOnLine:
La morte non è niente. Commento a Sant'Agostino di Bruno Savino
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Vecchio 19-04-2006, 11.23.27   #2
sunday01
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Re: La Morte Non è Niente

Citazione:
Messaggio originale inviato da senzanome
La morte non è niente? La morte è il problema, la morte è il nostro problema.
[...]
Arriva un momento però, per ciascuno di noi, in cui il dolore entra prepotentemente nella vita. E io non lo voglio lenire con facili e ingenui illusioni, lo voglio sentire dentro di me, anche se fa male, perché io sono viva.


Nota del webmaster
Dalle LettereOnLine:
La morte non è niente. Commento a Sant'Agostino di Bruno Savino

Vorrei dirti che la morte è più brutta per noi che restiamo che per chi se ne va... a causa del distacco...
Chi se ne va la morte non la conosce.... ci passa attraverso.
La malattia provoca il dolore, la morte libera dal dolore.
Se eri vicina a tua padre in quel momento, ti sentirà sempre vicino perchè gli eri accanto.
La morte è il problema e l'ingiustizia, vista dal nostro punto di vista, la morte non è niente per chi ha fatto il passaggio.
Rispetto il tuo dolore, e spero che ti faccia assaporare di più la vita, tuo padre è vivo nel tuo ricordo, come per lui tu sei viva.
Alla vita oltre la vita pochi ci credono, (io sono tra quelli) ma mi rendo conto che per 900.000.000 di esseri umani la morte è la più grande tragedia della vita.
Eppure tutti ci devono passare attraverso, prima nell'esperienza della morte di una persona che amiamo, poi nella nostra.
Quello che fa rabbia e paura è il dolore, fisico e psicologico, ma c'è una forza che aiuta ad affrontare il dolore... solo in quei momenti ci si rende conto di quanta potenzialità abbiamo e non ce ne rendiamo conto.
Il commento a S.Agostino cui ti riferisci è un sentimento che provano tutti di fronte alla morte di una persona cara, anche Gesu Cristo ha pianto per la morte del suo amico, perchè siamo umani.
Riguardo a S.Agostino, essendo la morte una continuazione della vita, è come se la morte non esistesse, allora la morte non è niente... perchè Dio è Dio dei vivi, non dei morti.
Ciao

Ultima modifica di sunday01 : 19-04-2006 alle ore 11.31.30.
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Vecchio 01-08-2006, 14.30.47   #3
cincin
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
Arriva un momento però, per ciascuno di noi, in cui il dolore entra prepotentemente nella vita. E io non lo voglio lenire con facili e ingenui illusioni, lo voglio sentire dentro di me, anche se fa male, perché io sono viva.
Ciao senzanome, io credo che tu abbia tutto il diritto di sentirlo e di non lenirlo con ingenue illusioni, quel dolore.
Io lo trovo un grande segno di maturità, questo.
E solo vivendolo senza false illusioni, molto presto esso lascerà il posto alla gioia che tornerà in te, come un processo naturale della vita.
Tu sei viva, senzanome, e solo una persona viva può provare il dolore.

Un abbraccio, cincin.
cincin is offline  
Vecchio 11-08-2006, 21.21.39   #4
uranio
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Ciao senzanome, io ho vissuto una simile storia come la tua. Anch'io per molto tempo sono stata arrabbiata con tutto il mondo perchè veder morire una persona è un'esperienza bruttissima che ti segna per tutta la vita. E' vero come dici tu che la morte non può essere considerata un niente, perchè è un evento che ci strappa degli affetti e ci fa sentire vuoti, però bisogna considerare che è un evento della vita e che comunque bisogna saperlo accettare anche se non è facile.Io dico sempre che è meglio morire nel sonno e senza soffrire, perchè non è vero che non ci si accorge di morire ad esempio mia madre ha vissuto questo evento rendendosi conto ed è morta con tanta rabbia.
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Vecchio 18-08-2006, 03.31.38   #5
Lucio Musto
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome

La morte fa rabbia, la morte è un’ingiustizia. ..... E io non lo voglio lenire con facili e ingenui illusioni, lo voglio sentire dentro di me, anche se fa male, perché io sono viva.


Scusami, ma prima di esprimermi, ho bisogno di capire. Tu affermi di essere atea, cioè di non credere in Dio, ma presumo neanche nell'anima, in una vita indipendente da quella organica eccetera eccetera... dico bene?

Cioè l'uomo, ed ogni altro essere (non userò il termine "creatura", perché presupporrebbe un "creatore" e saremmo da capo) non è che un grumo di atomi materiali che per capriccio del caso si è organicamente organizzato. Vero?

Questa non è una cosa impensabile, ma ragionevolissima, perché in un numero infinito di eventi anche questo, ancorché estremamente improbabile, è contemplato. Punto.

Ma poi dici (è nella frase che ho evidenziata), "la morte è un'ingiustizia"... ma ingiustizia di chi/cosa, nei confronti di chi/cosa?... di un "caso" verso se stesso?... ed aggiungi "fa rabbia"... e perché?... questo è il tuo "caso", ed è fatto così!
In un altro "caso" degli infiniti possibili, la morte sarà gioia o, come accade qui da noi per certe specie di ragnetti, l'occasione di un'ottima merenda.
E' così infatti che muore la loro madre. Mangiata viva.

Si, amica mia, mi rendo conto che non è facile, proclamarsi atei!
Lucio Musto is offline  
Vecchio 18-08-2006, 09.56.16   #6
senzanome
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Riferimento: La Morte Non è Niente

sono atea nel senso che hai detto tu. quando parlo di rabbia mi riferisco a varie cose, comuni sia a un ateo che ad un credente. primo fara tutti il fatto che la persona non voleva morire e ti fa rabbia stare a guardare l'avvicinarsi della sua morte senza poter fare nulla. la rabbia è legata al fatto che quella persona morta avrebbe potuto vivere ancora, fare e dire molte cose, la sua vita avrebbe potuto continuare ad essere significativa per sè e per chi gli stava accanto. poi, c'è una rabbia più egoistica, la rabbia che la persona morta non sia più lì con te, che la morte te l'abbia portata via.
la rabbia per la malattia, che colpice casualmente e non puoi fare a meno di pensare perché proprio a lui?
la rabbia per la sofferenza, perché vedere in faccia la sofferenza ti fa chiedere perché.
atei o credenti apparteniamo tutti alla stessa razza, siamo esseri umani e la morte è il nostro grande problema. se per un credente la morte è solo un passaggio, la sofferenza viene spiegata con la fede ecc, per un ateo non è così. la morte è legata al ciclo naturale della vita e l'elaborazione del lutto consiste nella serena accettazione della morte e della vita. non è facile essere atei ma penso non sia neanche facile essere credenti perché non è facile accettare l'idea della propria morte, di quella dei tuoi cari, di quella di qualsiasi essere umano. la morte è il problema. la rabbia è un sentimento dell'essere umano, varia il modo di elaborarlo. una persona morta non esiste più. se era una persona che amavo e che per me è stata significativa questa persona vive dentro di me, in quello che mi lasciato, nei miei ricordi, in quello che sono. una parte di mio padre vive dentro di me, almeno finchè io vivrò.

perché mai credere che il mondo sia frutto del caso non dovrebbe farti provare rabbia di fronte a una morte, che è ingiusta perché chi è morto non voleva morire, chi gli stava accanto non voleva morisse? credere che il mondo sia un agglomerato di atomi non significa non provare sentimenti, emozioni, amore. qualsiasi sia la nostra concezione del mondo siamo esseri umani che amano e soffrono, che vivono.
senzanome is offline  
Vecchio 19-08-2006, 01.19.05   #7
Vale
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Smile Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
....nessuno che ha visto morire qualcuno che amava può rimanere uguale a quello che era prima
niente è più vero di questo.

La morte è l'assurdo perchè contraddice la natura stessa dell'uomo che si sente proiettato nell'infinito. Per quanto si possa avere una formazione materialistica ed una cultura scientifica, mai ci si sente sazi della vita perchè partecipi del continuo arricchimento delle idee, delle conoscenze, delle esperienze, dell'emozioni, ecc., peculiari di questa nostra civiltà tutta proiettata nel futuro. Quindi la morte è un accadimento assurdo e privo di senso.
Ma questo ragionamento, estremizzato, porta necessariamente a privare di senso la stessa vita che, percepita come proiettata all'infinito, deve invece scontrarsi con l'assurdità della morte.
Se la morte dell'altro ci sconvolge in quanto è "l'anticipo" della propria morte, l'unico modo per esorcizzare la paura della morte è farla entrare nella propria vita, come categoria mentale e compagna esistenziale.
E non mi riferisco al "memento mori" legato ad un pensiero religioso a volte quasi terroristico, ma piuttosto a quella consapevolezza dell' "essere per la morte" di una certa corrente di pensiero vigoroso, potente, vivificante e certamente non bigotto.

Vorrei solo aggiungere per senzanome e per il signor Bruno Savino che anche per chi crede nell'aldilà la morte di una persona cara appare come una atroce ingiustizia, specie se chi muore è un bambino, è tuo figlio. Mia figlia.
Il credente non ha sconti al dolore. E più violenta anzi è la sua reazione, perchè pretende la spiegazione del "senso", del "perchè" da Dio.
Ma una grande ingiustizia mi appare anche la morte di tutti i bambini sotto i bombardamenti delle guerre, e di tutti gli innocenti che muoiono di stenti e di malattie nei Paesi sfruttati dai potenti, ...e l'elenco potrebbe continuare .....

"La morte non è niente"? ma anche "la vita non è niente" ...è così breve...un soffio....preziosissima, se riusciamo a darle quella pregnanza di senso che solo la consapevolezza della morte può darle.

Ti abbraccio con affetto, senzanome.
Vale is offline  
Vecchio 19-08-2006, 20.40.52   #8
Lucio Musto
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
.....
perché mai credere che il mondo sia frutto del caso non dovrebbe farti provare rabbia di fronte a una morte, che è ingiusta perché chi è morto non voleva morire, chi gli stava accanto non voleva morisse? credere che il mondo sia un agglomerato di atomi non significa non provare sentimenti, emozioni, amore. qualsiasi sia la nostra concezione del mondo siamo esseri umani che amano e soffrono, che vivono....


per il banale motivo che sarebbe una cosa stupida e vuota.
Contro un fatto inanimato, meccanico casuale, sia pur prevedibile ed ineluttabile, che logica ha provare rabbia, rancore, astio, senso di ingiustizia?
La tua moto va e consuma benzina; quando la benzina finirà il motore si fermerà. Con chi te la prendi, col motore?... con la benzina?... col serbatoio?... Al massimo odi l’ingegnere che ha fatto un motore troppo sprecone, il petroliere che poteva distillare meglio, il costruttore di serbatoi che poteva fare quello della tua moto più grande!...

Ecco: la differenza fra credente ed ateo, figurativamente, è tutta qui. Per il credente ci sono l’ingegnere, il petroliere, l’industriale. Per l’ateo, no.

In termini diversi, il credente può permettersi il lusso della speranza, dell’illusione, del possibile miracolo. L’ateo conseguenziale, cioè coerente fra ragionamento e convinzione, non può essere che rigidamente, assolutamente fatalista.

Spero così di essermi chiarito meglio.

Cordialità
Lucio Musto is offline  
Vecchio 20-08-2006, 01.21.35   #9
senzanome
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Riferimento: La Morte Non è Niente

scrivo velocemente prima di partire.
l'essere umano non è fatto esclusivamente di logica, sia il credente sia il non credente. ripeto, la morte è il problema e lo dimostra il fatto che per risolverlo l'uomo ha inventato l'esistenza di dio.

se fossimo fatti soli di logica, il credente davanti alla morte sorriderebbe perché penserebbe che il defunto si trova tra le braccia di Gesù e il non credente se ne fregherebbe.
mi sembra che gli esseri umani davanti alla morte reagiscano tutti più o meno alla stessa maniera, mi riferisco a quello che in psicologia si chiama elaborazione del lutto. tutti i sentimenti legati alla perdita di una persona cara sfuggono alla logica in quanto sentimenti. la differenza tra un ateo e un credente sta nell'elaborazione del lutto, nelle risposte soggettive che ognuno di noi dà.

un saluto a tutti e in particolare a vale.
senzanome is offline  
Vecchio 23-08-2006, 10.36.24   #10
reina
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Riferimento: La Morte Non è Niente

Ciao a Tutti,

sono un po' imbarazzata a dialogare in questo modo, senza vedere con chi sto parlando ed è la prima volta che entro in un forum di discussione via internet.
Probabilmente sono fortemente motivata dal fatto che questo argomento mi tocca profondamente in questo periodo della mia vita.
Tre anni fa è morta la mia mamma dopo circa 14 anni di tribolazioni.
Quando è iniziato il tutto io avevo circa 24 anni, nel pieno della vita e del desiderio di iniziare la mia vita, ricordo che volevo andare a vivere da sola, avevo tanti amici e tanta voglia di vivere. Naturalmente amavo molto anche mia madre in quanto, non avendo avuto il padre, è sempre stata il mio unico punto di riferimento. Cominciò tutto molto lentamente, mia madre iniziò a demandare a me tutte le responsabilità della casa e della famiglia, inizio ad avere paura di essere malata ed effettivamente, qualche acciacco a 64 anni si può avere, ma per lei era una vera e propria ossessione. Cominciò l'odissea dei controlli medici, degli antidepressivi, poi la pressione alta, poi il diabete, le continue uscite ed entrate in ospedale. Cominciò a non uscire più di casa, a non lavarsi più, a bere per tirarsi su e io .... a cercare di aiutarla come meglio potevo, un po' con dolcezza e un po' con rabbia, litigando, piangendo, urlando a volte, rifacendo la pace, lavandola, portandola fuori con me, cominciai ad uscire meno anch'io, naturalmente gli "amici" sparirono, avevo un fidanzato al quale chiesi di sposarci, naturalmente con mamma al seguito, il quale penso spaventato rifiutò e io lasciai. Ne trovai un altro che sembrava un pochino più adulto ed un poco mi aiutò. Io cercavo di fare una vita più o meno normale, uscivo un poco la sera dopo cena, dopo aver controllato che la mamma avesse preso tutte le sue pastiglie e stesse abbastanza bene e non mi rendevo conto di quanta ansia e tensione avessi addosso. All'età di 33 anni, dopo l'ennesimo ricovero di mia madre, a mia sorella dissi: "O prendi la mamma a vivere un po' con te o io me ne vado di casa". Mia sorella, sposata con due figli grandi già fuori casa, acconsentì. Però dentro di me sapevo di aver fatto un torto grandissimo a mia madre e si instaurò il primo grande senso di colpa nei suoi confronti. Quindi con mia madre fuori casa, gestita un po' da mia sorella, cominciai a respirare un pochino, rinnovai la casa, cambiai i mobili, insomma creai un mio spazio, sempre però con un grandissimo senso di colpa nei confronti di mia madre, per il quale mi sentivo obbligata ad andare a trovarla quasi tutti i giorni da mia sorella e comunque a telefonarle. Ricordo un giorno la portai a vedere la casa risistemata ma non mi diede nemmeno un briciolo di soddisfazione, un piccolo commento, niente. Dopo circa un anno da che viveva con mia sorella, mia madre ebbe un icstus, del quale mi diedi o non so se dire mi dò la colpa per il grande dispiacere datole per averla mandata via di casa. L'ictus la lasciò paralizzata su tutta la parte sinistra, quindi sulla sedia a rotelle, con catetere, diabetica, ipertesa ecc. ecc. La decisione presa, più da me che da mia sorella fù di metterla in una casa protetta, dietro casa mia, dove potesse avere tutte le cure del caso. La mia vita fini lì, nel senso che dal giorno che ebbe l'icstus io non sono più stata felice. Sono andata avanti lavorando, andando da lei mattina, mezzogiorno e sera inizialmente. Poi solo la sera, ma tutte le sere, perchè per mantenermi e finire di pagare il mutuo della casa dovevo fare due lavori. Dopo cena uscivo un po' con gli amici ma la felictà era scomparsa. Poi ho conosciuto il mio compagno di ora, casualmente, in una settimana di riposo che mi ero concessa fuori da Ferrara. Mi sono innamorata e abbiamo deciso di vivere insieme ma questo implicava che io mi trasferissi dalla mia città in un altra città, in quanto lui era già stato sposato e aveva un figlio non ancora grande. Voleva dire che non avrei più potuto andare da mia madre tutti i giorni, ma solo il sabato e la domenica e non tutte le settimane. Ne parlai con lei che chiaramente non fu felice di questo anzi cercò di farmi cambiare idea, cosa che nuovamente mi fece sentire in colpa. Dopo un anno circa dal mio tasferimento mia madre peggiorò e poi morì. Nella struttura dove era ricoverata dissero che il peggioramento era avvenuto dopo che io mi era trasferità e questo mi fece molto male.
Io per tre anni non ebbi nessuna reazione, non ho mai pianto e ho continuato a fare tutto come niente fosse successo. Due mesi fà ho cominciato a sognarla, a sognare tutto il vissuto di questi 14 anni, e ora sto malissimo, sono in cura presso uno psicologo, mi sento in colpa come se avessi ucciso io mia madre, piango e piango e piango, Mi sveglio la mattina e penso a lei, vorrei fosse ancora qui per parlarle, abbracciarla, sentire la sua voce. Farei qualsiasi cosa per poter stare con lei ancora una volta per chiederle se effettivamente è morta per colpa mia o no. Questa secondo voi, atei, buddisti, cristiani ecc. ecc. ecc. è l'elaborazione del lutto. Io so che fa male, molto male e sembra non avere mai fine il dolore. Sto cercando conforto ovunque, in ogni religione o filosofia e non so nemmeno io in cosa credere. Spero solo che il tempo lenisca il dolore.
Scusate se ho scritto troppo, ma penso che solo conoscendo un po' il vissuto di una persona, uno possa essere in grado di esprimere un parere.
Siamo tutti diversi, ma simili nei sentimenti, diversi nell'espressione degli stessi sentimenti, ma il dolore è uguale per tutti.
Quindi, secondo me, ognuno ha il diritto di credere o non credere, di essere libero di esprimere come gli pare la sofferenza così come la gioia, senza giudicare qualcuno che lo fa in maniera diversa. Dando se stesso come può e come è capace di fare e cercando di comprendersi e migliorarsi e accettando quello che gli altri ti danno perchè siamo tutti uomini con pregi e tanti difetti.
Grazie per avermi letto.
reina is offline  

 



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