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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 21-11-2007, 21.02.34   #151
donella
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Data registrazione: 30-06-2007
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Citazione:
Originalmente inviato da koan
Siete in errore - razionalmente parlando - se non comprendete che tutto ha un senso intrinseco a sé. Da un universo caotico non può sorgere la vita e l'intelligenza, o meglio la presa di coscienza della "materia" stessa nel suo processo di Evoluzione.

COSA, Koan, permette di trasformare questa concezione/visione in Verità?

Ti supplico KOAN: non dirmi cosa derivi a partire da quel punto.

Spiegami, naturalmente se vuoi, cosa ti permette di enunciare QUEL punto.
donella is offline  
Vecchio 22-11-2007, 09.10.26   #152
emmeci
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Cari amici in cerca, insieme con me, della soluzione a un problema che da migliaia d’anni affligge la filosofia….Lasciatemi tentare un’ultima strada per trovare ciò che possa dirimere tanti contrasti e lasciarci passare ad altri meno virulenti argomenti.
Forse ricordate che io ho cercato qualcosa come un patto, se non d’alleanza, di buon vicinato fra ragione e fede basandomi su quella che mi è parsa come un’eguaglianza d’origine, cioè avvertendo che in fondo entrambe nascono da una fede – fede nella fede e fede nella ragione (intesa qui come ciò che sviluppa scienza e filosofia).
Ora vorrei porvi di fronte a un’altra specie di accordo tra fede e ragione, basato piuttosto sul fine cui sono dirette che non sull’inizio. Sì, perché se entrambe nel momento iniziale credono di avere dinanzi la verità - anzi l'assoluta verità - poi entrambe perdono quell’assoluto: la ragione ammettendo che la sua fatica non cesserà mai e l’assoluta verità rimarrà sempre un sogno, anzi che lo stesso onore della scienza e della filosofia sta nel rinunciare a quella pretesa contrariamente alla fede che crede di essere in possesso della verità senza bisogno di affannarsi a cercarla….Ma anche la fede è tratta a trasformare la verità assoluta in verità relativa, come dimostra il grappolo di attributi che ogni religione applica a Dio, la varietà dei decaloghi e dei catechismi, alla fine il fatto che non c’è una sola religione ma tante, e tante continuano a nascere (magari da un sito computeristico o da una ribalta televisiva).
Dunque: unica l’origine – la fede – e unica la fine – non l’assoluto ma il relativo. Sventuratamente con questo il problema non è risolto, e si torna all’aut-aut iniziale: o ragione o fede, cioè o fede nella ragione o fede nell’assurdo - fede in un dio proprio perché non ha ragione di esistere. E forse non si tratta neppure di vera fede, perché Il fatto è che chiunque sia chiamato a dichiarare in che cosa crede, gli sembrerà un po’ semplicistico parlare di fede quasi fosse un bambino, e se non è in grado di valutare la forza del metodo pascaliano della scommessa mescolerà insieme emozioni e argomenti, ciò che sente il cuore e ciò che suggerisce il cervello, insieme a ciò che ha sentito dire, senza ovviamente porsi il problema che dovrebbe rappresentare la pietra di paragone, il perno di una scelta veramente valida, e cioè: da che parte sta l’assoluta verità, dalla parte della fede o della ragione? O sta proprio in quella parola “assoluto” il virus dell’argomento, cioè proprio perché entrambe non possono che finire nel relativo il problema resta ed è proprio l’insolubilità il tratto d’unione, l’anello di congiunzione fra le due parti?
(Mi rendo conto che questa risposta può essere presa come quella di uno scettico o di un pessimista, anche se in fondo è proprio a quella insolubilità del problema che è appesa la possibilità di non perdere il conforto che – come ricorda Eretiko - può rappresentare per noi la fede in un Dio).
emmeci is offline  
Vecchio 22-11-2007, 09.58.37   #153
koan
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Citazione:
Originalmente inviato da donella
COSA, Koan, permette di trasformare questa concezione/visione in Verità?

Ti supplico KOAN: non dirmi cosa derivi a partire da quel punto.

Spiegami, naturalmente se vuoi, cosa ti permette di enunciare QUEL punto.

Mah guarda, magari sono cretino o non ci arrivo, dato che sto impiegando la vostra adorata ragione, cmq:
dai frutti si riconosce l'albero.
Un "frutto" non nasce dal caso, ma da un processo intrinseco allo sviluppo della materia e della materia più specificamente al caso.
Sostenete che dal caos l'ordine .. e dall'ordine la vita e l'esistenza, dunque la ragione, il senso di tutte le cose ?
Spiegami tu gentilmente casomai la ragione che ti porta a credere che dal caos derivi l'ordine, che poi procede costruendo/formando tutte le cose esistenti, le quali mi pare seguano Leggi ben precise... Vengono dal Caos ?
Se fosse così, come potresti volendo postulare, visto che per me tutto può essere postulato purché trovi un senso e significato non solo fisico ma soprattutto spirituale ( che è per me la vita più autentica e realizzativa ), allora per me il Caos non solo sarebbe l'Ordine Supremo ed inconoscibile tramite l'effetto o risultato della Ragione umana, ma scaturirebbe anche dal diretto processo - più o meno apparente - che la Sapienza costituita da Dio prima di tutte le cose avrebbe - apparentemente - determinato.
Se anche il caos a forza di azioni e reazioni potreste pensare che arrivasse a costituire l'ordine e la materia, ciò significherebbe cmq che il risultato di qualcosa che E' ( = è ordine ) dovrebbe necessariamente provenire dalla causa di qualcosa che Non E' ( = non è ordine ) ..
Sarebbe un discorso Ragionevole ? io non credo, ma l'importante immagino sia non sentire quel senso di appressione interno a noi sull'eventuale esistenza di un Essere Supremo dal quale liberarsi, dal quale doversi sciogliere... o che "per definizione" DEVE essere illogico, inutile ed insensato, indimostrabile.... Egli però parla da dentro ed E' realmente a tutti gli effetti; ed io credo perché non viene da me, mentre so - come le tartarughe di mare - che vengo esattamente da Lui!
La logica vuota di cui vi avvalete credo francamente sia totalmente fuori/priva di senso, anche se materialisticamente appetibile nell'esaltazione dell'ego del proprio Io ( conosci te stesso ).
Saluti
koan is offline  
Vecchio 22-11-2007, 10.41.01   #154
Eretiko
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Koan, mi associo alla domanda di Donella, con una ulteriore considerazione. Dato che un essere vivente è sottoposto a un processo di scambio energetico con l'esterno, e dato per scontato che ogni scambio energetico è irreversibile e destinato quindi ad aumentare il disordine, per quale motivo pensi che siamo partiti da un universo caotico ? Non sarebbe più logico aspettarsi il contrario: ovvero che l'universo primordiale sia stato altamente ordinato ed omogeneo e che la sua evoluzione lo stia portando al massimo grado di disordine?

Credo, Emmeci, che tu abbia toccato il punto di reale contrasto. La ragione ha rinunciato alla ricerca dell' "Assoluto", prima ancora di asserire che probabilmente l'assoluto non esiste. La "fisica" è un esempio illuminante: ha dovuto abbandonare il determinismo per affidarsi al probabilismo. E sembra che l'unico modo che ci sia rimasto per spiegare la nascita dell'universo sia quello di affidarsi alla meccanica quantistica. La fede per definizione cerca di comprendere l'assoluto, chiamandolo dio, ed aveva ragione Einstein quando affermava che "Dio non gioca a dadi". Non credo possa esistere una fede probabilistica, non sarebbe più tale, indipendentemente dal relativismo della stessa. Quindi quell'elemento di congiunzione, Emmeci, sembra proprio che non esista (secondo me): esiste invece un tacito ed amorevole "concordato" tra quella parte della nostra essenza che ci spinge alla conoscenza (chiamiamola ragione), e quella parte che ci spinge al bisogno di assoluto (chiamiamola fede).
Eretiko is offline  
Vecchio 22-11-2007, 11.34.24   #155
koan
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
Koan, mi associo alla domanda di Donella, con una ulteriore considerazione. Dato che un essere vivente è sottoposto a un processo di scambio energetico con l'esterno, e dato per scontato che ogni scambio energetico è irreversibile e destinato quindi ad aumentare il disordine, per quale motivo pensi che siamo partiti da un universo caotico ? Non sarebbe più logico aspettarsi il contrario: ovvero che l'universo primordiale sia stato altamente ordinato ed omogeneo e che la sua evoluzione lo stia portando al massimo grado di disordine?
L'Ordine segue una Legge, quella dell'Equilibrio.
L'Ordine non è Dis-Ordine, e viceversa; dunque dall'Ordine NON può ergersi/determinarsi la "concretezza" del Dis-Ordine, e viceversa... a meno che l'Uno non sia in funzione dell'Altro, non trovi ?
Mi basta dimostrare però l'Ordine per determinare la non esistenza del disordine di cui parli, poiché tutto segue un processo che parte da un Inizio ed arriva ad una coclusione, in maniera naturale e persino prevedibile ( questo per me è Ordine di un Processo comprensibile in quanto tale ).
Vi è un significato alla Materia ed all'Ordine ?
e se anche l'ordine "apparente" ( dato che non conosci l'Origine ) portasse ad uno sfaldamento dello stesso, perché non dovrebbe avere un Senso quando tutto ha in realtà un Senso... ?
La Materia, che ti piaccia o no, attraverso il Senso stesso contenuto in Essa e che serve all'Essere umano per Divenire, non è fine a se stessa, ma volge ad uno Scopo ben preciso e non casuale.
Ad ogni Ragione la capacità di poter andare oltre se stessa e scoprire l'Origine Assoluta e sempre presente in tutte le cose che Sono.
Tutti i relativismi insieme fanno l'assoluto, che è Uno solo ( ma è possibile trovare ciò che unisce tutto e da cui tutto dipende; esistono Leggi che non si comprendono facilmente, bisogna crescere ed evolvere ancora dalla propria condizione e sono tanto "assurdi" quanto reali, perché sono alla Base di ogni cosa ).
Ciò che è relativo dipende da ciò che è Assoluto.
Dio e l'uomo/la donna sono il Soggetto di tutto; ma Dio è il soggetto diretto ed indiretto dell'Uomo/Donna ( se vi può servire rifletterci interiormente sopra ).

Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
Quindi quell'elemento di congiunzione, Emmeci, sembra proprio che non esista (secondo me): esiste invece un tacito ed amorevole "concordato" tra quella parte della nostra essenza che ci spinge alla conoscenza (chiamiamola ragione), e quella parte che ci spinge al bisogno di assoluto (chiamiamola fede).

Tutto è conoscibile o non esisterebbe; e dato che siamo il risultato dell'esistenza, allora tutto è conoscibile.
La Ragione si distingue in materiale e spirituale, dove l'una non esclude l'altra, ma la seconda include la prima e ne è il soggetto ( sono perché so di sapere, ma se lo so allora la ragione la creo io da me stesso e diviene per me uno strumento e non un fine; la Materia infatti dipende dallo Spirito, il quale si manifesta sottoforma di Informazioni e Volontà dell'Essere, tutto è Registrato; l'Evoluzione NON finisce in ciò a cui l'uomo e la donna si aggrappano per avere le proprie "sicurezze", giuste o sbagliate che siano, che siano di "fede" personale o di "ragionevolezza" personale, mentre la Verità è Una sola ).

Questo comprendo da dentro a fuori di me .. anche se ancora non posso dire che So...
koan is offline  
Vecchio 22-11-2007, 14.37.13   #156
donella
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Anch'io sento Emmeci molto prossimo all'individuazione del "tasto dolente".
A differenza tua, Emmeci, la virulenza a me non sembra limitabile al concetto di "assoluto". Piuttosto mi sembra fattore trasversale che "infilza" tutti i concetti sin qui impiegati nel comune spiedino del "comunemente inteso e sottinteso"... concetti e termini che , PERALTRO, casualmente quanto malignamente, vengono dal caso (o per caso) infilzati "al volo" dopo esser stati intercettati ... ora secondo il comune gergo religioso, ora secondo il comune gergo scientifico, ora secondo il comune gergo metafisico, ...ora secondo il comune gergo... letterario e finanche specificamente Poetico...

A chi giova?

Personalmente non "adoro" la "ragione".
Posso dire che adoro pensare.
Posso dire che adoro analizzare.
Poi devo ammettere che adoro sintetizzare. (Nel senso che mi è necessario).
Non dico di riuscirci, per carità.
Ma posso dire che ci provo al meglio della mia onestà intellettuale.

Proprio per questo, non so più quante pagine fa, proposi - per superare lo stallo definitorio incorso nella collocazione di Fede/Ragione - di arrenderci all'evidenza che fossero entrambe sfaccettature o fasi o stadi o quel che volete dell'unico Pensare Umano.

Qualcosa, virulentemente al di sopra dell'onesto impegno di Molti, NON ha consentito accesso a questa semplificazione (non semplicistica), nella quale Fede e Ragione avrebbero trovato (mi sembra) la ... naturale... collocazione che l'intera Storia del Pensare sembra loro assegnare: di sublime complementarità purchè SEMPLICEMENTE si graviti al di fuori della Rivelazione.

In questo immenso Spazio residuale rispetto alla Rivelazione... tertium non datur:
- posso limitarmi a considerare ciò che il Pensiero Umano ha compreso e spiegato (a anche a me sembrerebbe un deleterio "limitarsi"), oppure
- posso attingere a quanto il Pensiero Umano ha compreso e spiegato... per "lanciare al di là di questo steccato".... attenzione : NON gli occhi (che oggettivamente NON POSSO)... bensì la mia VOGLIA di vedere , SORRETTA E PUNTELLATA DA QUEL CHE HO VISTO.

Oltre ciò... chiaro che il "tertium" ci sarebbe pure... ma credo che nessuno se ne assumerebbe orgogliosamente la paternità : perchè quel che residua come terza possibilità.... è che io lavori di pura immaginazione, altrimenti detta Fantasia (pregevolissima e fondamentale, ma non nel nostro dialogo).

Portato a noi:
- è assolutissimamente certo che QUI, su questo FORUM (bellissimo), stiamo PENSANDO FRA UMANI;
- mi inchino a quel Pensare che afferma: "fin qui SO. Quel che so mi rende ineludibile "sentire" che l'ulteriore acquisizione sarà in questa o quest'altra direzione (con apertura che sento DOVUTA nel MIO interesse a TUTTE quelle Pensabili);
- non riesco in alcun modo ad inchinarmi (QUI, perchè in letteratura e poesia potrei e forse dovrei) a chi PROPRIO mentre afferma che quel che sa gli rende ineludibile sentire UN oltre.... si esprime (non so perchè) non più in termini di "credo" bensì in termini di "so".

KOAN : il più grande omaggio alla razionalità LO STAI FACENDO TU.
Nè perlatro avresti scelte : non ti appelli al Rivelato, non PUOI appellarti al "è vero perchè lo dico io", non ti resta che appellarti al "é così perchè - RAGIONANDO - non può essere che così".


In quel Ragionare, per il mio sentire, metti una CERTEZZA di troppo (quella che aggiunge Poesia e sottrae Rigore dialettico) : dello Spirito come Certezza non v'è traccia. E qualunque teorema che abbia per termine "lo Spirito"... fino a verifica d'esistenza del dato.... è tua Poesia. E di sicuro resta Chi, Pensando su percorsi diversi ma non per questo meno degni, ti ricorda che (secondo lui/lei) hai la pretesa di trovare Il Principio... (primo) essendone (per tuo stesso dire) infinitesimale frammento con la volutà di abbracciare l'ipotetico Tutto e (secondo) con la più mondanamente inaccettabile pretesa che divenga Nuovo (ennesimo) Vangelo il tuo personale abstract dallo studio del conosciuto.
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Vecchio 23-11-2007, 07.07.48   #157
albert
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

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Originalmente inviato da Eretiko
Vado un attimo OT.
Effettivamente, Albert, secondo il senso comune l'ateo viene visto essenzialmente come uno che odia le religioni, un anticlericale ossessivo e spesso anche come persona immorale. L'atteggiamento più o meno conciliante nei confronti delle religioni dipende da molti fattori: ad esempio non credo che si possa essere concilianti con una religione che predica l'acculturamento forzato.
Fine OT.

Anch'io un attimo OT. Non volevo certo dire che tu fossi ossessivo e immorale!! Soltanto non conciliante verso la religione, e non entro nel merito della validità dei tuoi motivi

Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
Quindi quell'elemento di congiunzione, Emmeci, sembra proprio che non esista (secondo me): esiste invece un tacito ed amorevole "concordato" tra quella parte della nostra essenza che ci spinge alla conoscenza (chiamiamola ragione), e quella parte che ci spinge al bisogno di assoluto (chiamiamola fede).

secondo me hai colto pienamente il punto. Aggiungo solo che secondo me la fede non è soltanto bisogno di assoluto
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Vecchio 23-11-2007, 07.42.45   #158
emmeci
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Allora, Donella, Koan, Eretiko: qual è – se c’è – il punto d’incontro tra fede e ragione? Ho delineato alcune possibili soluzioni, che non hanno effettivamente convinto né voi né me. Dapprima ho cercato di individuare nella fede (o nel fideismo come qualcuno ha voluto correggere) l’elemento comune, perché anche la ragione, contrariamente a quello che sembra “a posteriori”, nel momento che scopre una sua verità crede che sia una verità (“Dio non gioca a dadi”) e solo successivamente la può mettere in dubbio, ristabilendo il distacco. Poi ho rinvenuto l’elemento d’incontro piuttosto nel fatto che ambedue – fede e ragione – hanno di che dubitare della propria eccellenza – la scienza perché rinuncia spontaneamente a credere assoluta la verità che ha scoperto, la fede perché deve arrendersi davanti alla molteplicità delle religioni, tutte convinte che la verità sia la propria, a meno di andare incontro a nuove interminabili guerre.
Dunque sembra che dobbiamo arrenderci al fatto che non c’è una verità assoluta: ma siccome il demonietto socratico svolazza anche intorno al mio capo, tento un ultimo paradosso, ricordando che il dubbio è la condizione della verità. Affronto quindi la sfida, che mi viene offerta dal mio stesso cogito, il quale può dubitare di tutto, anche di sé e naturalmente di Dio, quindi molto di più di ciò di cui osava dubitare Cartesio. E siccome il dubbio è la condizione della verità, così il dubbio assoluto dovrebbe diventare la condizione della verità assoluta….e non sarebbe questa una semplice necessità psicologica di simmetria, ma una evidenza logica – perché nessuno può contestare che una verità assoluta ci sia anche se non la conosciamo né per via di ragione né per via di fede, piuttosto per una strana combinazione di ragione e di fede, o di una regione che diventa fede. Perché, proviamo a riflettere: qualunque sia o dovesse essere la verità assoluta – per esempio che tutto sia fatto di atomi o stringhe, o che invece esista una metafisica, che l’assoluto sia il Diavolo piuttosto che Dio, che il nostro vero nome sia uno pseudonimo e che questo forum sia l’agorà di Atene rinata sotto la bacchetta magica del webmaster – ebbene, questa sarebbe l’assoluta verità. Tutto qui? – direte – ma non è solo una fra altre ipotesi? Purtroppo sì, eppure questo mi basta – questa certezza che una verità assoluta ci sia mi mette il cuore in pace e mi permette di continuare a cercare anche senza speranza di arrivare alla meta. Che è o dovrebbe essere, dopo tutto, l’umile fondamento che unisce fede e ragione.
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Vecchio 23-11-2007, 14.34.57   #159
donella
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Le pregiudiziali inspiegabilmente inesplorate

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Originalmente inviato da emmeci
Allora, Donella, Koan, Eretiko: qual è – se c’è – il punto d’incontro tra fede e ragione?

Io ti risponderei - perdona la monotonia filo-ossessiva - che il punto d'incontro è nell'unica Mente Umana e precisamente nella'ttività del suo pensare.
La pregiudiziale che continuo a vedere inspiegabilmente inesplorata, infatti, è il dogma che Fede e Ragione esistano "in natura" come entità distinte.
Fino a dimostrazione (allo stato indimostrata) dell'esistenza dell'entità Spirito parallela all'entità Mente, a me sembra che possa tranquillamente ossequiarsi la categorizzazione definitoria di comodo che scinde fede-ragione, A CONDIZIONE che si sia consapevoli che la scissione è prettamente di comodo (se mai! , visto che qui si palesa come scoglio insormontabile proprio la loro NATURALE ri-armonizzazione nella visione d'insieme! Che è quella che noi ci siamo dimenticati d'aver artificiosamente scisso per mere esisgenze di categorizzazione classificatoria. E molto arbitrariamente, se vogliamo!).

Se dovessi spiegarmi in un'osteria (tante volte aiuta) direi : fede e ragione si incontrano per forza e in ogni istante, perchè NON sono due "teste". Sono due "occhi" della stessa "testa". E quindi non hanno il problema di incontrarsi o scontrarsi... per la stessa ragione per cui non possono nè incontrarsi nè scontrarsi i nostri due occhi o, più immaginificamente - se volete - i gemelli siamesi!

Pronunciamo "assoluto" e "dubbio assoluto"... e poi non riusciamo ad assolutizzare neanche i concetti che ci illudiamo di evocare ed impiegare.
: se assolutizzassimo Fede da un lato e Ragione dall'altro.... TOCCHEREMMO l'artificio esplorativo che ci fuorvia a priori! :
- se "assolutizziamo" Ragione (che è, non dimentichiamolo, PROCEDIMENTO razionale il quale include la scienza ma certo non si esaurisce nell'identificarsi in essa).... se assolutizziamo Ragione abbiamo solo ASSOLUTA STASI: su COSA potrebbe mai raziocinare quella Ragione che non avesse Dubbi? Il Dubbio, prima forma di anelito trascendente (trascendente rispetto al noto, e che tale rimane anche nella più laica e materialista delle accezioni) è - in natura - L'ALITO VITALE di quel pensare raziocinante che sbrigativamente personalizziamo in "Ragione"; senza quell'alito la cosiddetta Ragione non può che essere stasi assoluta, priva - totalmente priva - di qualunque stimolo;
- se "assolutizziamo" Fede... sarà un caso... ma succede di peggio (e non migliora di troppo neanche si gli inventi a fianco "lo Spirito").
Non sarebbe pazzesco o improbabilmente spiritoso, sarebbe semplicemente ESATTO dire che la Fede Assoluta... è quella del sasso! E' l'unico, infatti, che ossequia TUTTE le leggi dell'universo senza svolgere ALCUNA attività interpretativo/raziocinante! E INFATTI, se osserviamo, QUALUNQUE fedele DEVE, necessariamente DEVE, dare o almeno darsi un "perchè" della propria scelta fideistica. E in questo rilievo è una miniera di riflessioni (secondo me).
Non ho detto, INFATTI, che il Fedele cerca il perchè del proprio Dio. Pacifico che quello non abbia per lui bisogno di alcun perchè. Ma il Fedele, foss'anche per rappresentarlo soltanto a sè stesso, NON PUO' NON RAPPRESENTARSI LA.....RAGIONE DELLA SUA SCELTA: senza la quale sarebbe SASSO.
E allora, dico io, in quel "perchè scelgo" c'è il correaltivo alito vitale che la cosiddetta "Spititualità" dona alla razionalità.
Ed è significativo che, per questa lettura, persino la più integralisticamente vissuta delle Fedi Rivelate e Dogmatiche, trovi il proprio punto di contatto con la Razionalità: io soggetto x abbraccio la Fede più dogmatica e la abbraccio nel più integralista dei modi possibii.... PERCHE' IL MIO PENSARE (CHE POSSO CHIAMARE "SENTIRE" MA IL RISULTATO NON CAMBIA) MI PORTA ALLA NECESSARIA CONCLUSIONE CHE - DA QUESTO PUNTO IN POI - SIA PIU' SAGGIO (che vuol dire "saggio"?) AFFIDARMI AL RIVELATO PIUTTOSTO CHE CONTINUARE AD INERPICARMI DA SOLO!.

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Mi astengo da (quasi) ogni commento sul concetto di "assoluto".
Pagherei per avere la foto di quel che ognuno vede quando pensa "assoluto".
So soltanto che, prendendolo al massimo della mia serietà, ogni volta che qualcuno lo pronuncia ... io mi agito.
Ho paura che se per caso si scaricasse in una mente umana ... un solo mezzo file... del sistema operativo "assoluto"... esploderebbe la scatola cranica.
Poi qualcuno parla di un assoluto che soggiace alla logica. E lì mi consolo. Mi convinco che non rischia nulla perchè sta parlando della sua imitazione mignon di assoluto.
Io non ci provo neanche a pensarlo. Ho paura.
E quando qualcuno me lo nomina... mi sento più tranquilla se... nominandolo e nulla più... gli rendo il merito di POTER essere (quanto meno) Ordine e Disordine che combinaerà ASSOLUTAMENTE COME VUOLE LUI. (Avendo un po' paura, mi sembra di trattarlo da stupido se me lo figuro col fiato sul collo della sola Logica o del solo Ordine).
Mi fermo qui.
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"So di non sapere".

S U B L I M E.

Potrebbe persino essere l'unico file che il sistema operativo "assoluto" ci ha permesso di scaricare.

"So di non sapere" significa INEQUIVOCABILMENTE "So di non sapere".
Magari può prendere un aperivo con "So di non sapere e quindi mi interrogo".
Escludo che possa astenersi dall'andare in bestia con "so di non sapere, non è vero, voi non sapete io so, e pure se non posso dimostrare un tubo AFFERMO lo stesso".

Ma QUESTO , con Fede / Ragione , non c'entra più nulla.
E manco con l'assoluto c'entra nulla.
Questo (secondo me) riguarda solo le umanissime modalità della comunicazione umana.

Sincerissimo e per nulla stravagante abbraccio ad Emmeci (qualche volta ti perdo e qualche altra volta mi fai alzare la pressione, però nella tua Onesta Ricerca CI CREDO).
donella is offline  
Vecchio 24-11-2007, 14.26.44   #160
emmeci
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Riferimento: Fede e ragione: un contrasto insanabile?

Donella! Tu chiedi che cosa si intende, alla fine, con la parola “assoluto”, senza barare e senza farti arrampicare sugli specchi. Eppure questo termine c’è, non soltanto in un comune dizionario della lingua italiana, ma in quest’enciclopedia filosofica che ho davanti agli occhi, redatta da specialisti di tutti i settori immaginabili della filosofia. Accenno solo all’inizio: “termine che risale al participio passato del verbo latino absolvere, in cui già si intravede la possibilità di un predicare incondizionato circa qualcosa.....”, fino a quando – con Nicola Cusano - questo termine sembra poter essere riferito solamente a Dio. Segue poi la serie degli usi della parola assoluto in Kant, negli idealisti, in Hegel, per il quale la filosofia è “sapere assoluto”, ed è questo il senso che io, pur non essendo un allievo di Hegel, attribuisco al termine in quanto verità che esiste per sé senza che nessun dubbio possa esserle opposto. Anche se in certi momenti sono quasi indotto a portarlo oltre questa definizione, sfumando o allargando il concetto a un “qualcosa” che incondizionatamente è anche se non si conosce, e anche se un buddhista dimostrasse che l'assoluto è nulla, perché anche il nulla, nonostante o grazie a Parmenide, possiamo affermare che in qualche modo “è”.
Ma questo – dovrei ripetere come hai detto tu – non c’entra più col tema fede/ragione, perché fede o ragione sono solo “umanissime modalità della comunicazione umana”….Sì, è vero, soltanto che queste modalità hanno il potere di marcare a fuoco l’oggetto che tentano di catturare, voglio dire marcarlo col fuoco divino o col fuoco satanico - quando lo fanno precipitare dal regno dei cieli in quello della scienza e della ragione cioè (come credono i religiosi) dall’assoluto al relativo oppure (come credono i razionalisti) dal regno illusorio di Maya alla logica del filosofo o al microscopio dello scienziato. Dunque, alla fine: la verità è fisica o metafisica? E questo non è un problema astratto come potremmo supporre, ma ha un riflesso sulla nostra vita reale, imponendomi di decidere, per esempio, se faccio bene a leggere il vangelo di Giuda anziché uno dei quattro canonici, e se stasera prima di addormentarmi, devo pregare o pensare alla fata morgana. (Dirai che non si risolve un problema come questo con l’ironia, ma io ricordo quello che ha detto un grande seppure ignorato filosofo in un momento di crisi: “forse la salvezza è l’ironia”).
emmeci is offline  

 



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