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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 11-09-2015, 08.50.31   #121
pepe98
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Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

Sarptura: Non puoi trattare il numero come ente, esso esprime solo la quantità, che è un concetto nato dalla nostra abitudine di dividere le cose. I numeri non si trasformano in altri numeri, rimangono tali, e siamo noi a prendere in considerazione quello che vogliamo.
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Vecchio 11-09-2015, 11.31.13   #122
sgiombo
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Originalmente inviato da mariodic
IO+D=DIO

Ma cosa è D? Se consideriamo l'IO il centro di un campo chiamato Conoscenza allora D è una specie di densità media di tale densità dal Centro (IO) in poi.
Non prendere alla lettera questa specie di media ma solo un concetto, ciò in quanto perchè la descrizione vhe ho espresso lascerebbe pensare che questo "campo della Conoscenza" sia immerso nello spazio (che è pure un campo).


Devo dire che non ho capito proprio nulla!

Trattandosi di un commento o un' obiezione a quanto da me affermato, mi interessa comprenderlo e perciò ti prego di spiegarmelo, se appena possibile.

Grazie.

Citazione:
Originalmente inviato da memento
L'esistenza di una coscienza non PUÒ essere dimostrata,il punto è questo.

Ciò che si è evidenziato da questa discussione è che la coscienza non è un pensiero.


Una coscienza non può essere dimostrata, ma (qualora accada) può essere mostrata, ovvero si mostra, é evidenza fenomenica, il suo essere consiste nell' apparire o "mostrarsi" (per definizione, per quel che conìmunemente si intede per "coscienza").

La coscienza non é un pensiero (anche se può essere pensata, essere oggetto di un pensiero), ma un pensiero (compreso il pensiero della coscienza) é (un insieme di dati o "contenuti di") coscienza.
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Vecchio 11-09-2015, 11.31.38   #123
Sariputra
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Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

Citazione:
Originalmente inviato da pepe98
Sarptura: Non puoi trattare il numero come ente, esso esprime solo la quantità, che è un concetto nato dalla nostra abitudine di dividere le cose. I numeri non si trasformano in altri numeri, rimangono tali, e siamo noi a prendere in considerazione quello che vogliamo.


Il numero indica un'entità. E' solo un esempio per dimostrare che le entità non esistono di esistenza propria ma solo in dipendenza di altre entità. E per simboleggiare che se un'entità vuole mutare, e quindi esistere, ha bisogno della sua non-entità.
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Vecchio 11-09-2015, 11.32.03   #124
CVC
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Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

Notoriamente gli stoici disputarono animatamente con gli scettici per difendere la propria dottrina dogmatica dell'assenso. Tale dottrina, dogmatica e indimostrabile, consiste nell'affermare la libertà dell'uomo, grazie alla sua facoltà razionale, di poter dire di no o di si alle impressioni o sensazioni o rappresentazioni che si affacciano nell'animo. Come dice Seneca riguardo all'ira, ma credo si possa estendere il concetto ai sentimenti in generale, i sentimenti hanno tre movimenti.
Primo, si affacciano nell'animo; in questa fase l'uomo non può intervenire.
Secondo, l'uomo delibera se accogliergli pienamente e permettergli di svilupparsi, oppure può giudicarli come indifferenti e chiuderli fuori dal proprio animo.
Terzo, se l'uomo ha accolto il sentimento in questione, esso si sviluppa smodatamente senza possibilità di controllo da parte dell'uomo stesso
Ora, come ho detto prima, tale teoria è indimostrabile, ma provo comunque a rendere coerente la mia adesione a questo dogma.
In questo post si sostiene, se ho ben capito, che le sensazioni racchiudono in sé ogni cosa: l'io, l'essere, la ragione. Ma se quello che mi viene comunicato, ad esempio, da questo post è un insieme di sensazioni, qualcuno può forse negare la mia libertà di accogliere o meno queste sensazioni nel mio animo? Se ciò come credo è innegabile, significa che c'è ben altro oltre alla semplice sensazione: la facoltà di accoglierla o meno: la ragione.
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Vecchio 11-09-2015, 11.34.55   #125
Duc in altum!
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Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

** scritto da sgiombo:

Citazione:
Volendo le si potrebbe anche chiamare Satana, Budda, Zaratustra, ma pure Arturo, Giacomino o Pierino e chi più ne ha più ne metta (ma non per questo cessano di essere sensazioni coscienti, anche le più banali di esse, per diventare qualcos' altro: sarebbe troppo comodo, vorrebbe dire che siamo onnipotenti, noi attributori di nomi alle cose).

Infatti, ognuno ha la libertà e la facoltà di definirle come meglio desidera (se non erro una parte della scienza sostiene, addirittura, che uno volta decesso il corpo esse non esistono più, poiché sono generate "soltanto" dalla mente), infatti chi potrebbe proibire di attribuire alla coscienza il nome di Dio o ciò che per Lui ratifica, consiglia ed esiste?

Citazione:
Dunque tu, alquanto originalmente chiami, "Dio" le sensazioni coscienti; le quali non per questo cessano di essere (realmente) sensazioni coscienti per diventare Dio.

Non dimentichiamo la leggenda: a Sua immagine e somiglianza.
L'immagine è la Coscienza, per me, secondo la mia fede sempre sveglia, senza deficienze o limiti, sempre coerentemente giusta, sempre eterna; la somiglianza il quanto si desideri davvero diventare Dio, ossia, per non fraintenderci, far parte totalmente della Sua dimensione o Coscienza Universale.



Pace&Bene
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Vecchio 11-09-2015, 12.22.36   #126
Sariputra
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Messaggi: 257
Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

Citazione:
Originalmente inviato da pepe98
Citazione Sariptura: "1 per divenire 2 ha bisogno di non-essere più 1 per trasformarsi in 2 , 3 ,ecc. La trasformazione è il suo Non-essere più 1 ma 2,3,4,ecc. Possiamo dire che 2 è la semplice somma di 1+1 e che quindi l'essere 1 resta 1 anche se è diventato 2 ?
L'essere deve "entrare" nel suo Non-essere per osservarsi essere.
Se non entra nel suo Non-essere è impossibile per lui percepirsi come Essere e poter dire "IO sono"."

Io credo che funzioni cosí: "1 diviene 2" significa: "prima conto A, e ne conto 1, poi conto un altro A insieme al precedente, cioè ne conto 2." Cosí 1 vuol dire contarne solo 1, e 2 vuol dire contarne 2. L'oggetto in questione rimane sempre A, anche se conto un altro A. A non si identifica con i numeri! Essi esprimono solo la quantità di A, che rimane uguale a 1 per ogni A preso in considerazione singolarmente, e uguale a 2 per ogni coppia di A presa in considerazione singolarmente. Questi A rimangono tali senza mutare, e pure le quantità di A(che tu chiami numeri) rimangono le stesse. Ció che muta è la mia coscienza(in quanto prima ne conto 1, poi 2, ecc..), MA, come ho giá spiegato prima è un mutamento interno all'essere.
Tu identifichi i numeri come enti, mentre i numeri non sono enti, ma nostre astrazioni. Gli enti sono le cose che noi dividiamo in numeri.
Come ho giá spiegato, l'essere non ha bisogno di entrare nel non essere, perchè non muta, ma rimane fermo.



Se non "entra" nel Non-essere non può nemmeno percepire sè stesso come essere e, se non percepisce sè stesso, è Nulla.
Come fa l'essere osservarsi di essere? E' assolutamente illogico.
Affermare che esiste solo l'Essere è come affermare che esiste solo il Nulla. La nostra ragione è incapace di afferrare il Non-essere ( che non è il Nulla ma il Vuoto d'Essere) ma senza non-essere non c'è mutamento. Come fa una cosa ad esistere senza mutare ? E per mutare intendo tutta l'"attività" dell'essere, compreso il pensare sè stesso come essere.
Tu affermi che un insieme è solamente la somma di tanti 1 che rimangono solo e sempre 1.
Prendiamo due gocce d'acqua e le uniamo. Rimangono due gocce d'acqua o diventano qualcos'altro ? Una goccia più grande. E la goccia ottenuta contiene distinte le due gocce o si sono unite e diventano una cosa sola ? L'oceano è semplicemente la somma di infinite gocce che rimangono eternamente se stesse ? E le gocce stesse non sono insiemi ? e così via...
Se esiste solo l'essere, non c'è spazio alcuno per Libertà, libero arbitrio, Amore. Perchè è nella loro fragilità ( Non-essere o essere-dipendenti da) che ogni cosa attinge la sua Bellezza e la sua esistenza stessa. Tenacemente convinto della teoria dell'essere mi sembra che consideri il Non-essere una "minaccia". Ma, come ho scritto in altra parte, il principio di Vacuità non minaccia l'esistenza dell'essere , anzi pone le fondamenta per l'esistenza stessa dell'essere.
E' per la possibilità del non-essere che l'essere splende nella sua Bellezza.

Ultima modifica di Sariputra : 12-09-2015 alle ore 00.53.56.
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Vecchio 11-09-2015, 17.23.22   #127
mariodic
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Citazione:
Originalmente inviato da pepe98
L'esistenza della coscienza non va dimostrata, si puó assumere come evidenza. C'è infatti il rischio che diventi un termine soggettivo(i vari post di questa discussione ne sono la prova), ma è necessaria la sua esistenza anche solo per filosofare.
Paroledi buon senso che condivido

Citazione:
Originalmente inviato da memento
Certo,ma è una consapevolezza incosciente,indefinita e indefinibile (giacché non può essere oggetto di coscienza o pensiero).Perché per dimostrare l'esistenza di una coscienza,devi comunque possederla,e quindi la dimostrazione perde di senso. È lo stesso discorso che faccio con la logica: può dimostrare tutto,ma chi dimostra la logica stessa? La logica è illogica cosi come la coscienza stessa è incosciente.
L'Io è il principio evidente e non-razionale alla base di ogni pensiero e di ogni essere,puoi forse negarlo? E allora ti è sfuggito da sotto gli occhi,tu che dicevi di asserire che non vi è nulla di incosciente,escludendo l'osservatore da ciò che è osservato.

parole sante, concordo, finalmente si comincia capire il prblema dell'Osservatore

Citazione:
Originalmente inviato da pepe98
.
La stessa cosa si può fare con l'Io: L'insieme di esperienze contenute nel tempo intero. E quale Io esprime questa identificazione meglio dell'Io universale?
IO+D=DIO conseguentemente la differenza: DIO-IO=D.
Cosa intendo dire con questa pseudo equazione algebrica? Ecco:
"D" è il delta di densità del "campo della Conoscenza" incentrato sull'IO. La Conoscenza. Detta così l'affermazione è attaccabile da ogni lato in quanto -e principamente- perchè manca una definizione precisa del significato del termine in questo contesto; e poi c'è un altro problema, quello di chiarire e ribadire che che questo "campo di conoscenza", a differenza, per esempio, del campo di pressione o un capo elettrico, non si estende nello spazio metrico per il semplice motivo che è semmai quest'ultimo ad essere contenuto, come tutto, nel "campo della Conoscenza" di cui sto rozzamente argomentando.
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Vecchio 11-09-2015, 19.14.21   #128
Il_Dubbio
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Riferimento: l'IO e l'essere coincidono, e corrispondono all'insieme delle sensazioni.

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Perchè scaduta? Anzi...è interessante.

...

Quindi è si esistente ma nello stesso tempo non-esistente. Non esistente in senso ultimo ovviamente, ma esistente in senso convenzionale, pratico. Se poi guardiamo il codice binario o qualunque altro linguaggio vediamo che è composto e quindi esiste in dipendenza di tutto ciò che lo forma. Quindi "linguaggio binario" è una parola di senso comune che indica un insieme, enorme di altre cose che a loro volta sono insiemi di altre cose e così via.
Queste cose "stanno insieme" dettate da condizioni, ma le condizioni stesse sono soggette ad altre condizioni e così via.
Io sto usando quel codice, ma anche io sono un insieme enorme di altre cose (coscienza, contatto, volizione, sensazione,intuizione,ecc.) che mi permettono di comprendere e usare quel codice.
Ma se una di queste cose non funziona più o ne sono menomato non posso più comprendere appieno quel codice.
Come farei a comunicare ad un cieco il rosso del tramonto del sole ?
Cosa potrei dirgli per farglielo intuire e rappresentare nella sua coscienza? E' dolce, è tiepido, è sereno?
Lui deve condividere con me lo stesso "regno" della vista per poterglielo comunicare. E se una cosa, o un linguaggio, dipende da condizioni ( che devono essere comuni tra i due comunicanti) non è esistente-in sé e per sé stesso, ma sorge in dipendenza ed è ovviamente vuoto di esistenza intrinseca, propria.
Riflettiamo bene su cos'è quell'uno che lo deve leggere. Sei sicuro che è un Uno/soggetto o non un insieme/soggetto ? Un uno non può essere perchè ci vogliono molteplici cose per capire quel linguaggio ( vista o udito, percezione, sensazione, coscienza, ragionamento,ecc.). Può essere per caso un insieme che, sotto determinate leggi e condizioni che lo uniscono, lo comprende e a cui noi diamo il nome di Soggetto?

Non condivido (se ho capito bene) e mi pare di averlo gia detto.
Tutto l'insieme di cose che chiami "soggetti" (che secondo te formano poi il soggetto...che come dici non è esistente come soggetto ma come insieme) io li ho chiamati "contenuti". Il contenete è invece il soggetto che chiamo IO.
Il contenete (l'avevo chiamato anche contenitore, giusto per dargli un nome) sarebbe il trasformatore di informazioni (nella mia personalissima idea). Un'onda acustica che attraversa il trasformatore (cervello/mente ecc.), muta (o possiamo anche dire aggiunge) il suono all'informazione precedente che non conteneva il suono. Tu potresti dire che l'Io senza il suono non sarebbe IO. Ma io direi pure il contrario, l'onda senza l'IO non includerebbe il suono. Quindi il suono, che è la sensazione del suono, è L'IO. Anzi senza IO (o come lo vogliamo chiamare: trasformatore, contenitore, coscienza o come si vuole) non esisterebbe nemmeno il concetto di onda.

Ma qua va rifatto il ragionamento che ho fatto in un altro argomento.
L'onda è "materia". La materia è qualcosa che può essere misurato e che ha precisi valori. Un oggetto materiale non può avere due valori contemporaneamente. Non può, ad esempio, stare in Italia e in Marocco. O sta in Marocco o sta qua.
Il suono invece cos'è? E' un oggetto materiale? Abbiamo detto che il suono dipende sicuramente dall'onda materiale, ma senza un decodificatore di suono (cioè l'Io) non sarebbe un suono, ma solo un'onda con precisi valori materiali.
Qui c'è inghippo della esistenza del suono o della sua non esistenza.
Un oggetto materiale per poter esistere deve avere precisi valori. Ma il suono che valori ha? E qui è chiaro che in qualsiasi modo tu voglia chiamarli questi dipendono dall'IO (coscienza, contenitore ecc. ecc.). Non possiamo dire che non esiste l'IO se poi ammettiamo che ci sono i suoni. Qualche passaggio ce lo siamo perso.
L'io quindi aggiunge (o trasforma) infomazioni base in coscienza. Aggiunge una cosa in più, qualcosa che non si vede in terza persona ma solo in prima.
Mi sembra di aver anche detto che le sensazioni giungono dai recettori, che sono i sensi. La coscienza certamente si sviluppa attraverso i sensi. Ma la coscienza non sono i sensi. Quelli sono strumenti per arricchire la coscienza; non sono la coscienza stessa.


Ora però stabilire per davvero cos'è la coscienza non è cosa semplice, visto che non lo sa nessuno. Non credo sia un oggetto materiale, nel senso che non è un neurone, o una scarica elettrica. Potremmo anche chiamarlo programma (oppure software). Quindi qualcosa di volatile che gira nella macchina. I computer usano gli algoritmi. La coscienza potrebbe essere anche un sofware, ma un sofware che usa strani algoritmi... al momento infatti non esiste alcun algoritmo della coscienza benche sia questa l'idea che ne hanno.
Un robot programmato per reagire ad un'onda acustica non vuol dire che quel robot stia ascoltando i suoni. Lui reagisce alle vibrazioni, e in modo del tutto meccanico (e programmabile) si mette in moto e reagisce. Anche i sordo muti reagiscono alle vibrazioni, ma c'è un'aggiunta in più, loro sono coscienti delle vibrazioni. Non possono ascoltare i suoni, ma usano gli altri sensi per avere una loro rappresentazione del suono, attraverso appunto altri sensi. Un robot, quindi, in modo più preciso rispetto a prima, non avverte nemmeno le vibrazioni (quindi tanto meno sente suoni), ma reagisce all'onda acustica, perche l'onda acustica ha dei precisi valori misurabili dal un robot programmato.

Ripeto ancora una volta. La coscienza non è un insieme di codici. Ma la possibilità di averne una rappresentazione e che per questo identifica e qualifica il soggetto (IO) pensante.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 11-09-2015, 19.35.37   #129
sgiombo
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Duc in altum!:
infatti chi potrebbe proibire di attribuire alla coscienza il nome di Dio o ciò che per Lui ratifica, consiglia ed esiste?

Sgiombo:
Le convenzioni linguistiche in generale, e il vocabolario della lingua italiana in particolare.



Duc in altum!:
Non dimentichiamo la leggenda: a Sua immagine e somiglianza.
L'immagine è la Coscienza, per me, secondo la mia fede sempre sveglia, senza deficienze o limiti, sempre coerentemente giusta, sempre eterna; la somiglianza il quanto si desideri davvero diventare Dio, ossia, per non fraintenderci, far parte totalmente della Sua dimensione o Coscienza Universale.

Sgiombo:
Allora sostieni -mi par di capire- che la coscienza (che peraltro non trovo affatto sia sempre sveglia, senza deficienze o limiti, sempre coerentemente giusta, sempre eterna; o sono attributi della tua fede?) é l' immagine di Dio e non come avevi precedentemente affermato che é Dio.

Ma la coscienza si constata, Dio non si constata e andrebbe dimostrato...

Citazione:
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Notoriamente gli stoici disputarono animatamente con gli scettici per difendere la propria dottrina dogmatica dell'assenso. Tale dottrina, dogmatica e indimostrabile, consiste nell'affermare la libertà dell'uomo, grazie alla sua facoltà razionale, di poter dire di no o di si alle impressioni o sensazioni o rappresentazioni che si affacciano nell'animo. Come dice Seneca riguardo all'ira, ma credo si possa estendere il concetto ai sentimenti in generale, i sentimenti hanno tre movimenti.
Primo, si affacciano nell'animo; in questa fase l'uomo non può intervenire.
Secondo, l'uomo delibera se accogliergli pienamente e permettergli di svilupparsi, oppure può giudicarli come indifferenti e chiuderli fuori dal proprio animo.
Terzo, se l'uomo ha accolto il sentimento in questione, esso si sviluppa smodatamente senza possibilità di controllo da parte dell'uomo stesso
Ora, come ho detto prima, tale teoria è indimostrabile, ma provo comunque a rendere coerente la mia adesione a questo dogma.
In questo post si sostiene, se ho ben capito, che le sensazioni racchiudono in sé ogni cosa: l'io, l'essere, la ragione. Ma se quello che mi viene comunicato, ad esempio, da questo post è un insieme di sensazioni, qualcuno può forse negare la mia libertà di accogliere o meno queste sensazioni nel mio animo? Se ciò come credo è innegabile, significa che c'è ben altro oltre alla semplice sensazione: la facoltà di accoglierla o meno: la ragione.



Per parte mia non sostengo che che le sensazioni racchiudono in sé ogni cosa, ma invece che sono l' unica cosa di cui possa aversi certezza.
E di esse fanno parte anche le sensazioni interiori o mentali dei ragionamenti, dei giudizi o predicati (anche circa altre sensazioni), delle deliberazioni, scelte, volontà, ecc..

Citazione:
Originalmente inviato da mariodic
Paroledi buon senso che condivido

parole sante, concordo, finalmente si comincia capire il prblema dell'Osservatore

IO+D=DIO conseguentemente la differenza: DIO-IO=D.
Cosa intendo dire con questa pseudo equazione algebrica? Ecco:
"D" è il delta di densità del "campo della Conoscenza" incentrato sull'IO. La Conoscenza. Detta così l'affermazione è attaccabile da ogni lato in quanto -e principamente- perchè manca una definizione precisa del significato del termine in questo contesto; e poi c'è un altro problema, quello di chiarire e ribadire che che questo "campo di conoscenza", a differenza, per esempio, del campo di pressione o un capo elettrico, non si estende nello spazio metrico per il semplice motivo che è semmai quest'ultimo ad essere contenuto, come tutto, nel "campo della Conoscenza" di cui sto rozzamente argomentando.


che la coscenza, a differenza, per esempio, del campo di pressione o un capo elettrico, non si estende nello spazio metrico per il semplice motivo che è semmai quest'ultimo ad essere contenuto, come tutto, nella Conoscenza [ma per me nella coscienza] di chi lo percepisce e/od osserva (ammettendo l' indimostrabile né tanto meno mostrabile realtà di soggetti di coscienza) lo comprendo bene e concordo.
Il resto del ragionamento purtroppo no.

Ultima modifica di sgiombo : 12-09-2015 alle ore 09.54.51.
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Vecchio 11-09-2015, 23.19.23   #130
pepe98
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Citazione:
Originalmente inviato da memento
L'esistenza di una coscienza non PUÒ essere dimostrata,il punto è questo. Non mi hai risposto su una cosa che ti avevo fatto notare (che poi discutere della tua teoria è lo scopo del topic,cerchiamo di non divagare): ovvero tu hai affermato che non esista nulla di incosciente,ma la coscienza stessa non può che esserlo,poiché non può essere oggetto di sé stessa (ecco perché ogni tentativo di dimostrare la sua esistenza cade). Ciò che si è evidenziato da questa discussione è che la coscienza non è un pensiero.
La coscienza è l'insieme dei pensieri

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Originalmente inviato da Sariputra
Il numero indica un'entità. E' solo un esempio per dimostrare che le entità non esistono di esistenza propria ma solo in dipendenza di altre entità. E per simboleggiare che se un'entità vuole mutare, e quindi esistere, ha bisogno della sua non-entità.
Non vedo proprio perchè abbia bisogno del suo non essere per mutare: anche se muta, essa è ancora, nel passato rispetto alla "sua" mutazione.
Viceversa, se non è ancora mutato, la "sua" mutazione è giá nel futuro. Passato e futuro esistono contemporaneamente, come qui e lá esistono contemporaneamente. Tutto lo spaziotempo si puó considerare un punto, in cui tutto coesiste.

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Se non "entra" nel Non-essere non può nemmeno percepire sè stesso come essere e, se non percepisce sè stesso, è Nulla.
Come fa l'essere osservarsi di essere? E' assolutamente illogico.
Affermare che esiste solo l'Essere è come affermare che esiste solo il Nulla. La nostra ragione è incapace di afferrare il Non-essere ( che non è il Nulla ma il Vuoto d'Essere) ma senza non-essere non c'è mutamento. Come fa una cosa ad esistere senza mutare ? E per mutare intendo tutta l'"attività" dell'essere, compreso il pensare sè stesso come essere.
Tu affermi che un insieme è solamente la somma di tanti 1 che rimangono solo e sempre 1.
Prendiamo due gocce d'acqua e le uniamo. Rimangono due gocce d'acqua o diventano qualcos'altro ? Una goccia più grande. E la goccia ottenuta contiene distinte le due gocce o si sono unite e diventano una cosa sola ? L'oceano è semplicemente la somma di infinite gocce che rimangono eternamente se stesse ? E le gocce stesse non sono insiemi ? e così via...
Se esiste solo l'essere, non c'è spazio alcuno per Libertà, libero arbitrio, Amore. Perchè è nella loro fragilità ( Non-essere o essere-dipendenti da) che ogni cosa attinge la sua Bellezza e la sua esistenza stessa. Tenacemente convinto della teoria dell'essere mi sembra che consideri il Non-essere una "minaccia". Ma, come ho scritto in altra parte, il principio di Vacuità non minaccia l'esistenza dell'essere , anzi pone le fondamenta per l'esistenza stessa dell'essere.
E' per la possibilità del non-essere che l'essere splende nella sua Bellezza.
Due gocce d'acqua si legano insieme per compatibilità chimica. Se prima contiamo due gocce, abbiamo contato degli insiemi di molecole. Se poi si uniscono insieme, sono sempre due insiemi di molecole, anche se miscugliati e non sparati come prima. Infatti se A= insieme di un tot di molecole d'acqua, allora 1A+1A=2A.
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