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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 29-12-2015, 13.28.14   #51
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

La conoscenza divina per essere completa deve comprendere la conoscenza del mondo.
La nostra cultura è permeata dalle sceinze naturali e fisiche dove lo strumento conoscitivo è l'incontro fra l'evidenza tautologica e ciò (in contraddizione nel non credente) che la meta-fisica ha consegnato strumentalmente alle scienze: soprattutto logica e matematica.
Significa che lo strumento conoscitivo universale non viene dal mondo naturale e fisico, perchè la forma logica o l'oggetto matematico non ne fanno parte; sono il prodotto della nostra mente.
Allora chi decide ciò che la mente produce se sia giusto o sbagliato?
Il non credente è generalmente schierato solo in ciò che è evidenza scientifica, sperimentazione e dimostrazione nella reiterazione del mondo fenomenico.
Ma la scienza per sua natura sceglie la sola strada deduttiva , meno quella induttiva, poco accetta l'intuizione (anche se di fatto è utilizzata). Non può accettare forme di conoscenze meditative, contemplative, perchè non esiste l'atomo del pensiero e della riflessione e quindi la mente è un oggetto astratto sconosciuto non dimostrabile.
La scienza moderna, come l'habitus mentale del non credente, si limita all'allargamento ,all'estensione della conoscenza, ma non può arrivare questa forma mentis e rappresentazione alla qualità: infatti tutta la nostra cultura dalla modernità è quantitativa e ridondante, incapace di sintesi .E' una forma di conoscenza importante, ma non sarà mai abbastanza potente per il salto di qualità dell'umanità ,perchè ha diviso le facoltà innate umane.Se il proto-chimico, l'alchimista aveva un gergo tutto suo e cercava il principio vitale, la scienza perde i fondamenti di ricerca qualitativa indagando soprattutto sui meccanismi e processi.Il genetista studia i meccanismi del dna e rna, ma come arrivi il soffio vitale improvvisamente a costituire la base di un organismo autonomo capace di relazionarsi con l'ambiente, è un mistero.Così il non credente come la scienza, perde gli interrogativi esistenziali dell'ESSERE che si fa esistenza-
Sì, anche la scienza è una forma di fede, credere nell'evidenza e allontanare la propria mente dagli interrogativi che il suo essere in esistenza gli propone rispetto proprio al mondo fenomenico del fisico e naturale.
La scienza è importante per dirimere la deriva verso l'illusione e l'immaginario privo di logica.E' ciò che àncora all'esistenza.Per questo la fede in Dio deve comprenderla e superare la sua limitatezza-
Ciò che la psichè e il pneuma, anima e spirito, ciò che le conoscenze antiche ermetiche ed esoteriche hanno trasmesso ,vanno reinterpretate e collegate nella scienza per poterla superare.
La psiche, il sentimento , le forme mentali sconosciute o irrise da scienze e non credenti sono fattuali in noi stessi.Chi è dimentico di ciò che è non può che essere parziale e particolare nel proprio indagare, non sapendo quando e quali strumenti utilizare nelle circostanze che la vita proprone.
Dio è l'Uno, inteso come sintesi del Tutto; metaforicamente è lo spazio tempo al punto zero della teoria cosmologica, quando l'intera energia dell'universo era dentro una capocchia di spillo.La superficialità e banalizzazione culturale d iquesto tempo tratta delle polveri sottili dell'inquinamento quanto delle problematiche islamiche senza mai andare ai principi fondativi del problema, al massimo assiomatizza. Così la nostra cultura identifica le religioni come fonti di fanatismo, quando invece è lo stesso non credente scientista ad esserlo.Non potrà ma iindagare la mistica del sufismo islamico,non ha motivo e forza e si cullerà nella beata ignoranza che si sposa troppe volte nell'arroganza.
Così' nella attuale cultura convive la fisica classica, la relatività e la quantistica: incapace di sintesi.Nella teoria dell'evoluzione convivono la macroevoluzione, la microevoluzione e la biologia molecolare: incapace di sintesi.
La scienza è potere e quindi strumento stesso dei potenti che ne costituiscono il regime culturale che segna questo tempo. Questa forma limitata e quantitativa che si esplica nelle discipline politiche ed economiche.Ma il non credente non sa scendere nei principi primi contraddittori che governano il sistema , non ne ha capacità di discernimento in quanto ha obnulato le sue stesse facoltà lui stesso condizionato nello schema agnostico delle convenzioni educative .
Perchè allora gettare perle ai porci ? La parabola del seminatore insegna che buona parte dei semi va persa, solo una minoranza attecchirà è solo laddove esiste una predisposizione all'ascolto, un'apertura mentale e spirituale.
Se ogni cosa che appare nel mondo deve avere significato, dal protozoo all'uomo, dal sentimento alla ragione, la conoscenza deve esplicarsi sia nella scienza naturale che in quella divina se si vuol com-prendere.Solo cosi finiscono gli steccati di appartenenza limitati e particolari.
paul11 is offline  
Vecchio 29-12-2015, 13.42.29   #52
freedom
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Citazione:
Originalmente inviato da memento
parlare di probabilità per quanto riguarda l'esistenza di Dio non ha senso. La probabilità,infatti,si basa essenzialmente su dati statistici e quindi su eventi ben definiti,di cui è possibile dare una chiara corrispondenza con la realtà.
Non ne facciamo una questione di matematica statistica ma di buon senso e logica. Non penso che negare all'essere umano la possibilità di parlare dell'esistenza di Dio in termini logici sia giusto.
Guarda come la vede un grande ricercatore come Pascal:
https://it.wikipedia.org/wiki/Scommessa_di_Pascal
Secondo te qual è la giusta prospettiva?
Citazione:
Originalmente inviato da memento
L'altro punto riguarda la possibilità di scoprire qual'è la verità su Dio prima o dopo la morte;periodo durante il quale,a detta di alcuni utenti,dovrebbe manifestarsi a noi il senso intero dell'universo(e perché mai? ). Ma qualsiasi esperienza è sempre caratterizzata da una prospettiva parziale di osservazione,l'Io,che nega e preclude all'individuo stesso la capacità di giungere ad una conoscenza totale della realtà.
Concordo su entrambi i concetti. Una delle mie tante paure è quella di morire, essere, in qualche modo, ancora cosciente e non capirci una cippa.
Citazione:
Originalmente inviato da memento

Di fatto Dio non può esistere non in quanto non immediatamente esperibile,ma in quanto non propriamente esperibile.
Mi sembra che giungi ad una conclusione un po' affrettata. Chi o cosa ti impedisce di considerare l'eventualità che Dio (al quale nulla è impossibile) decida di fornirti la capacità di esperirlo? Ci sono santi a iosa che affermano di averlo esperito e sono anche, per quanto mi riguarda, credibili.
Citazione:
Originalmente inviato da memento
cercare di dimostrarla sarebbe come provare a vedere dove va a finire una retta...
Non era e non è lo scopo del presente thread. Abbiamo solo cercato di dimostrare che ogni ipotesi gode di paritetica possibilità.
freedom is offline  
Vecchio 29-12-2015, 14.05.30   #53
Duc in altum!
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Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

** scritto da freedom:

Citazione:
Oddio........veramente a me sembra che l'altruismo esista nelle leggi universali.
Penso ai genitori che sono pronti a sacrificarsi per i figli. E non solo nel genere umano. E questo garantisce, insieme ad altri fattori, la sopravvivenza della specie.

Infatti, io ho detto nel pensiero precedente: "...e siccome l'altruismo non ha ragione di esistere nelle leggi universali, se non nell'uomo/donna..." - confermando quel che tu dici: che l'altruismo esiste solo sul pianeta Terra.
E proprio perché siamo avvolti da questa consuetudine (unica nell'Universo: i pianeti, le stelle e le leggi fisiche/chimiche non concedono altruismo, sono rigide e rigorosamente egoiste) fin da piccoli, che ci sembra che "l'altruismo" ci sia dovuto per diritto di nascita. Dimenticandoci di chiederci: "...ma se l'evoluzione, secondo Darwin, si è avuta grazie alla specie che risponde meglio al cambiamento (altra legge universale per niente altruista), e non del genitore che si sacrifica per il figlio, come mai il mondo, la storia, la filosofia, la spiritualità, sono stati stravolti (senza possibilità di bloccare o interrompere questo messaggio altruistico) da un uomo morto per altri?..."


P.S. = senza dimenticare che è sempre una mia personale riflessione.


Pace&Bene
Duc in altum! is offline  
Vecchio 29-12-2015, 14.43.33   #54
memento
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Data registrazione: 02-08-2015
Messaggi: 177
Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Non ne facciamo una questione di matematica statistica ma di buon senso e logica. Non penso che negare all'essere umano la possibilità di parlare dell'esistenza di Dio in termini logici sia giusto.
Guarda come la vede un grande ricercatore come Pascal:
https://it.wikipedia.org/wiki/Scommessa_di_Pascal
Secondo te qual è la giusta prospettiva?
E tu da credente ti riconosci in questo modo di pensare cosi cinico ed utilitarista?
Ma cosa ha di logico la fede in qualcosa che non si è mai visto e non si sa nemmeno cos'è e se esiste?
Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Concordo su entrambi i concetti. Una delle mie tante paure è quella di morire, essere, in qualche modo, ancora cosciente e non capirci una cippa.
Mi sembra che giungi ad una conclusione un po' affrettata. Chi o cosa ti impedisce di considerare l'eventualità che Dio (al quale nulla è impossibile) decida di fornirti la capacità di esperirlo? Ci sono santi a iosa che affermano di averlo esperito e sono anche, per quanto mi riguarda, credibili.
Se concordi sul primo pezzo,direi di aver già spiegato il motivo. Le verità di cui un uomo può fare esperienza saranno sempre soggette al suo modo di percepire la realtà,figlie di quel gioco di prospettive per cui ogni centro è relativo a chi lo guarda.
Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Non era e non è lo scopo del presente thread. Abbiamo solo cercato di dimostrare che ogni ipotesi gode di paritetica possibilità.
Ma ogni ipotesi è tale se esiste la possibilità che venga dimostrata. Esiste questa possibilità?

Ultima modifica di memento : 29-12-2015 alle ore 20.42.57.
memento is offline  
Vecchio 29-12-2015, 16.05.28   #55
Sariputra
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Messaggi: 257
Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Bè.......così tu rinunci a qualsiasi appoggio se non quello della tua coscienza. Inoltre affronti il rischio di diventare un vagabondo metafisico. Io penso che una cornice, un quadro di riferimento sia necessario.

In altre e più prosaiche parole mi fai pensare a colui che sta davanti al tavolo da gioco non giocando ma guardando gli altri farlo. Non perdi ma non vinci. Guardi! In attesa di trovare la partita che fa per te.......

Tuttavia la vita è una roba così complicata che, in tutta onestà, non saprei dire qual è la cosa giusta di fare. Quella che ho espresso, in definitiva, è una modesta, forse irrilevante opinione.

In ultima analisi potrebbe anche essere che la ricerca spirituale sia una gran perdita di tempo

Ma tanto......che ci vuoi fare.........il ricercatore quasi mai sceglie di esserlo. Lo è e basta!


E' proprio così, non si sceglie di essere un ricercatore. E' la tua natura che ti spinge in quella direzione. Si potrebbe quasi definire un tratto del carattere.
Ed è vero anche che la ricerca spirituale in ultima analisi possa essere una perdita di tempo ( perchè non giungi a nessuna risposta definitiva, ancorché penso serva lo stesso ad aumentare la tua consapevolezza). Per restare in tema di statistiche, temo che le probabilità che lo sia (una perdita di tempo) siano notevoli...Penso sia la passione che uno ci mette a fare la differenza.
Sariputra is offline  
Vecchio 29-12-2015, 20.06.29   #56
Duc in altum!
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Messaggi: 919
Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

** scritto da Sariputra:

Citazione:
Vorrei porti io una domanda, se vorrai rispondermi ovviamente:
Perchè senti così forte il bisogno di schierarti ?
Io non lo avverto questo bisogno, anche se tu non lo ritieni possibile.

Ma non è che sei tu ad avvertire il bisogno di schierarti, è come il respirare, è un'azione automatica misteriosa acquisita col nascere (altro Mistero).
Io semplicemente cerco di far ragionare (il mio schierarmi cristianamente è un'altra cosa) su questo avvenimento inevitabile nell'esistenza di ognuno, proprio perché in tanti neanche s'immaginano di esserne vittime e complici - un po' come accade con la personale vocina interna, tutti se ne beneficiano, dandone la soggettiva spiegazione, senza sapere ancora cosa sia realmente e oggettivamente.

Tu dici di non avvertirlo così come non percepisci quotidianamente le migliaia di volte che inspiri ed espiri, ormai è un gesto intimo, eppure, discutendone, stai enunciando i tuoi dogma (le tue scelte) derivanti da ciò che pensi debba avere la tua piena fiducia la tua Fede).




Citazione:
Mi sforzo sempre di capire anche le ragioni dell'altro. Sembra che l'uomo fondi la propria identità nel "prendere posizione", issare una bandiera, creare divisioni. Il mio credo contro il tuo, la mia verità contro la tua. Devi stare di qua o di là. Devi scegliere tra la mela e la pera.
Ma oggi si può gustare la mela e domani la pera. E trovarle deliziose entrambe. Ognuna con le sue proprietà.

Vedi, continui a scegliere: un giorno la mela e l'altro la pera, e chi discute questo, ma hai già scelto, non puoi evitarlo.
Certo che questa tua decisione è in linea con l'opportunismo sociale vigente: oggi con i rossi, domani con i bianchi, tira a campà, tanto sono deliziosi entrambi, tanto così fan quasi tutti, quindi più che criticabile, ma io non sto a confutare le ragioni dell'altro, ma solo chi, come da discussione, pensa di poter non essere incluso nello scegliere a priori, o che la propria scelta sia più probabile che quella dell'altro.

Il non issare una bandiera è già il tuo credo contro il mio, ha già stipulato i confini (per adesso) della propria identità. Io non isso bandiere, mi abbandono al vento, è una identità ben determinata dalla tua scelta.




Citazione:
Posso trovare profondi e di aiuto sia i Sutra buddhisti che i passi dei Vangeli, prendendo e assaporando quel che è di utilità alla mia vita. Non mi dichiaro buddhista e non mi dichiaro cristiano, o musulmano, o ateo, o qualsivoglia cosa. Mi piacerebbe dire che mi dichiaro solo me stesso, se non dubitassi che ci sia realmente qualcosa come un me stesso.

Esatto, tu hai scelto di dichiararti te stesso, e forse sei "davvero" nella piena ragione, l'anelata Verità Assoluta, così come un altro sceglie di dichiararsi cristiano, ateo o scientista, ma nel frattempo, oltre a non aver potuto evitare una decisione, hai le stesse probabilità delle altre religioni.

[P.S. = Se può servirti anch'io leggo brani, che incontro molto interessanti, di altre confessioni, solo che l'effetto che producono è una maggior consapevolezza, grazie anche all'esperienza empirica, che come Gesù non ce n'è!]




Citazione:
Se non ci fosse nessuna posizione che senso avrebbe l'ammazzarsi per la propria posizione ? Non è possibile non avere posizione ?

La mia fede non include i se o i ma, ma, per comprenderci meglio, se non ci fosse nessuna posizione non ci sarebbe nessuna Verità Assoluta.
Quindi non è possibile non avere posizione, proprio per il fatto che è questa Verità Assoluta, che dirige il tutto qualunque Essa sia, che ha incluso lo scegliere obbligatorio in nome della Fede personale.
E' un circolo perfetto, non ammette sbavature del genere, ripeto se un solo essere umano potesse esentarsi dallo schierarsi non staremmo qui a rifletterci.
Così come se un ateo potesse avere una sola possibilità in più, di chi crede al Paradiso, che dopo la Morte c'è il nulla, non se ne discuterebbe.
Siamo tutti alla pari: scegliere e pedalare (sperare!).


Citazione:
In più vedo nello schierarsi il seme della divisione, della discordia e dell'odio. Innumerevoli sono gli esseri che hanno sofferto perchè "bisogna schierarsi". Quanta morte e dolore ha portato, e porta, lo schierarsi.

Bella invocazione, ma non è inscritto già in ogni persona questo seme della discordia? Non siamo già portatori di morte e dolore dentro di noi stessi? Ci vogliamo rendere conto che la sofferenza è prodotta dalle nostre scelte - anche quelle incoscienti e involontarie?
Dunque, nuovo Mistero, chi ha raggiunto con le proprie decisioni l'annientamento della sofferenza creata da sé stesso? Chi potrebbe essere il modello da seguire per raggiungere la dimensione che tutti (e dico tutti!) siano sereni e gioiosi?
Vedi come è inevitabile decidere e qualsiasi sia la nostra decisione non è certa al 100%??




Citazione:
A volte però troviamo piacevole ciò che sta al di fuori del nostro territorio mentale e ci concediamo delle...scappatelle. Così abbiamo bisogno del confessore, o dello psicologo, che ci riconcili con la nostra posizione, con il nostro schieramento.
So già che tu dirai che la vita è così e che non posso farci niente e che è Obbligatorio schierarsi.
Ma io sempre ti risponderò: NO GRAZIE.

Aridaje!! Il tuo: NO GRAZIE è far quadrato nei confronti della tua fede, come tu dici, è la tua risposta, ma anche per chi non la scrivesse o pronunciasse, il suo modo di essere e agire puntualizzerebbe che posizione ha scelto e in cosa crede.




Citazione:
Per fare un esempio concreto. Se un aborto può salvare la vita di una madre ammalata, oltre che lasciare a lei e all'eventuale padre la scelta, riterrei giusto privilegiare la vita della madre su quella del feto. E non per una supremazia ontologica ma solo perchè il carico di dolore sarebbe ben maggiore se mancasse la madre ( per lei e per tutti coloro che l'amano) che non il feto. Ma se la madre decidesse al contrario, non urlerei "è sbagliato", ma riterrei giusta pure quella scelta.

Questa è causalistica, anche Papa Francesco ha detto di usarla per i divorziati che desiderano ricevere la comunione, ma questo non cambia la posizione generale (la scelta) e irremovibile (per adesso) della Chiesa nei loro confronti: divorziato = no comunione.
Quindi sei di nuovo giunto a doverti schierare in senso lato sull'aborto.
Ma puoi anche decidere di non decidere, favorendo così la posizione più votata - quindi una scelta indiretta.

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** scritto da paul11:

Citazione:
Sì, anche la scienza è una forma di fede,

...e di religione.



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Vecchio 29-12-2015, 20.57.22   #57
giuscip1946
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Originalmente inviato da Sariputra
E' proprio così, non si sceglie di essere un ricercatore. E' la tua natura che ti spinge in quella direzione. Si potrebbe quasi definire un tratto del carattere.
Ed è vero anche che la ricerca spirituale in ultima analisi possa essere una perdita di tempo ( perchè non giungi a nessuna risposta definitiva, ancorché penso serva lo stesso ad aumentare la tua consapevolezza). Per restare in tema di statistiche, temo che le probabilità che lo sia (una perdita di tempo) siano notevoli...Penso sia la passione che uno ci mette a fare la differenza.


Quando la ricerca non giunge a nessuna risposta, e questa cosa è stata già sperimentata nei secoli, non vuol dire che sia una perdita di tempo, ma che abbiamo cercato in modo sbagliato. Il Signore Dio non si trova sui libri né nella nostra mente ma nel ns cuore dove LO abbiamo nascosto con i nostri idoli. Beati coloro che avranno il coraggio di affrontare loro stessi per scoprire e liberarsi degli inganni che guidano i loro passi.
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Vecchio 29-12-2015, 22.23.58   #58
acquario69
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Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

Citazione:
Originalmente inviato da giuscip1946
Quando la ricerca non giunge a nessuna risposta, e questa cosa è stata già sperimentata nei secoli, non vuol dire che sia una perdita di tempo, ma che abbiamo cercato in modo sbagliato. Il Signore Dio non si trova sui libri né nella nostra mente ma nel ns cuore dove LO abbiamo nascosto con i nostri idoli. Beati coloro che avranno il coraggio di affrontare loro stessi per scoprire e liberarsi degli inganni che guidano i loro passi.


Ti quoto e condivido;
secondo me lo sintetizza perfettamente Victor Hugo nel suo aforisma che dice:

Il poco che vediamo dipende dal poco che siamo
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Vecchio 29-12-2015, 23.26.09   #59
memento
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Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
La conoscenza divina per essere completa deve comprendere la conoscenza del mondo.
La nostra cultura è permeata dalle sceinze naturali e fisiche dove lo strumento conoscitivo è l'incontro fra l'evidenza tautologica e ciò (in contraddizione nel non credente) che la meta-fisica ha consegnato strumentalmente alle scienze: soprattutto logica e matematica.
Significa che lo strumento conoscitivo universale non viene dal mondo naturale e fisico, perchè la forma logica o l'oggetto matematico non ne fanno parte; sono il prodotto della nostra mente.
Allora chi decide ciò che la mente produce se sia giusto o sbagliato?
Il non credente è generalmente schierato solo in ciò che è evidenza scientifica, sperimentazione e dimostrazione nella reiterazione del mondo fenomenico.
Ma la scienza per sua natura sceglie la sola strada deduttiva , meno quella induttiva, poco accetta l'intuizione (anche se di fatto è utilizzata). Non può accettare forme di conoscenze meditative, contemplative, perchè non esiste l'atomo del pensiero e della riflessione e quindi la mente è un oggetto astratto sconosciuto non dimostrabile.
La scienza moderna, come l'habitus mentale del non credente, si limita all'allargamento ,all'estensione della conoscenza, ma non può arrivare questa forma mentis e rappresentazione alla qualità: infatti tutta la nostra cultura dalla modernità è quantitativa e ridondante, incapace di sintesi .E' una forma di conoscenza importante, ma non sarà mai abbastanza potente per il salto di qualità dell'umanità ,perchè ha diviso le facoltà innate umane.Se il proto-chimico, l'alchimista aveva un gergo tutto suo e cercava il principio vitale, la scienza perde i fondamenti di ricerca qualitativa indagando soprattutto sui meccanismi e processi.Il genetista studia i meccanismi del dna e rna, ma come arrivi il soffio vitale improvvisamente a costituire la base di un organismo autonomo capace di relazionarsi con l'ambiente, è un mistero.Così il non credente come la scienza, perde gli interrogativi esistenziali dell'ESSERE che si fa esistenza-
Sì, anche la scienza è una forma di fede, credere nell'evidenza e allontanare la propria mente dagli interrogativi che il suo essere in esistenza gli propone rispetto proprio al mondo fenomenico del fisico e naturale.
La scienza è importante per dirimere la deriva verso l'illusione e l'immaginario privo di logica.E' ciò che àncora all'esistenza.Per questo la fede in Dio deve comprenderla e superare la sua limitatezza-
Ciò che la psichè e il pneuma, anima e spirito, ciò che le conoscenze antiche ermetiche ed esoteriche hanno trasmesso ,vanno reinterpretate e collegate nella scienza per poterla superare.
La psiche, il sentimento , le forme mentali sconosciute o irrise da scienze e non credenti sono fattuali in noi stessi.Chi è dimentico di ciò che è non può che essere parziale e particolare nel proprio indagare, non sapendo quando e quali strumenti utilizare nelle circostanze che la vita proprone.
Dio è l'Uno, inteso come sintesi del Tutto; metaforicamente è lo spazio tempo al punto zero della teoria cosmologica, quando l'intera energia dell'universo era dentro una capocchia di spillo.La superficialità e banalizzazione culturale d iquesto tempo tratta delle polveri sottili dell'inquinamento quanto delle problematiche islamiche senza mai andare ai principi fondativi del problema, al massimo assiomatizza. Così la nostra cultura identifica le religioni come fonti di fanatismo, quando invece è lo stesso non credente scientista ad esserlo.Non potrà ma iindagare la mistica del sufismo islamico,non ha motivo e forza e si cullerà nella beata ignoranza che si sposa troppe volte nell'arroganza.
Così' nella attuale cultura convive la fisica classica, la relatività e la quantistica: incapace di sintesi.Nella teoria dell'evoluzione convivono la macroevoluzione, la microevoluzione e la biologia molecolare: incapace di sintesi.
La scienza è potere e quindi strumento stesso dei potenti che ne costituiscono il regime culturale che segna questo tempo. Questa forma limitata e quantitativa che si esplica nelle discipline politiche ed economiche.Ma il non credente non sa scendere nei principi primi contraddittori che governano il sistema , non ne ha capacità di discernimento in quanto ha obnulato le sue stesse facoltà lui stesso condizionato nello schema agnostico delle convenzioni educative .
Perchè allora gettare perle ai porci ? La parabola del seminatore insegna che buona parte dei semi va persa, solo una minoranza attecchirà è solo laddove esiste una predisposizione all'ascolto, un'apertura mentale e spirituale.
Se ogni cosa che appare nel mondo deve avere significato, dal protozoo all'uomo, dal sentimento alla ragione, la conoscenza deve esplicarsi sia nella scienza naturale che in quella divina se si vuol com-prendere.Solo cosi finiscono gli steccati di appartenenza limitati e particolari.
Questo post sarebbe stato perfetto per il topic sul pragmatismo
Hai confuso le categorie del non credente e dello scientista. Chi rifiuta l'esistenza di un aldilà non necessariamente abbraccia con "fede" tutto quello che la scienza afferma. Mi sembra una generalizzazione nei confronti dell'ateismo,che invece manca di una matrice comune e che proprio per questo può arrivare ad includere persone che abbiano visioni del mondo completamente opposte;lo scientismo,in effetti,è una di queste.
Le teorie scientifiche sono evidenti solo quando vengono dimostrate. In realtà fatico a pensare che ad Einstein risultasse evidente la relatività generale,che è difficile anche solo a spiegarla. Come vedi anche anche questa è una bella generalizzazione. Tu dici che l'uomo ha perso il senso della propria esistenza abbandonando la religione per la scienza (posto che anche qui generalizzi).ma è vero il contrario: è la religione (e anche la filosofia) ad aver abbandonato l'uomo sottraendosi al dibattito scientifico e al vaglio della ragione;cosicché ora abbiamo una scienza che è solo pietra e una religione che è solo fumo,quando invece l'una dovrebbe saper supportare l'altra.

Ultima modifica di memento : 30-12-2015 alle ore 11.36.43.
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Vecchio 29-12-2015, 23.45.48   #60
mariodic
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Riferimento: Credere o non credere: sono due ipotesi con uguale probabilità ma di segno contrario?

Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Vedi, continui col "io credo", è questa la fede, è questo lo scommettere in uguale probabilità con la fede degli altri.
Io invece credo che comunichiamo, eccome se comunichiamo, giacché anche il Sole e la Luna hanno la stessa probabilità di essere creature di Dio o del Caso.


Ma Duc io uso il termine credo come sinonimo di penso. Infatti
E' corretto, come dice Duc, che almeno, quando si allude a questioni di fede religiosa, si sostituisca "credo" con "penso", infatti l'IO non può che credere ad una sola cosa indiscutibile: al suo essere cosciente e, soprattutto unico; perché non recepisce né sperimenta altri IO, cioè, altre cosciente fuor della sua. Questa Coscienza è il suo universo osservabile. Dire che l'IO cosciente creda o no in un ente supremo è una questione senza senso infatti, se dice di non credere rinnega sé stesso, se dice di credere allora, almeno, crede della complessità di sé stesso cioè dell'universo di cui è centro e sostanza ma sul quale manca del dominio assoluto ma ha un dominio parziale come chi ha in mano centinaia di guinzagli con altrettanti cagnolini, ma i guinzagli non sono rigidi e vanno da pochi centimetri a decine di chilometri. In questa metafora il padrone dei cani col suo corpo, le sue mani che stringo i guinzagli, questi ed i cani sono il suo universo alla cui completezza manca il dominio assoluto, cioè una grandezza che chiamiamo conoscenza che è la sostanza costitutiva del Tutto.
mariodic is offline  

 



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