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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 06-07-2014, 06.05.30   #131
gyta
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Mah..

Citazione:
non può esserci nessuna assunzione che rende qualcosa reale, la realtà non la si costruisce né la si crea, ma c'è, qualsiasi cosa essa sia e la verità sta solo nel mostrarla dicendola per quale essa è. Il punto è che ogni verità che si dice mostra solo inevitabilmente un aspetto del reale e quindi non può apparire alcuna verità totalmente vera e totalmente funzionante a meno di non costruirne un campo ad hoc a posteriori, per questo ogni verità resta aperta alla contraddizione esattamente come ogni dominio e ogni funzionamento a cui quella verità dà luogo.

(Maral)

Ma non può esistere/ non possiamo formulare una verità che rappresenti il reale
se entrambe le categorie quella di verità e di reale
indicano concetti fondamentalmente estratti dall’esperienza sensoriale,
esperienza in costante rapporto e definita entro i parametri del tempo e dello spazio,
spazio e tempo stigmatizzati come un continuum di memoria.
Anche se al tempo sostituiamo una determinata emozione ed allo spazio un determinato suono-immagine
[come nell’esperienza filo lsd o meccanismo del sogno] sempre in relazione a riferimenti esperienziali
siamo in grado di definire quel -per noi- reale coincidente col vero.
Il punto è: quale reale? e di seguito: quale verità sul reale?
Insomma cosa cerchiamo di formulare? Che esista una verità “reale” ovvero incontrovertibile?
Oppure una verità che sia assoluta ovvero priva di mutazioni?
Ma se la mutazione (così a noi appare!Se non altro in forma di riferimenti!) è l’unico fondamentale sfondo
sul quale ruota ogni esperienza ovvero ogni reale, quale assoluto vi può essere al di là del presunto
teorizzato sfondo di mutazione preso come paradossale riferimento? Anche la “pura” astrazione “funziona”
esclusivamente nel momento che la facciamo correre attraverso i parametri del mutamento
(spazio-tempo o qualunque parametro precedentemente posto a limite del campo è di verifica).
Qualcosa mi sfugge in questa discussione.. Sono più che interessata ai concetti chiari.. ma
qualcosa mi sfugge.. oppure cerco nella discussione qualcosa che non c’è..
Non mi interessano le sintesi di filosofi che non ho letto per scelta
mi interessa comprendere quale interrogativo ti poni e ci poni.

Che vi siano nella mente umana e nell’esperienza umana (tutta) apparenti contraddizioni
che coabitano nevroticamente all’apparenza all’unisono nel nostro pensare e sentire lo comprendo,
o meglio ne prendo atto, seppure quella che immagino intendete come aporia non sia che una sorta
di comodità di differenti riferimenti secondo necessità e contesti.. Ma che una contraddizione sia
alla base dell’esperienza (di ciò che chiamiamo verità sul reale) mi sembra una sintesi a comodo,
come a dire “qualcosa non torna poi presumo che la verità sia il piano x o il piano z”.
Se partiamo dalla nostra esperienza “tangibile” personale quale verità e quale reale stiamo cercando
di far coincidere od asserire? Se esiste cosa? Cosa esiste?
Cosa “è” ciò che sperimento? Se ciò che sperimento è “vero”? In quale piano della “realtà” sia “vero”?
Se tutto è relativo a qualcos’altro? Se quel qualcos’altro è?

Citazione:
qual è la realtà? E' la domanda metafisica per eccellenza a cui sono state date infinite risposte, la realtà descritta dalle mie aspettative che funzionano è solo l'ultima finzione metafisica per potersi illudere come sempre di aver trovato una risposta definitiva, ma così non è, perché nemmeno questo funzionamento veramente funziona, proprio perché costruito (è un fare finta che) e credimi, dopotutto è una fortuna che sia così.

(Maral)

Ma cosa ci chiediamo in sintesi quando ci domandiamo cosa sia “la realtà”?
Sembra stiamo cercando di definire qualcosa che di per sé non è cosa affatto finita.
E se così è (per me lo sembrerebbe) perché cerchiamo di rendere finito ciò che non è
che un campo di ogni altro possibile campo e non in ultima analisi nient’altro che
presunto (pre-asserito) concetto?
Insomma cosa non ci sta bene tanto da chiederci qualcosa di cui nemmeno la spinta profonda
ci è per davvero chiara? Cosa stiamo per davvero cercando attraverso questa domanda così
formulata: “quale è la realtà?“

Ma al pari non posso che spingere anche al seguito, ovvero,
cosa stiamo per davvero cercando di comprendere sotto la formulazione di
“qual è la verità sul reale?”

Gli stessi tempi in cui formuliamo le nostre domande
rispondo imprescindibilmente al riferimento temporale.
Il tempo presente quasi come forma tronca dell’infinito.
“è”<=> “essere”
Eppure è proprio qui la contraddizione nocciolo.
La nostra immagine e l’ipotesi di immagine si modella entro questo campo prospettico.
Ciò che allora fondamentalmente non digeriamo sembra essere questo (nostro) apparire
e sparire della coscienza mentale. E forse ci si chiede fondamentalmente se questo (nostro)
apparire sia (stato) fondamentale. Ma allora ci stiamo chiedendo cosa sia reale o cosa sia
importante, insostituibile? Ma allora non è proprio quella “volontà di potenza” [>scusa se sembra
cucito con noncuranza ma non lo è!] che andiamo cercando di confermare a noi stessi?
E perché cercheremmo di confermare/una conferma a ciò che ci è estraneo o non necessario?
Non è che fondamentalmente ci stiamo chiedendo intorno al nostro potere?
Non è che ci chiediamo se essere (stati) è potere e dove (quando?) finisce questo potere?
Non è che ci stiamo chiedendo chi siamo?
Ovvero cos’è ciò che [nel profondo/nell’intimo] ci suggerisce una identità di potere [l’io?/l’io-sono?]?
Poiché più che un suggerimento sembra un intimazione, una certezza, un’irrinunciabile certezza..
talmente forte la sotterranea spinta da non mollare la forma consueta della millenaria
questione “qual’è la realtà?”. Perché stabilito o meglio assodato –se assodare lo fosse possibile-
che l’io-sono potere indistruttibile al di là di forma, coscienza e spazio allora idem sarebbe
per ogni altro seme od essere nel quale ho specchiato la mia immagine e mi sono riconosciuto
ed ho riconosciuto “me”.. Allora forse lo scorrere (apparente!/apparente?), il mutamento (apparente/!/?)
non sarebbe più tormento ed angoscia.. Dio-Mente-Potenza-Potere-Essere-Io-L’Altro-da-me !!
inscindibile eppure scisso (apparentemente scisso) !! Una sorta di orgasmo insostenibile !!
Allora il tormento sarebbe “lasciami a riposo di troppa potenza!”.. E se semplice-mente
non fosse altro (non fossero altro le nostre domande sulla verità e sul reale) che un amore perduto?
Una identità perduta? Se altro non fosse che un Eros che non sappiamo gestire? Così schiacciato
sotto tabù e tentativi di gestione riappare con più forte potenza a farci domandare intorno
ad una sepoltura mal riuscita.. Non è forse questo apparente ordine (“Sociale” “politicamente corretto”)
a ridurre a brandelli ogni nostra latente certezza di quel potere sepolto? Non è forse quest’apparente
normalità ad essere follia? Non è forse al di là di ogni schema ciò che reprimiamo nel profondo?
Non è forse questo cercare un Dio fuori o negarlo ucciderlo nel profondo a renderci
mortalmente infelici, mortalmente morti-finiti-immobili? Non è forse in questa trasposizione
di ruolo in identità la morte di quel potere? Eros come potere, come realtà sostanziale
di un tempo essente. Non parcellizzato in funzioni ed ambiti. Eros come Vita, altre parole a
definire reale e verità, identità per l’appunto. Anima per l’appunto. Essente anima.
Reale anima, per l’appunto. Fino a che punto il tormento e l’angoscia del divenire non è
frutto di un amore potente ucciso, di una identità reietta? Fino a che punto abbiamo ucciso
il senso profondo di essere per meglio farlo aderire ad un consunto sistema socialmente
amorfo “non pericoloso” “prevedibile” “consueto” generante morti viventi, generante impotenza?
Cosa è la violenza se non la faccia impotente della profonda autonegazione, se non la faccia impotente
di una forza vitale fondamentale negata? Come possiamo credere che la nostra domanda sulla verità
e su cosa sia la realtà possa esulare dallo schema umano socialmente consueto e socialmente consentito?
Se al di sotto ed al di sopra di tutto ci viene comandato cosa sia lecito e cosa non lo sia?
Se al di sotto ed al di dentro ed al di sopra di tutto ci viene intimato di aderire a ciò che si presume sia
un essere umano? A chi l’onere di sperimentarsi ? Quale è l’onere di sperimentarsi?
L’esclusione dal sociale. Allora strada aperta ai pazzi a chi ormai dall’emarginazione già è bollato.
Restano gli attori ma solitamente legati ad un copione e comunque su di un palco. Oppure qualcuno
che possa fregiarsi per titolo di classe d’eccentricità. Al confine gli intellettuali, artisti e poeti, infine i mistici.
La normalità è stabilita. E ci si chiede cos’è la realtà???!!
In nome di quale libertà si può per davvero formulare tale domanda senza scoperchiare i nauseabondi
sepolcri dove è interrato tutto il nostro potere? E c’è chi ancora crede che la libertà esista.
Scordando il prezzo con la quale si acquista. Rinunciare ad appartenere al genere umano,
quello tollerato, quello consentito, quello che non spaventa, che non muta l’ordine presunto.
Ed ecco allora le scuole per imparare a pensare. Per imparare a pensare persino Dio. Per imparare
ad essere liberi. Tutto assolutamente determinato, catalogato, inserito, siglato, consueto in una parola.
Non restano che i pezzi di carta sui quali destinare sprazzi di minuscoli voli, minuscolo
auto-potere a-consueto. A patto che tali restino. Pezzi di carta. Oppure noiosissime teorie
meglio ancora se talmente inconsuete da restare enigmi per il tempo libero.
Libero da che? Ma questa è un’altra domanda o forse no.
Qual è la realtà –ci si chiede tra una tazza di thè ed una meliga?
E quale verità su quella si può formulare?
Mi sento male..

[..segue..]
gyta is offline  
Vecchio 06-07-2014, 06.08.47   #132
gyta
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Citazione:
La cultura di un tempo condiziona il modo di rappresentare il mondo
(Paul)

Eh! Me pare!!!


Concludo il precedente quadro con queste riflessioni..

In una situazione di possibilità di essere autentici quel mutamento apparente del tempo e del reale
non si tradurrebbe in angoscia, l’essere * ognuno di noi * sperimenterebbe la leggerezza della libertà
che è potere. Per davvero potere di essere. Per davvero identità, leggerissima identità.
L’amare e l’eros sarebbero riconosciuti nell’ interezza di essere, riconosciuti come identità.
La volontà di potere non avrebbe significato né luogo essendo il potere medesimo l’identità profonda.
Un potere ben differente dal volere, un potere come riconoscimento della natura profonda leggerissima,
un desiderio già compiuto, un essere realmente capace di accogliere, di essere appunto.
Il tempo e persino lo spazio risalterebbe come paradosso in un gioco di specchi.
L’Eros assorbirebbe di sé ogni limite. L’amore sin’ora spesso (s)conosciuto come tiepida bilancia relazionale
risalterebbe come campo di higgs a portare peso ad una leggerezza differentemente insostenibile.
Questa è filosofia? Questo è un pensiero intorno al senso dell’essere?
Quale contenitore pronto a trasferirlo [seppellirlo forse] in una semplice visione di adattamento psicologico?
Le domande poste in questo excursus restano tutte.. a chi le sentirà vere/ verosimili o parzialmente vere..
parzialmente indicative di alcunché..
gyta is offline  
Vecchio 06-07-2014, 11.28.07   #133
CVC
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Citazione:
Originalmente inviato da FMJ
Non ho mai detto che il costruttivismo "spieghi" tutto. Comunque, vediamo quello che hai scritto:
1) La scienza ASSUME che là fuori ci sia qualcosa che esiste;
2) La scienze ASSUME che quello che sta là fuori sia conoscibile dall'uomo;
3) La scienza deve fare queste ASSUNZIONI (1 e 2);
4) Il principio di non contraddizione, se ASSUNTO, ci impone di ragionare in un certo modo;
Fino a qui, sottoscrivo. Poi però, vuoi che le ASSUNZIONI Euclidee diventino "VERE". Come mai? Perché proprio le ASSUNZIONI Euclidee e non quelle della geometria ellittica o della geometria iperbolica? Hai un motivo particolare per farlo? Pensa che io, un giorno, ho descritto tutta la planimetria di casa mia secondo la geometria iperbolica... e tutto funzionava perfettamente...

La filosofia quale UNIVERSALE indaga? Chi ha stabilito cos'è l'universale?

FMJ
Dato che siamo d'accordo che il costruttivismo non spiega tutto, non si vede la necessità di affermare che ogni realtà è costruzione e che ogni pensiero è anticipazione, tesi che hai sostenuto continuamente.
Neanche tu leggi attentamente i post, infatti non ho detto che la geometria euclidea è più vera delle altre. Ho detto che il teorema di Pitagora, su cui si fonda la geometria è emerso dall'evidenza, non è una costruzione.
Tu affermi che ogni realtà è costruzione, ma ci sono realtà che appaiono all'evidenza e che non sono costruzioni e di cui le costruzioni hanno bisogno.
Senza le categorie di pensiero portate alla luce dalla filosofia non c'è costruzione che tenga. Prime fra tutte le categorie universali di unità e molteplicità
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Vecchio 06-07-2014, 12.26.13   #134
FMJ
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
fmj
1) Ci sono dei cattivi maestri che, ovviamente, sono quelli stabiliti da te;


sono scelti da me, non stabiliti: e il criterio è il tema dell'esautorazione.

2) Hai DIMOSTRATO che il costruttivismo è una sciocchezza assoluta come le menti più geniali che ci siano al mondo, non avevano capito;

ho detto solo che il costruttivismo è autofondante, nei nomi del prof. kelly e company.
e l'ho dimostrato, mi pare, sia matematicamente che discorsivamente.

(il post che mi è stato pubblicato, in effetti era un pò troppo polemico, sono stato redarguito e non avrei obiettato al suo cestinamento.
voglio dire: possiamo restare semplicemente sui temi di cui stiamo argomentando. senza trascendere.)

3) Lo hai dimostrato con la matematica mentre Kelly, un matematico e io, laureato con lode e menzione in matematica alla Normale di Pisa, nemmeno ce ne siamo accorti;

Certo che ve ne siete accorti, ma continuate a usarli lo stesso, senza problematizzare quella fondazione.(per me non ha senso, vedila come una mia problematica, non so che dirti, è inutile polemizzare su questo credo.
non mi scandalizza la cosa, per inciso.)


4) Com'è noto (a te) nessuno degli autori che ho citato si è mai confrontato con la verità. Evidentemente, nel corso dei miei studi di filosofia, mi hanno raccontato un mare di inesattezze e i libri che ho letto erano tutti falsi; la mia seconda laurea in filosofia, a questo punto, posso ben gettarla nel cestino;

Non posso sapere cosa ti hanno raccontato o cosa hai letto.
Qua si è sempre disponibili (salvo qualche cestinamento qua e là legittimo )

a meno che ho perso il momento in cui hai definito il concetto di verità.
in quel caso potresti riscrivermelo?

5)
A proposito, quando hai tempo, mi potresti indicare una scienza, una religione, una filosofia, che non sia autofondante? Grazie.


la scienza galileliana si basa, mi sembra, sulla descrizione, per poi ipotizzare una legge di ordine generale, osservatore-oggetto, l'autofondazione non sta nei postulati, ma nel metodo adottato, che infatti è notoriamente progredibile sia in riferimento all'osservatore sia all'oggetto, ma sempre di relazioni si parla, di leggi universali sì, ma rispetto a quella descrizione storica di quella relazione.
inoltre la guerra dei protocolli sta proprio a testimoniare, che vi è anche una forza poltica non trascurabile nelle scelte, di volta in volta.(nei miei interventi in sintesi, cercavo di ricordarlo)

la religione non si autofonda per imposizione, ma nasce da una millenaria sapienza, che unisce problemi e emozioni, comuni evidentemente a genti, popoli, razze.(non è un costruttivismo gratuito, ma un sincretismo secolare al massimo e comunque saggio) (problemi politici esclusi ovvio)

la filosofia fondamentale è infine quella che tramite il logos, scoperto per abduzione di cose che avvengono, e non sono fantasia, stabilisce quelle regole di relazione, uomo-dio-natura, sullo sfondo dei concetti particolare-totalità. (sia chiaro: quello che dici ha un senso, se diversamente descritto)
(visto che sei laureato, mi pare addirittura ridicolo dovertelo ricordare, insomma a questo punto sorgono curiosità, tutte mie, su come consideri platone aristotele tommaso spinoza hegel severino....)

questo per dire che c'è autofondazione e autofondazione, quelle che ho elencato mi piacciono, perchè hanno una loro logica forte.
(da matematico credo tu possa capire cosa intendo fino in fondo)


in estrema sintesi quello che non capisco è la tua ossesione contraria verso il concetto di totalità.
puoi insomma fare funzionare benissimo la tua filosofia della buona funzionalità, senza dover per questo mettere in discussione l'intera storia della filosofia.

insomma non deve essere polemica a tutti i costi, in quel caso possiamo finirla anche qui.

1) Quindi TU scegli i "cattivi maestri" che diventano tali, per TE, in seguito al fatto che TU hai ASSUNTO e applicato il criterio dell'esautorazione. Tu, facendo questo, hai individuato la categoria dei "cattivi maestri".
Io, invece, conosco un tipo che identifica i "cattivi" in base al colore dei capelli: per lui, i "cattivi" maestri o meno, sono gli uomini e donne con i capelli rossi;
2) Lascio perdere le cose che hai scritto sulle religioni che nascerebbero non da ASSUNZIONI ma da una fantomatica sapienza millenaria che deriva non si sa bene da dove, unendo emozioni, problemi... sorvoliamo... è meglio... sorvolo sul fatto che la filosofia "fondamentale" (che significa? C'è una filosofia non fondamentale? Quale?), attraverso il logos (che è?) avrebbe "scoperto" (che significa "scoprire"?) qualcosa che, ESISTE veramente eh!... sorvoliamo... e arriviamo alla SCIENZA GALILEIANA che, attenzione, secondo te, non sarebbe autofondante... non poggerebbe su ASSUNZIONI... è vero? NO!
La scienza galileiana ASSUME, FA FINTA CHE, si possa usare come scientia rectrix, ovvero come strumento per dedurre e rappresentare l'esperienza, la MATEMATICA, NOTA COSTRUZIONE la cui coerenza è INDIMOSTRABILE.

Quindi, prima assunzione:
1) FACCIAMO FINTA CHE, si possa spiegare e dedurre l'esperienza attraverso una costruzione che si chiama MATEMATICA, costruzione incompleta, la cui coerenza è INDOMOSTRABILE.

La matematica com'è NOTO, guarda al mondo in termini di QUANTITA' e RELAZIONI. Nulla più.

Quindi, seconda assunzione:
2) Là fuori c'è qualcosa e quel qualcosa si esaurisce nell'operazione di matematizzazione e quindi, in ultima analisi, riducendo il tutto a QUANTITA' e RELAZIONE.

La scienza galileiana si basa sull'osservazione (come dici tu) per mezzo della matematica. Ma allora:

terza ASSUNZIONE:
3) Ciò che emerge con questi occhiali è solo ciò che può modificare la QUANTITA' o la RELAZIONE, ovvero ciò che è MISURABILE nei termini delle ASSUNZIONI MATEMATICHE.

E la scienza galileiana non sarebbe AUTOFONDANTE?????? Non avrebbe, in sé, decine e centinaia di "FACCIAMO FINTA CHE"?... stiamo scherzando?

FMJ
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Vecchio 06-07-2014, 18.25.01   #135
maral
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Gyta, ho letto più volte la tua risposta. Ero partito con l'idea di rispondere puntualmente per seguirla, ma ho trovato che non aveva senso farlo. Mi pare una bellissima celebrazione dell'io, ove la volontà di potenza di cui l'io è la vera incarnazione fino al punto di rinunciarvi per alienarsi nella volontà di potenza del mondo, dell'astrazione oggettuale, diventa invece eros per resistervi e con l'eros torna l'identità concreta di emozione e sentimento.
Il pericolo è forse che di nuovo l'eros si faccia di nuovo volontà di potenza, si faccia quindi finzione astratta che vuole convincere e convincersi di essere assolutamente vera.
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Vecchio 06-07-2014, 20.32.46   #136
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Dato che siamo d'accordo che il costruttivismo non spiega tutto, non si vede la necessità di affermare che ogni realtà è costruzione e che ogni pensiero è anticipazione, tesi che hai sostenuto continuamente.
Neanche tu leggi attentamente i post, infatti non ho detto che la geometria euclidea è più vera delle altre. Ho detto che il teorema di Pitagora, su cui si fonda la geometria è emerso dall'evidenza, non è una costruzione.
Tu affermi che ogni realtà è costruzione, ma ci sono realtà che appaiono all'evidenza e che non sono costruzioni e di cui le costruzioni hanno bisogno.
Senza le categorie di pensiero portate alla luce dalla filosofia non c'è costruzione che tenga. Prime fra tutte le categorie universali di unità e molteplicità

1) Dico che il costruttivismo non "spiega tutto", dato che non so nemmeno cosa possa significare "spiegare" o cosa sia il "tutto". Tu chiarisci bene cosa intendi, DEFINISCI, e poi io ti dico cosa può "spiegare";
2) La geometria si FONDA sul TEOREMA DI PITAGORA? Senti, amico mio, te lo dico sinceramente e come lo direi ad un amico: mi stai prendendo in giro? Scherzi?
3) Il teorema di Pitagora è emerso dall'"EVIDENZA"? EVIDENZA "DE CHE"? Hai chiaro che il teorema di PITAGORA è un TEOREMA DELLA GEOMETRIA EUCLIDEA e che la geometria euclidea sorge partendo da POSTULATI INDIMOSTRATI?
4) Che cosa sarebbe questa EVIDENZA? Se è l'evidenza del teorema di Pitagora... allora, ragazzi, SIAMO DAVVERO FRITTI!

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Vecchio 06-07-2014, 20.40.44   #137
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Gyta, ho letto più volte la tua risposta. Ero partito con l'idea di rispondere puntualmente per seguirla, ma ho trovato che non aveva senso farlo. Mi pare una bellissima celebrazione dell'io, ove la volontà di potenza di cui l'io è la vera incarnazione fino al punto di rinunciarvi per alienarsi nella volontà di potenza del mondo, dell'astrazione oggettuale, diventa invece eros per resistervi e con l'eros torna l'identità concreta di emozione e sentimento.
Il pericolo è forse che di nuovo l'eros si faccia di nuovo volontà di potenza, si faccia quindi finzione astratta che vuole convincere e convincersi di essere assolutamente vera.

A questo punto, caro Maral, DEFINISCI cosa sia la "volontà di potenza", su quale piano fenomenico opera, come ne stabilisci l'esistenza, come misuri quella potenza, dove sia, come si generi, che effetti produce e dove, cos'è la "volontà", che significa "avere una volontà di potenza", chi possiede questa "volontà di potenza", se è una funzione neuropsicologica umana, se è magia, se è religione... CHE E'? e DOVE E'? e QUANDO E'? CHI l'ha vista, misurata, analizzata, immaginata, allucinata ecc. ecc.

Visto che la richiami ad ogni piè sospinto e le attribuisci POTERI incredibili, credo sia venuta l'ora che tu ne dia una definizione chiara e precisa.

Grazie.

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Vecchio 06-07-2014, 23.11.30   #138
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A questo punto, caro Maral, DEFINISCI cosa sia la "volontà di potenza", su quale piano fenomenico opera, come ne stabilisci l'esistenza, come misuri quella potenza, dove sia, come si generi, che effetti produce e dove, cos'è la "volontà", che significa "avere una volontà di potenza", chi possiede questa "volontà di potenza", se è una funzione neuropsicologica umana, se è magia, se è religione... CHE E'? e DOVE E'? e QUANDO E'? CHI l'ha vista, misurata, analizzata, immaginata, allucinata ecc. ecc.

Visto che la richiami ad ogni piè sospinto e le attribuisci POTERI incredibili, credo sia venuta l'ora che tu ne dia una definizione chiara e precisa.

Grazie.

FMJ

La risposta è semplice, caro FMJ, la volontà di potenza si incarna sul piano fenomenico nell'io, dunque in te, in me in tutti noi, nella nostra psicologia fondante di io coscienti. Volere che una cosa diventi altro da ciò che è, ossia volere l'impossibile. Volere che il falso diventi vero e il vero diventi falso, volere che il nulla diventi qualcosa che è e il qualcosa che è diventi nulla e soprattutto volere il proprio volere in modo assoluto, senza limiti.
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Vecchio 06-07-2014, 23.27.28   #139
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1) Quindi TU scegli i "cattivi maestri" che diventano tali, per TE, in seguito al fatto che TU hai ASSUNTO e applicato il criterio dell'esautorazione. Tu, facendo questo, hai individuato la categoria dei "cattivi maestri".
Io, invece, conosco un tipo che identifica i "cattivi" in base al colore dei capelli: per lui, i "cattivi" maestri o meno, sono gli uomini e donne con i capelli rossi;
2) Lascio perdere le cose che hai scritto sulle religioni che nascerebbero non da ASSUNZIONI ma da una fantomatica sapienza millenaria che deriva non si sa bene da dove, unendo emozioni, problemi... sorvoliamo... è meglio... sorvolo sul fatto che la filosofia "fondamentale" (che significa? C'è una filosofia non fondamentale? Quale?), attraverso il logos (che è?) avrebbe "scoperto" (che significa "scoprire"?) qualcosa che, ESISTE veramente eh!... sorvoliamo... e arriviamo alla SCIENZA GALILEIANA che, attenzione, secondo te, non sarebbe autofondante... non poggerebbe su ASSUNZIONI... è vero? NO!
La scienza galileiana ASSUME, FA FINTA CHE, si possa usare come scientia rectrix, ovvero come strumento per dedurre e rappresentare l'esperienza, la MATEMATICA, NOTA COSTRUZIONE la cui coerenza è INDIMOSTRABILE.

Quindi, prima assunzione:
1) FACCIAMO FINTA CHE, si possa spiegare e dedurre l'esperienza attraverso una costruzione che si chiama MATEMATICA, costruzione incompleta, la cui coerenza è INDOMOSTRABILE.

La matematica com'è NOTO, guarda al mondo in termini di QUANTITA' e RELAZIONI. Nulla più.

Quindi, seconda assunzione:
2) Là fuori c'è qualcosa e quel qualcosa si esaurisce nell'operazione di matematizzazione e quindi, in ultima analisi, riducendo il tutto a QUANTITA' e RELAZIONE.

La scienza galileiana si basa sull'osservazione (come dici tu) per mezzo della matematica. Ma allora:

terza ASSUNZIONE:
3) Ciò che emerge con questi occhiali è solo ciò che può modificare la QUANTITA' o la RELAZIONE, ovvero ciò che è MISURABILE nei termini delle ASSUNZIONI MATEMATICHE.

E la scienza galileiana non sarebbe AUTOFONDANTE?????? Non avrebbe, in sé, decine e centinaia di "FACCIAMO FINTA CHE"?... stiamo scherzando?

FMJ


non ho capito di che parli.
nè perchè ti ostini a essere così arrabbiato.

provo a interpretare e a rispondere.

ho detto che la scienza galileiana è un assunzione autofondante, ma che cerca una logica coerente, alle proprie assunzioni.
il costruttivimo fa lo stesso, ma non vedo una logica coerente alle proprie assunzioni.
è molto più semplice.
galileo dice se A allora è B, semplicemente perchè ha visto B e solo allora ha originato, autofondato, quella relazione di deduzione che chiamertà f(a)=b.
galileo ha vinto, è piaciuto di più, è più coerente, spiega più cose.

se il costruttivismo facesse lo stesso, la troverei interessante, questione di selezioni, che provo ad argomentare.
ma se l'intenzione è di guardare b (l'uomo) stabilendo fin dall'inizio che è una macchiana biologica (b), poi la relazione "quella macchina biologica che è l'uomo" è "una macchiana biologica", mi sembra di una logica stucchevole.

tu non puoi stabilire a priori A, ma solo B, e quindi devi dimostrarci che l'uomo è quelle macchiana biologica: se io ti dico che ho il concetto di totalità in testa, allora come posso essere semplicemente quella macchina biologica A?
non mi sembra di dire conse insensate, pensa a tutti i dilemmi della neuroscienza o dei mentalisti.
se io descrivo A come macchina biologica, come posso dare conto inoltre dei suoi universali?dei suoi valori? del senso?
della verità?
la mia conclusione è che quel tipo di funzione f(A)=B è falsa.
questione mia quella.
ma sulla argomentazione che pongo non vedo come tu possa aggirarla.
(le scienze non ti danno ancora gli strumenti per farlo)

insomma:
prima bisogna fare i distinguo di indagine, poi solo allora possiamo parlare delle scelte di relativismo o meno.(il metodo, insommma il metodo di indagine!)

posso rispondere solo tra una settimana.
(anche se all'85% siamo ormai nella condizione di finirla qui, mi pare).
green&grey pocket is offline  
Vecchio 07-07-2014, 00.06.04   #140
paul11
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
1) Non credo di aver capito dove sta il fulcro del tuo pensiero, per ora vedo solo che ti rammarichi di un assente. Di una assenza.
ma il significato, per ora non ha nominazione, non mi dici cosa tu vorresti.


2) Non credo che dire ad un metafisico (quale io sono) che la metafisica sia finita è un buon punto di partenza.
se vuoi si fa partire un altro 3d, ma non mi sembra che risolverebbe quel cruccio.

3) quello che dici, mi torna ovviamente. in termini psicanalitici si è pure analizzato come l'"impasse del posto".
per guarire realmente è necessario criticare il potere: nessuno lo fa.
e quando lo si fa per davvero, si finisce male, come il caso verdiglione sta a testimoniare. (e gli esempi antichi non mancano).

non riesci a essere più stringato ai fini dell'individuazione del problema?

non lo vedo ancora

scusa!


1) Anch'io dò importanza alla metafisica, perchè è il piano che raccoglie le vere domande umane.Ma c'è modo e modo d'intendere quale sia la metafisica
che riesca a spiegare a risolvere le problematiche umane.
la metafisica che si risolve solo sui piani logici e non risolve le problematiche della vita è inutile:in questo sono heideggeriano,cioè come critica alla metafisica della tradizione che ha entificato l'Essere.

Dal momento in cui la metafisica perde la capacità di permeare un tempo cioè di incidere sulla cultura ,che è colei che convenziona il modello di rappresentazione generale di un tempo ,trovo ovvio che siano altre discipline più pragmatiche che nei loro limiti dettati dai loro domini ,cercano delle soluzioni fra scienza e filosofia, di incidere anche sulla vita umana quotidiana: e lo hanno compiuto

Quindi la lettura che personalmente dò è che le pragmatiche rispondono alla vita più che le metafisiche, in questo tempo.

2) E tramontata quella metafisica della tradizione fino a Nietzsche, non in assoluto.
Tant’è che si trova negli ultimi anni in alcune correnti dell’analitica, in alcune interpretazioni della quantistica.

3) Se la filosofiia è solo osservatore dei fatti della vita ,allora è un orpello, un suppellettile intellettualistico fine a se stesso, una elucubrazione senza scopo.Anche perché l’osservatore migliore è nelle scienze. Lamento quindi l’incapacità della filosofia di progettare cultura o se vuoi di essere supina alle pragmatiche contrastandola ancora con le vecchie metafisiche.


La dimostrazione è come sta andando avanti la discussione fra pragmatico(costruttivismo) e diciamo anti pragmatici: estremizzando le argomentazioni.

In realtà il costruttivismo ha concettualizzato l’importanza della dinamica mentale che prima era un vista come aspetto statico, così come la seconda cibernetica è il frutto del costruttivismo che pone l’osservatore all’interno del sistema osservato, così il concetto di autopoiesi nei sistemi diventa autoregolazione. Le applicazioni sono enormi, cioè sono tutti i sistemi automatici che a fronte di parametri dati controllano le variabili di sistema e attraverso servomeccanismi e attuatori riportano a standard le variabili delle varianze e deviazioni standard. Un automobile che autoregola la tenuta della strada in funzione dei numeri di giri delle singole ruote, cerca di mantenere una linea di continuità correggendo il sottosterzo o il sovrasterzo in curva. Sono solo esempi in cui il costruttivismo è entrato interdisciplinariamente e applicativamente.
Il suo limite è il suo stesso dominio, come per tutte le pragmatiche,che spesso sono artificiosamente ritenuti chiusi per essere studiati quando invece spesso sono aperti in quanto risentono del “rumore” ambientale con il quale hanno necessariamente degli scambi informativi.

Quindi o la metafisica ha una sua visione, una sua spiegazione, quanto lo è la cosmologia per la scienza, oppure quest’ultima diventa la spiegazione di tutto, di tutti i domini sottostanti.
E quindi rimanngono le domande che ho scritto alla fine del precedente post: quale ruolo per la filosofia?
paul11 is offline  

 



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