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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 29-06-2014, 12.14.39   #51
sgiombo
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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tra l'altro quella che nomini è un tipico caso di biologismo che richiama la teoria di darwin e tutto il cascame di immondizia che ne deriva fino alle abiezioni del selezionismo sociale.



Quegli immondi cascami reazionari e antiscientifici pretendono indebitamente di derivare da Darwin, ma non ne derivano affatto!
(Credo che anche tu sia d' accordo, dal momento che come me hai un' ottima opinione di Stephen Jay Gould e una pessima di Richard Dawkins).

Ultima modifica di sgiombo : 29-06-2014 alle ore 17.08.38.
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Vecchio 29-06-2014, 12.22.31   #52
sgiombo
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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Zenone che difese a spada tratta la via della verità e la negazione del molteplice parmenidei

G&GP:
veramente è l'esatto opposto.

No, é proprio come sostiene CVC.

O meglio: Zenone di Elea pretendeva di difendere il suo maestro Parmenide con i suoi celebri paradossi ma del tutto invano poiché essi erano fondati su un' argomentazione errata che ignorava il numero infinito dei segmenti infinitamente piccoli in cui può essere divisa una distanza finita: in realtà (ragionando correttamente) i due infiniti al numeratore (numero dei segmenti) e al denominatora (lunghezza di essi) si elidono ridandoci la lughezza finita delle distanze percose in tempi finiti a velocità finita: ergo, il moto non é contraddittorio!
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Vecchio 29-06-2014, 13.45.06   #53
FMJ
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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Originalmente inviato da maral
Muore e quindi apparentemente (in base all'apparenza) non può pensare. In entrambi i casi siamo sempre nell'ambito dll'apparenza rappresentativa costruita per quanto riguarda cosa determini il potere o no pensare, apparenza tra l'altro non condivisa da chi non può pensare (e quindi effettivamente vive come soggetto il suo non poter pensare).


Di nuovo stiamo parlando di costruzioni rappresentative e pertanto quell'assolutamente non ha senso (nemmeno nel ristretto ambito fisico ove le formulazioni teoriche restano comunque sempre discutibili e a posteriori). Che poi il vuoto quantistico sia inteso come un pieno (una specie di vuoto in media) non pregiudica il fatto che non lo si possa attraversare. Se le particelle che danno luogo al muro sono separate da spazi di vuoto, comunque lo si intenda, mi pare che nulla vieti di pensare che questo vuoto possa essere attraversato da un corpo analogamente costituito e a maggior ragione se la natura particellare la si intende come ondulatoria.


Veramente io ho detto l'esatto contrario, ossia che tutte le rappresentazioni, immediate o mediate - ossia costruite- che siano, in sé de-finite, sono false proprio in quanto rappresentazioni parziali, ma il gioco che tutte le comprende a cui esse danno luogo è vero. E che tale gioco per quanto impossibile da concepire concretamente per intero è impossibile non tendere al concepirlo.
La vaghezza determinata dal senso astratto e generale di questa preposizione è inevitabile, poiché ogni specificazione ulteriore non può che aumentare il grado di fallacia proprio in quanto la delimita allo specifico parziale (un po' come nel principio di indeterminazione di Heisemberg, per usare una metafora). Questo significa che il tuo specifico riferimento alla biologia intesa in senso totalizzante non può che essere arbitrario e fallace dal punto di vista ontologico.

Dicendo "quando ritrai la mano, QUELL'ATTO E' l'anticipazione" attribuisci un significato a quel riflesso di ritrarre la mano (ossia intendi quel ritrarre la mano come un segno di un'anticipazione) e questo è proprio il rappresentare. in senso astratto per cui A (ritrarre la mano) è B (anticipazione), ossia NON A, dunque A è NON A. ma questo è illogico. Questo non significa che tra A e B non possano esistere parti relativamente in comune, ma che si assumono arbitrariamente quelle parti in comune in assoluto (come a dire A non è nient'altro che B sempre e comunque) e proprio qui sta la fallacia.
Dire che ritrarre la mano dal fuoco è anticipazione inconscia degli effetti del fuoco sulla mano è una rappresentazione mentale del tutto volutamente e consciamente costruita che è e resta arbitraria, tanto più se la si inquadra in una visione di significato biologico ove la biologia è il risultato di un'ulteriore costruzione mentale, cosciente e arbitraria, dipendente da termini di significato culturale.


E perturbandolo questo qualcosa che sta al di là mi fa essere quello che sono, anche in termini di rappresentazione biologica. Ma se è così, se cioè quello che sono è la risposta alla sollecitazione di ciò che mi è esterno (dell'altro da me) che non posso in alcun modo sapere pur essendovi ontologicamente rapportato, allora nemmeno ciò che io sono posso veramente sapere: io sono la risposta a una domanda che mi è sconosciuta e dunque il significato di questa risposta resta a me stesso oscuro nella sua radicale insopprimibile vaghezza. fissare questo significato sulla biologia resta comunque arbitrario, esprime cioè una volontà, una fede e non una verità.

E qui bisognerebbe intendersi per cosa è Dio. Se significa non sono onnipotente in quanto onni preveggente senza dubbio non lo sono e non lo siamo, proprio in quanto solo il mondo rappresentativo è raggiungibile dalla coscienza che è sempre limitante, in tal senso nessun Dio può apparire, nessuna realtà assolutamente in sé conclusa, anche se ognuno di noi partecipa eternamente proprio della totalità dell'infinito gioco che esprime necessariamente l'essere a mezzo della totalità fenomenologicamente infinita delle sue rappresentazioni.

A me sembra che tu stia facendo il gioco delle tre carte. Decidi su quale piano fenomenico vuoi costruire gli eventi e poi procediamo. Sul piano dei fenomeni neuropsicologici e neuroscientifici, un uomo senza corteccia cerebrale NON PUO' PENSARE. Se hai dati diversi, mostrameli. Il suo EEG è piatto. I correlati neurologici del pensiero sono totalmente ASSENTI. zero. Un uomo senza corteccia cerebrale, non può programmare, non ha memoria, non può parlare, non può capire, non può sentire, non può vedere, non può muoversi, non può riconoscere, non può fare nulla di tutte le funzioni cognitive umane. Poi, se per te, in realtà, può pensare, mostrami qualcosa di questo "pensare". Può anche essere che sul piano fenomenico della magia nera, possa anche pensare e fare di calcolo. Che ne so? Io tengo il discorso coerentemente sul piano fenomenico neuroscientifico. Non mi occupo di fantascienza...

Nulla vieta nulla. Nemmeno il pensare che un domani, agli asini spuntino le ali. Ad oggi, in ogni caso, nessuno può attraversare un muro. Ad oggi, in ogni caso, su piano fenomenico quantistico, il vuoto non esiste. Domani è un altro giorno... (Via con vento). Sul dualismo onda particella, sorvolo.

Quindi, il tuo pensiero è questo: tutte le costruzioni sono false ma ce n'è una sola che le supera e comprende tutte e che è VERA. Peccato che pure questa sia una costruzione, dato che tu, come essere biologico, non puoi far altro che questo: costruire. E costruisci nei vincoli e confini della tua biologia che non è quella del pipistrello, né quella del lombrico, né quella del gatto. Ma è UNA biologia tra le tante. Anche la tua. Non hai nulla di privilegiato dato che sei un PUNTO DI OSSERVAZIONE, come lo è il pipistrello, il lombrico, il gatto.
Eventualmente, dimmi dove e come tu, puoi superare, uscendone, la tua struttura e la tua organizzazione biologica così come appare e viene descritta sul piano dei fenomeni biologici. Prego...

Scusa, te lo dico con tutto il rispetto: quante chiacchiere. Facciamo così, dimmi tu perché ritrai la mano. Come mai se tocchi un ferro incandescente, la tua organizzazione biologica sembra proteggersi e la mano si ritrae il più velocemente possibile? Come mai si osserva questo fenomeno? E' possibile una qualche spiegazione di questo fenomeno o non ha alcun senso? Dimmi tu perché un milione di uomini che toccano un ferro incandescente, ritraggono prontamente la mano invece di lasciarla lì... come mai?

Forse non mi sono spiegato bene. Il vivente mantiene la SUA organizzazione. E' AUTOPOIETICO. Ciò che perturba la sua organizzazione, produce una risposta che si oppone a quella perturbazione. Ma il tipo di risposta, non dipende dall'agente perturbatore, dipende dalla BIOLOGIA del sistema. E' roba TUA. Non proviene dall'esterno. Sei TU.
Tu puoi conoscere la tua organizzazione e la tua struttura descritte sul piano fenomenico biologico. Poi, puoi fare mille altre descrizioni su mille altri piani fenomenici: spirituale, sociale, economico, psicologico... sono costruzioni che nascono da certe distinzioni che producono certi "eventi". Tu puoi aver a che fare solo con costruzioni. Anche il pensare che ci sia una verità ultima al di là delle possibili costruzioni E' solamente, anch'essa, UNA COSTRUZIONE, né più né meno che come tutte le altre.

IL problema è che, come ha scritto qualcuno in questo forum, la filosofia è morta. E' morta in un mare di chiacchiere e di costrutti comici e risibili. Torno a dire che non si può fare filosofia, oggi, prescindendo dal piano fenomenico scientifico e dalle sue descrizioni, pena l'irrilevanza e la marginalità. Gli effetti delle conseguenza delle costruzioni scientifiche, hanno travolto la chiacchiera e le costruzioni filosofiche, dimostratesi irrilevanti e e marginali. Essere ancora lì a parlare di "volontà di potenza", dimostra la deriva e l'irrilevanza del pensiero filosofico. La neuropsicologia, oggi, sta indagando persino l'esperienza religiosa offrendo costruzioni che "funzionano", mentre la filosofia si è persa nei vicoli ciechi infarciti di parole che non "funzionano", irrilevanti, inefficaci come lo possono essere le costruzioni di uno psicotico. Sì, la filosofia, oggi, è malata di psicosi. Confido in dosi massicce di Haldol e Serenase.

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Vecchio 29-06-2014, 16.36.36   #54
Davide M.
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Scrive Aristotele da qualche parte, «vegliando, noi abbiamo un mondo comune. Ma sognando, ciascuno ha il suo mondo».
A me sembra che si possa invertire l'ultima proposizione, e dire: quando di diversi uomini, ciascuno ha il suo proprio mondo, è da presumere che essi sognino; quando una buona volta, essi veglieranno completamente, cioè apriranno gli occhi ad uno sguardo che non esclude l'accordo con un altro intelletto umano, nessuno di essi vedrà nulla che alla luce delle loro prove non apparisca anche a tutti gli altri, evidente e certo. Ed i filosofi abiteranno nello stesso tempo un mondo in comune, qual è quello, che già da gran tempo hanno occupato i matematici; e questo importante avvenimento, non può differirsi più a lungo, se è da credere a certi segni e presagi, che sono già comparsi da qualche tempo, sull'orizzonte delle scienze.

Immanuel Kant

Kant ha scritto che la filosofia deve rispondere a tre domande:
- che cosa posso conoscere;
- che cosa devo fare;
- che cosa posso sperare.

Quando l'uomo non si porrà più queste domande, allora, e solo allora, qualche neuropsicologo da strapazzo potrà sensatamente affermare che la filosofia è morta.
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Vecchio 29-06-2014, 16.39.29   #55
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veramente è l'esatto opposto.

No, é proprio come sostiene CVC.

O meglio: Zenone di Elea pretendeva di difendere il suo maestro Parmenide con i suoi celebri paradossi ma del tutto invano poiché essi erano fondati su un' argomentazione errata che ignorava il numero infinito dei segmenti infinitamente piccoli in cui può essere divisa una distanza finita: in realtà (ragionando correttamente) i due infiniti al numeratore (numero dei segmenti) e al denominatora (lunghezza di essi) si elidono ridandoci la lughezza finita delle distanze percose in tempi finiti a velocità finita: ergo, il moto non é contraddittorio!

Non voglio essere sgarbato con nessuno ma, a questo punto, non so se ridere o piangere. Il paradosso di Zenone, non si supera per RAGIONAMENTO giusto o sbagliato, si supera con una funzione matematica che si chiama "LIMITE". Non c'entra nulla l'elisione tra infiniti. Tra l'altro, infinito/infinito è, come noto, una forma indeterminata. I paradossi di Zenone si superano VERIFICANDO MATEMATICAMENTE e non per ragionamento, che si tratta di una SERIE CONVERGENTE. L'errore del filosofo Zenone è stato quello di CREDERE che la somma di una serie infinita di numeri, sia INFINITO. Semplicemente, NON E' VERO. La somma di una serie infinita di numeri può essere un numero. Ma a questo, non ci si arriva senza l'esercizio della matematica...

Consiglio lo studio del concetto di serie numerica e di limite.

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Vecchio 29-06-2014, 17.05.07   #56
sgiombo
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IL problema è che, come ha scritto qualcuno in questo forum, la filosofia è morta. E' morta in un mare di chiacchiere e di costrutti comici e risibili. Torno a dire che non si può fare filosofia, oggi, prescindendo dal piano fenomenico scientifico e dalle sue descrizioni, pena l'irrilevanza e la marginalità.

FMJ

Colossale sciocchezza (se ne scrivono anche qui, nel forum).

Come esiste una scienza più o meno buona (memento la "memoria dell' acqua"! Oppure l' universo esistente da 5000 anni delle prime versioni del "Big bang", in seguito "opportunamente" corrette ad hoc mediante svariati "epicicli tolemaici" fino agli "attuali" -fino al prossimo epiciclo- 15000. Oppure Lombroso; oppure i viaggi nel tempo di cui farneticano fior di scienziati; ma si potrebbero segnalare tantissimi altri esempi!), così esiste una filosofia più o meno buona, e ridurre la filosofia a Emanuele Severino, Freud, Nietzche, Heidegger e via irrazionalizzando significa prendere lucciole per lanterne e gettare il bambino con l' acqua sporca.

Una buona filosofia non può ignorare i risultati anche più recenti della scienza (quella seria), ma nemmeno la scienza può ignorare la filosofia, pena la caduta in colossali sciochezze (le quattro qui sopra rammentate sono principalmente figlie di un' inadeguata preparazione filosofica dei ricercatori che le hanno proposte e di quelli che se le sono allegramente "bevute").

Ultima modifica di sgiombo : 29-06-2014 alle ore 20.07.55.
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Vecchio 29-06-2014, 20.00.42   #57
maral
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A me sembra che tu stia facendo il gioco delle tre carte. Decidi su quale piano fenomenico vuoi costruire gli eventi e poi procediamo. Sul piano dei fenomeni neuropsicologici e neuroscientifici, un uomo senza corteccia cerebrale NON PUO' PENSARE. Se hai dati diversi, mostrameli. Il suo EEG è piatto. I correlati neurologici del pensiero sono totalmente ASSENTI. zero. Un uomo senza corteccia cerebrale, non può programmare, non ha memoria, non può parlare, non può capire, non può sentire, non può vedere, non può muoversi, non può riconoscere, non può fare nulla di tutte le funzioni cognitive umane. Poi, se per te, in realtà, può pensare, mostrami qualcosa di questo "pensare". Può anche essere che sul piano fenomenico della magia nera, possa anche pensare e fare di calcolo. Che ne so? Io tengo il discorso coerentemente sul piano fenomenico neuroscientifico. Non mi occupo di fantascienza...
Sul piano semantico neuroscientifico un uomo senza corteccia non può pensare in quanto su questo piano si pone un'equivalenza fenomenica tra il pensare e la registrazioni di segnali dalla corteccia cerebrale. Allo stesso modo non può pensare un uomo privo di cuore o di polmoni essendo il pensare proprio come il sentire attività del corpo nella sua interezza vitale che è espressa da un rapporto con il mondo (e sto parlando in un contesto scientifico di rappresentazioni e senza giochi delle tre carte o magia nera).
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Nulla vieta nulla. Nemmeno il pensare che un domani, agli asini spuntino le ali. Ad oggi, in ogni caso, nessuno può attraversare un muro. Ad oggi, in ogni caso, su piano fenomenico quantistico, il vuoto non esiste.
Il vuoto quantistico esiste con proprietà paradossali definite dalla teoria quantistica dei campi, ma questo è un discorso diverso che qui è completamente OT. Se vuoi proporlo introduci un'argomentazione specifica.
Ma di nuovo non è l'esistenza o meno di questo vuoto che impedisce a qualcosa di attraversare i muri (o forse non hai mai sentito la radio tra le pareti di casa tua?)

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Quindi, il tuo pensiero è questo: tutte le costruzioni sono false ma ce n'è una sola che le supera e comprende tutte e che è VERA. Peccato che pure questa sia una costruzione, dato che tu, come essere biologico, non puoi far altro che questo: costruire. E costruisci nei vincoli e confini della tua biologia che non è quella del pipistrello, né quella del lombrico, né quella del gatto. Ma è UNA biologia tra le tante. Anche la tua. Non hai nulla di privilegiato dato che sei un PUNTO DI OSSERVAZIONE, come lo è il pipistrello, il lombrico, il gatto.
Eventualmente, dimmi dove e come tu, puoi superare, uscendone, la tua struttura e la tua organizzazione biologica così come appare e viene descritta sul piano dei fenomeni biologici. Prego...
Dunque anche questo che dici è nei vincoli della tua biologia che proprio come la mia è una biologia tra le tante. E anche questa è una costruzione nell'ambito della quale certe cose appaiono funzionare e altre no. Fin qui non potrà esserci alcun vantaggio della mia costruzione rispetto alla tua o viceversa, nessuna verifica di funzionamento può dar loro questo vantaggio, perché ogni verifica è condizionata dal campo di riferimento e ogni funzionamento è determinato dal proprio ambito di visione. Ma la mia posizione aggiunge che è proprio il gioco di queste nostre posizioni diverse che in parte si contraddicono ad aggiungere qualcosa in più al nostro inutile polemizzare lasciando intuire qualcosa di effettivamente vero, il loro rapportarsi contrapponendosi e intersecandosi.
Citazione:
Scusa, te lo dico con tutto il rispetto: quante chiacchiere. Facciamo così, dimmi tu perché ritrai la mano. Come mai se tocchi un ferro incandescente, la tua organizzazione biologica sembra proteggersi e la mano si ritrae il più velocemente possibile?
Ritraggo la mano perché sento dolore e il dolore comporta la reazione condizionato del ritrarre la mano, senza alcuna aspettativa conscia (e parlare di aspettative inconscie non ha senso alcuno), ma la spiegazione biologica di questo sentir dolore viene a valle e non a monte del mio sentir dolore, è rappresentazione mediata di esso, non la causa, ma uno degli effetti rappresentativi tra loro connessi secondo l'ordine: 1-fiamma,2-dolore,3-ritrarre la mano, 4-spiegazione biologica. I primi 3 passaggi sono fenomenologicamente immediati, l'ultimo è culturalmente mediato. Dire che il mio dolore è effetto della mia biologia significa capovolgere i termini fenomenologicamente evidenti della questione.

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Forse non mi sono spiegato bene. Il vivente mantiene la SUA organizzazione. E' AUTOPOIETICO. Ciò che perturba la sua organizzazione, produce una risposta che si oppone a quella perturbazione. Ma il tipo di risposta, non dipende dall'agente perturbatore, dipende dalla BIOLOGIA del sistema. E' roba TUA. Non proviene dall'esterno. Sei TU.
Certo, io avverto un me stesso dolorante e io vedo la fiamma, ma questo io non è sufficiente a se stesso, è anch'esso una costruzione mentale con la sua fenomenologia.
Citazione:
Tu puoi conoscere la tua organizzazione e la tua struttura descritte sul piano fenomenico biologico. Poi, puoi fare mille altre descrizioni su mille altri piani fenomenici: spirituale, sociale, economico, psicologico...
Non poi, ma insieme. E pure la separazione tra esse è costruzione astratta di comodo.
Citazione:
Tu puoi aver a che fare solo con costruzioni. Anche il pensare che ci sia una verità ultima al di là delle possibili costruzioni E' solamente, anch'essa, UNA COSTRUZIONE, né più né meno che come tutte le altre.
e sul fatto che posso avere a che fare solo con costruzioni (o in termini più ampi con rappresentazioni mediate e immediate) sono d'accordo, ma che la realtà sia una non vi è dubbio, altrimenti sarebbe autocontraddizione logica. Certo, pure la logica è una costruzione, ma se così non fosse il mio dire e il tuo dire non avrebbero alcun senso, qualsiasi cosa si dicesse non avrebbe senso, pure che non vi è nessuna verità.

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IL problema è che, come ha scritto qualcuno in questo forum, la filosofia è morta. E' morta in un mare di chiacchiere e di costrutti comici e risibili. Torno a dire che non si può fare filosofia, oggi, prescindendo dal piano fenomenico scientifico e dalle sue descrizioni, pena l'irrilevanza e la marginalità. Gli effetti delle conseguenza delle costruzioni scientifiche, hanno travolto la chiacchiera e le costruzioni filosofiche, dimostratesi irrilevanti e e marginali. Essere ancora lì a parlare di "volontà di potenza", dimostra la deriva e l'irrilevanza del pensiero filosofico. La neuropsicologia, oggi, sta indagando persino l'esperienza religiosa offrendo costruzioni che "funzionano", mentre la filosofia si è persa nei vicoli ciechi infarciti di parole che non "funzionano", irrilevanti, inefficaci come lo possono essere le costruzioni di uno psicotico. Sì, la filosofia, oggi, è malata di psicosi. Confido in dosi massicce di Haldol e Serenase.
Di risibile c'è solo il dover considerare morta la filosofia, di risibile ci sono solo le filosofie che si esigano ancelle di branche scientifiche, Proprio in quanto ogni disciplina scientifica è solo metodologia rappresentativa che pur tuttavia nega a se stessa di esserlo in base alla falsa pretesa di un saper meglio funzionare, visto che ogni funzionamento è pur sempre rappresentazione più o meno costruita.
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Vecchio 29-06-2014, 20.25.43   #58
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Colossale sciocchezza (se ne scrivono anche qui, nel forum).

Come esiste una scienza più o meno buona (memento la "memoria dell' acqua"! Oppure l' universo esistente da 5000 anni delle prime versioni del "Big bang", in seguito "opportunamente" corrette ad hoc mediante svariati "epicicli tolemaici" fino agli "attuali" -fino al prossimo epiciclo- 15000. Oppure Lombroso; oppure i viaggi nel tempo di cui farneticano fior di scienziati; ma si potrebbero segnalare tantissimi altri esempi!), così esiste una filosofia più o meno buona, e ridurre la filosofia a Emanuele Severino, Freud, Nietzche, Heidegger e via irrazionalizzando significa prendere lucciole per lanterne e gettare il bambino con l' acqua sporca.

Una buona filosofia non può ignorare i risultati anche più recenti della scienza (quella seria), ma nemmeno la scienza può ignorare la filosofia, pena la caduta in colossali sciochezze (le quattro qui sopra rammentate sono principalmente figlie di un' inadeguata preparazione filosofica dei ricercatori che le hanno proposte e di quelli che se le sono allegramente "bevute").

Infatti, quando gli scienziati cominciano a sparare sciocchezze, si mettono a fare i filosofi e viceversa, senza averne le competenze. "Una buona filosofia non può ignorare i risultati più recenti della scienza (quella seria = QUELLA CHE USA IL METODO SCIENTIFICO... Altro che viaggi nel tempo...), pena la caduta in colossali sciocchezze". E' esattamente quello che ho scritto io: "Torno a dire che non si può fare filosofia, oggi, prescindendo dal piano fenomenico scientifico e dalle sue descrizioni, pena l'irrilevanza e la marginalità".

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Vecchio 29-06-2014, 21.17.54   #59
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Originalmente inviato da Davide M.
Scrive Aristotele da qualche parte, «vegliando, noi abbiamo un mondo comune. Ma sognando, ciascuno ha il suo mondo».
A me sembra che si possa invertire l'ultima proposizione, e dire: quando di diversi uomini, ciascuno ha il suo proprio mondo, è da presumere che essi sognino; quando una buona volta, essi veglieranno completamente, cioè apriranno gli occhi ad uno sguardo che non esclude l'accordo con un altro intelletto umano, nessuno di essi vedrà nulla che alla luce delle loro prove non apparisca anche a tutti gli altri, evidente e certo. Ed i filosofi abiteranno nello stesso tempo un mondo in comune, qual è quello, che già da gran tempo hanno occupato i matematici; e questo importante avvenimento, non può differirsi più a lungo, se è da credere a certi segni e presagi, che sono già comparsi da qualche tempo, sull'orizzonte delle scienze.

Immanuel Kant

Kant ha scritto che la filosofia deve rispondere a tre domande:
- che cosa posso conoscere;
- che cosa devo fare;
- che cosa posso sperare.

Quando l'uomo non si porrà più queste domande, allora, e solo allora, qualche neuropsicologo da strapazzo potrà sensatamente affermare che la filosofia è morta.
La morte della filosofia è la morte della ragione umana che nessuna neuropsicologia potrà mai restituire in nome del suo funzionare.
Il mondo è certamente solo uno per tutti e a ciascuno appare diverso e proprio in questo sta la sua ricchezza, il suo valore, la sua bellezza. Se questa è solo un sogno ben venga i sogni, basta non pretendere che ci sia un sogno al di sopra di tutti gli altri sognando il suo miglior funzionare.

Faccio notare che il paradosso di Zenone (e di cui dubito fortemente che possa considerarsi risolto in termini sia matematici che logico formali a cui la matematica fa riferimento) che è stato più volte citato polemicamente in questa discussione sta diventando OT al tema trattato a cui vi invito a ricondurvi. Se ritenete l'argomento interessante aprite una nuova discussione in merito.

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così esiste una filosofia più o meno buona, e ridurre la filosofia a Emanuele Severino, Freud, Nietzche, Heidegger e via irrazionalizzando significa prendere lucciole per lanterne e gettare il bambino con l' acqua sporca.
Sgiombo avrai di sicuro una preparazione filosofica su questi autori tali da poterli giudicare con sicurezza acqua sporca irrazionale, a me però risulta paradossale che soprattutto un Freud e un Severino possano essere giudicati irrazionali e certamente anche un Nietzsche e un Heidegger. Forse è una questione di gusti, ma cos'è il gusto come tale e il volerlo farlo prevalere se non la più diretta manifestazione dell'irrazionale?
O magari abbiamo un diverso modo di intendere la razionalità.
maral is offline  
Vecchio 29-06-2014, 21.29.53   #60
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Sul piano semantico neuroscientifico un uomo senza corteccia non può pensare in quanto su questo piano si pone un'equivalenza fenomenica tra il pensare e la registrazioni di segnali dalla corteccia cerebrale. Allo stesso modo non può pensare un uomo privo di cuore o di polmoni essendo il pensare proprio come il sentire attività del corpo nella sua interezza vitale che è espressa da un rapporto con il mondo (e sto parlando in un contesto scientifico di rappresentazioni e senza giochi delle tre carte o magia nera).

Il vuoto quantistico esiste con proprietà paradossali definite dalla teoria quantistica dei campi, ma questo è un discorso diverso che qui è completamente OT. Se vuoi proporlo introduci un'argomentazione specifica.
Ma di nuovo non è l'esistenza o meno di questo vuoto che impedisce a qualcosa di attraversare i muri (o forse non hai mai sentito la radio tra le pareti di casa tua?)


Dunque anche questo che dici è nei vincoli della tua biologia che proprio come la mia è una biologia tra le tante. E anche questa è una costruzione nell'ambito della quale certe cose appaiono funzionare e altre no. Fin qui non potrà esserci alcun vantaggio della mia costruzione rispetto alla tua o viceversa, nessuna verifica di funzionamento può dar loro questo vantaggio, perché ogni verifica è condizionata dal campo di riferimento e ogni funzionamento è determinato dal proprio ambito di visione. Ma la mia posizione aggiunge che è proprio il gioco di queste nostre posizioni diverse che in parte si contraddicono ad aggiungere qualcosa in più al nostro inutile polemizzare lasciando intuire qualcosa di effettivamente vero, il loro rapportarsi contrapponendosi e intersecandosi.

Ritraggo la mano perché sento dolore e il dolore comporta la reazione condizionato del ritrarre la mano, senza alcuna aspettativa conscia (e parlare di aspettative inconscie non ha senso alcuno), ma la spiegazione biologica di questo sentir dolore viene a valle e non a monte del mio sentir dolore, è rappresentazione mediata di esso, non la causa, ma uno degli effetti rappresentativi tra loro connessi secondo l'ordine: 1-fiamma,2-dolore,3-ritrarre la mano, 4-spiegazione biologica. I primi 3 passaggi sono fenomenologicamente immediati, l'ultimo è culturalmente mediato. Dire che il mio dolore è effetto della mia biologia significa capovolgere i termini fenomenologicamente evidenti della questione.


Certo, io avverto un me stesso dolorante e io vedo la fiamma, ma questo io non è sufficiente a se stesso, è anch'esso una costruzione mentale con la sua fenomenologia.
Non poi, ma insieme. E pure la separazione tra esse è costruzione astratta di comodo.

e sul fatto che posso avere a che fare solo con costruzioni (o in termini più ampi con rappresentazioni mediate e immediate) sono d'accordo, ma che la realtà sia una non vi è dubbio, altrimenti sarebbe autocontraddizione logica. Certo, pure la logica è una costruzione, ma se così non fosse il mio dire e il tuo dire non avrebbero alcun senso, qualsiasi cosa si dicesse non avrebbe senso, pure che non vi è nessuna verità.


Di risibile c'è solo il dover considerare morta la filosofia, di risibile ci sono solo le filosofie che si esigano ancelle di branche scientifiche, Proprio in quanto ogni disciplina scientifica è solo metodologia rappresentativa che pur tuttavia nega a se stessa di esserlo in base alla falsa pretesa di un saper meglio funzionare, visto che ogni funzionamento è pur sempre rappresentazione più o meno costruita.

Ti comunico che un uomo privo di corteccia cerebrale E' VIVO, ma non può pensare. Un uomo senza cuore o senza polmoni, non pensa, infatti, E' MORTO. Ti dice qualcosa? Ravvisi qualcosa nel particolare VIVO/MORTO oppure si tratta di un dettaglio insignificante?

Il suono passa il muro semplicemente perché è un'onda meccanica longitudinale e il muro è fatto di materia. Mi spieghi che c'entrano le onde meccaniche con le funzioni d'onda quantistiche? Guarda che il fatto che si chiamino "onde" non significa che abbiano qualcosa in comune... anzi...;

Altre costruzioni. Null'altro. Distinzioni che compi all'interno della tua biologia, dato che fuori da essa tu non potrai mai uscire... magari puoi trasformarti in spirito... non so...

Lo vedi? Scusa se te lo dico ma parli di cose che non conosci. Questa non è buona filosofia. Tu ritrai la mano BEN PRIMA di aver percepito il dolore. L'arco riflesso si chiude direttamente nel midollo spinale. La consapevolezza del dolore, arriva molto dopo a livello corticale. Vedi, tu hai fatto filosofia, in questo caso, cattiva filosofia, io, invece, buona scienza. Vedi, anche quando parli di "dolore", ti chiedo di dirmi di QUALE "dolore" stai parlando? Dell'attività dei recettori del dolore? Degli effetti sulla corteccia cerebrale? Del significato che ognuno da' al proprio dolore?

La cultura è costruzione sociale. Esattamente come lo sono le costruzioni personali. Sia l'una che l'altra, sono il prodotto di distinzioni, eventi e costruzioni UMANE. Quindi, di una specifica organizzazione e struttura biologica.

Nulla ha un senso se non quello che gli viene attribuito in fase di costruzione. Quando dici che "una verità esiste ed è una sola", tu pretendi di trasformare una tua costruzione in verità mentre, in realtà, stai solo imponendo un tuo punto di vista, stai proponendo un POSTULATO da quale derivare un corollario di conseguenze. Insomma, fai della geometria euclidea e nulla più. Solo che vuoi imporre l'idea che le cose stiano esattamente come le costruisci tu. Mi dispiace ma non è così. Tu, come me, come ogni organizzazione biologica, puoi solo proporre "costruzioni". Le costruzioni funzionano o non funzionano e si distinguono e giudicano dalle conseguenze. Da qui nasce la responsabilità di ognuno di noi. Poi, tu puoi tranquillamente chiamare VERITA' una tua costruzione. Lo hanno fato talmente in tanti nella storia umana... puoi tranquillamente farlo anche tu...

Sicuramente ho esagerato: la filosofia non è morta... è moribonda. E' moribonda perché non ha saputo stare al passo con le scienze. E' quanto sostiene, giustamente a mio avviso, Stephen Hawking nel suo ultimo libro "Il grande disegno". E' morta, a mio parere, di "inefficacia", di "irrilevanza". Quali "competenze e capacità" conferisce la filosofia? La filosofia come tentativo di accedere a VERITA' ASSOLUTE è morta e sepolta. Oggi nessun filosofo serio si metterebbe a parlare di VERITA' ASSOLUTE. Farebbe ridere. Oggi, la filosofia è settoriale e sopravvive unicamente grazie all'apporto delle scienze. Mi piacerebbe vedere, per esempio, qualcuno che fa "filosofia della mente" SENZA l'apporto della ricerca neuroscientifica. Da ridere. O da piangere...

... altro che "volontà di potenza"...

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