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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 21-06-2014, 23.04.54   #1
maral
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La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Nella visione del mondo dominata dalla tecnologia auto referenziale come espressione più confacente alla volontà di potenza ogni conoscenza certa resta esclusa a priori e la verità è solo opinione, tale quindi da poter venire a convenienza manipolata. La verità è dunque ormai solo creazione manipolatoria atta a convincere di una soddisfazione immancabile.
Da un punto di vista epistemico significa che la verità così espressa non può che essere falsificazione. Ma il punto di vista epistemico è idolo da tempo crollato, così fastidiosamente e ferocemente attaccato alle pretese sempre contraddette di soffocante inamovibilità delle sue rappresentazioni. Ci resta solo una verità commisurata al successo statisticamente rilevato della sua falsificazione, atta a verificare per indagine di mercato quanto la capacità manipolatoria sappia produrre qualcosa di temporaneamente credibile per la maggioranza di consumatori bulimici di cose e opinioni e per il vantaggio dei fabbricanti di trends. La verità dopotutto è ormai solo un trend di successo.
Cos’è allora l’attuale pragmatismo tecnico filosofico se non l’erede diretto e nascosto di quella sofistica antica volta a persuadere con artifici retorici che nel dialogo platonico di Gorgia Socrate si illudeva di poter contrastare con la sua inutile quanto pretenziosa maieutica? Aurora di un nichilismo che vuole nel niente la sola realtà effettiva dell’ente, affinché qualsiasi cosa da esso si possa ottenere e qualsiasi cosa esso possa diventare promettendo sempre un soddisfacimento che mai si dovrà verificare, proprio come la carota davanti al muso dell'asino che tira il carro?
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Vecchio 22-06-2014, 09.13.07   #2
CVC
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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Originalmente inviato da maral
Nella visione del mondo dominata dalla tecnologia auto referenziale come espressione più confacente alla volontà di potenza ogni conoscenza certa resta esclusa a priori e la verità è solo opinione, tale quindi da poter venire a convenienza manipolata. La verità è dunque ormai solo creazione manipolatoria atta a convincere di una soddisfazione immancabile.
Da un punto di vista epistemico significa che la verità così espressa non può che essere falsificazione. Ma il punto di vista epistemico è idolo da tempo crollato, così fastidiosamente e ferocemente attaccato alle pretese sempre contraddette di soffocante inamovibilità delle sue rappresentazioni. Ci resta solo una verità commisurata al successo statisticamente rilevato della sua falsificazione, atta a verificare per indagine di mercato quanto la capacità manipolatoria sappia produrre qualcosa di temporaneamente credibile per la maggioranza di consumatori bulimici di cose e opinioni e per il vantaggio dei fabbricanti di trends. La verità dopotutto è ormai solo un trend di successo.
Cos’è allora l’attuale pragmatismo tecnico filosofico se non l’erede diretto e nascosto di quella sofistica antica volta a persuadere con artifici retorici che nel dialogo platonico di Gorgia Socrate si illudeva di poter contrastare con la sua inutile quanto pretenziosa maieutica? Aurora di un nichilismo che vuole nel niente la sola realtà effettiva dell’ente, affinché qualsiasi cosa da esso si possa ottenere e qualsiasi cosa esso possa diventare promettendo sempre un soddisfacimento che mai si dovrà verificare, proprio come la carota davanti al muso dell'asino che tira il carro?
Nella visione tecnologico scientifica del mondo manca anzitutto un'idea coerente di tutto e di nulla. La scienza parte dall'isolamento di un fenomeno costretto a determinate condizioni per cui una determinata situazione di eventi deve dare una risposta: vero o falso. Per induzione poi, si afferma che in determinate condizioni avviene sempre lo stesso fenomeno, fino a prova contraria.
Il fatto è che il nostro modo di vivere e di pensare è figlio delle categorie della filosofia greca delle origini, e il metodo scientifico, pragmatico ed efficace ed efficiente, proprio nella categoria di verità, entra in contrasto con il sistema di concetti da cui è scaturita la filosofia.
Fondamentalmente l'idea di conoscenza disinteressata della verità dei primi filosofi non può trovare accordo con il desiderio di verità finalizzato ad uno scopo di dominio degli eventi del sapere scientifico.
Gli antichi greci diventavano matti per far quadrare il cerchio con riga e compasso, I romani sfruttarono le conquiste intellettuali greche per dominare il mondo. Finchè, in età imperiale, ci fu un periodo in cui I filosofi vennero cacciati da Roma.
Si tratta di distinguere fra discorso positivo e normativo, da una parte si cerca di dire come è il mondo, dall'altra si mira ad affermare come il mondo dovrebbe essere. Il fine della scienza è una terra legata e imbavagliata, alla totale mercè della volontà umana. Ben altra era l'idea di armonia fra individuo e cosmo degli antichi.
Per come la vedo Socrate è una conseguenza di Gorgia. Gorgia affermò che la realtà, se esiste, è incomunicabile. Socrate usò la maieutica come mezzo per sgombrare la mente dalle false convinzioni e pregiudizi, indicando che l'importante non è tanto mirare alla verità in sè stessa quanto allo stato in cui si è pronti per riceverla.
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Vecchio 22-06-2014, 10.34.54   #3
sgiombo
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Non trovo che la scienza debba essere per forza necessariamente, inevitabilmente contrapposta alla filosofia.

Il pensieo unico politicamente corretto (p.u.p.c.) attualmente dominante in occidente e conseguentemente nel mondo (che é fortemente irrazionalistico -il che é tipico di ogni epoca di decadenza- avendo a fondamento l' ignoranza del concetto -ovvero la pretesa assenza nella realtà- della limitatezza e relatività in generale, e in patrticolare del limite nelle possibilità teoriche e soprattutto pratiche umane e nelle risore naturali effettivamente disponibili all' uomo) non deve essere confuso con un atteggiamento fortemente razionalistico (quale era quello di gran parte della cultuira greca classica o in un altro contesto quello di gran parte dell' illuminismo).

La scienza di per sé (da non confondersi con l' attuale uso "capitalistico in avanzato stato di putrefazione" -come mi piace chiamarlo- della tecnica; sistematicamente confusa con la tecnologia nel p.u.p.c.) non é affatto contraria alla verità oggettiva, inrinsecamente manipolatoria, ideologica.
Anzi, tende proprio al contrario, alla conoscenza quanto più possibile oggettiva e rigorosamente verificata della realtà naturale materiale che ne é oggetto di studio; e se e quando "assistita da un' adeguata competenza filosofica" (dunque non nel caso dello scientismo acritico, che é una forma di irrazionalismo oggi molto diffusa; non la più diffusa a mio avviso, anche se certamente fra le peggiori e probabilmente la più catastroficamente dannosa praticamente per l' umanità) é ben consapevole dei limiti delle conoscenze ottenibili e della loro oggettività.
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Vecchio 22-06-2014, 12.11.52   #4
green&grey pocket
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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Originalmente inviato da maral
Nella visione del mondo dominata dalla tecnologia auto referenziale come espressione più confacente alla volontà di potenza ogni conoscenza certa resta esclusa a priori e la verità è solo opinione, tale quindi da poter venire a convenienza manipolata. La verità è dunque ormai solo creazione manipolatoria atta a convincere di una soddisfazione immancabile.
Da un punto di vista epistemico significa che la verità così espressa non può che essere falsificazione. Ma il punto di vista epistemico è idolo da tempo crollato, così fastidiosamente e ferocemente attaccato alle pretese sempre contraddette di soffocante inamovibilità delle sue rappresentazioni. Ci resta solo una verità commisurata al successo statisticamente rilevato della sua falsificazione, atta a verificare per indagine di mercato quanto la capacità manipolatoria sappia produrre qualcosa di temporaneamente credibile per la maggioranza di consumatori bulimici di cose e opinioni e per il vantaggio dei fabbricanti di trends. La verità dopotutto è ormai solo un trend di successo.
Cos’è allora l’attuale pragmatismo tecnico filosofico se non l’erede diretto e nascosto di quella sofistica antica volta a persuadere con artifici retorici che nel dialogo platonico di Gorgia Socrate si illudeva di poter contrastare con la sua inutile quanto pretenziosa maieutica? Aurora di un nichilismo che vuole nel niente la sola realtà effettiva dell’ente, affinché qualsiasi cosa da esso si possa ottenere e qualsiasi cosa esso possa diventare promettendo sempre un soddisfacimento che mai si dovrà verificare, proprio come la carota davanti al muso dell'asino che tira il carro?

Dici assai bene, come al solito.

Anche secondo me la questione è quella, se la verità è opinione, allora lo stesso concetto di verità viene totalmente svuotato di significato.

A me non interessa il progetto di molte università francesi, di tornare alla pratica della vergogna, cioè quella cosa maieutica, che è solo manipolazione, e che focault su indicazione di nietzsche scoprirà essere mimesi del potere.

Come con un amico concordavamo, le ultime preoccupazioni di focault, erano in ordine al rapporto soggetto-verità.

Ma il soggetto è prodotto della società (e allora ecco i nostalgicismo di un Galimberti e dello stesso Focault, nonchè di un Agamben).

No! essendo passato un certo freud, un certo lacan, tutti sulla scorta del sempiterno nietzsche, noi sappiamo benissimo che esiste un io alla base emotiva di quel soggetto (e che fa di quel soggetto un individuo malato, isterico, compulsivo....ops...ho detto compulsivo? come quello che vorrebbe e necessita la società neoliberale? ma va!! ).

Dunque al massimo il rapporto è tra io e verità.

Ora capisci che se questo rapporto è contraddizione...cosa cambia rispetto allo svuotamente emotivo di quanto sopra detto?

Io capisco che Severino parla proprio per ri-creare quel senso di emozione salvezza, che è il suo panteismo cosmico, ma si illude che la sua emozione corrisponda a quella altrui.Da qui a ogni conferenza la solita litania disperata di quanto lui sia solo e inascoltato...(eh! se leggesse questo forum, saprebbe che gli vogliamo bene)

Non gli è mai venuto in mente che la sua produzione fa parte di quella mimesi del potere?
Possibile che una mente così aperta, si pieghi così (emotivamente cioè) alla prassi dell'occidente.(sì perchè lui non è ai bordi di un forum virtuale).

Riguardo al nichilismo del niente fagocitatore, sono assai d'accordo.

Il punto è che siamo su piattoforme opposte caro maral, io credo che quel niente non sia il problema da eliminare (tramite rimozione severiniana? molto pericoloso se fosse una vera rimozione...anche tu ne convenivi parlando di jung su "spiritualità" e dell'ombra), ma l'oggetto reale della problematica.

Un oggetto assai particolare ovvio, terribile e decentratore.

Per esempio ragionavo sul fatto del cerchio intorno al fuoco di tante tribù, dalle africane alle amerinde, per non parlare delle indù (dove il cerchio è un rito di dimensioni colossali, e l'occhio occidentale contemporaneo trasecola di fronte allo spettacolo delle masse, rendendolo per inciso di nuovo spettacolo etc...): ecco dove viene questa forza centripeta? perchè sta vicina all'oggetto del "nulla"? intendo dire, se la paura e la società è questa paura di morire da soli, allora questa paura non costringe a che il cerchio rimanga unito, dal mito alla ragione, l'istanza è quella: la paura.
Ecco io rimango perplesso dalle modalità (e sopratutto dalle conseguenze) del liberismo, ma lo preferisco centinaia di volte al moralismo che mette in catene (politico o religioso che sia), di tanti anni di storia recente e passata.(certo anche a partire da socrate non mi si confonda!)
Voglio dire che la coercizione di stare in cerchio, se passa dalle mani di uno stato (capace di nefandezze atroci: da auschwitz alle epurazioni comuniste cinesi, da guantanamo a pol pot), a quelle incantatorie della società dello spettacolo, è infinitamente meglio.
Io credo che però non ci siamo mai interrogati del perchè c'è questa forza.
magari ai tempi del terrore politico, c'erano ancora intellettuali non narcotizzati dallo spettacolo moderno, ma non cambiava! in quanto la forza di stabilizzazione di quel cerchio occupava la loro riflessione, e non la sostanza di quella forza soggiacente alla spinta di non rimanere soli (che è poi la misteriosa spinta del bios della vita, della zoe cioè)
in fin dei conti ogni comunitarismo viene da una mal interpretazione di questa necessità stanziale e vitale.
tutte questioni che mi sovvengono or ora...un altro stream intuitivo, in diretta per voi (e quindi mi perdonerete la forma approssimativa)

ricapitolando: vittoria della pragmatica nichilista: nulla è, più nessuno pensa...la ribalto e la ripropongo come: contro mosse al nemico (il nulla e la paura che evoca) nuove riflessioni sul potere sul potenziale del pensiero della nuda vita, della forza del vivente o come altro si possa dire.

lotta tra potere mimetico e potere del vivente.


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Vecchio 23-06-2014, 01.01.33   #5
paul11
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

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Nella visione del mondo dominata dalla tecnologia auto referenziale come espressione più confacente alla volontà di potenza ogni conoscenza certa resta esclusa a priori e la verità è solo opinione, tale quindi da poter venire a convenienza manipolata. La verità è dunque ormai solo creazione manipolatoria atta a convincere di una soddisfazione immancabile.
Da un punto di vista epistemico significa che la verità così espressa non può che essere falsificazione. Ma il punto di vista epistemico è idolo da tempo crollato, così fastidiosamente e ferocemente attaccato alle pretese sempre contraddette di soffocante inamovibilità delle sue rappresentazioni. Ci resta solo una verità commisurata al successo statisticamente rilevato della sua falsificazione, atta a verificare per indagine di mercato quanto la capacità manipolatoria sappia produrre qualcosa di temporaneamente credibile per la maggioranza di consumatori bulimici di cose e opinioni e per il vantaggio dei fabbricanti di trends. La verità dopotutto è ormai solo un trend di successo.
Cos’è allora l’attuale pragmatismo tecnico filosofico se non l’erede diretto e nascosto di quella sofistica antica volta a persuadere con artifici retorici che nel dialogo platonico di Gorgia Socrate si illudeva di poter contrastare con la sua inutile quanto pretenziosa maieutica? Aurora di un nichilismo che vuole nel niente la sola realtà effettiva dell’ente, affinché qualsiasi cosa da esso si possa ottenere e qualsiasi cosa esso possa diventare promettendo sempre un soddisfacimento che mai si dovrà verificare, proprio come la carota davanti al muso dell'asino che tira il carro?

Vediamo un pò......
La visione dominata dalla tecnologia viene dalla filosofia greca.
Platone ha costruito il mondo delle immagini parlando di trascendenze e concetti astratti,mentre Aristotele scriveva di categorie. Il vero problema è"l'entificazione dell'uomo".
Hanno ridotto l'uomo ad oggetto come una "imago" o come una penna o un calamo.L' Essere o era Dio o niente altro. Eppure il soggetto epistemico è l'uomo e dove lo hanno nascosto?Uno in una caverna e l'altro nei postulati della logica.Lo hanno seguito questo errore persino il cristianesimo come se Gesù parlasse nelle parabole del teorema di Nepero. L'umanesimo in realtà non ha mai messo l'uomo al centro della problematica filosofica, perchè o seguivano le scienze o proseguivano le metafisiche greche, così si scientificizzava la filosofia oppure si andava nel mondo delle idee.
Strano che i Nietzschiani non capiscano questo errore. Perchè l'esistenzialismo pone al centro anche se individualisticamente e soprattutto intellettualmente, l'uomo.Nietzsche appare come l'"urlo" nel quadro di Munch. Jaspers dirà che infatti l'errore fu di aver perso l'Essere . Il soggetto è sempre stato lo strumento logico, il principio di non contraddizione,ecc e lo strumento è diventato soggetto. Quindi la vedo diverso da Severino prigioniero del formalismo che ha perso di vista l'uomo e la sua storia.
Il pragmatismo è la risposta culturale dopo l'esistenzialismo alla fine della tradizione antica. Ma il pragmatismo è più figlio dell'epistemologia scientifica che filosofica grazie all'illuminismo e cammina inizialmente a braccetto con il positivismo,con l'idea di progresso inarrestabile e grazie alle scoperte e alle invenzioni che la scienza dava all'uomo.
Ma la scienza è osservazione all'interno di un episteme dentro una metodica basato sull'oggettivazione dell'osservazione reiterata e predittiva classicamente.E ancora siamo all'oggetto.L'osservatore paradossalmente apparirà nella meccanica quantistica cambiando le ontologie e arrivando al giorno d'oggi a concetti metafisici nella teoria di fisici.
Insomma, tranne nella psicologia e a suo modo, quando mai si è discusso del soggetto umano?

La logica moderna è più raffinata di quella aristotelica perchè è più vicina all'uomo e alle applicazioni nella vita dell'uomo. Il telefonino che possiedo è un concentrato di tecnologia che altera gli spazi e i tempi dell'esitenza, ormai c'è una vera e propria branca di sociologia che studia come ci stia cambiando la vita. Intendo dire che la tecnica è potente perchè incide su tutti i settori della nostra vita, questa potenza attuale la filosofia se la sogna.L'una entra direttamente o indirettamente nella vita ,l'altra ne è solo un orpello se va bene. La cibernetica, la macchina di Turing,ecc sono divenute applicazioni utilizzando i linguaggi logici, lavorando sulla analogia del cervello umano che a sua volta è in analogia alle leggi della natura.
Insomma la madre della scienza è la filosofia e la tecnica è figlia anche della filosofia che ne ha segnato la via.

Quando mai la filosofia morale ha saputo veramente incidere sulle problematiche della vita? La storia umana è costruita sul conflitto e sulla negoziazione, i diritti sono conquiste spesso ottenute con il sangue,non atti dovuti da chissachi.

La verità assoluta è una chimera, se mai avessimo avuto il potere di averla avremmo smesso di porci domande, la storia sarebbe davvero finita.
Quindi è ovvio che vi sia la falsificazione o meglio un modello rappresentativo per leggere il mondo che permea un tempo, una cappa culturale che proietta i nostri modi di vedere e vivere.Ma che viene messa in discussione da altre risposte culturali che daranno altri modelli rappresentativi.
Ma è proprio questo il ruolo della filosofia, costruire la cultura ,il modello che filtra la conoscenza, se è delegato alla scienza, questa ha scopi ben diversi dalla filosofia. E la filosofia ha abdicato il suo ruolo per mancanza di prospettive culturali, per incapacità di focalizzare le problematiche umane.

Dal punto di vista puramente tecnico linguistico ,la logica moderna mette in causa la giustificazione in una proposizione, l'affidabilità di un apparato cognitivo, la prova,ecc. Non è quindi vero che tutto sia opinione e ognuno è libero di "sparare" quello che gli passa nel cervello in quel momento.

Ma è mai possibile che non ci si accorga,semmai, della lontananza del linguaggio filosofico di intellettuali fini a se stessi dalla nostra vita, o dalla mia almeno?
Per forza vince la tecnologia, per forza vince il demagogo sull'ignorante, perchè la filosofia non è capace nemmeno di filtrare le idiozie che il potere propina ,essendo tutt'altro affaccendata,presumibilmente perchè ne è asservita, quanto la scienza.
I grandi filosofi quanto meno erano innovatori e spesso contro il potere del loro tempo: manca il coraggio.
paul11 is offline  
Vecchio 23-06-2014, 23.51.09   #6
maral
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Sono d'accordo con Sgiombo quando dice "Non trovo che la scienza debba essere per forza necessariamente, inevitabilmente contrapposta alla filosofia", quello verso cui muovo la mia critica è piuttosto quella visione tecnico pragmatica a cui sempre più la stessa scienza va riducendosi. l'assunzione acritica verità = funzionamento che sembra ormai vada considerata come una semplice ovvietà, mentre non mi pare sia così poiché semmai è la potenza della trasformazione uguale al funzionamento, ma poiché la potenza si esercita sommamente a mezzo dell'imposizione della non verità (non vi è potenza maggiore se non quella di far credere il falso per vero e il vero per falso), il funzionamento viene al contrario a coincidere con la falsificazione e la verità con la capacità di far credere vera la falsificazione.
Esistono due modi con cui a mio avviso si può intendere questo funzionamento. Uno è quello spicciolo che nega di avere alcun substrato filosofico alle spalle, semplicemente, si dice, agendo in un certo modo empirico le cose appaiono funzionare come vogliamo: premo l'interruttore e la luce si accende e questo avvalora tutta la teoria dell'elettromagnetismo che ci sta sotto. E' l'opinione più diffusa e a mio avviso assai ingenua, è la carota per l'asino che deve tirare il carro (e che certo sono anch'io che come chiunque posso estasiarmi di fronte ai prodigi compiuti dalla tecnica nell'ultimo secolo per renderci in modo assai convincente il vivere meno gravoso). L'altro, assai più potente, è quello che pone teoreticamente il funzionare fine a se stesso rendendolo quintessenza di una volontà di potenza oggettivamente del tutto autoreferenziale, ossia una volontà di potenza che non è più né quella di un singolo individuo né di un gruppo si individui, né di un'istituzione umana, ma è il concetto stesso di potenza preso in astratto come fine del tutto autosufficiente, svincolato da ogni soggettività e questa è la volontà di potenza destinata a dominare incontrastabilmente, è la vera fautrice del nichilismo in cui ci si trova immersi.
Trovo interessante a questo punto la digressione di green&grey pocket sul cerchio: il disporsi a cerchio è un disporsi attorno a uno spazio nel quale qualcosa deve apparire se già non è apparso, è evocazione di un'apparizione (non per nulla Severino parla dei cerchi dell'apparire) ed è proprio questa apparizione, questo necessario manifestarsi di qualcosa che sta al centro che tiene unito il cerchio, che lega il cerchio. Se nulla appare (se solo il nulla nella sua totale insignificanza può paradossalmente apparire) il cerchio si frantuma e non vi saranno catene o nefandezze di sorta a poterlo tenere unito, solo l'unità del centro del cerchio che viene a manifestarsi può rendere ragione del restare unito del cerchio stesso (vi ricordate la definizione geometrica di cerchio come luogo dei punti del piano equidistanti da un punto fisso detto centro? non è forse proprio questo centro che appare profondamente significante la sola causa della forza centripeta che unisce, magari anche solo con la fede di una speranza di un accadimento in cui l'ente simbolo si manifesti finalmente come un Godot sempre atteso?)
Non si tratta di un dover eliminare il niente, perché eliminare il niente è eliminare niente, il niente è già eliminato in partenza e il diventare niente dell'ente può solo essere un restare dell'ente qual è, un non diventare, il niente è la pura contraddizione che significa solo se stessa e volerla entificare in qualsiasi significato è volere l'impossibile, è potere l'impossibile e in nome di tanto potere qualsiasi atroce nefandezza è giustificata, è potere che il cerchio resti unito nonostante non abbia niente che possa tenerlo unito, solo continue illusioni a cui si deve credere come a certezze.
Paul11 ha ragione a dire che la visione dominata dalla tecnologia viene dalla filosofia greca. La filosofia greca nasce come un esorcismo razionale a fronte della possibilità realmente sentita che le cose diventino niente e per questo recita i suoi postulati logici che finiscono per escludere l'uomo anziché riconoscerlo. La chiara razionalità greca è posseduta fin dall'inizio dal demone che vorrebbe ricacciare, e in tal modo l'esorcismo non può che fallire, l'esorcismo contro il niente è un'affermazione di potenza che appartiene allo stesso demone che si vorrebbe cacciare nonostante non possa manifestarsi né in senso logico né fenomenologico, ma la cui potenza appare sconfinata nel gioco delle rappresentazioni a cui dà luogo e che via via si pensa di poter sempre meglio tecnicamente utilizzare. Dopotutto il sofista è proprio questa potenza incoercibile che sente in tutta la sua evidenza, la potenza dell'illusione resa vera. Forse la storia e il tramonto della metafisica è anche il riconoscimento di un tentativo di esorcismo razionale che si manifesta via via per quello che era fin dall'inizio: un voler essere posseduti da ciò che si voleva scacciare e il mondo dominato dalla tecnica incide sull'uomo proprio perché gli manifesta continuamente possibile e tangibile solo ciò che è assolutamente impossibile e tale resta, basta volerlo. Possiamo volere qualsiasi cosa, la tecnica potrà esaudire ogni desiderio, anche vivere in eterno nella convinzione certa che nulla può e deve mai essere eterno. E per questo appare qui l'oggetto della tecnologia, esso è l'ultimo simbolo che ancora può tenere unito il cerchio, finché ci si crede, finché non rivela il suo necessario dover essere niente.
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Vecchio 24-06-2014, 10.05.06   #7
FMJ
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Da un punto di vista epistemico significa che la verità così espressa non può che essere falsificazione. Ma il punto di vista epistemico è idolo da tempo crollato, così fastidiosamente e ferocemente attaccato alle pretese sempre contraddette di soffocante inamovibilità delle sue rappresentazioni. Ci resta solo una verità commisurata al successo statisticamente rilevato della sua falsificazione, atta a verificare per indagine di mercato quanto la capacità manipolatoria sappia produrre qualcosa di temporaneamente credibile per la maggioranza di consumatori bulimici di cose e opinioni e per il vantaggio dei fabbricanti di trends. La verità dopotutto è ormai solo un trend di successo.
Cos’è allora l’attuale pragmatismo tecnico filosofico se non l’erede diretto e nascosto di quella sofistica antica volta a persuadere con artifici retorici che nel dialogo platonico di Gorgia Socrate si illudeva di poter contrastare con la sua inutile quanto pretenziosa maieutica? Aurora di un nichilismo che vuole nel niente la sola realtà effettiva dell’ente, affinché qualsiasi cosa da esso si possa ottenere e qualsiasi cosa esso possa diventare promettendo sempre un soddisfacimento che mai si dovrà verificare, proprio come la carota davanti al muso dell'asino che tira il carro?

Non direi affatto che "ogni conoscenza resta esclusa a priori" anzi, direi che ogni conoscenza "che funziona", viene necessariamente inclusa. Quanto alla "verità", quale "verità"? Non esistono "verità", esistono solo "costruzioni" operate da un soggetto, con una sua struttura e una sua organizzazione e da uno specifico punto di vista. Innamorarsi di uno specifico punto di vista e chiamarlo "verità", è una vera follia. Comprendere che noi possiamo solamente "costruire" il significato e "gli eventi" del nostro mondo e che questa "costruzione" può funzionare o può fallire, è saggezza. Quando una "costruzione" funziona, non significa che quella "costruzione" sia più "vera" di altre "costruzioni" che funzionano altrettanto bene. Ma cosa significa "costruzione"? "Costruzione" è una "teoria sul mondo" che ci permette di "anticiparne", in una certa misura, gli eventi. Gli esseri viventi "vivono nell'anticipazione". Quando un uccello calibra il suo volo e riesce a catturare un insetto, ha "ragione", qualunque sia il modo con il quale l'ha fatto. Quel "modo", quella rappresentazione del mondo, non è più "vera" di quella del pippistrello, che fa la stessa cosa ma in modo completamente diverso. Entrambi "anticipano gli eventi". E hanno ragione ogni volta che riescono a catturare l'insetto. Sono entrambi nel "vero".
Quelle che tu chiami "verità", non sono nient'altro che l'incontro tra la tua natura e qualcosa che là fuori, la perturba.

FMJ
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Vecchio 24-06-2014, 12.04.03   #8
Davide M.
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Non direi affatto che "ogni conoscenza resta esclusa a priori" anzi, direi che ogni conoscenza "che funziona", viene necessariamente inclusa. Quanto alla "verità", quale "verità"? Non esistono "verità", esistono solo "costruzioni" operate da un soggetto, con una sua struttura e una sua organizzazione e da uno specifico punto di vista. Innamorarsi di uno specifico punto di vista e chiamarlo "verità", è una vera follia. Comprendere che noi possiamo solamente "costruire" il significato e "gli eventi" del nostro mondo e che questa "costruzione" può funzionare o può fallire, è saggezza. Quando una "costruzione" funziona, non significa che quella "costruzione" sia più "vera" di altre "costruzioni" che funzionano altrettanto bene. Ma cosa significa "costruzione"? "Costruzione" è una "teoria sul mondo" che ci permette di "anticiparne", in una certa misura, gli eventi. Gli esseri viventi "vivono nell'anticipazione". Quando un uccello calibra il suo volo e riesce a catturare un insetto, ha "ragione", qualunque sia il modo con il quale l'ha fatto. Quel "modo", quella rappresentazione del mondo, non è più "vera" di quella del pippistrello, che fa la stessa cosa ma in modo completamente diverso. Entrambi "anticipano gli eventi". E hanno ragione ogni volta che riescono a catturare l'insetto. Sono entrambi nel "vero".
Quelle che tu chiami "verità", non sono nient'altro che l'incontro tra la tua natura e qualcosa che là fuori, la perturba.
FMJ

Quod erat demonstrandum... è esattamente il tuo punto di vista la vittoria pragmatica cui si riferiva maral: la verità come costruzione operata da un soggetto, verità come teoria del mondo, teoria funzionale, che anticipa gli eventi, ecco, questa è la vittoria pragmatica, o come la chiamo io la vittoria del pensiero debole.
Gli esseri viventi che "vivono nell'anticipazione", cioè un cane, un gatto o un topo che vive nella verità, perché la verità è solo un "modo", è un modo per costruire una teoria del mondo, che quando è funzionale a un lombrico diventa verità per quel lombrico.
Eh no, la verità è una, è quella per la quale il concetto corrisponde alla cosa concreta. A meno che un lombrico non la pensi diversamente...
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Vecchio 24-06-2014, 22.37.53   #9
maral
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Quando un uccello calibra il suo volo e riesce a catturare un insetto, ha "ragione", qualunque sia il modo con il quale l'ha fatto. Quel "modo", quella rappresentazione del mondo, non è più "vera" di quella del pippistrello, che fa la stessa cosa ma in modo completamente diverso. Entrambi "anticipano gli eventi". E hanno ragione ogni volta che riescono a catturare l'insetto. Sono entrambi nel "vero".
Quelle che tu chiami "verità", non sono nient'altro che l'incontro tra la tua natura e qualcosa che là fuori, la perturba.
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Ma la verità non è implicita nell'aver ragione. L'uccello che calibra il suo volo e cattura l'insetto non è un fatto che riguardi la verità (la verità del volo ad esempio), ma il funzionamento di un progetto di volo, ossia la realizzazione o meno a mezzo di quel volo di quanto l'uccello vuole. Affermare che il progetto del volo è vero in quanto l'esito è stato positivo e la volontà di catturare l'insetto soddisfatta non ha alcun senso, poiché ciò che conta è solo il conseguimento del risultato pratico di potenza oggetto della volontà, comunque questo conseguimento avvenga e di fatti dici:
Citazione:
Quando una "costruzione" funziona, non significa che quella "costruzione" sia più "vera" di altre "costruzioni" che funzionano altrettanto bene.
. Quello che conta è quindi solo il poter funzionare bene che indica una capacità di esercitare potenza maggiore del funzionare male e solo questo funzionamento è necessario e sufficiente per aver ragione. In ciò non vedo sostanziale differenza tra la sofistica e il pragmatismo, fatto salvo che i sofisti si riferivano in modo esclusivo alla retorica del discorso come tecnica per realizzare la loro soggettiva potenza, ma il fine e la prospettiva in cui si muovevano era la stessa. Per il sofista non conta dire il vero o il falso (il vero è falso e il falso vero, si tratta solo di opinioni), conta solo se riesco a convincere (catturare) l'interlocutore (l'insetto) a mezzo delle suggestioni del mio discorso progettato ad arte (il volo ben calibrato dell'uccello). Ed è evidente che la verità così presentata come effetto di una realizzazione di potenza non non ha nulla a che vedere con la verità intesa come aderenza al come stanno le cose, ma solo con la volontà di persuadere a come le cose devono stare, ove il come le cose devono stare è stabilito da un successo tecnico di manipolazione delle cose (della loro intrinseca verità corrispondente alla loro reale essenza) che viene ad essere creduta come il solo modo per produrre verità a totale arbitrio di chi ha la potenza per farlo.
E' vero che questo pragmatismo tecnico, come dice Davide M. si basa su un pensiero debole che vede la totale equivalenza soggettiva di ogni verità-opinione (e quindi la totale trivializzazione di tutte le infinite verità o falsità che si possono pensare), ma non si ferma qui, poiché esige oltre al pensiero debole una volontà estremamente forte la cui forza realizzativa selezioni l'opinione più capace a imporsi, per cui la volontà di potenza finisce per essere la sola unica verità proprio in quanto determina ogni esito e il pensiero tecnico pragmatico non è assolutamente un innocuo relativismo (anche se a volte si mimetizza per tale) per il quale qualunque cosa si dica o si pensi in fondo si equivale, ma credo che si possa riconoscere in esso, per quanto assurdo possa sembrare, l'ultima evoluzione del pensiero occidentale di stampo epistemico metafisico (considerazione a cui in qualche modo mi pare alludesse la precedente riflessione di paul11. E dopotutto mi sembra che bisogna riconoscere a Gorgia e ai sofisti di avere in qualche modo pre intuito questi esiti prodotti da millenni di ricerca metafisica.
Ma la volontà di potenza che viene a costituirsi come ultima parola sulla verità, vede oltre se stessa solo il nulla e a questo tende per cui a sua volta funziona da prologo al nichilismo assoluto.
maral is offline  
Vecchio 25-06-2014, 10.34.12   #10
FMJ
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Riferimento: La vittoria pragmatica di Gorgia : nulla è

Citazione:
Originalmente inviato da Davide M.
Quod erat demonstrandum... è esattamente il tuo punto di vista la vittoria pragmatica cui si riferiva maral: la verità come costruzione operata da un soggetto, verità come teoria del mondo, teoria funzionale, che anticipa gli eventi, ecco, questa è la vittoria pragmatica, o come la chiamo io la vittoria del pensiero debole.
Gli esseri viventi che "vivono nell'anticipazione", cioè un cane, un gatto o un topo che vive nella verità, perché la verità è solo un "modo", è un modo per costruire una teoria del mondo, che quando è funzionale a un lombrico diventa verità per quel lombrico.
Eh no, la verità è una, è quella per la quale il concetto corrisponde alla cosa concreta. A meno che un lombrico non la pensi diversamente...

La verità non è una sola. Ogni tua considerazione è la cosiderazione compiuta da un certo punto di vista, da una certa prospettiva e da un certo soggetto, nei limiti di quel soggetto e di quello specifico punto d'osservazione. "Il concetto corrisponde alla cosa concreta"? Cos'è un "concetto"? Cos'è la "cosa concreta"? Sono solo dei "costrutti". Sono il prodotto di TUOI processi cognitivi che avvengono e si realizzano all'interno della TUA organizzazione e della TUA specifica struttura. Sono TUE descrizioni del mondo e TUE attribuzioni di significato a quel tutto indifferenziato che sta là fuori. Ma questi significati e queste segmentazioni dell'indiffrenziato, che possiamo chiamare "eventi", non sono la "verità". Sono la TUA verità. Il pippistrello che isola "eventi" a te sconosciuti, ha la SUA verità e le SUE certezze. Grazie a questo, vive. Ha ragione. Ha ragione perché la anche la SUA descrizione del mondo, FUNZIONA. Esattamente come la TUA.

FMJ
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