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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-01-2016, 22.06.59   #111
maral
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
L'episteme è caduta perché è stata sovrastata dalla metodologia. La filosofia è nata come osservazione della natura così come si presenta con la sola luce della ragione. .... Ma ciò che conta è la metodologia, e le diverse metodologie si son rivelate corrette, sia quella che considerava l'uomo non razionale sia quella che lo considerava razionale. L'episteme si è trasferita dall'essere al metodo, cosa che sconcertò persino Einstein. La realtà può essere contraddittoria, il metodo perché sia valido non può permettersi questo lusso.
Ci interessa sempre meno il perché e sempre più il come.
La filosofia è nata in Grecia con l'intento di cercare quel principio stabile di verità incontrovertibile che sottende ogni cosa che non fosse affidato al mito, dunque alla fede che resta sempre arbitraria e quindi controvertibile. I primi filosofi si rivolsero alla natura, ma sempre con questo intento.
Per questo fine decisivo occorreva un metodo sicuro, razionale e oggettivo. Se oggi anche per la filosofia, prevale l'aspetto tecnico fine a se stesso, è perché quella ricerca della certezza ontologica ha perso di senso filosofico (fatte salve pochissime eccezioni, come Severino), ossia perché il Dio epistemico è morto, travolto da quel divenire contro il quale si ergeva a riparo. Restano scienza e mito, ossia il mito della scienza, ma anche questo è in corso di superamento dal ben più potente mito della tecnica in cui tutto è solo mezzo funzionale (non per nulla il pragmatismo è la filosofia oggi più di moda).
Citazione:
Originalmente inviato da Dic in altum
E' impossibile non generare altre credenze.
Ma le credenze con tutti i loro feticci ci sono già. E' la potenza della tecnica la nuova credenza che si offre alla fede delle masse, che peraltro di tecnica restano completamente all'oscuro, né più né meno di quando si pronunciava la messa in latino (anzi forse ancora più di allora).
maral is offline  
Vecchio 20-01-2016, 09.50.01   #112
paul11
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Di sicuro il problema che Nietzsche pone in evidenza non è la morte di Dio inteso come una persona esistita, inteso come Nietzsche appunto che fu persona storicamente esistente (per cui, come nel titolo di questa riflessione, si potrebbe pensare che tra la morte di Dio e quella storica di Nietzsche sia possibile istituire un parallelismo).
La morte di Dio è invece la morte definitiva del significato metafisico, è la morte dell'episteme, il crollo di ogni stabile rassicurazione ontologica che dall'inizio della filosofia ha tentato di fissare limiti sicuri a protezione dalla violenza del divenire.
Non si sta parlando di una storia in cui un personaggio (finto o vero che sia) viene ucciso, si sta invece parlando della fine radicale della possibilità di credere ancora nell'episteme, in qualsiasi cosa esso si incarni (lIdea filosofica, Dio, Uomo, Io, Natura, tutte le cose con la lettera maiuscola, tutte le lettere maiuscole). Hegelianamente si potrebbe dire che il Servo (il Divenire) ha definitivamente eliminato il Padrone, l' Essere Vero eterno che lo sovrastava e lo costringeva in catene, e questa libertà del Servo non può che apparire ora altro che giusta e santa, anche se sconvolgente per il Servo stesso. Questo accadimento portentoso, che spalanca le porte al mondo contemporaneo dominato inevitabilmente dalla tecnica in ogni suo aspetto (persino religioso e mitico), se lascia totalmente sconvolto chi può intenderlo nel suo tremendo significato (tra i quali in primo luogo lo stesso Nietsche), lascia completamente indifferente la massa delle vittime sacrificali che manco intendono il grido del folle che porta loro l'annuncio, ma lo deridono e lieti vanno alla loro immolazione, pensando di entrare nel Paese della Cuccagna il cui allestimento necessita della conforme e indefessa collaborazione di tutti.
Perché in fondo è vero che se Dio fu il primo mezzo tecnico (per sopravvivere alla furia del Divenire, che tutto trascina all'annientamento), è anche vero che la Tecnica è l'ultimo Dio possibile, l'ultima indiscutibile Onnipotenza.

Il problema fu sin dall'inizio della filosofia greca ,che l'episteme, la verità incontrovertibile, non poteva essere predicata nel divenire, in quanto nasceva la contraddizione.
Se il linguaggio formale, la logica accondiscende a questa tesi si apre il paradosso esistenziale. La verità è metafisica, ma l'essere ,Dio non possono essere predicati nel divenire, ma intanto l'uomo vive nel divenire contraddittorio, nasce e muore....e la vita se ne va....

E' evidente che le verità rimangono "ferme", bloccate dalla stessa logica, ma intanto l'uomo vive storicamente e cerca allora altrove le verità che la stessa conoscenza prometeica impongono nel sapere.
Allora l'uomo finisce per rivolgere lo sguardo alla sua vita ,alla sua esistenza e cerca non più verso l'"alto" la verità eterna e incontrovertibile, ma verso la natura, la fisicità, la determinazione degli enti che si storicizzano nell'esistenza, per alleviare la "fatica" del vivere per trovare nell'imminente la felicità.

Il grande problema dell'Occidente è sempre stata la dualità fra verità e contraddizione sposando nella storia tesi che facevano emergere ,esaltavano facoltà umane: la ragione illuminista, il sentimento romanticista, il realismo, l'esistenzialismo,ecc. ma sempre in contraddizione alle verità ontologiche. Per cui l'essere come si entifiicava nel mondo emergeva nella contraddizione identitaria , come dire che una verità nel momento in cui si fa esistenza non è più verità è solo parte di quella verità e quindi contraddittoria ,ma necessaria.
Noi siamo ancora a quel "blocco" monolitico metafisico .
Ma come tutte le teorie, se sono fra loro organiche e coerenti costruiscono una cultura e allora la cultura diventa condizione pratica dell'esistenza. Quì emerge Nietzsche.
Deve morire Dio, per morire la chiesa, per morie la morale: i passaggi devono essere coerenti dalla teoria alla prassi ,cioè l cultura che condiziona l'esistenza. Si libera l'uomo da qualche condiziona che lo incatena.
Nietzsche ha due contraddizioni fondamentali.La prima è che per vincere le verità metafisiche, una volta che l'Occidente ha sposato il linguaggio formale come strumento del sapere, deve scardinare quelle antiche tesi con quello stesso linguaggio: non lo fa.
La seconda problematica è: siamo sicuri che l'uomo può vivere senza un pensiero metafisico? Io dico di no.
E' la caratteristica che distingue l'uomo dall'animale, a meno che Nietzsche miri all'uomo preevolutivo a prima ancora dell'H.Sapiens.
Ma ancora più importante, la facoltà umana dell'intelligenza è quella di poter comprendere i sensi e i significati, o meglio interpreta ed elabora la conoscenza e i saperi, con la capacità di estraniazione dal mondo, perchè l'atto del pensare e uscire in qualche modo dal mondo fisico riflettendo, calcolando, categorizzando.
Allora la contraddizione è l'utilizzo anche nelle scienze, nelle pratiche, di quegli stessi concetti ontologici, di quegli stessi linguaggi formali, ma senza episteme, senza verità incontrovertibili.

I concetti di Stato, persona giuridica, persino di denaro, persino di immagini virtuali, sono tutte metafore metafische "mentali" e non fisici.
Emerge nella contemporaneità, guardando alle spalle la storia, che nessuna verità ha mai superato definitivamente la precedente, al massimo lo ha reinterpretata spostando, traslando le predicazioni di Reale, Razionale, Divenire, Destino,ecc.

Guardiamo allora alla realtà che ci appare nel mondo . La chiesa cristiana non è morta, dalla contraddizione non muore l'origine, ma proliferano innumerevoli altre fedi..
Guardate le discipline scientifiche, guardate le pratiche e le teorie: convive la geometria euclidea, sferica ed iperbolica, convive la fisica classica, relativista, quantistica,ecc.

Allora Dio non è morto come lo stesso pensiero di Nietzsche: tutto convive, il credente e l'agnostico, lo spirituale e il materiale.

Siamo abituati culturalmente a vivere nella contraddizione e confusione in quanto impossibilitati a confutare definitivamente una cultura precedente, perchè appunto dovrebbe emergere quell'espisteme, quella verità incontrovertibile.
paul11 is offline  
Vecchio 20-01-2016, 14.45.13   #113
Garbino
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Dio è morto anche Nietzsche.

X Duc in Altum.

Non mi sembra una conseguenza logica ovvia il rapporto tra credere in qualcosa ed essere quel che si è. Ma trovo addirittura alogico che uno sia qualcosa quando crede in qualcosa. Se è una tua opinione avresti dovuto esprimerla come opinione e non come verità sacrosanta scomodando addirittura Schopenhauer, che naturalmente non afferma quello che tu intendi. Il credere o il non credere sono sempre un effetto di ciò che si è.

x Sariputra.

Probabilmente ti è sfuggito, ma in un recente intervento ho parlato della conoscenza approfondita di Nietzsche di molte religioni, tra cui il Buddismo, l' Islamismo e il Codice Manu. E dicevo appunto che ne l' Anticristo le pone a paragone del Cristianesimo e ne escono tutte e tre in modo vincente, soprattutto il Codice Manu che ritiene un ottimo schema morale.

X Maral e Paul 11

Volevo aggiungere soltanto una cosa che a mio avviso è basilare nella filosofia di Nietzsche: e cioè che Nietzsche vede il grande pericolo del nichilismo proprio nel fatto che l' uomo non riesce a rendersi conto che tutte le verità metafisiche sono menzogne che l' uomo si è creato fino ad adesso per poter vivere credendo in certezze. E tutto ciò è alimentato da quel bisogno metafisico che, a mio avviso, si è generato nella Preistoria dell' uomo.

E sono d' accordo che l' uomo difficilmente possa vivere senza il pensiero metafisico, ma ritengo anche che sia possibile avere un pensiero metafisico senza mai ritenerlo verità od oggetto di fede.

L' ultima cosa che volevo puntualizzare è che Severino ha mortalmente ragione quando afferma che la fede nella tecnica continuerà il suo corso, dal momento che come afferma sia Nietzsche che Heidegger non è possibile invertire un processo di decadenza. Si può rallentarlo ma non fermarlo, ma anche che sugli esiti sono molto meno ottimista di Severino, l' olocausto umano sarà l' unico risultato possibile.

L' unica possibilità e speranza vana è che scenda all' improvviso sull' umanità la consapevolezza della necessità di accettare il proprio stato di decadenza e porvi rimedio. Il problema maggiore è che qualsiasi rimedio sarà di una crudeltà e di una probabile inaccettabilità assoluta.

Grazie della cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
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Vecchio 20-01-2016, 16.53.30   #114
memento
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Il problema fu sin dall'inizio della filosofia greca ,che l'episteme, la verità incontrovertibile, non poteva essere predicata nel divenire, in quanto nasceva la contraddizione.
Se il linguaggio formale, la logica accondiscende a questa tesi si apre il paradosso esistenziale. La verità è metafisica, ma l'essere ,Dio non possono essere predicati nel divenire, ma intanto l'uomo vive nel divenire contraddittorio, nasce e muore....e la vita se ne va....

E' evidente che le verità rimangono "ferme", bloccate dalla stessa logica, ma intanto l'uomo vive storicamente e cerca allora altrove le verità che la stessa conoscenza prometeica impongono nel sapere.
Allora l'uomo finisce per rivolgere lo sguardo alla sua vita ,alla sua esistenza e cerca non più verso l'"alto" la verità eterna e incontrovertibile, ma verso la natura, la fisicità, la determinazione degli enti che si storicizzano nell'esistenza, per alleviare la "fatica" del vivere per trovare nell'imminente la felicità.

Il grande problema dell'Occidente è sempre stata la dualità fra verità e contraddizione sposando nella storia tesi che facevano emergere ,esaltavano facoltà umane: la ragione illuminista, il sentimento romanticista, il realismo, l'esistenzialismo,ecc. ma sempre in contraddizione alle verità ontologiche. Per cui l'essere come si entifiicava nel mondo emergeva nella contraddizione identitaria , come dire che una verità nel momento in cui si fa esistenza non è più verità è solo parte di quella verità e quindi contraddittoria ,ma necessaria.
Noi siamo ancora a quel "blocco" monolitico metafisico .
Ma come tutte le teorie, se sono fra loro organiche e coerenti costruiscono una cultura e allora la cultura diventa condizione pratica dell'esistenza. Quì emerge Nietzsche.
Deve morire Dio, per morire la chiesa, per morie la morale: i passaggi devono essere coerenti dalla teoria alla prassi ,cioè l cultura che condiziona l'esistenza. Si libera l'uomo da qualche condiziona che lo incatena.
Nietzsche ha due contraddizioni fondamentali.La prima è che per vincere le verità metafisiche, una volta che l'Occidente ha sposato il linguaggio formale come strumento del sapere, deve scardinare quelle antiche tesi con quello stesso linguaggio: non lo fa.
La seconda problematica è: siamo sicuri che l'uomo può vivere senza un pensiero metafisico? Io dico di no.
E' la caratteristica che distingue l'uomo dall'animale, a meno che Nietzsche miri all'uomo preevolutivo a prima ancora dell'H.Sapiens.
Ma ancora più importante, la facoltà umana dell'intelligenza è quella di poter comprendere i sensi e i significati, o meglio interpreta ed elabora la conoscenza e i saperi, con la capacità di estraniazione dal mondo, perchè l'atto del pensare e uscire in qualche modo dal mondo fisico riflettendo, calcolando, categorizzando.
Allora la contraddizione è l'utilizzo anche nelle scienze, nelle pratiche, di quegli stessi concetti ontologici, di quegli stessi linguaggi formali, ma senza episteme, senza verità incontrovertibili.

I concetti di Stato, persona giuridica, persino di denaro, persino di immagini virtuali, sono tutte metafore metafische "mentali" e non fisici.
Emerge nella contemporaneità, guardando alle spalle la storia, che nessuna verità ha mai superato definitivamente la precedente, al massimo lo ha reinterpretata spostando, traslando le predicazioni di Reale, Razionale, Divenire, Destino,ecc.

Guardiamo allora alla realtà che ci appare nel mondo . La chiesa cristiana non è morta, dalla contraddizione non muore l'origine, ma proliferano innumerevoli altre fedi..
Guardate le discipline scientifiche, guardate le pratiche e le teorie: convive la geometria euclidea, sferica ed iperbolica, convive la fisica classica, relativista, quantistica,ecc.

Allora Dio non è morto come lo stesso pensiero di Nietzsche: tutto convive, il credente e l'agnostico, lo spirituale e il materiale.

Siamo abituati culturalmente a vivere nella contraddizione e confusione in quanto impossibilitati a confutare definitivamente una cultura precedente, perchè appunto dovrebbe emergere quell'espisteme, quella verità incontrovertibile.
Se la filosofia si allontana dalla contraddizione allora non è più capace di imprimere una forma al divenire,si impoverisce,scompare esattamente come la metafisica. Tu mi dirai che la metafisica vive ancora nel linguaggio formale del sapere: appunto! Questo ci dice che ne conserviamo un ricordo e nulla più. La logica come l'epitaffio sulla tomba di Dio. Almeno cosi non dimenticheremo che è vissuto per un certo periodo. Per Nietzsche Dio è già morto,quindi questi "deve morire" non hanno più alcun senso,è già successo. Che motivo avrebbe di scardinare? Gli uomini si sono già scardinati da soli. Lui proprio in quanto pensatore trae le conseguenze di questo evento. Innanzitutto il decadimento della morale: se ogni fede ha medesimo valore (e quindi nessuna lo ha veramente),ogni valutazione etica si fa più permissiva,si addolcisce. La mediocrità,mi si passi il termine,rimane l'unico imperativo morale di quest'epoca storica,come espressione del nichilismo generale. Se tutto convive non c'è più Essere,non c'è più gerarchia di valori,alto e basso,sacro e profano,come la intendeva Platone (che infatti abiurava la democrazia proprio in quanto fondava lo stato su opinioni e non su Idee). Possiamo ancora credere che esista una cultura omogenea in un mondo globalizzato? Siamo ancora troppo nostalgici...

Ultima modifica di memento : 20-01-2016 alle ore 23.19.28.
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Vecchio 21-01-2016, 00.40.10   #115
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

** scritto da Garbino:

Citazione:
Non mi sembra una conseguenza logica ovvia il rapporto tra credere in qualcosa ed essere quel che si è. Ma trovo addirittura alogico che uno sia qualcosa quando crede in qualcosa...

...così come non esiste nessuna conseguenza logica "ovvia" per essere ciò che si è.
Sia che siamo ciò che siamo grazie all'accidentalità, o siamo ciò che siamo per volontà trascendente non è possibile ancora incontrare una conseguenza logica se non per fede alogica.
Quindi è sempre la fede irrazionale a determinare nel nostro intimo chi siamo e ancor di più chi vogliamo e decidiamo essere nella società, nel mondo, nell'universo.

Chi crede alla fortuna si riterrà un fortunato, chi crede in Dio un redento, chi crede nel nulla ...decidi tu!
Bisogna sempre rapportarsi con la fede personale per dare un'identità alla nostra dignità umana.


Citazione:
Se è una tua opinione avresti dovuto esprimerla come opinione e non come verità sacrosanta scomodando addirittura Schopenhauer, che naturalmente non afferma quello che tu intendi.

E ovvio (questo sì!) che è una mia opinione personale, ed è logico che per la mia fede è anche Verità Assoluta.
Inoltre Schopenhauer è molto conciso: "...l'agire è l'effetto dell'essere..." ; se a te non conviene o non piace intendere che è l'essere, l'Io sono, la causa del nostro agire e quindi del descrivere e affermare chi sono, chi siamo soggettivamente, per me non ci sono dubbi (o viviamo sempre nel dubbio?! ...bisogna anche ogni tanto incominciare a fare scopa, realizzarsi nelle certezze prima di morire!!).


Citazione:
Il credere o il non credere sono sempre un effetto di ciò che si è.

E no, dove c'è la maggior età e onestà intellettuale, prima si ha fede e poi si opera, quindi è la Fede la causa che determina io chi voglio essere, fosse anche in contrasto con ciò che sono davvero secondo la Verità Assoluta che un giorno scopriremo.
Altrimenti se credessimo per quel che siamo, visto che non sappiamo ancora chi siamo, se non per fiducia irrazionale, anche l'essere sarebbe un'indeterminatezza, mentre io, il mio essere, ha determinato di porti questo pensiero riflessivo.



Pace&Bene

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** "La fede vale più della vita"! - (Paolo VI)
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Vecchio 21-01-2016, 19.47.34   #116
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Dio è morto anche Nietzsche.

X Duc in Altum

Mi dispiace che tu cerchi di convincere soprattutto te stesso di quello che affermi, logico comunque non è, e su base filosofica è valido ciò che è logico fino a prova contraria.

Qualsiasi altro discorso sull' irrazionalità ci conduce al circolo vizioso sulla fede che è mia opinione che sia tutta un' illusione agganciata al bisogno metafisico. Verità non ce n' è, né puoi costruirle sull' irrazionale, e perciò ognuno può avere l' opinione che vuole. Questo sempre in campo metafisico.

Per quanto riguarda la scelta di vita la situazione è la stessa, a te piace vivere con le tue verità, io preferisco godermi la vita su questa terra, finché ne avrò possibilità. E' mia opinione infatti che questo sia l' unico paradiso possibile, e ci vivo splendidamente con tutti i miei dubbi e sospensioni di giudizio. Chi come me non sente la necessità di credere è ovvio che non si aspetti che la fede sia quello che tu ritiene essere. Ma ripeto, ognuno la pensa e vive a modo suo e va bene così. Per altro posso garantirti che io vivo una vita con una moralità di lunga superiore di molti Cristiani che si dicono Cristiani e poi bestemmiano, rubano, desiderano e poi si pentono confessionalmente ottenendo anche il perdono divino.

Prima si ha fede e poi si opera??!!! Ma stiamo scherzando!!?? Certo che qui alla fede viene dato un vantaggio che non ha. Povera logica. Irrazionalità, verità nell' irrazionalità della fede, da questo garbuglio non se ne esce più.

Grazie della cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
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Vecchio 21-01-2016, 23.39.49   #117
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** scritto da Garbino:

Citazione:
Per quanto riguarda la scelta di vita la situazione è la stessa, a te piace vivere con le tue verità, io preferisco godermi la vita su questa terra, finché ne avrò possibilità. E' mia opinione infatti che questo sia l' unico paradiso possibile, e ci vivo splendidamente con tutti i miei dubbi e sospensioni di giudizio.

In nero marcato ho segnalato in cosa tu riponi fiducia, fede sacrosanta che nessuno discute, ma che nessuno potrà mai confermare come logicamente valida, giacché non sappiamo (anzi!) con certezza che questo sia l'unico paradiso: questo lo credi tu, e sempre tu agisci in conseguenza di questa tua opinione, benissimo, ma prima hai dovuto credere che questo sia, probabilmente, l'unico paradiso possibile, e poi hai agito di conseguenza, l'inverso è utopia.



Citazione:
Chi come me non sente la necessità di credere è ovvio che non si aspetti che la fede sia quello che tu ritiene essere.

Ci risiamo?! E' impossibile "non credere", tu stesso hai appena finito di affermare: "...E' mia opinione (alias Io Credo!) infatti che questo sia l' unico paradiso possibile, e ci vivo splendidamente con tutti i miei dubbi e sospensioni di giudizio..."

Forse volevi dire io non sento la necessità di credere in Dio, ma non puoi evitare di credere che il tuo vivere splendidamente in quest'unico paradiso possibile sia per davvero "vero"!! ...senza nessuna validità filosofica o razionalità comprovata.



Citazione:
Ma ripeto, ognuno la pensa e vive a modo suo e va bene così.

E chi discute questo, l'Inferno, se esistesse, lo dovrebbe al libero arbitrio.



Citazione:
Prima si ha fede e poi si opera??!!! Ma stiamo scherzando!!?? Certo che qui alla fede viene dato un vantaggio che non ha. Povera logica. Irrazionalità, verità nell' irrazionalità della fede, da questo garbuglio non se ne esce più.

Quindi prima ti sposi e poi hai fiducia in tua moglie? O prima scommetti e poi hai fede che la tua squadra vinca?
Vantaggio o meno non è questo il dilemma, l'enigma è che nessuno si può esentare da questa realtà oggettiva ...altro che non se ne esce, forse la riflessione è che non conviene uscirne!!



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Vecchio 22-01-2016, 20.13.21   #118
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Dio è morto anche Nietzsche.

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Mio caro Duc qui non siamo né in teologia dove si presuppone l' esistenza di Dio, né in religione e spiritualità dove si presuppone l' esistenza della fede di provenienza divina e dove si dà per scontata l' esistenza dell' anima, al di là etc. E soprattutto dove ti si potrebbe far passare l' identificazione del termine fede con il termine fiducia.

Il termine fede identifica un impulso irrazionale a credere in qualcosa di irrazionale. Mentre la fiducia è il ritenere che i criteri su cui si basa la scienza siano accettabili.

Per altro io metto in discussione anche questi criteri, come ad esempio quelli matematici, proprio perché ho molti dubbi che corrispondano alla realtà che ci circonda.

Sul fatto che molti hanno mutuato la fede religiosa con una fede ugualmente cieca in altre direzioni, sfondi una porta aperta, perché sono il primo a denunciare, anche se il primo fu Nietzsche, la caratteristica tutta umana nella necessità di credere ciecamente a qualcosa.

In me l' unica cosa che è presente è la totale, o quasi per non esagerare, assenza di fede.

E' impossibile non credere? E chi l' ha detto? Tu? Le mie opinioni non sono atti di fede né di fiducia, anzi di piena sfiducia in ciò che l' uomo di volta in volta ha ritenuto vero.

Questo è il mondo della menzogna dove tanti vogliono dire la loro, e affermano di possedere la conoscenza, ma hanno dimenticato che la filosofia è amore per la conoscenza e perciò farebbero meglio a tacere.

La parola FEDE diventata fede, piccola piccola. Ma non ti rendi conto che l' accostamento è improponibile. Avere fiducia in una persona che conosci, che tocchi, che ascolti, che vedi, a cui sorridi, che baci, con cui fai l' amore, sarà una cosa ben diversa della FEDE in un Dio e in un mondo che non vediamo, non tocchiamo, non ascoltiamo, non conosciamo e tutto il resto.

E a maggior ragione allora, a questo punto, metto in evidenza ed in relazione le due affermazioni da cui si può partire per una nuova conoscenza, priva di menzogne, l' una di Socrate e l' altra di Nietzsche: IO SO DI NON SAPERE - L' UOMO PER VIVERE HA BISOGNO DELLA MENZOGNA PER RENDERSI POSSIBILE LA VITA.

Ringrazio per la cortese attenzione.

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Vecchio 23-01-2016, 01.30.53   #119
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** scritto da Garbino:

Citazione:
In me l' unica cosa che è presente è la totale, o quasi per non esagerare, assenza di fede.

Credi tu questo? Credi che davvero un essere umano possa esistere con una totale assenza di fede?
Ebbene ti comunico che hai appena espresso un Io Credo, un atto di fede irrazionale (visto che è vero e certo solo per te, nella stessa maniera di chi crede a Manitù), benvenuto tra noi comuni mortali.

Inoltre non ti è concesso esagerare non per tua volontà, ma perché il quasi" te lo ha suggerito la tua onestà intellettuale ...o la tua fede!


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Vecchio 23-01-2016, 01.41.13   #120
Sariputra
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Il nichilismo ( dal latino Nihil, nulla) è un sistema di pensiero che toglie "sostanza" alla realtà, che nega la possibilità di conoscerla, che la ritiena non vera, non esistente in sè, che nega qualsiasi trascendenza metafisica. Nietzsche rivendica a sé il primato di essere il primo vero, autentico nichilista( cosa non vera perchè il nichilismo era predicato già dai contemporanei del Buddha in India nel VI sec.a.C.). L'aspirazione del nichilista è la volontà del nulla, l'adesione a questo nulla e la capacità di stare in questo nulla, senza fuggirlo costruendo irreali trascendenze, ipotetiche Verità.
Si potrebbe dire che, per l'estremo positivo della metafisica, Tutto esiste e che per l'estremo negativo del nichilismo Nulla esiste ?
Ma questa domanda non si basa essenzialmente su una dualità? Ed è impossibile, al pensiero discorsivo, uscire da questa dualità e comprendere che "quello" non si può definire come esistente e nemmeno come non-esistente. Pertanto sia l'affermare l'esistenza del trascendente (Dio è vivo) che l'inesistenza del trascendente (Dio è morto) sono esattamente sullo stesso piano , a mio modesto avviso ( ed è un piano irreale, costruito "per sua stessa natura" dai limiti del pensiero discorsivo).
Chiaramente l'aderire a una posizione concettuale o all'altra è profondamente diverso sul piano etico-morale...ma questa è un'altra storia.
La frase trovata scritta "Dio è morto.Anche Nietzsche" però , a ben vedere, rivela una profonda verità, se ben intesa. Che cioè, al di sopra dei due concetti, l'impermanenza di ogni cosa ( e di ogni concezione) ha l'ultima parola...e solo polvere rimane.
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