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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-01-2016, 10.26.08   #121
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Anche se l'argomento è trattato in altre, discussioni, il fatto che sia qui emersa ancora in modo vivo la questione della fede mi spinge ad una riflessione. Spesso ci si scorda dell'indissolubilità di fede e dubbio. Anche Socrate aveva le sue certezze, anche il credente più fervente ha bisogno del dubbio perché la sua fede abbia un senso. Altrimenti la fed cieca porta anche all'ottusità. Non si possono accettare i due estremi, la fede assoluta o lo scetticismo assoluto. La verità è nel mezzo direbbe Aristotele, la realtà è armonia dei contrari diceva Eraclito. Ma bel nostro mondo tecnologico gli apparati cui siamo assuefatti e che si basano sull'informatica, esigono la disambiguazione di ogni cosa, perché il principio di fondo è che alla base del funzionamento c'è o uno oppure zero. Perché sia assimilato dalla tecnologia il reale deve perdere quella contraddittorietà che gli è propria. Una volta che il mondo tecnologico riceve il reale contraddittorio in input e restituisce il reale privato dalle contraddizioni in output, il reale ha perso parte di sé, non è più autentico. Tutto nasce dal dubbio: decisioni, sentimenti, problemi, soluzioni. Più che dal test di Touring, la più chiara prova della distinzione fra uomo e macchina la si può ricavare dal test del dubbio. L'uomo è uomo perché nasce dal dubbio, la macchina nasce da zero ed uno ed ha solo certezze. Infatti nasconde la sua stupidità con la velocità, e mi pare lo stesso si possa dire di vari aspetti del nostro mondo. Ma per farci entrare anche Nietzsche in qualche modo in questo ragionamento, direi, citando Garbino, che l'uomo ha bisogno di credere ma anche di dubitare. E forse una definizione di uomo potrebbe essere anche quella di una eraclitea lotta fra i contrari
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Vecchio 24-01-2016, 00.03.06   #122
paul11
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da memento
Se la filosofia si allontana dalla contraddizione allora non è più capace di imprimere una forma al divenire,si impoverisce,scompare esattamente come la metafisica. Tu mi dirai che la metafisica vive ancora nel linguaggio formale del sapere: appunto! Questo ci dice che ne conserviamo un ricordo e nulla più. La logica come l'epitaffio sulla tomba di Dio. Almeno cosi non dimenticheremo che è vissuto per un certo periodo. Per Nietzsche Dio è già morto,quindi questi "deve morire" non hanno più alcun senso,è già successo. Che motivo avrebbe di scardinare? Gli uomini si sono già scardinati da soli. Lui proprio in quanto pensatore trae le conseguenze di questo evento. Innanzitutto il decadimento della morale: se ogni fede ha medesimo valore (e quindi nessuna lo ha veramente),ogni valutazione etica si fa più permissiva,si addolcisce. La mediocrità,mi si passi il termine,rimane l'unico imperativo morale di quest'epoca storica,come espressione del nichilismo generale. Se tutto convive non c'è più Essere,non c'è più gerarchia di valori,alto e basso,sacro e profano,come la intendeva Platone (che infatti abiurava la democrazia proprio in quanto fondava lo stato su opinioni e non su Idee). Possiamo ancora credere che esista una cultura omogenea in un mondo globalizzato? Siamo ancora troppo nostalgici...

Dipende quale filosofia si è adattata ai tempi essendo relativa e chi mantiene le sue origini.
Il divenire è una forma contraddittoria per alcune filosofie non per quelle post moderne.
Il linguaggio formale è impossibile eluderlo, è una forma di codificazione del sapere, e non ha importanza in quale dominio venga applicato, metafisica o scienza, o anche matematiche.
Lo dici tu che Dio è morto; prova a verificare su sette miliardi di viventi attuali nel pianeta Terra quanti spiritualmente credono o no.
Nietzsche è un antimoralista che non codifica nessuna proposta concreta alternativa. Chi sarebbe l'oltreuomo, in cosa consiste l'eterno ritorno? Nietzsche è contro la tradizione, ma non incide in nulla nella tradizione culturale. Rimane una forte personalità che fa riflettere.

La morale è un suppellettile in questo tempo quanto il bon ton nei salotti buoni del perbenismo frequentato da potenti della finanza e da coloro che muovono e producono armamenti proponendo guerre: sai che pruriti morali possono avere?
Nietzsche ha fallito nel suo intento ,fondamentalmente e in buona fede.
Nella globalizzazione vige la cultura del produttivismo industriale, se si vuole della Tecnica se intendiamo questa come cappa culturale e non c'entra assolutamente nulla con Dio;questo è il grosso errore di Nietzsche.Ha c'entrato molto pù il problema Marx che infatti influisce molto di più culturalmente venendo dall'idealismo di Hegel e applicando la dialettica al materialismo storico.
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Vecchio 24-01-2016, 23.23.52   #123
Duc in altum!
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

** scritto da CVC:

Citazione:
Tutto nasce dal dubbio: decisioni, sentimenti, problemi, soluzioni.

Mi dispiace, forse sarà per i sentimenti ed i problemi, ma le decisioni e le soluzioni nascono dalla fiducia (Fede) per smorzare, infrangere, eludere, disperdere il dubbio.

Se io ho un dubbio, sarà la mia fiducia in quella soluzione - il più delle volte azzardata non perché sono folle, ma perché non c'è alternativa razionale, se non la ragione di Fede - sarà la mia aspettativa senza certezza per il decidermi in quella determinata maniera che ammansirà, per il momento, il dubbio sorto.
E' inevitabile.

Chiedo scusa se prendo come esempio sempre il vincolo matrimoniale, ma se ho un dubbio sulla mia fidanzata, qualunque decisione prenderò a riguardo della relazione, non sarà nata dal dubbio esistente se lei mi ama o meno, o se sarà la donna perfetta nella mia esistenza, ma dalla fiducia che i suoi sentimenti, impossibili da valutare con assoluta certezza (e questo è per rispondere anche a @Garbino che sostiene che ci sia differenza tra la fiducia nell'amore di una persona che tocchi e che baci e la fede nell'amore di Dio, altro suo dogma poiché non oggettivo senza Fede), visto che nessuno può scrutare la verità del sentimento presente nel più intimo del cuore del partner, e dalla mia fede su quale è o sia la Verità Assoluta su cui è fondata e sorretta la vita umana.


Citazione:
Ma per farci entrare anche Nietzsche in qualche modo in questo ragionamento, direi, citando @Garbino, che l'uomo ha bisogno di credere ma anche di dubitare.

Infatti, il dubbio è l'alimento della Fede.
Il dubbio è nella mente dell'essere umano e la fede nel cuore (metafora da discernere soggettivamente secondo le proprie esperienze e la personale sapienza), nessuna di queste due percezioni è inevitabile, è solo la loro quotidiana sintonia concede pace, gioia e armonia.



Pace&Bene
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Vecchio 25-01-2016, 01.13.10   #124
memento
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Dipende quale filosofia si è adattata ai tempi essendo relativa e chi mantiene le sue origini.
Il divenire è una forma contraddittoria per alcune filosofie non per quelle post moderne.
Il linguaggio formale è impossibile eluderlo, è una forma di codificazione del sapere, e non ha importanza in quale dominio venga applicato, metafisica o scienza, o anche matematiche.
Lo dici tu che Dio è morto; prova a verificare su sette miliardi di viventi attuali nel pianeta Terra quanti spiritualmente credono o no.
Nietzsche è un antimoralista che non codifica nessuna proposta concreta alternativa. Chi sarebbe l'oltreuomo, in cosa consiste l'eterno ritorno? Nietzsche è contro la tradizione, ma non incide in nulla nella tradizione culturale. Rimane una forte personalità che fa riflettere.

La morale è un suppellettile in questo tempo quanto il bon ton nei salotti buoni del perbenismo frequentato da potenti della finanza e da coloro che muovono e producono armamenti proponendo guerre: sai che pruriti morali possono avere?
Nietzsche ha fallito nel suo intento ,fondamentalmente e in buona fede.
Nella globalizzazione vige la cultura del produttivismo industriale, se si vuole della Tecnica se intendiamo questa come cappa culturale e non c'entra assolutamente nulla con Dio;questo è il grosso errore di Nietzsche.Ha c'entrato molto pù il problema Marx che infatti influisce molto di più culturalmente venendo dall'idealismo di Hegel e applicando la dialettica al materialismo storico.
Non sto dicendo di ignorare la contraddizione che il divenire porta con sé: proprio l'opposto. Il linguaggio formale è un linguaggio autoreferenziale,perciò può offrirsi come strumento e null'altro,perché non è plastico abbastanza da poter recepire le problematiche di un'epoca. Un sapere fatto di soli formalismi è un sapere sterile,vuoto,incapace di sapersi adattare alle diverse situazioni che il mondo ci propone. Non lo dico io che il sentimento religioso è scomparso (o se rimane,è un sentimento come tanti..ma allora quello che manca è proprio la religiosità) in Occidente,dove da tempo l'individuo trova la precedenza su ogni Dio. Un Dio che può ormai sopravvivere nel campo delle tautologie formali. Il produttivismo industriale non c'entra nulla con il problema religioso? Appunto!
Se mi parli del numero di fedeli nel mondo,beh,è un argomentazione un po' debole,visto che si fonda su un dato puramente quantitativo (e a noi interessa la qualità di una religione,giusto?).
Passiamo a Nietzsche: per me,e non solo per me,esistono due filosofie nicciane. La prima si occupa di far emergere le contraddizioni della tradizione,mentre la seconda regredisce alla dimensione del mito per poter creare nuovi valori per l'avvenire,e non è quindi logicamente codificabile; in quanto un mito non ha chiavi di lettura ben definite,comunica solo attraverso il racconto. Ma puoi comprendere la prima filosofia solo se prima avverti la necessità della seconda. Perciò risulta difficile avvicinarsi a Nietzsche,perché fondamentalmente è fatto per pochi. Lui stesso ammette di non essere compreso,di essere un uomo postumo.
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Vecchio 25-01-2016, 13.40.50   #125
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da CVC:



Mi dispiace, forse sarà per i sentimenti ed i problemi, ma le decisioni e le soluzioni nascono dalla fiducia (Fede) per smorzare, infrangere, eludere, disperdere il dubbio.

Ma io ho detto che non ci si deve focalizzare sul dubbio assoluto o sulla fede assoluta. Se dubito di tutto sono indeciso, se ho una fede cieca sono ottuso. Fede e dubbio sono già date, non siamo noi a crearle. Noi creiamo esclusivamente le nostre opinioni sulle cose, ma le cose esistono già, veniamo alla luce in un mondo dove dubbio e fede sono già li ad aspettarci. Non dovrebbe essere tanto importante il fatto di tendere al dubbio o alla fede quanto ciò che avviene in noi nel conflitto fra i due opposti. Chi crede troppo farebbe meglio a dubitare un pò, chi dubita soltanto dovrebbe riconoscere almeno un pò di fede. Fede e dubbio sono i due poli del circuito, ma l'importante è il circuito. Non si da corrente se c'è solo il + o solo il -. Allora cominciamo a vedere su cosa Ercaclito e Gesù erano d'accordo. Il primo diceva che tutto nasce dalla guerra (in senso lato non si parla di cannoni e napalm) e che la guerra è giustizia, poichè è la contesa che da un senso alle cose. Gesù diceva di essere venuto con la spada e di mettere i padri contro ai figli. Perchè credere è una guerra continua contro il dubbio, non è l'approdo in un porto comodo. Ma il cristianesimo istituzionale non ha mai seguito questo aspetto del verbo, perchè il proselitismo implica che bisogni indicare un posto tranquillo e rassicurante, un praticello rigoglioso dove tutte le pecorelle possano brucare in pace. Un pò come l'utopia del grande villaggio globale che in quanto a nichilismo lascerebbe sbigottito persino Nietzsche.
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Vecchio 25-01-2016, 20.28.39   #126
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

** scritto da CVC:

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Chi crede troppo farebbe meglio a dubitare un pò, chi dubita soltanto dovrebbe riconoscere almeno un pò di fede. Fede e dubbio sono i due poli del circuito, ma l'importante è il circuito. Non si da corrente se c'è solo il + o solo il -.

Concordo, infatti la mia riflessione precedente termina affermando: "...Il dubbio è nella mente dell'essere umano e la fede nel cuore (metafora da discernere soggettivamente secondo le proprie esperienze e la personale sapienza), nessuna di queste due percezioni è inevitabile, è solo la loro quotidiana sintonia (il circuito) concede pace, gioia e armonia..."
Forse, involontariamente, l'hai letta superficialmente.

Tuttavia, saranno sono le opere eseguite, in virtù della fede, a determinare chi siamo e chi abbiamo deciso di essere, nonostante il dubbio ci attende e ci tempra fin dalla nascita.
Nessuno viene stimato per i dubbi che aveva in vita, ma per le scelte prese con fede che stabiliscono esempio per gli altri, visto che i dubbi sono sempre gli stessi ...mentre è la fede che vale più della vita!


Pace&Bene

Ultima modifica di Duc in altum! : 25-01-2016 alle ore 21.51.33.
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Vecchio 27-01-2016, 22.47.30   #127
maral
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

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Originalmente inviato da paul11
Il problema fu sin dall'inizio della filosofia greca ,che l'episteme, la verità incontrovertibile, non poteva essere predicata nel divenire, in quanto nasceva la contraddizione.
Se il linguaggio formale, la logica accondiscende a questa tesi si apre il paradosso esistenziale. La verità è metafisica, ma l'essere ,Dio non possono essere predicati nel divenire, ma intanto l'uomo vive nel divenire contraddittorio, nasce e muore....e la vita se ne va....

E' evidente che le verità rimangono "ferme", bloccate dalla stessa logica, ma intanto l'uomo vive storicamente e cerca allora altrove le verità che la stessa conoscenza prometeica impongono nel sapere.
Allora l'uomo finisce per rivolgere lo sguardo alla sua vita ,alla sua esistenza e cerca non più verso l'"alto" la verità eterna e incontrovertibile, ma verso la natura, la fisicità, la determinazione degli enti che si storicizzano nell'esistenza, per alleviare la "fatica" del vivere per trovare nell'imminente la felicità.
Sì, la contraddizione tra l'Essere e ogni discorso che si fa su di esso è proprio questa: il discorso ha senso solo nel Divenire e dunque nessun eterno immutabile può essere adeguatamente espresso da alcun discorso che può solo falsificarlo. E allora, come dice quel grande mistico logico di Wittgenstein, di ciò che non si può dire occorre tacere, e cono questo si è già detto troppo, perché solo il silenzio assoluto si addice all'Essere e solo nel silenzio di una tautologia senza senso finisce inesorabilmente ogni ontologia non falsificante.
Nietzsche aveva intuito questa tautologia, all'apice del suo pensiero prima della follia, nell'eterno ritorno dell'uguale, ma non c'era alcun Superuomo in grado di volersi fare carico di questa eternità, tanto insulsa quanto tremenda, molto più comodo e facile vagheggiare un infinito Divenire progressivo, l'infinito Divenire senza ritorni della tecnica positiva e raziocinante: era pronta un'evoluzione che trovava nel proprio stesso evolvere il suo eterno destino, un destino che lasciava milioni di cadaveri dietro di sé, i tanti doverosamente sacrificabili per un mondo senza bene, ma sempre trasformabile in qualcosa di meglio.
Nietzsche non trovò il Superuomo, ma solo torme di piccoli uomini, minuscoli e buoni padri di famiglia, pronti tra un piccolo sentimento e un ancor più piccolo risentimento a svolgere la loro doverosa funzione con tutta la solerzia richiesta, a fare il loro dovere da degni componenti della società: primo tra tutti eliminare i rifiuti della macchina del Divenire, tenerla pulita e in ordine affinché non si inceppasse: assassini perfettamente in pace con se stessi, assassini innocenti che dopotutto non facevano che il dovere richiesto al meglio delle loro possibilità, attenti a essere sempre in regola dentro e fuori casa.
Dio era già morto da tempo (anche se nessuno dei piccoli uomini lo aveva voluto, anzi, nemmeno se ne erano accorti di quell'enorme cadavere in decomposizione da un secolo), solo il cielo era rimasto vuoto di tanta ingombrante presenza.
Sotto quel cielo finalmente ripulito da ogni mistificante menzogna dell'Essere, con l'uomo ridotto a funzionario del Divenire, ognuno chiamato ad allestire il Grande Paese della Cuccagna pieno di luci e frastuono per riempire tutto quell'infinito vuoto. sempre più i piccoli uomini cominciarono a sentire, ma senza poterlo capire, quanto le loro esistenze stessero diventando superflue e che, spento tutto il frastuono in un unico grande grido muto, non sarebbe poi rimasto che il silenzio, perché solo il definitivo buio silenzio di un nulla sconfinato si addice perfettamente all'Essere.

Ultima modifica di maral : 27-01-2016 alle ore 22.59.03.
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Vecchio 28-01-2016, 14.11.57   #128
paul11
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

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Originalmente inviato da maral
Sì, la contraddizione tra l'Essere e ogni discorso che si fa su di esso è proprio questa: il discorso ha senso solo nel Divenire e dunque nessun eterno immutabile può essere adeguatamente espresso da alcun discorso che può solo falsificarlo. E allora, come dice quel grande mistico logico di Wittgenstein, di ciò che non si può dire occorre tacere, e cono questo si è già detto troppo, perché solo il silenzio assoluto si addice all'Essere e solo nel silenzio di una tautologia senza senso finisce inesorabilmente ogni ontologia non falsificante.
Nietzsche aveva intuito questa tautologia, all'apice del suo pensiero prima della follia, nell'eterno ritorno dell'uguale, ma non c'era alcun Superuomo in grado di volersi fare carico di questa eternità, tanto insulsa quanto tremenda, molto più comodo e facile vagheggiare un infinito Divenire progressivo, l'infinito Divenire senza ritorni della tecnica positiva e raziocinante: era pronta un'evoluzione che trovava nel proprio stesso evolvere il suo eterno destino, un destino che lasciava milioni di cadaveri dietro di sé, i tanti doverosamente sacrificabili per un mondo senza bene, ma sempre trasformabile in qualcosa di meglio.
Nietzsche non trovò il Superuomo, ma solo torme di piccoli uomini, minuscoli e buoni padri di famiglia, pronti tra un piccolo sentimento e un ancor più piccolo risentimento a svolgere la loro doverosa funzione con tutta la solerzia richiesta, a fare il loro dovere da degni componenti della società: primo tra tutti eliminare i rifiuti della macchina del Divenire, tenerla pulita e in ordine affinché non si inceppasse: assassini perfettamente in pace con se stessi, assassini innocenti che dopotutto non facevano che il dovere richiesto al meglio delle loro possibilità, attenti a essere sempre in regola dentro e fuori casa.
Dio era già morto da tempo (anche se nessuno dei piccoli uomini lo aveva voluto, anzi, nemmeno se ne erano accorti di quell'enorme cadavere in decomposizione da un secolo), solo il cielo era rimasto vuoto di tanta ingombrante presenza.
Sotto quel cielo finalmente ripulito da ogni mistificante menzogna dell'Essere, con l'uomo ridotto a funzionario del Divenire, ognuno chiamato ad allestire il Grande Paese della Cuccagna pieno di luci e frastuono per riempire tutto quell'infinito vuoto. sempre più i piccoli uomini cominciarono a sentire, ma senza poterlo capire, quanto le loro esistenze stessero diventando superflue e che, spento tutto il frastuono in un unico grande grido muto, non sarebbe poi rimasto che il silenzio, perché solo il definitivo buio silenzio di un nulla sconfinato si addice perfettamente all'Essere.

Sono d'accordo.
Farei alcune puntualizzazioni.
Il Wittgenstein del Tractatus è antifiilosofo e soprattutto antimetafisico, ma non così tanto da accettare pedissequamente il pensiero di Carnap e del circolo di Vienna.
Wittgenstein si accorge che è praticamente impossibile avere una regola linguistica che possa delimitare il dominio metafisico dell'indeterminato e quindi degli oggetti ontologici, quindi le sue tavole della verità che sono regole proposizionali attraverso operatori logici formali possono risultare vere nella correttezza della forma linguistica, ma senza poter intaccare minimamente il significato dell'oggetto ontologico. Il problema è la sussistenza o l'insussistenza di un oggetto, ovvero indeterminato o determinato.



Con l'umanesimo la focalizzazione della filosofia passa dall'ontologia alla gnoseologia , dall'essere al conoscere.Ed è chiaro che il conoscere o linguisticamente è condivisibile da una comunità attraverso una metodica, oppure ognuno rischia di parlare solo a se stesso.
Il metodo galileano fu la premessa di un linguaggio che conosce codificato in un metodo universalistico.

Se l'uomo conosce toglie paure. Le paure erano gli dei o Dio e più si conosce e più si sottrae il potere del destino al cielo per darlo agli uomini. Tutto ciò rende sempre più consapevole che la tecnica e la conoscenza sono potere, perchè utili,funzionali e fruttuosi ai fini non solo di miglioramento di condizioni materiali.
L'illuminismo poi e il positivismo ancora di più amplificheranno anche nella cultura la possibilità che l'uomom sia definitivamente emancipato dal concetto divino e sposta l'alltenzione sul pragmatismo al posto delle metafisiche.

Nietzsche capisce ben poco della struttura storica materialistica, come troppi filosofi e pensatori .
Ritenendo che il colpevole sia la morale e l metafisiche non ha capito che invece l'uomo sta diventando più materialista che mai .

Dovrei approfondirlo, ma ho l'impressione che non conoscesse a fondo le origini spirituali e religiose. le opere di tutte le chiese e quasi tutte le spiritualità hanno mistificato i pensieri originari utilizzando strumentalmente Dio per acquietare le masse e per esercitare poteri materiali .Hanno "servilizzato" culture e uomini .

Ritenendo che la morale condizionando le pulsioni istintive smorzano felicità e tragedia umana, appiattendo tutto nei "mezzi" sentimenti, nelle ipocrisie concettuali morali del tipico uomo mediocre (che già Hegel aveva definito "coscienza infelice") trova il movente e sbaglia il colpevole. Non ha sbagliato semmai l'essenza umana dell'esistenza vale a dire , puro, innocente, per poi essere triturato nelle convenzioni pseudo morali che nascondono i interessi materiali ....ma potrei sbagliare e dovrei approfondirlo.

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Vecchio 28-01-2016, 16.00.06   #129
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Entro in punta di piedi in questioni che non sono il mio pane, ma Nietzscthe o Wittgeinstein non hanno forse avvalorato le tesi di Gorgia? Esse sono:
1. Nulla è;
2. Se anche qualcosa fosse, non sarebbe conoscibile;
3. Se anche qualcosa fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile agli altri.

Poi è arrivato Socrate di cui si dice molto, ma assai poco o quasi mai ci si sofferma sulla questione del perché Socrate non ha scritto nulla. Non ha scritto nulla perché ha intuito quanto assai poco valga la realtà al di fuori del verbo. Ai suoi tempi iniziava a diffondersi l'uso della scrittura, che è stata paragonata all'attuale tecnologia, la quale si accingeva a soppiantare la precedente cultura dell'oralità. Ma la realtà ricercata nella scrittura, i concetti e gli edifici logici cristallizzati nella forma scritta, deprivano l'uomo del suo rapporto privilegiato con la parola. Perché ciò che avviene nel dialogo, nel confronto orale, che è vivo e in divenire, non si riscontra nelle forme cristallizzate della scrittura che vorrebbero fermare il tempo, salmodiare i pensieri o peggio ancora le intuizioni. La palude in cui siamo impantanati è quella di non riuscire a distinguere la differenza fra oralità e scrittura, ed oggi in più fra parola e tecnologia. La scrittura e la tecnologia dovrebbero essere strumenti, stampelle del pensiero che può esprimersi vivamente solo mediante il verbo che è in divenire e, se si vuole, effimero. Soltanto il verbo coglie il presente mentale, la realtà in divenire.
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Vecchio 28-01-2016, 19.49.32   #130
Garbino
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Dio è morto, anche Nietzsche.

Nietzsche è vivo e Dio invece è morto.
Tutta la sua opera, tranne il suo errore macroscopico ad inseguire un' improbabile evoluzione nell' oltreuomo, lo dimostra.

Nietzsche ha capito benissimo la grande importanza che la morale, soprattutto quella Cristiana, ha rappresentato nella sfida più infida e soverchiante nei confronti dei forti, e cioè dei nobili.

Sono gli asceti che hanno dato la parola ai deboli e ai malriusciti, ammalandoli sempre di più, soltanto per poter aspirare alla potenza. Questo le Chiese fanno e beato chi ci cade.

La Fede è pura illusione e il Dubbio il suo compagno naturale. Come se si sapesse cosa siano sia il dubbio che la fede!!! Ripeto, la fede è nata molto tardi, quando cioè il sentimento che aveva generato la necessità di credere in spiriti è diventato Cristiano.

E' da quel momento che il Dio è diventato buono come noi, come i deboli che si ritengono buoni soltanto perché ormai incapaci di reagire.

ARIA, Aria, c' è bisogno di ossigeno, di orizzonti non imperlati da pensieri dipendenti da dogmi, e soprattutto riportati con la più grande innocenza possibile.

Una cosa sola è ovvia che ciò che si propone tutto è tranne che filosofico.

Si ringrazia per la cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
Garbino is offline  

 



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