Forum di Riflessioni.it
ATTENZIONE Forum in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Filosofia

Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Filosofiche

Vecchio 06-02-2016, 22.24.59   #191
green&grey pocket
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-01-2013
Messaggi: 331
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Ma come si fa dipingere un Nietzche in questa maniera?

Nietzche di certo non può essere considerato alla stregua di alcun metafisico o teologo, per il semplice fatto che egli indagava il reale come produzione del soggetto e non come giustapposizione di un Oggetto.

Ovviamente a partire da se stesso.
(l'unico ad averlo fatto)


Non era uno che si nascondeva, guardava in faccia le sue ossessioni personali.

La follia è altra cosa in quanto come spiegato dal biografo Janz si trattava degli effetti collaterali della sifilide.

Evidentemente mi devo ripetere all'infinito: al contrario della pazia, lo scontro con se stesso ha portato luce su immensi territori oscuri e sconosciuti alla maggior parte degli uomini.
Dono estremo e immortale di un uomo che viaggiava chiaramente ben oltre il suo tempo e per quel che mi riguarda anche oltre il nostro.
(sempre alle prese con DIO)

Concetti come inconscio, come tecnica, come guerra sono già sviluppati nel suo genio, ben oltre quanto fatto da altri.

Dove gli altri si sono fermati, cioè alle loro debolezze, lui ha proseguito l'intera sua vita.

Il concetto del Deserto come ALTROVE effettivo dell'uomo pone la soluzione di Severino come al solito fredda e formale (sebbene la ritenga per ora la pià sensata) su un binario morto.

E' chiaro che se noi siamo abitati da questo deserto, il deserto si ripete all'infinito nel suo presentarsi come deserto.


Ossia noi siamo sempre decentrati: ogni metafisica dunque cade, e la scienza è solo una mera reliquia del reale.
Cadono le volte celesti, i cieli stellati, e ci frana la terra sotto i piedi.
Ecco come l'uomo dovrebbe ripresentarsi a se stesso.
Se questo non avviene l'uomo non può mai superarsi e cioè affrontare il suo deserto...Che appunto si rivela come non suo!!!

ecco direi di fissare almeno queste cose...se no dipingiamo le maschere di Nietzche, appunto lo rendiamo clown come il popolino fece con Zaratustra.

Se voi volete farlo bene, ma anch'io posso di volta in volta rispondere che non è Nietzche quello che presentate ma una vostra maschera.

Temi come quello della speranza sono teologali, trovo scorretto usarlo come grimaldello per andargli contro.
green&grey pocket is offline  
Vecchio 07-02-2016, 00.41.36   #192
memento
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 02-08-2015
Messaggi: 177
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da Garbino
X Memento.
Ti prego di rileggere il tuo intervento, che mi sembra un po' troppo tratto liberamente dal pensiero di Nietzsche. Scusami se te lo dico ma siccome hai dimostrato di conoscere Nietzsche in più occasioni, penso che una rilettura sia necessaria. A volte si può scrivere quando si è stanchi o distratti e questo può nuocere al contesto.
Può darsi mi sia spiegato male e frettolosamente: il problema è che si prova ad essere sintetici,e a volte può sfuggire qualche passaggio. Ma non credo di aver tratto liberamente dal pensiero di Nietzsche (non ho voglia di mettermi a citare,però so benissimo a ciò a cui mi riferisco)
Il punto che volevo sostanzialmente evidenziare è questo: gli schiavi hanno affermato la propria morale solo dopo la progressiva corruzione della classe aristocratica,di cui abbiamo il primo segno con Socrate e Platone;il cristianesimo è arrivato successivamente.
Se non sei d'accordo con la mia interpretazione,fammi sapere perché e possiamo anche discuterne. Tu sei sicuramente più "fresco" di me su opere come Genealogia della morale,che non tocco da parecchio tempo.

Per tutti gli altri,mi pare si stia facendo un po' di confusione sul pensiero nicciano,attribuendogli anche cose mai dette. Nietzsche negherebbe all'uomo la speranza e la felicità? Ma per piacere. L'Oltreuomo che altro sarebbe,se non una speranza e un'idea di felicità?
memento is offline  
Vecchio 07-02-2016, 11.13.27   #193
maral
Moderatore
 
L'avatar di maral
 
Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da memento
Per tutti gli altri,mi pare si stia facendo un po' di confusione sul pensiero nicciano,attribuendogli anche cose mai dette. Nietzsche negherebbe all'uomo la speranza e la felicità? Ma per piacere. L'Oltreuomo che altro sarebbe,se non una speranza e un'idea di felicità?
Sempre ammesso che lo stato dell'Oltreuomo sia identificabile con uno stato di felicità (e su questo mi piacerebbe sentire Garbino), la filosofia di Nierzsche non culmina con l'Oltreuomo, ma con l'eterno ritorno dell'identico, che l'Oltreuomo (l'Ubermensch) solo se davvero tale può voler volere, poiché quello è il banco di prova. Se ancora di felicità si tratta, è solo resa dalla certezza consapevole di voler essere in ogni istante fino in fondo coerenti con la volontà di potenza, ossia con la tragedia eternamente ripetuta identica e quindi senza senso della vita stessa che si vive, ma non è certo questa felicità che soddisfa la speranza dell'umano.
E in tal senso la parola di Nietzsche, caro green, uccide ogni speranza (la uccide cioè proprio come virtù teologale, come fede, poiché non vi è proprio nulla in cui sperare: l'eterno ritorno dell'identico è ciò che toglie definitivamente senso a ogni "sperare")
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
L'assenza di speranza non è un sentimento umano. Credo che quando un uomo si sente totalmente privo di speranze non perda nemmeno tempo a scriverei, la fa finita e basta.
Non è vero, l'assenza di speranza, come ho già detto a proposito di Cyrano, può portare l'essere umano alla piena assunzione di se stesso, fino in fondo. Questa tra l'altro è proprio l'argomentazione che svolge Camus nel Sisifo e Camus scrive il Sisifo ispirato da Nietzsche, proprio contro la facile soluzione del suicidio, perché in fondo il suicida comunque ancora spera anziché assumere eternamente il terribile carico di se stesso.
Citazione:
Originalmente inviato da Sariputra
Ma perchè Nietzsche ritiene che la speranza deve morire quando in realtà non esiste ? Nè è mai esistita realmente in nessun uomo ? Tutti intimamente sentiamo che non c'è speranza e che non si va da nessuna parte.
A sperare ce lo ha insegnato il cristianesimo e questo è il motivo per cui il cristianesimo ha vinto sul paganesimo e per cui l'utopia (e la rivoluzione, la scienza e la tecnica) è entrata nel modo di sentire proprio dell'Occidente (ove la parola rivoluzione ha assunto un significato del tutto diverso da quello originario: un significato progressivo). La tecnica è così diventata l'illusione di credere che tutti i nostri timori saranno risolti, quanto prima possibile alla tecnica stessa poiché ad essa è dovuta ogni potenza: la tecnica sa accendere i fuochi e sfruttarli controllandone la potenza. Aderire a se stessi è invece aderire soprattutto alla propria paura, farsene carico fino in fondo e senza la speranza di trovarsela risolta. Questa è la differenza fondamentale.
La paura del deserto a cui green accenna, quel trovarsi sempre decentrato ed esposto dell'umano, non ha come soluzione il sentirsi centrati, riparati e protetti (dalle illusioni di un Dio o da una tecnoscienza oggi assai più credibile ai più), ma nell'accettare fino in fondo la verità di questa esposizione. L'oltreuomo non cerca ripari nel deserto, ma vi entra, vive e vuole proprio quel deserto, quella esposizione, senza in nulla sperare.

Ultima modifica di maral : 07-02-2016 alle ore 12.05.44.
maral is offline  
Vecchio 07-02-2016, 12.03.21   #194
maral
Moderatore
 
L'avatar di maral
 
Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
per me non sono mai i mezzi a usare bene o male i soggetti attivi (la tecnica a usare gli uomini), ma sempre i soggetti attivi a usare bene o male i mezzi (gli uomini a usare la tecnica)
Non quando quel mezzo diventa indispensabile (e qui è proprio Marx a ricordarcelo riprendendo il rapporto hegeliano di servo-padrone) e la tecnica è il mezzo universale indispensabile, dunque l'uomo si deve rendere suo strumento, poiché è essa stessa che ne stabilisce il significato funzionale. La tecnica è prodotto dell'uomo, ma sempre l'uomo si sottomette ai suoi prodotti, ha cominciato con gli dei (come giustamente hanno rilevato Feuerbach e Marx), finirà con la tecnica, con quella macchina perfetta che ha creato con il suo pensiero e a cui tenta, senza successo, di adeguarsi, poiché essa è la sola a garantire la potenza di qualsiasi idea (politica di destra o di sinistra, collettivistica o privatistica, filosofica, religiosa o atea che possa essere).
Per quanto riguarda le risorse, la tecnica mostrerà come si può, seguendo le sue procedure, sempre moltiplicarle e distribuirle in modo tecnicamente efficiente e razionale senza mettere a rischio l'ambiente. Lo si deve credere affinché la produttività (da cui la tecnica non può prescindere) non si arresti.

Citazione:
Il mio mi sembra per lo meno un tentativo di comprendere razionalmente i fatti (anche se tale da portare a conclusioni pratiche alquanto pessimistiche; non alla disperazione assoluta, ché altrimenti avrei davanti a me due alternative: godermi “niccianamente” quanto più possibile il presente fregandomene di tutto il resto o darmi l’ eutanasia; ma la prima mi farebbe alquanto schifo).
Quella di Severino (per quel poco che ne capisco) é invece una semplice disapprovazione un po' "aristocratica" e una e condanna alquanto moralistica del presente da laudatores temporis acti.
Nietzsche non propone affatto quel nichilismo cialtrone che vede come suo orizzonte solo il godimento immediato, non è certo questo il suo Superuomo, semmai l'esatto contrario. Nè il suicidio viene dall'assunzione della disperazione, poiché, come dicevo sopra, il suicida spera sempre e si illude delle sue speranze proprio suicidandosi.
Severino non rimpiange assolutamente il passato, ma vede nel presente l'esplicarsi di tutta l'ineluttabilità del Destino, che, nonostante quanto di esso appare nella Terra ancora isolata, è il dispiegarsi ineluttabile della Gioia stessa che lega tutti gli essenti.
Eraclito disse che tutto muta, ma questo mutamento è sempre inscritto in un limite, in una giusta misura a cui l'umano (il mortale) non può sottrarsi, pena il suo inevitabile annientamento, a causa della follia irrazionale di credere (e sperare) di poterlo travalicare.
maral is offline  
Vecchio 07-02-2016, 14.57.08   #195
sgiombo
Ospite abituale
 
L'avatar di sgiombo
 
Data registrazione: 26-11-2008
Messaggi: 1,234
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Non quando quel mezzo diventa indispensabile (e qui è proprio Marx a ricordarcelo riprendendo il rapporto hegeliano di servo-padrone) e la tecnica è il mezzo universale indispensabile, dunque l'uomo si deve rendere suo strumento, poiché è essa stessa che ne stabilisce il significato funzionale. La tecnica è prodotto dell'uomo, ma sempre l'uomo si sottomette ai suoi prodotti, ha cominciato con gli dei (come giustamente hanno rilevato Feuerbach e Marx), finirà con la tecnica, con quella macchina perfetta che ha creato con il suo pensiero e a cui tenta, senza successo, di adeguarsi, poiché essa è la sola a garantire la potenza di qualsiasi idea (politica di destra o di sinistra, collettivistica o privatistica, filosofica, religiosa o atea che possa essere).
Per quanto riguarda le risorse, la tecnica mostrerà come si può, seguendo le sue procedure, sempre moltiplicarle e distribuirle in modo tecnicamente efficiente e razionale senza mettere a rischio l'ambiente. Lo si deve credere affinché la produttività (da cui la tecnica non può prescindere) non si arresti.


Non sono mai stato un seguace del “giovane Marx” precedente l’ althusseriana “rottura epistemologica” (da molti criticata ma da me ritenuta corretta); inoltre in generale non ho problemi a contraddire Marx e chiunque altro, se e quando la penso diversamente da loro (mi piace fare questa precisazione anche se so che certamente non è attraverso l’ autorità del cofondatore del materialismo storico e del socialismo scientifico che cerchi di convincermi: la tua osservazione in proposito non era certamente che un “di più”).
Venendo dunque dal terreno delle autorità scientifiche o filosofiche a quello dell’ argomentazione razionale, non concordo con l’ affermazione che sempre necessariamente l’ uomo si sottometta ai suoi prodotti (e anche nei casi in cui lo fa si tratta pur sempre di suoi prodotti, e dunque la “sottomissione” è in ultima istanza “a se stesso”).
In linea di principio l’ uomo può sempre, in qualsiasi momento rifiutare l’ impiego di questa o quella tecnica e in vari casi ciò accade di fatto, anche oggi, tanto a livello individuale (e qui mi sembra assolutamente palese, quasi lapalissiano: dagli eremiti delle più svariate confessioni religiose o “meditative” al rifiuto dell’ accanimento terapeutico gli esempi possibili si sprecano), quanto a livello sociale, anche se in maniera un po’ meno “lapalissiana” (esempi concreti, di fatto: la messa al bando delle armi chimiche, per quanto ripetutamente violata dall’ imperialismo terroristico occidentale, o quella dell’ energia nucleare in molti paesi, fra cui ilo nostro).

L’ ideologia scientistica può millantare la possibilità da parte della tecnica di fare miracoli (convincendo i deboli di mente, alla stregua dei più beceri padripii: infatti sempre di balle irrazionalistiche si tratta!), ma non può certo far si che i “miracoli tecnologici” accadano realmente (non più dei padripii)!
Dunque si può, seguendo le sue procedure, sempre moltiplicare e distribuire le risorse naturali a disposizione dell’ umanità in modo tecnicamente efficiente e razionale senza mettere a rischio l'ambiente esattamente allo stesso modo in cui si potevano moltiplicare i pani e i pesci nella Palestina di 2000 anni fa.
E se lo si crede (da parte di chi lo crede), lo si crede esattamente allo stesso modo, cioè falsamente: così non stanno affatto le cose! La realtà è ben diversa (e sta già iniziando a presentare il suo salatissimo conto: non lo vede solo chi deliberatamente decide di non vedere e di affidarsi all’ illusione; un po’ come don Ferrante non vedeva la peste, non se ne curò e ne finì vittima)!


Citazione:
Originalmente inviato da maral
Nietzsche non propone affatto quel nichilismo cialtrone che vede come suo orizzonte solo il godimento immediato, non è certo questo il suo Superuomo, semmai l'esatto contrario. Nè il suicidio viene dall'assunzione della disperazione, poiché, come dicevo sopra, il suicida spera sempre e si illude delle sue speranze proprio suicidandosi.
Severino non rimpiange assolutamente il passato, ma vede nel presente l'esplicarsi di tutta l'ineluttabilità del Destino, che, nonostante quanto di esso appare nella Terra ancora isolata, è il dispiegarsi ineluttabile della Gioia stessa che lega tutti gli essenti.
Eraclito disse che tutto muta, ma questo mutamento è sempre inscritto in un limite, in una giusta misura a cui l'umano (il mortale) non può sottrarsi, pena il suo inevitabile annientamento, a causa della follia irrazionale di credere (e sperare) di poterlo travalicare.


Non conosco Nietzche (non sono interessato a questo autore e mi scuso con i suoi cultori se vi ho accennato a volte infondatamente), ma infatti nell’ intervento che qui critichi ho messo l’ avverbio “niccianamente” fra virgolette.

Credo che il suicida speri di sottrarsi con la morte a una condizione (di vita) ritenuta insopportabile e irrimediabile (su questo forse concordiamo).

Sono sempre stato d’ accordo anche con quanto qui affermi circa Eraclito.
Ma infatti non ho mai identificato la sua concezione di un divenire ordinato, “regolato” e armonico con le pretese ideologiche dello scientismo circa i presunti poteri illimitati e miracolistici della tecnica (sarebbe come confondere il sublime cioccolato con un’ altra cosa che ha un colore simile ad esso, ma odore e sapore ben diversi!).
Io ho contrapposto al fissismo parmenideo (e poi severiniano) il divenire ordinato e limitato di Eraclito e non le sgangherate sciocchezze (preferirei un’ altra parola un po’ più colorita e volgare, ma “mi contengo”) dello scientismo per obiettare alla tua affermazione (almeno così l’ avevo intesa) che la negazione del fissismo (in generale, non la negazione irrazionalistica scientistica) sarebbe iniziata in epoca moderna; e soprattutto che sarebbe all’ origine dell’ odierna desolante e catastrofica condizione umana.
sgiombo is offline  
Vecchio 07-02-2016, 20.11.07   #196
Garbino
Garbino Vento di Tempesta
 
L'avatar di Garbino
 
Data registrazione: 13-05-2014
Messaggi: 147
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Dio è morto, anche Nietzsche.

X Memento

Ti ringrazio di aver raccolto il mio invito e di aver notato quelle sbavature che possono dare adito ad avallare interpretazioni diverse di Nietzsche e che come giustamente noti sono numerose e spesso non provenienti da una lettura diretta delle sue opere. Ma è appunto per questo che mi sono permesso di richiamare la tua attenzione su quell' intervento.

X Maral e Memento.

Fondamentalmente avete ragione tutti e due. Naturalmente qui non si parla della felicità a stile anglosassone contro cui Nietzsche si scaglia in modo veemente.
Per Nietzsche la felicità coincide con la pienezza dell' agire istintuale, o meglio è il conformarsi quanto più alla volontà di potenza a base della vita e perciò l' oltreuomo la vive nella consapevolezza della tragicità della vita come un fanciullo, che irride a questa consapevolezza, e in questo stato può creare nuovi valori.
Non dimentichiamo che Nietzsche afferma apparentemente stranamente che sono più di duemila anni che l' uomo non crea più un nuovo Dio e nuovi valori.
E questo a conferma, sempre a mio avviso, di una decadenza costante dell' uomo che sempre più sprofonda nella barbarie.

Non bisogna dimenticare però che tutto avviene, sempre secondo Nietzsche e come afferma giustamente Maral, senza più immutabili che potrebbero inficiare la stessa potenza della volontà che non sarebbe più la generatrice del proprio Destino. E cioè sotto l' Egida dell' Eterno Ritorno, dove in ogni attimo confluisce sia il futuro che il passato. Ci tengo a precisare che ciò che per Nietzsche non è possibile, e cioè il superamento del disgusto per l' uomo, deve esserlo necessariamente per l' Oltreuomo. Non dimentichiamo che comunque l' Oltreuomo rappresenterebbe un' evoluzione del tipo uomo. Nietzsche stesso nel descriverlo è sempre un po' vago, puntualizzando che comunque si tratta del tipo ben riuscito e che dice sì alla vita voltando le spalle al passato dell' uomo, scrollandosi di tutte le tare morali e religiose.

Lo ripeto, a mio avviso questa è stata la visione di Nietzsche che si può definire come la sua Metafisica. E perciò un errore. Avendolo contestato a tutti gli altri lo diventa automaticamente anche per lui.

A corollario vorrei aggiungere che Nietzsche afferma che dove la classe guerriera e la classe sacerdotale non sono riuscite a trovare un accordo per la spartizione dei privilegi, si è avuta sempre una acerrima lotta tra queste due componenti, con esiti assai diversi in ogni periodo storico.

Questo naturalmente dove si aveva uno sviluppo parallelo delle due. Questo per richiamare appunto che mentre tra gli Ebrei non c' è dubbio su quale classe abbia sempre dettato legge, altrettanto si può dire per i Greci ed i Romani nel senso opposto. Mentre per gli Egizi sembra che sia un popolo dove le due classi hanno trovato un' ottimo accordo.

X Memento

Su Genealogia della Morale hai pienamente ragione. E' una delle ultime opere che ho affrontato con determinazione abbastanza recentemente e che penso, anzi spero, di aver capito abbastanza, tanto da affrontare la sua lettura nell' altra discussione su Nietzsche.
Lì affronterò in modo approfondito la lotta tra la morale dei nobili e quella degli schiavi, perciò preferisco non anticipare niente che non possa essere trattato in modo completo e con ampi riferimenti all' opera. E' un lavoro arduo ma su cui ho intenzione di riversare il massimo della concentrazione.

Grazie per la cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
Garbino is offline  
Vecchio 08-02-2016, 01.34.08   #197
Sariputra
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 22-03-2015
Messaggi: 257
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

[
Temi come quello della speranza sono teologali, trovo scorretto usarlo come grimaldello per andargli contro.[/quote]


Non mi sembra che il tema della speranza (sperare-disperare) siano esclusivamente teologali. Potrei anche sperare di raggiungere l'Illuminazione come un Buddha, per es. Oppure potrei sperare di soddisfare tutti i miei desideri e disperare nel non riuscirci ( che è francamente e obiettivamente la speranza della stragrande maggioranza delle persone e pure dei filosofi e degli artisti, anche se formulano complesse teorie o mirabili pitture per negarlo).
Ci sono molti tipi e modi di sperare/disperare. Sperare in una Divinità salvifica è uno di questi, ma non il solo.


Ultima modifica di Sariputra : 08-02-2016 alle ore 23.13.25.
Sariputra is offline  
Vecchio 08-02-2016, 13.29.32   #198
Duc in altum!
Ospite abituale
 
Data registrazione: 14-11-2012
Messaggi: 919
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

** scritto da Garbino:

Citazione:
Non dimentichiamo che Nietzsche afferma apparentemente stranamente che sono più di duemila anni che l' uomo non crea più un nuovo Dio e nuovi valori.

Quindi, sotto un certo aspetto, per me "credente" (e per chiunque altro), potrebbe essere proprio questa affermazione filosofica di Nietzsche, a conferma della probabile decisione di Dio di non inviare più niente di nuovo, dopo Gesù, sulla Sua esistenza.


Pace&Bene
Duc in altum! is offline  
Vecchio 08-02-2016, 22.14.42   #199
maral
Moderatore
 
L'avatar di maral
 
Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
Venendo dunque dal terreno delle autorità scientifiche o filosofiche a quello dell’ argomentazione razionale, non concordo con l’ affermazione che sempre necessariamente l’ uomo si sottometta ai suoi prodotti (e anche nei casi in cui lo fa si tratta pur sempre di suoi prodotti, e dunque la “sottomissione” è in ultima istanza “a se stesso”).
In linea di principio l’ uomo può sempre, in qualsiasi momento rifiutare di questa o quella tecnica e in vari casi ciò accade di fatto, anche oggi, tanto a livello individuale (e qui mi sembra assolutamente palese, quasi lapalissiano: dagli eremiti delle più svariate confessioni religiose o “meditative” al rifiuto dell’ accanimento terapeutico gli esempi possibili si sprecano), quanto a livello sociale, anche se in maniera un po’ meno “lapalissiana” (esempi concreti, di fatto: la messa al bando delle armi chimiche, per quanto ripetutamente violata dall’ imperialismo terroristico occidentale, o quella dell’ energia nucleare in molti paesi, fra cui ilo nostro).
Si può rifiutare un prodotto tecnologico, ma non la tecnologia in quanto tale (ciò che si può tecnicamente fare si farà, al di là del bene e del male), soprattutto se l'orizzonte tecnologico non vede più alcuna verità oltre a se stesso, al suo poter fare.
Nemmeno il più solitario degli eremiti può ormai essere tale nel mondo globalizzato (ammesso che costui ancora esista nel suo radicale anacronismo), perché, che lo voglia o meno, dalla tecnologia è oggi sempre condizionato: siamo infatti diventati, ognuno di noi, molto più dipendenti da essa di quanto ci piaccia immaginarci e senza nemmeno rendercene conto, essa è la carrozza di cui non siamo più capaci di fare a meno, anche quando ci illudiamo che sapremmo benissimo scegliere di farne a meno, se solo volessimo.
E' chiaro che è fondamentale il ribaltamento che si attua nel rapporto mezzo-fine nel caso in cui non esista altro mezzo per conseguire il fine a cui si aspira. Questo ribaltamento lo si vede nel destino che invecchia tutte le istituzioni umane. Il denaro ad esempio è mezzo (del tutto convenzionale e immateriale) per procurarsi ciò che si desidera, ma, se non esiste altro mezzo che il denaro, il denaro diventa fine superiore a qualsiasi fine si voglia raggiungere con esso e l'economia diventa solo calcolo finanziario. Le strutture organizzative sono mezzo per la realizzazione di fini più o meno ideali (così nascono chiese e partiti), ma di nuovo, poiché si presentano come il mezzo indispensabile per il raggiungimento di quei fini, la struttura finisce con il prevalere e l'ideale a cui era finalizzata diventa un puro enunciato, ossia un mezzo retorico per far crescere la potenza di quell'organizzazione.
L'uomo è sì in ultima analisi il produttore dei prodotti che fa, macchine comprese, ma in questi prodotti egli finisce sempre con l'alienarsi quando vede la superiorità che gli mostrano con il loro funzionamento rispetto alla sua inadeguatezza esistenziale. Sono le stampatelle che, permettendomi di camminare, mi mostrano quanto io non sono in grado di camminare. Esse acquistano così vita a sé che travalica l'umano e la sua stessa capacità di agire e comprendere, assumono un senso feticistico e magico. come se la macchina che funziona desse ragione della sua natura reale e perfetta.
Ma il discorso sulla tecnologia andrebbe affrontato a parte nella vastità che ad esso compete. Qui ci si potrebbe chiedere quanto il pensiero di Nietzsche (la sua volontà di potenza) introduca al mondo tecnologico odierno. La questione, come già ricordato, fu affrontata da Heidegger nella sua interpretazione della teoria dell'eterno ritorno (teoria che resta appunto l'apice conclusivo della filosofia nicciana, ciò che viene a definire chi sia effettivamente il superuomo e cosa venga a rappresentare davvero alla fine la volontà di potenza). Per Heidegger l'eterno ritorno presentiva proprio quella dinamica ripetitiva fondamentale di un mondo ridotto a macchina che ripete continuamente se stessa e, in quanto tale, toglie ogni senso a qualsiasi filosofia che dopotutto è sempre una ricerca del senso stabile dell'esserci.
Se questo è vero, il passaggio che Green tanto depreca, verso una filosofia che si fa solo fredda analisi linguistica è perfettamente comprensibile, nasce paradossalmente dallo stesso fuoco poetico e filosofico di Nietzsche che proclama sconvolto la morte di Dio a chi lo deride e magari finge che ci possa ancora essere un Dio che vive: sono le ceneri che solo rimangono dal lampo abbagliante di quel fuoco, l'astro freddo, minuscolo e contratto che resta dopo l'esplosione di un'antica stella. Forse Heidegger invoca ancora un Dio che ci possa salvare, Nietzsche no, il suo sguardo è troppo lucido, come lo è stato (e forse più ancora) quello di Leopardi.
maral is offline  
Vecchio 09-02-2016, 11.38.08   #200
sgiombo
Ospite abituale
 
L'avatar di sgiombo
 
Data registrazione: 26-11-2008
Messaggi: 1,234
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Si può rifiutare un prodotto tecnologico, ma non la tecnologia in quanto tale (ciò che si può tecnicamente fare si farà, al di là del bene e del male), soprattutto se l'orizzonte tecnologico non vede più alcuna verità oltre a se stesso, al suo poter fare.

Che ci siano stati e ci siano finora casi reali in cui ciò non é accaduto e non accade l' ho mostrato nel precedente intervento.
L' affermazione apodittica che “ciò che si può tecnicamente fare si farà, al di là del bene e del male” va invece dimostrata (almeno a me che non sono disposto a crederlo fideisticamente).
Come?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Nemmeno il più solitario degli eremiti può ormai essere tale nel mondo globalizzato (ammesso che costui ancora esista nel suo radicale anacronismo), perché, che lo voglia o meno, dalla tecnologia è oggi sempre condizionato: siamo infatti diventati, ognuno di noi, molto più dipendenti da essa di quanto ci piaccia immaginarci e senza nemmeno rendercene conto, essa è la carrozza di cui non siamo più capaci di fare a meno, anche quando ci illudiamo che sapremmo benissimo scegliere di farne a meno, se solo volessimo.

Ovviamente da sempre tutti gli umani sono stati e sono inevitabilmente più o meno condizionati dagli altri e dall' ambiente circostante (per evitarlo bisognerebbe essere divini), ma ciò non impedisce agli eremiti (ce ne sono eccome!) di rifiutare, per quel che dipende da loro naturalmente (é ovvio che se gli cade in testa della pioggia radioattiva proveniente da Fukushima non possono farci niente), la tecnologia moderna e non farsene condizionare.

“Fanno benissimo a meno della carrozza” (a costo di rischiare di morire in età non troppo avanzata: è più facile che li uccida un' infezione non curata con adeguati antibiotici che una leucemia da radiazioni artificialmente prodotte; almeno finora).

Citazione:
Originalmente inviato da maral
E' chiaro che è fondamentale il ribaltamento che si attua nel rapporto mezzo-fine nel caso in cui non esista altro mezzo per conseguire il fine a cui si aspira. Questo ribaltamento lo si vede nel destino che invecchia tutte le istituzioni umane. Il denaro ad esempio è mezzo (del tutto convenzionale e immateriale) per procurarsi ciò che si desidera, ma, se non esiste altro mezzo che il denaro, il denaro diventa fine superiore a qualsiasi fine si voglia raggiungere con esso e l'economia diventa solo calcolo finanziario. Le strutture organizzative sono mezzo per la realizzazione di fini più o meno ideali (così nascono chiese e partiti), ma di nuovo, poiché si presentano come il mezzo indispensabile per il raggiungimento di quei fini, la struttura finisce con il prevalere e l'ideale a cui era finalizzata diventa un puro enunciato, ossia un mezzo retorico per far crescere la potenza di quell'organizzazione.



L'uomo è sì in ultima analisi il produttore dei prodotti che fa, macchine comprese, ma in questi prodotti egli finisce sempre con l'alienarsi quando vede la superiorità che gli mostrano con il loro funzionamento rispetto alla sua inadeguatezza esistenziale. Sono le stampatelle che, permettendomi di camminare, mi mostrano quanto io non sono in grado di camminare. Esse acquistano così vita a sé che travalica l'umano e la sua stessa capacità di agire e comprendere, assumono un senso feticistico e magico. come se la macchina che funziona desse ragione della sua natura reale e perfetta.


Ciò accade spesso di fatto (in particolare nell' economia capitalistica).
Che accada sempre e comunque necessariamente in qualsiasi circostanza é tutto da dimostrare (e a parer mio si può credere molto fondatamente -non precisamente dimostrare, poiché é una questione di “scienze umane” e non di scienze naturali- che in un' economia comunista ciò non accadrebbe).

Nulla di perfetto esiste in natura né tantomeno “in cultura” (ma probabilmente usavi questo termine in senso solo metaforico).

Non prendo ovviamente in considerazione le tue successive osservazioni su Nietzche e Heidegger, che lascio all' attenzione di chi si interessa di questi due autori.

Ultima modifica di sgiombo : 09-02-2016 alle ore 17.37.38.
sgiombo is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it