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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 24-09-2015, 10.55.00   #31
Duc in altum!
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

** scritto da paul11:

Citazione:
O Dio si ama o si teme: una delle due.

Sì, ma chi, in cuor suo, nella sua esistenza, non ha prima amato, poi litigato e temuto, per poi di nuovo amare, con piena coscienza, per sempre, il suo babbo?


Pace&Bene



P.S. = grazie per le tue riflessioni
Duc in altum! is offline  
Vecchio 24-09-2015, 18.22.07   #32
paul11
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Messaggi: 899
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da paul11:



Sì, ma chi, in cuor suo, nella sua esistenza, non ha prima amato, poi litigato e temuto, per poi di nuovo amare, con piena coscienza, per sempre, il suo babbo?


Pace&Bene



P.S. = grazie per le tue riflessioni



...e infatti non è "vero" amore disinteressato: è una servitù(lo sosteneva anche Aristotele)
La famiglia è il luogo dove nascono " fobie",mentre si forma il carattere. Freud insegna per primo, ma tutti gli altri seguono.
Per il semplice fatto che il bambino è costretto alla difesa psichica non potendo avere vie di scelte. Ma quante violenze......
Ciò non significa,sia chiaro, che tutte le famiglie siano uguali.
Ma è quì che nasce il ricatto"io ti voglio bene(come premio) se tu fai il bravo (ma cosa vuol dire poi essere bravi, secondo quale morale ed etica?) ".Implica il rapporto affetto /comportamento che è la base del condizionamento che nasce prima nella famiglia e si uniforma nel sociale. Foucault diceva che le architetture delle scuole ,delle caserme e degli ospedali rappresentano l'uniformità del pensiero:sono uguali

Ma se rapporti il ruolo del padre e dei figli e metaforicamente lo trasporti nel concetto religioso di Dio e umanità, vi sono correlazioni, ma quì c'è la scelta; laddove nel bambio/padre della famiglia non è possibile (non è possibile scegliersi i genitori).


In altre parole, se mi sento "gettato nella gogna del mondo"è un fatto, non una scelta ; ma io posso negare Dio e religioni; non posso invece rinnegare non un pensiero, bensì ancor prima la materialità e la fisicità del rapporto padre/figlio.

paul11 is offline  
Vecchio 24-09-2015, 19.06.07   #33
memento
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
Ma pensare ognuno come vuole la propria testa non elimina l'odio, l'indifferenza, il malanimo, che altro non è la più alta espressione dell'ignoranza.
E' giusto e costruttivo "sperare" che dal pensiero di massa si giunga all'individuo pensante, ma se tutti i pensanti (e la storia del pensiero ce lo indica!) non ragionano con onestà intellettuale e franchezza interiore su di un'unica fede, l'inciviltà non è più causata soltanto dall'ignoranza del pensiero, ma anche dall'analfabetismo dell'anima, che nessun diploma può curare.
Ecco che l'elemento centrale, il fulcro su cui si fonda e si forma la ragione dell'essere e il senso della vita (che la filosofia può solo aiutare a discernere, ma non a rivelare) ritorna ad essere la Fede, che ci ricorda che il signor Nietsche è morto davvero (e secondo me, per l'eternità!), mentre Dio, forse, continua a giocare a nascondino.
Pace&Bene
La fede è importante,non c'è dubbio,ma sopra tutte quella in noi stessi. Il più delle volte sono convinto che non sia tanto la predica a non funzionare,ma la volontà a metterla in atto. Puoi parlare di altissime speranze e sovrumani amori,ma come può convincersi chi ancora non si conosce e non si crede?
Insomma parlare di fede non sminuisce l'importanza della volontà individuale,ma anzi la rimarca. Non vedo perché Nietzsche ne uscirebbe sconfitto,tra l'altro lui non ha mai negato la sua transitorietà,a differenza di qualcun altro.
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Vecchio 03-10-2015, 20.08.48   #34
attano
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Se si vuole smitizzare il mondo, allora bisogna smitizzare anche Nietzsche.

Sei davvero sicuro di volerlo fare? Lo chiedo perché «Non cercare che le cose che accadono, accadano come vuoi tu, cerca invece di volere che accadano come accadono» mi suona piuttosto nicciano.

A prescindere, che
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Nietzsche ha fondato una specie di religione e infatti è stato venerato come un Dio.
non è poi così falso.
Conseguentemente, bisognerebbe forse anche accettare
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Come Napoleone doveva diffondere gli ideali della rivoluzione e invece si dimostrò più tiranno dei tiranni da cui doveva liberare il mondo, così Nietzsche doveva liberare il mondo dai suoi miti ma fini solo per innalzare il suo su quelli precedenti.

E' vero, è vero... C'è un culto di Nietzsche e, se ipse dixit, per questi zeloti tanto basta per affermare che "è così!". C'è un urgenza costante di conformarsi a Nietzsche, a tutti i costi, c'è la pretesa di averne una comprensione 'superiore', se non adirittura di essere i soli ad averlo veramente capito. Lo posso dire perché sono 'uno di quelli'...
La cosa curiosa – ma forse non davvero – è come Nietzsche lo avesse previsto. Sinceramente non ho voglia di andare al di là di un accenno, ma già dalla Gaia Scienza (aforisma 7) non mancano mai avvertimenti in questo senso, fino ad «Ascoltatemi! perché io sono questo e quest'altro. E soprattutto non confondetemi con altri!» che è il “dovere” posto nelle primissime righe del prologo di Ecce Homo. E, giustamente, per capire che idea Nietzsche avesse maturato su se stesso la ricetta è piuttosto semplice, si può leggere Ecce Homo. Probabilmente non è l'unica fonte possibile, ma in ogni caso non credo che lo si possa semplicemente ignorare. Se avessi voglia di leggerlo o rileggerlo, lo puoi trovare anche qua: http://www.rodoni.ch/NIETZSCHE/ecce-homo.pdf (interessante anche il saggio introduttivo).
Il lettore prevenuto ci troverà sicuramente innumerevoli spunti per sostenere che Nietzsche fosse un megalomane – megalomania che si potrebbe facilmente argomentare anche nel caso di Hegel, o di Heidegger, pure di Kant... Eppure il fatto che siamo qua a parlarne fa nascere il sospetto che, forse, non avevano così torto. Con tutto ciò, il ritratto che ne esce non mi pare quello di uno che voleva sostituirsi a Dio – così come Napoleone fu certamente autocratico, ma non assomiglia a Agatocle di Siracusa, o a Somoza, o a Baby Doc Duvalier.

Detto questo, per onestà intellettuale devo riconoscere che c'è almeno uno studioso che vede Nietzsche come autore esoterico, per cui si dovrebbe interpretare Nietzsche all'opposto di quello che scrive, o quasi... Insomma, sulla base di certi passi – che risultano più 'oscuri', come Al di là..., 37 – c'è chi sostiene cose piuttosto prossime alle tue. Seguendo questo approccio, l'ultimo capitolo di Ecce Homo (“Perché sono un destino”) sarebbe un po' 'la pistola fumante' («per bocca mia parla la verità»). Personalmente penso che seguendo questo approccio si potrebbe sostenere tutto e il suo contrario, ma non importa quello che penso io. Comunque, sì, la tesi che Nietzsche pensasse di essere per lo meno profetico e fino al punto di avere pronunciamenti con una valenza equivalente a quella che in altro contesti si sarebbe detta 'divina', non è così prontamente refutabile, anzi. In fondo, leggendo i cosiddetti bigliettini della pazzia, sembrerebbe proprio che sia quello che afferma.

E, sempre a proposito di Dio, vorrei terminare con un commento su questo
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Nietzsche voleva far crollare il più sacro dei miti, Dio
Mi sembra un po' impreciso.
Innanzi tutto è discutibile che Nietzsche avesse deliberato di «far crollare» Dio, invece si può sostenere che Nietzsche 'diagnostica' che quel "mito" è già crollato senza che lui abbia a rivendicarne meriti specifici. L'uomo folle non si attribuisce la responsabilità dell'assassinio di Dio, dichiara che è morto col concorso di tutti. L'aforisma 343 del V libro della Gaia Scienza ripropone la morte di Dio in questi termini: «credere nel Dio cristiano è diventato impossibile». E' l'esito del nichilismo europeo, è 'passata in giudicato' direbbe Cacciari.
Secondariamente, non è il concetto di Dio che viene abolito, ma precisamente 'un' Dio: quello cristiano. Perché altrimenti Nietzsche non esclude assolutamente la possibilità di un concetto di Dio e nemmeno la possibilità di una religione, si veda Al di là... (apparte il già citato 37, ci sarebbe il libro III) e perfino nell'Anticristo è chiaro che non ogni Dio e/o religione sono esecrabili. D'altra parte, considerando che Nietzsche vedeva in Spinoza (Deus sive Natura) un suo 'predecessore'...
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Vecchio 05-10-2015, 17.52.34   #35
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

@Attano
"Non cercare che le cose che accadono accadano come vuoi tu, cerca invece di volere che accadano come accadono" è una frase di Epitteto. Ma in questo atteggiamento c'è diversità fra Nietzsche e lo stoico. Lo stoico accetta il destino perché sa di non poterlo cambiare e nemmeno desidera di poterlo fare. Per essere felice gli basta disporre della propria volontà nelle cose che da essa dipendono, desidera solo ciò in cui sa di non poter essere frustrato. Nietzsche professa invece che il suo superuomo deve creare da sé il proprio destino, non come lo stoico che accetta i valori naturali della ragione universale, il superuomo deve essere egli stesso origine dei propri valori.
Si Nietzsche più che far crollare il mito di Dio ne constata il crollo. Ma mi sembra che non rinunci al culto della divinità, per lui è morto Cristo il Dio morale o Apollo il Dio razionale se così si può dire, ma non l'irrazionale Dionisio. Quindi sulla morte di Dio forse è stato poco chiaro
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Vecchio 09-10-2015, 17.12.05   #36
green&grey pocket
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Qua non è tanto in questione il culto di Nietzsche in sè, ma quanto riusciamo a capirne dal suo vasto e acuto carteggio.

Tornando dall'anno di filosofia alla statale di Milano non posso che dirmi preoccupato per quanto riguarda le sorti della filosofia.

Sia chiaro qui vi parla uno che sa benissimo di stare ancora dentro la stretta morale della cultura cattolica, aggravata dalla posizione politica del paese, ormai alla periferia dell'impero.

Il tema è chiaro ormai: che cosa si può fare con la filosofia?

Tralascio quella che viene chiamata filosofia analitica: le domande sulla logica dell'episteme scientifica, per quanto interessanti, attengono più al laboratorio che al fare umano.

Nel senso che noi dovremmo usare quelle "regole analitiche", che formalmente accettiamo, in vista di qualcosa per noi stessi e non dell'episteme scientifica.

Francamente dopo la grande stagione della filosofia antica, il fare filosofico si è del tutto compromesso con la metafisica.

Fare filosofia anche oggi sembra più qualcosa "per anime belle" come direbbe Cacciari. Qualcosa di spirituale insomma.
Questo aspetto a me interessa sia chiaro, ma fra le posizioni che mi è capitato di analizzare, devo ammettere che siamo ancora dentro a posizioni formali che molto hanno a che spartire con la "analitica".

Mi sembra che anche quando siamo dentro al problema del topic, poi non se ne esca: basti pensare ai 2 esiti massimi della metafisica, con Hegel e Heideger, con la loro "vita per la morte".

Sia chiaro intendono proprio la morte della filosofia in vista di un Dio riparatore. Le loro visioni contengono il soggetto, e dunque ognuno di noi è dentro un destino più grande.

A dire il vero è proprio sempre il solito problema: qualcosa di più grande sottende al nostro fare-morire.

La diagnosi nicciana è ancora validissima: il soggetto decade, non Dio!

Ricordiamoci che per Nietzche la prima cosa da abbattere è proprio il cattolicesimo, in nome di un cristianesimo anti-messianico.

Siamo dalle parti dello stoicismo ma con una curvatura pesantissima verso l'atteggiamento cinico.

Nietzche è anzi proprio cinico, nel senso etimologico, un cane che morde l'osso e non lo lascia.

L'osso è senza dubbio il suo antimessianesimo: e cioè la negazione della vecchia metafisica.

Nietzche non vuol esser dentro un "già detto" anzitutto.

Ma sopratutto non vuole essere vittima della sua follia: l'ossessione paranoica (probabilmente dovuta alla sifilide).

Egli anzi impiega proprio la malattia come punto di leva, come costante messa in discussione del proprio discorso.

Siamo dalle parti di Derrida (Deleuze è ancora troppo dentro una visione metafisica) con la questione del discorso infinito.
Con la questione del rimando limite tra un concetto e l'altro, qualcosa della piega si istaura (Leibiz), qualcosa sfugge (Carmelo Bene).

Ossia la messa in questione di qualsiasi episteme scientifica: nessuna certezza del nosto fare dunque!

Il problema di fondo dunque del fare è quello.

Abbiamo cioè un soggetto (ossia ognuno di noi, che cerca di diventare un ciascuno di noi, ossia che cerca di fare la propria strada, ottenere la propria individualità) a cui si contrappone la vita come ostilità, anzitutto politica nel senso della ricerca un soggetto universale che va contro le istanze di individualità di ciascuno, ossia del "cittadino modello".
Secondo: resistenze del mondo fisico come ostile all'uomo, intendo dire proprio a livello generale il fare della scienza.

Le prime 2 resistenze la filosofia postmoderna le chiama Dispositivi (comprendendo non solo il fare giuridico-scientifico ma anche i discorsi che si impiantano su di essi) .

Terzo, il più importante: la morte, la nuda vita.


E' proprio su questo punto uscendo dai luoghi comuni del bigino nicciano (superuomo, morte di Dio, eterno ritorno) che si costruisce la cattedrale nicciana: il nichilismo come orizzonte.

Negli ospedali nessuno crede davvero di morire.
C'è una fede che è ormai frutto della incrostazione millenaria del cattolicesimo, una fiduciosa accettazione del fare scientifico e della misericordia. La salvezza cioè come tema.

Appunto: non c'è salvezza.

L'orizzonte del nichilismo ormai si sta incarndando sempre più, i sintomi sono quelli di una rabbia sorda che sfocia SEMPRE nel cinismo.

Ossia nella sua manifestazione principe dei nostri tempi: l'individualismo negato.

Lo chiamano l'effetto della modernità, le sue cure sono la creazione della civiltà dello spettacolo.

Ma Hollwood non esiste nella vita reale: infatti il soggetto è volutamente narcotizzato.

Questo dilazione della necessità della negazione del soggetto (come dispositivo certo ma sopratutto come morente o sofferente) ci sta facendo rimanere in una bolla che è ben oltre quella finanziaria, quando scoppierà ci ritroveremo finalmente nella necessità di affrontare il problema del soggetto sbarrato (come la psicanalisi lacaniana lo intende), ossia del fatto che non riusciamo mai a essere veramente noi stessi.

Ci vuole lucidità o malattia come insegnava Nietzche per cogliere questo ontogenesi del problema relativa al: che fare? di marxiana memoria.

Certo ci vuole energia, dipende dalla malattia: possiamo ancora fare qualcosa di noi stessi? (sapendo che non sappiamo più chi siamo, notare!)

Insomma il problema del nichilismo è ancora da avvenire, nel senso che per ora l'opulente civiltà occidentale sta ancora frenando aiutata dalla chiesa l'avvento dell'anticristo, del Kairòs, dell'apocalisse.
(Cacciari ci ha speso del tempo a spiegarlo)
Ma la verità sta nell'apocalisse, nell'essere per la morte di heidegeriana memoria. Cioè sta nel tempo storico come destino di morte.

E' su queste basi che Nietzche è l'unico filosofo mai esistito a innalzare le cattedrali del nuovo soggetto: ossia del soggetto vacante.

Il soggetto è vacante per natura, ma si innesta come dispositivo (superuomo) proprio nel suo continuo disinnescarsi rispetto al tempo storico. Ossia di volta in volta sceglierà quale politica, quale scienza, di quale morte vorrà morire. Non in nome di un eroico furore teista ma direi proprio panteista.

Il problema del panico, è quello di cui si è occupata la filosofia antica, senza conoscere per altro alcunchè delle istanze del soggetto come dispositivo.

La grande filosofia del fare antico però ha come pecca il fatto che ancora si intrecciava colle credenze religiose: ossia credevano nel bene e nel male come forme altissime di morale che chiamavano etica ma che di fatto erano imbevute della tradizione religiosa.

Nietzsche è il maestro del relativismo non come sui sposo, ma come suo partner di lavoro, diciamo così.

I suoi temi più difficili come quello del vivere per la morte, che sfociano nell'enigma dell'eterno ritorno, francamente li sto ancora cercando di introiettare.

Essere nel panico non è così semplice. E il fatto che la sua rimozione stia creando a livello occidentale una ondata di ansia mai vista sta compiacendo solo la BigPharma certo non ognuno di noi, appunto ciascuno di noi.

Gli ansiolitici, la famiglia delle droghe etc. diventa allora la risposta principale alla questione filosofica, almeno a quella sociale.

Il filosofo professionista così si ritrova semplicemente a contare su qestioni locali di linguaggio o di norma.

Mi sembra quasi che siamo (mi ci metto io pure) completamente assopiti....ossia non viviamo il dramma della vita fino in fondo.

Ossia non vogliamo appunto morire: basta fare un giro negli ospedali.

L'umanità si trova così colassata su se stessa...invero l'onere che si prese Nietzsche e che durerà ancora chissà quanti altri decenni (facciamo secoli, visto l'abilità scientifica) prima che qualcun altro si degni di scrivere ANCORA del fare come orizzonte panico.

Letteratura? Certo anche, ma questa Utopia francamente è quella che più è in sintonia con gli ultimi esiti del pensare perlomeno, se non, come per me, della vita in sè.

In questo senso spero si capisca cosa volesse intendere con la vita che supera la vita....infatti si tratta pur sempre di vivere sulle soglie della morte (o della vita se preferite).


Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

E. Montale.
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Vecchio 09-10-2015, 20.16.05   #37
Garbino
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Dio è morto anche Nietzsche.

Chiedo scusa per il ritardo. Premetto che contrariamente a quanto molti pensano Nietzsche non si riferisce con il Nichilismo al normale corso della vita, o meglio al naturale deterioramento della vita quando cessa la fase di ascesa vitale ed incomincia il declino. Nietzsche si riferisce ad uno stato in cui già inizialmente la vita si presenta come malata, in profondo stato di crisi. E il malato è l' uomo moderno che non si accorge del suo stato e continua a perseverare nell' errore.

Ho trovato molto interessante il post di GreenandGreyPocket e concordo pienamente con Attano che il testo in cui si può capire qualcosa dell' uomo Nietzsche è Ecce Homo. Non a caso è il primo testo di cui consiglio normalmente la lettura insieme alla Prima Inattuale. ' E soprattutto non confondetemi con altri' è di certo una delle frasi più significative del Prologo ad Ecce Homo e rivela tutto il suo furore nei confronti dei suoi 'contemporanei che non mi hanno udito o anche soltanto visto'.

Sul tema della discussione però sono molto dubbioso. Almeno a mio avviso, essi vivono entrambe e di sicuro quello che corre più pericoli è proprio Nietzsche.
Dio ha dalla sua il bisogno metafisico che ancora domina imperante nella maggior parte della popolazione mondiale.
Forse per una generazione o due avrà qualche piccolo affanno, limitatamente al così detto occidente, ma non c' è dubbio che se la crisi mondiale dovesse tendere ad aumentare, e nulla fa pensare al contrario, si può star certi che ritornerà ad essere l' unico appiglio a cui si ci può avvinghiare per poter accettare lo strazio sociale in cui si cadrà.

E' lo stato di bisogno in cui l' uomo ha sempre vissuto, a mio avviso, che ha creato le condizioni in cui si preferisce accettare il nulla ad una realtà altrimenti invivibile. Nichilismo è appunto questo, credere nel nulla, Dio, anima, al di là, scienza ed infine tecnica. E l' ultima è la più pericolosa perché crea dei meccanismi auto-distruttivi paurosi.

E per dire concludendo quello che ho detto agli inizi: l' uomo preferisce ancora volere il nulla, piuttosto che non volere..... ( frase finale di Genealogia della morale, Nietzsche ).

Grazie della cortese attenzione.

Garbino Vento di tempesta.
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Vecchio 10-10-2015, 14.58.52   #38
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

@Green&greypocket e Garbino


Vorrei sviscerare l'argomento Nietzsche in tre parti.
A) Il parallelo che vien fatto fra Nietzsche e lo stoicismo
B) L'ambiguità di Nietzsche
C) Se Nietzsche propone una forma di saggezza.

A) Noto che viene spesso fatto un parallelo fra il dire di si alla vita di Nietzsche e l'accettazione del destino degli stoici. Lo stoico è tale in quanto separa la volontà di Dio inteso come natura-logos universale dalla volontà dell'uomo. L'uomo trova dinnanzi a sé due sfere: le cose che non sono in suo potere e le cose che sono in suo potere. Le cose in suo potere coincidono essenzialmente con la libertà di poter accogliere nel proprio animo esclusivamente quelle impressioni o rappresentazioni che egli giudica conformi a guidarlo verso la virtù e che gli garantiscono l'imperturbabilità dell'animo dalle cose esterne. Queste cose in suo potere sono l'opinione, l'appetizione, l'avversione, il movimento dell'animo. Le cose che non sono in suo potere sono il denaro, il corpo, la reputazione, il potere. Queste cose che non sono in suo potere vengono anche definite indifferenti, e fra queste si colloca appunto anche la vita. Quindi uno stoico non potrebbe mai dire di si alla vita in quanto non è nel novero delle cose in suo potere, eccezione fatta per l'uscire dalla vita quando il permanervi sarebbe una lesione alla propria dignità. E nemmeno credo che Nietzsche avrebbe inteso di accettare il proprio destino, poiché ciò implicherebbe l'accettazione di un logos divino contrario all'autodeterminazione superomistica.
Quindi chiedo a voi in che senso Nietzsche sarebbe stoico.
B) Riguardo all'argomento Dio mi pare che Nietzsche sia fortemente ambiguo. Se, come mi pare di capire, Nietzsche avrebbe constatato la morte di Dio per farlo risorgere dalle sue ceneri, un po' come il bestemmiatore che proprio perché bestemmia si dimostra più vicino a Dio, non quadra tutto ciò con le conclusioni cui è giunto riguardo alla morale. Perché per lui la morale è un'invenzione di comodo dell'uomo, un atto di codardia forse. Ma questo mal si accorda con l'esistenza di un Dio che è la sublimazione estrema della morale
C) Gli stoici distinguevano esplicitamente la filosofia dal discorso sulla filosofia. Il discorso sulla filosofia riguarda i filosofi teoretici o, come li chiamava Kant, gli artisti della ragione. La filosofia propriamente detta in questo caso è invece l'amore e ricerca della saggezza.
Mi chiedevo quale tipo di saggezza proponesse Nietzsche.
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Vecchio 10-10-2015, 21.30.58   #39
Garbino
Garbino Vento di Tempesta
 
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Dio è morto. Anche Nietzsche.

X CVC

Sono lieto di poterti esporre quanto da me estrapolato dalla lettura di Nietzsche in merito alla seconda e alla terza argomentazione, per la prima espongo soltanto l' opinione che il parallelo tra Nietzsche e lo Stoicismo proprio non lo vedo, non fosse altro per come lui stesso ne parla nell' aforisma n. 9 di Al di là del bene e del male nel primo capitolo: Sui pregiudizi dei filosofi. E per non dar adito a dubbi ne parla decisamente male, asserendo che hanno scambiato la natura della natura stessa per la loro necessità di essere come loro sentono di essere.

Sull' argomento Dio non mi risulta affatto che Nietzsche possa ritenersi ambiguo. Si è professato ateo per vocazione in Ecce Homo e afferma che Stendhall gli ha anticipato ( mi sembra che dica rubato ) una frase che avrebbe potuto avere lui stesso come autore: - L' unica giustificazione di Dio, per i mali del mondo, è che non esiste.
Perciò non riesco a capire come si possa affermare che lui lo resusciti. Chi lo afferma farebbe bene a citare dove.

Nell' aforisma 125 della Gaia Scienza, il famoso: L' uomo folle, nei panni di Diogene con una lanterna, se ne va in giro dicendo che cerca appunto Dio e non l' uomo. E, giunto al cospetto degli atei, chiede loro se hanno interiorizzato la portata del loro misfatto, e cioè quella dell' uccisione di Dio. Per altro lui parla di ' noi ' includendosi tra coloro che lo hanno ucciso. Ma gli atei lo guardano sbigottiti ed allora si allontana dicendo che è ancora troppo presto.

A mio avviso, Nietzsche tende ad evidenziare che gli atei ancora non si rendono conto di ciò che comporterebbe il loro misfatto. Anche perché, pur rifiutando la religione, hanno abbracciato altre fedi, tra cui quella della scienza o della tecnica. La ' Morte di Dio', senza essersi liberati del bisogno metafisico, è inutile. Infatti afferma che è ancora troppo presto per trovare negli atei quel cambiamento radicale del loro porsi che ci si dovrebbe attendere in seguito a tale eccezionale evento.

Per Nietzsche Dio è il nulla che l' uomo ha creato per potervi credere. Perciò proprio non riesco a comprendere come possa qualcuno ritenere che lo abbia resuscitato. Il discorso sulla morale avrebbe senso soltanto nel contesto in cui tu lo esprimi. Evito di affrontare comunque l' argomento per ovvi motivi di spazio.

Per quanto riguarda l' argomento saggezza, premetto che per coloro che non potrebbero mai capire il suo pensiero, o perché non pensano o perché non vogliono pensare o proprio perché non potrebbero mai arrivarci per i motivi più svariati, nei primi capitoli di Ecce Homo Nietzsche manifesta l' importanza delle tre o quattro cose indispensabili per vivere meglio. E l' unico modo in cui anche il genio non perda il treno per la sua genialità. E queste sono: la scelta del clima, dell' alimentazione, del riposo e del saper leggere e pensare.

Oggi come oggi possono sembrare cose abbastanza ovvie, ma non dimentichiamo che all' epoca la vita era infarcita da tu devi morali che spostavano l' importanza della vita in altre direzioni. Senza poi sorvolare su digiuni o astinenza dal mangiare carne. Il superamento della morale, che affronta in tutte le sue opere, diviene pertanto indispensabile per poter comunque vivere meglio.

Per il momento mi fermo qui, ma se vuoi che approfondisca altri argomenti non hai che da chiedere.

Grazie per la cortese attenzione.

Garbino Vento di Tempesta.
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Vecchio 10-10-2015, 22.07.36   #40
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Ci provo io:
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
A)Noto che viene spesso fatto un parallelo fra il dire di si alla vita di Nietzsche e l'accettazione del destino degli stoici. Lo stoico è tale in quanto separa la volontà di Dio inteso come natura-logos universale dalla volontà dell'uomo. L'uomo trova dinnanzi a sé due sfere: le cose che non sono in suo potere e le cose che sono in suo potere. Le cose in suo potere coincidono essenzialmente con la libertà di poter accogliere nel proprio animo esclusivamente quelle impressioni o rappresentazioni che egli giudica conformi a guidarlo verso la virtù e che gli garantiscono l'imperturbabilità dell'animo dalle cose esterne. Queste cose in suo potere sono l'opinione, l'appetizione, l'avversione, il movimento dell'animo. Le cose che non sono in suo potere sono il denaro, il corpo, la reputazione, il potere. Queste cose che non sono in suo potere vengono anche definite indifferenti, e fra queste si colloca appunto anche la vita. Quindi uno stoico non potrebbe mai dire di si alla vita in quanto non è nel novero delle cose in suo potere, eccezione fatta per l'uscire dalla vita quando il permanervi sarebbe una lesione alla propria dignità. E nemmeno credo che Nietzsche avrebbe inteso di accettare il proprio destino, poiché ciò implicherebbe l'accettazione di un logos divino contrario all'autodeterminazione superomistica.
Quindi chiedo a voi in che senso Nietzsche sarebbe stoico.
Nietzsche abbraccia si un destino tragico,non a caso parla di eterno ritorno e di amor fati,quindi potremmo dire che è molto vicino alle posizioni stoiche. La differenza è che il destino a cui va incontro è umano,non vi è alcuno scopo superiore a cui attendere,solo sé stessi. Egli accetta il fato fino in fondo,senza separare il bene dal male,fino a non vederlo più. È un'evoluzione spontanea dallo stoicismo quando ci si rende conto che il logós è estraneo alla nostra natura di uomini.
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
B) Riguardo all'argomento Dio mi pare che Nietzsche sia fortemente ambiguo. Se, come mi pare di capire, Nietzsche avrebbe constatato la morte di Dio per farlo risorgere dalle sue ceneri, un po' come il bestemmiatore che proprio perché bestemmia si dimostra più vicino a Dio, non quadra tutto ciò con le conclusioni cui è giunto riguardo alla morale. Perché per lui la morale è un'invenzione di comodo dell'uomo, un atto di codardia forse. Ma questo mal si accorda con l'esistenza di un Dio che è la sublimazione estrema della morale
Infatti parliamo di una morale nichilista,di Dio è rimasto solo il cadavere,eppure nessuno sembra o vuole accorgersene. Della virtù è rimasta solo una convenzione sociale,interiormente non la sente vera più nessuno poiché l'armonia con il cosmo è totalmente scomparsa dopo la morte del divino. Insomma trattasi per Nietzsche di un retaggio antico(infantile) che più non ci appartiene ormai.
Citazione:
Originalmente inviato da CVC
C) Gli stoici distinguevano esplicitamente la filosofia dal discorso sulla filosofia. Il discorso sulla filosofia riguarda i filosofi teoretici o, come li chiamava Kant, gli artisti della ragione. La filosofia propriamente detta in questo caso è invece l'amore e ricerca della saggezza.
Mi chiedevo quale tipo di saggezza proponesse Nietzsche.
Lui parla di saggezza selvaggia,probabilmente per intendere un saggezza che sia spirito e corpo,riconciliante con il cosmo e il suo ciclo infinito. Anche in questo caso vedo affinità con la virtù stoica;da quelle da te proposte,unicamente la seconda credo,anche se sei stato un po' vagon
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