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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-10-2015, 23.05.56   #51
paul11
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Messaggi: 899
Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Sintetizzerei così alcuni punti fondamentali di Nietzsche, pregando il forum intero di correggermi:l'invito è rivolto a tutti, ovviamente se vi fa piacere.
1) Nietzsche non sopporta la morale che ha ucciso il guerriero e santificato il sacerdote, poichè ha negato il corpo esaltando la trascendenza, ha negato la natura. C'è una netta contrapposizione fra vita e morale.
2) Nietzsche non sopporta tutto il pensiero che ha tolto vitalità al presente, all'immanente, spostandolo nel futuro o nella trascendenza, in quanto il presente verrebbe vissuto come sacrificio per un domani, mentre Nietzsche professa l'ora e adesso.
3) La morale sarebbe nata dagli sconfitti, dai deboli proprio per vincere il "guerriero". Nasce dal risentimento dei deboli per non essere grandi e potenti, allora si esalta l'essere umili e deboli.

Ne consegue che l'uomo è preda di frustrazioni, sensi di colpa che sono interni all'etica sociale e alla morale individuale che ne mortificano il desiderio vitale del sensibile, dell terreno, avendolo spostato nelle idee,nella trascendenza, nel domani o nei ricordi del passato. L'uomo deve vivere il presente, dimentico del passato e senza fini futuri.

4) E'vero che Nietzsche accetta l'analisi di Schopenauer, ma ne capovolge completamente il concetto di volontà .
Schopenauer dice di togliere ogni volontà, per arrivare ad una sorta di nirvana.Nietzsche invece accetta ed esalta la volontà in quanto corrispondente alla realtà e alla natura. Nietzsche dice"ego fatum", io sono il fato, il mio destino. Quindi attacca tutto ciò che è pensiero che è rinuncia che è sacrifico.La morale è un narcotico che non fa risplendere nella sua magnificienza e possenza l'uomo.
5) La volontà di potenza nasce dalla contrapposizione a quella verità che sarebbe nata dalla genesi della morale che avrebbe contaminato la cultura
6)Secondo Nietzsche tutti i pensieri trascendentali sono destinati ad essere smascherati e chi li vede cadere si trova di fronte al nulla, al disorientamento, all'assenza di valori di riferimento.Ma cadono proprio perchè i valori sono falsi. Profetizza che durerà due secoli questo sbandamento
7) Nietzsche definisce nichilismo la tendenza della cultura occidentale a costruire pensieri trascendentali
8) Il superuomo vive allora il presente, non indebolisce la propria vitalità nel passato o nel futuro
9) L'eterno ritorno all'identico è strettamente collegato al superuomo.
E' il presente, perchè conta solo il presente.Il tempo è una clessidra che alternativamente il sù e giù fa scorrere i granelli del tempo e dove il presente coincide con l'eternità

"L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo. Un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto".

paul11 is offline  
Vecchio 15-10-2015, 09.09.38   #52
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

@attano
Il tuo intervento a mi trova d'accordo, infatti credo anch'io non ci sia un parallelo fra Nietzsche e lo stoicismo. Ho* sollevato la questione perché se da un lato Nietzsche massacra gli stoici con la tua citazione, dall'altro tira in ballo il tema del destino. È Nietzsche stesso che si è voluto assimilare agli stoici proclamando il suo 'dire di sì'. La differenza è secondo me che l'accettazione del destino degli stoici è rivolta al presente. Accettare il destino significa acquietare l'animo di fronte ad ogni evenienza, anche la fine o la morte dell'anima. Il 'dire di sì' nicciano invece ha bisogno sempre del futuro, perché la volontà di potenza posticipa sempre la propria realizzazione ed ha senso solo nella prospettiva di una continuazione della vita. Secondo me Nietzsche non sceglie di 'dire di si ', ma ne ha disperato bisogno, è schiavo della sua necessità di vivere per amplificare il proprio ego. La crescita del proprio ego è ciò che lo tiene in vita e che contestualmente lo obbliga a vivere e a perpetuarsi in un eterno ritorno che per lo stoico è accessorio, per lui necessario.*

@green&greypocket
La nostra visione del mondo è il software che ci fa funzionare, ne abbiamo bisogno e in questo senso la filosofia antica è psicoterapia. Non esistono uomini sani e uomini malati, la condizione normale dell'uomo è quella del malato, perchè c'è la nostra parte istintuale che tende sempre a mettere in scacco i nostri progetti razionali. Ovviamente non si può negare la nostra parte istintuale, però deve essere in qualche modo pacificata con quella cosciente-razionale. La nostra visione del mondo ha la capacità di mutare significativamente le nostre relazioni conscio-inconscio. Nietzsche critica la filosofia che fornisce una visione del mondo, io dico che questo è invece l'unico scopo della filosofia e mi domando di conseguenza in che senso Nietzsche sarebbe un filosofo. E' chiaro che non può esistere una visione del mondo universale perchè a differenza dei computer gli uomini hanno una propria coscienza, quindi è necessario che ci siano varie forme di filosofie e di psicoterapie. Ciò che è universale è il bisogno dell'uomo di una visione del mondo su cui orientarsi.

@paul11
Il nichilismo è la caduta dei valori umani: Dio, morale, giustizia ecc. Ma perchè mai tale giudizio nichilista dovrebbe essere apodittico? Io sono d'accordo con chi sostiene che i caratteri fondamentali dell'uomo non mutano nella sostanza. Diventiamo più civili, siamo diventati troppo umani per non inorridire dei successi di Cesare disse Goethe, e non riteniamo più necessario punire i rei con frustrate, pubbliche gogne e condanne a morte. Però abbiamo sempre bisogno di un riferimento di una guida. Ed occhio all'ipocrisia del pensare di esserci liberati dal bisogno di una filosofia, di una guida. E' effimera l'illusione di questa civiltà di massa che apparentemente rifiuta ogni giogo e poi si mette in fila per farsi sodomizzare da quei quattro slogano ripetuti perentoriamente e sistematicamente che la guidano. Basta fare una analisi dei giornali e telegiornali per capire che tutto è basato sulla ripetitività, sulla creazione di una routine che renda ogni comportamento omogeneo e prevedibile. Se non decidiamo noi che direzione prendere veniamo comunque guidati dalla corrente. A ciò dovrebbe servire la filosofia. Quelli come Nietzsche che ipocritamente condannano il nichilismo sono quelli che invece lo nutrono per poterlo usare come scudo morale e sentirsi autorizzati a vomitare su tutto e tutti. Certo il mondo non è rose e fiori, ma a chi non è mai capitato di ricevere un aiuto disinteressato, un sorriso incoraggiante proprio nel momento del bisogno? Ma è meglio non riconoscerlo mai così si può sparare su tutto e tutti, anche su quelli che i valori ancora ce li hanno in barba al nichilismo.

@memento
Se parti dal presupposto che la ragione è un istinto, su questo non posso seguirti
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Vecchio 15-10-2015, 09.16.52   #53
CVC
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
9) L'eterno ritorno all'identico è strettamente collegato al superuomo.
E' il presente, perchè conta solo il presente.Il tempo è una clessidra che alternativamente il sù e giù fa scorrere i granelli del tempo e dove il presente coincide con l'eternità

"L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo. Un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto".

Io qua vedo una contraddizione, nel pensiero di Nietzsche non in quello che giustamente scrivi, fra 'il presente coincide con l'eternità' e 'essere un ponte'. O si vive il presente o si è una transizione, tertium non datur mi pare. Per Marco Aurelio e gli stoici vivere il presente significa eliminare le ansie provocate dal passato e dal futuro, hic et nunc. Ma se si è tesi verso il futuro del fantomatico superuomo, il presente diventa ansia del domani.
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Vecchio 15-10-2015, 10.24.05   #54
Sariputra
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Sintetizzerei così alcuni punti fondamentali di Nietzsche, pregando il forum intero di correggermi:l'invito è rivolto a tutti, ovviamente se vi fa piacere.
1) Nietzsche non sopporta la morale che ha ucciso il guerriero e santificato il sacerdote, poichè ha negato il corpo esaltando la trascendenza, ha negato la natura. C'è una netta contrapposizione fra vita e morale.
2) Nietzsche non sopporta tutto il pensiero che ha tolto vitalità al presente, all'immanente, spostandolo nel futuro o nella trascendenza, in quanto il presente verrebbe vissuto come sacrificio per un domani, mentre Nietzsche professa l'ora e adesso.
3) La morale sarebbe nata dagli sconfitti, dai deboli proprio per vincere il "guerriero". Nasce dal risentimento dei deboli per non essere grandi e potenti, allora si esalta l'essere umili e deboli.

Ne consegue che l'uomo è preda di frustrazioni, sensi di colpa che sono interni all'etica sociale e alla morale individuale che ne mortificano il desiderio vitale del sensibile, dell terreno, avendolo spostato nelle idee,nella trascendenza, nel domani o nei ricordi del passato. L'uomo deve vivere il presente, dimentico del passato e senza fini futuri.

4) E'vero che Nietzsche accetta l'analisi di Schopenauer, ma ne capovolge completamente il concetto di volontà .
Schopenauer dice di togliere ogni volontà, per arrivare ad una sorta di nirvana.Nietzsche invece accetta ed esalta la volontà in quanto corrispondente alla realtà e alla natura. Nietzsche dice"ego fatum", io sono il fato, il mio destino. Quindi attacca tutto ciò che è pensiero che è rinuncia che è sacrifico.La morale è un narcotico che non fa risplendere nella sua magnificienza e possenza l'uomo.
5) La volontà di potenza nasce dalla contrapposizione a quella verità che sarebbe nata dalla genesi della morale che avrebbe contaminato la cultura
6)Secondo Nietzsche tutti i pensieri trascendentali sono destinati ad essere smascherati e chi li vede cadere si trova di fronte al nulla, al disorientamento, all'assenza di valori di riferimento.Ma cadono proprio perchè i valori sono falsi. Profetizza che durerà due secoli questo sbandamento
7) Nietzsche definisce nichilismo la tendenza della cultura occidentale a costruire pensieri trascendentali
8) Il superuomo vive allora il presente, non indebolisce la propria vitalità nel passato o nel futuro
9) L'eterno ritorno all'identico è strettamente collegato al superuomo.
E' il presente, perchè conta solo il presente.Il tempo è una clessidra che alternativamente il sù e giù fa scorrere i granelli del tempo e dove il presente coincide con l'eternità

"L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo. Un cavo al di sopra di un abisso. Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto".



Ti ringrazio per la sintesi, a mio parere (per quel poco che conosco del pensiero nicciano) veramente ben articolata.
Mi sorge una domanda stupida: Ma il Superuomo non è un'altra forma di morale? La morale del guerriero ? Una morale "spartana"?
A me sembra che Nietzsche veda nella Natura solo quello che desidera vedere e che si raccorda con il suo pensiero.
Nella Vita non esiste solo la Volontà di potenza (o di essere) ma anche la Volontà di Non-essere ( desiderio di non esistere).
Ogni cosa esistente contiene in sè anche il suo contrario. Così la volontà di potenza contiene in sè pure la sua negazione.
I polmoni, per respirare, si dilatano e si contraggono.
Così pure la Vita esce da sè e rientra in sè. L'uscita da sè può essere intesa come volontà di potenza ( o di essere), il rientrare in sè come volontà (potenzialità) di non-essere.
Il suo odio mi sembra soprattutto rivolto verso la morale ebraico-cristiana e lo stato esistenziale dell'uomo (penso in questo caso anche il proprio vissuto personale, visto come limitante la sua volontà di dominio sugli altri). Ma non gli veniva mai il dubbio che quello che lui riteneva vomitevole e rivoltante, per altri era l'esatto contrario?
Che ritenevano Alto e Nobile ciò che lui detestava? Che proprio il rifiuto della supposta volontà di potenza (vista come semplicemente una forma illusoria di egoismo) era Nobile e da "Guerriero"? E non erano essi stessi "nella Vita"?
Vedo sempre , nelle teorie filosofiche astratte, questa tendenza a prendere una sola parte e definirla come l'intero, come il "vero". Dovremmo considerare l'ipotesi che ogni cosa che possiamo pensare contiene in sè il suo contrario. E' un esercizio molto utile per non prenderci troppo sul serio e per non innamorarsi del proprio pensiero.
Non c'è contraddizione nell'affermare l'eterno ritorno e poi un'ipotetica venuta di un essere nuovo (un Superuomo alla Batman o Superman, sarebbe da intendere come il vate ispiratore di Stan Lee e della Marvel... scusa la battuta ) nel futuro?
Le società fondamentalmente guerriere hanno sempre sviluppato una morale e una trascendenza. I Vichinghi avevano Odino, Thor e Loki e molte belle valchirie a farli compagnia...e non amavano i deboli e i malati!
Sembra poi che Nietzsche avesse una conoscenza sommaria di forme di etica e morale non-cristiane. Nel buddhismo , per es. era sostanzialmente l'appartenente alla casta dei guerrieri che abbandonava la casa per darsi alla vita ascetica. E non per raggiungere una trascendenza posta nel futuro ma per vivere la Realizzazione del suo essere vero nel presente. Il Nirvana non è qualcosa di trascendente, ma si potrebbe definire il vero Presente, aldilà delle categorie del pensiero discorsivo e della sete d'esistere.
Nel taoismo l'armonia di corpo e mente era l'espressione del Vero e non era posto alcun concetto di trascendenza.
Certo che se vogliamo ritenere serio solo ciò che ha partorito il pensiero occidentale e quello giudaico-cristiano, avremo poi un Nietzsche...

P.S: Ho scritto questa riflessione sulla base della tua bella sintesi e non sul conoscere dettagliatamente il pensiero nicciano.
Quindi penso vada intesa in senso generale e non come vera valutazione critica...sarebbe presuntuoso da parte mia!
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Vecchio 15-10-2015, 15.09.38   #55
memento
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Paul11,ogni punto meriterebbe una precisazione più lunga ma sarò breve:

1)niente da aggiungere.
2)si,si può raggiungere uno scopo nel futuro solo se si vive a pieno il presente.
3)la morale dei vinti non ha battuto il guerriero,è l'uomo che ha cominciato a "rammolirsi" e ad aver sposato questa filosofia di "vita". In questo modo sono aumentati esponenzialmente in numero quelli che Nietzsche definisce gli inutili.
4)sono d'accordo,ma parliamo anche di una volontà diversa: Schopenhauer si riferisce alla volontà di vivere,mentre per Nietzsche è assurdo,perché la vita non può desiderare qualcosa che già possiede.
5)assolutamente no,la volontà di potenza è già presente,ed in qualsiasi forma di vita. Semmai è la morale che ha provato a contrapporsi e sostituirsi alla volontà,non riuscendovi,e qui si arriva al punto 6.
6)ogni valore è destinato a cadere come una mela dall'albero quando è matura,i valori falsi sono quelli che,cadendo,mostrano tutta la loro vacuità,come mele marce.
7)ok.
8)per il passato o il futuro,vivere in un tempo che non sia presente (e quindi assente) è un illusione.
9)si i due concetti si richiamano (anche se l'eterno ritorno rappresenta quello più importante).
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Vecchio 15-10-2015, 15.52.52   #56
green&grey pocket
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

@memento

sì sono d'accordo con un possibile parallelo con il principio di conservazione dell'energia.

Quello che non capisco è come si risolova nella sua visione dell'uomo.

Ripeto punto ostico per me.

@paul

sì quello che scrivi è corretto, anche se manualistico, il vero Nietzsche come sto provando a far capire si trova in altri punti.

La definizione di nichilismo è però sbagliata: non si tratta di ritenere la metafisica come nichilista, è bensì l'effetto che essa comporta che si risolve nel nichilismo, cioè la svalutazione dei valori che si pensa potessero tenere.


@cvc @sariputra

Il punto non è che a Nietzche interessi vomitare sugli altri.
Direi piuttosto il contrario, invece che chiedere continuamente scusa, ogni pensiero politico dovrebbe ripensarsi radicalmente.
Nietzche fornisce diversi spunti, dal concetto di Europa, alla svalutazione di qualsiasi nazionalismo in primis.

Ma non basta, per Nietzche è proprio ogni singolo individuo che si deve ripensare.

In questo senso i discorsi che fate su caste o pensiero farmacologico mal si sposano proprio con il senso che Nietzsche imprime alle sue parole.

Ossia il discorso di Nietzche non è uno dei tanti discorsi che si sovrappone o si affianca ad altri.
In esso è radicale la necessità, questa sì, di fare.


Potremmo sempre pensare che fosse una sua necessità, se non fosse che il suo fare non è legato ad un Pharmakon come quello della filosofia antica, besnì alla impellenza materiale di confrontarsi con gli effetti della svalutazione di qualsiasi morale.

Ma non siete ancora stanchi di vedere un qualsiasi telegiornale, riportare pedissequamente gli stessi errori del sistema globale?

Se non siete stanchi il problema è lì. O meglio lo era per Nietzche, che cercava di scuotere le coscienze.

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Vecchio 15-10-2015, 23.31.08   #57
attano
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Il tuo intervento a mi trova d'accordo, infatti credo anch'io non ci sia un parallelo fra Nietzsche e lo stoicismo. Ho sollevato la questione perché se da un lato Nietzsche massacra gli stoici con la tua citazione, dall'altro tira in ballo il tema del destino. È Nietzsche stesso che si è voluto assimilare agli stoici proclamando il suo 'dire di sì'. La differenza è secondo me che l'accettazione del destino degli stoici è rivolta al presente. Accettare il destino significa acquietare l'animo di fronte ad ogni evenienza, anche la fine o la morte dell'anima. Il 'dire di sì' nicciano invece ha bisogno sempre del futuro, perché la volontà di potenza posticipa sempre la propria realizzazione ed ha senso solo nella prospettiva di una continuazione della vita. Secondo me Nietzsche non sceglie di 'dire di si ', ma ne ha disperato bisogno, è schiavo della sua necessità di vivere per amplificare il proprio ego. La crescita del proprio ego è ciò che lo tiene in vita e che contestualmente lo obbliga a vivere e a perpetuarsi in un eterno ritorno che per lo stoico è accessorio, per lui necessario.
Sì, hai ragione. Se si vuole parlare del 'sì' alla vita il parallelismo con gli stoici ci può stare. E avendo tu un chiaro apprezzamento per lo Stoicismo, non c'è bisogno di spiegare. Faccio ammenda.

Premesso questo, non sono d'accordo sul resto. Cioè, ometto di discutere lo stocismo e prendo per buono quello che ne dici tu. Ma su Nietzsche, come la vedo io, le cose non stanno proprio così.
Riconosco che «Il 'dire di sì' nicciano invece ha bisogno sempre del futuro» troverebbe un buon punto d'appoggio in GS, IV, 276 e anche 306 (a proposito di stoici). Però il 'bisogno sempre del futuro' non è più sostenibile sulla base (anche) di questo :

Citazione:
Chi, come me, si è sforzato a lungo, in una specie di enigmatica bramosia, di pensare sino in fondo il pessimismo e di liberarlo dalla ristrettezza e dall'ingenuità, metà cristiana e metà tedesca, con cui esso si è recentemente presentato a questo secolo, vale a dire nella forma della filosofia schopenhaueriana; chi realmente, con un occhio asiatico e oltreasiatico, ha scrutato una volta ben addentro e a fondo in questo modo di pensare che è quello, tra tutti i modi possibili, più annientante riguardo al mondo - al di là del bene e del male, e non più, come Buddha e Schopenhauer, sotto l'illusorio incantesimo della morale -, costui ha forse, senza propriamente volerlo, aperto proprio con ciò gli
occhi sull'ideale opposto: l'ideale dell'uomo più tracotante, più pieno di vita e più affermatore del mondo, il quale non soltanto ha imparato a rassegnarsi e a sopportare ciò che è stato e che è, ma vuole riavere, per tutta l'eternità, tutto questo "così come esso è stato ed è", gridando insaziabilmente: "da capo" non soltanto a se stesso, ma all'intero dramma e spettacolo, e non soltanto a uno spettacolo, ma fondamentalmente a colui che proprio di questo spettacolo ha bisogno e lo rende necessario: poiché egli ha sempre di nuovo bisogno di se stesso - e si rende necessario - - Come? E non sarebbe questo - "circulus vitiosus
deus"?
Al di là del Bene e del Male, 56

(Il grassetto ce l'ho messo io e puoi notare che parla di 'rassegnazione', 'sopportazione', 'affermazione', ma non di 'accettazione').
Qui, in effetti, come fai tu, c'è una conflazione di amor fati e volontà di potenza.
Io ho incontrato diverse interpretazioni su questo punto. C'è chi argomenta che questo sarebbe il vertice della volonta di potenza più spirituale che 'redime' il passato. Di conseguenza l'eterno ritorno sarebbe una specie di mito di approdo della vdp... Personalmente io sarei dell'idea che questo aforisma contiene quel nucleo, che - pur esitando - si potrebbe definire mistico, per cui Nietzsche rivela che vdp e eterno ritorno sono una stessa realtà – la sola realtà. Ma questo, rispetto alle tue osservazioni, è una divagazione. Comunque serve a dire che, al suo grado più elevato, la volontà di potenza non si focalizza su un tempo specifico, ma sull'eternità – così come Nietzsche la concepiva.
D'altra parte nel capitolo “Morale come contronatura” (6) del Crepuscolo degli idoli si trova questo:
Citazione:
Il singolo è un pezzo di Fatum davanti e di dietro, una legge di più, una necessità di più per tutto quello che accade e che accadrà.
E in questo stesso capitolo penso che troveresti delle risposte a quell' 'assecondamento degli istinti più bassi' che pensi essere una contraddizione in Nietzsche.
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Vecchio 16-10-2015, 14.07.29   #58
memento
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@Sariputra
Finalmente una risposta argomentata senza liquidare il tutto in giudizi categorici,meglio cosi. Innanzitutto volevo precisare che Nietzsche considerasse come sincera anche la volontà di non esistere o di morte,volevo citare a proposito così parlò Zararathustra:
Citazione:
O ceppo di vite! A che m’ esalti? Non t’ho io forse reciso? Io son crudele, e tu sanguini: — perchè attendi la lode dalla mia ebra crudeltà?
«Tutto ciò che divenne perfetto e maturo vuol morire!». Così tu parli. Sia benedetto il coltello del vendemmiatore. Ma tutto ciò ch’è immaturo vuol vivere, ahimè!
Il dolore dice: «Passa oltre! Fuggi, o dolente!». Ma tutto ciò che soffre vuol vivere, per diventar maturo e gaio e bramoso, — bramoso di alcun che più lontano, più alto, più chiaro. «Voglio avere eredi»: così parla tutto ciò che soffre; «non voglio me solo».
Come vedi,Nietzsche fa una distinzione fra chi è maturo e chi è immaturo. Gli essere maturi non possono volere altro che da sé stessi,non hanno più nulla da chiedere alla vita e quindi si donano generosamente alla morte. Contrariamente gli essere immaturi vogliono vivere e avere di più (volontà di potenza) ed è il dolore che li spinge a desiderare. Le due forze,di vita e di morte,sono complementari,come nella Natura. La critica di Nietzsche sta proprio nel fatto di aver escluso la vita,la lotta per la vita dall'esistenza umana,perché la morte senza una vita dietro non ha significato.
Il Nirvana buddhista è si trascendente rispetto alla vita,alle sue sofferenze ed alle sue effimere soddisfazioni. Non vedo nulla di più trascendente che uscire dal ciclo della vita come intende fare il buddhista.

@CVC
Come ho detto prima,la volontà di potenza non è una volontà astratta,quindi non posticipa la sua realizzazione nell'uomo,e soprattutto non si accresce.
Il superuomo si pone in continuazione rispetto all'uomo,non è nulla di calato dal cielo. Cosi come l'adulto rappresenta lo sviluppo del bambino,il superuomo rappresenta lo sviluppo di ciò che più è umano. Il superuomo è la realizzazione dell'uomo,la sua creazione.

@green&grey pocket
Il concetto è ostico anche per me,e ad essere sincero ne sono scettico. Fatto sta che rappresenta il punto focale della filosofia nicciana.

Ultima modifica di memento : 17-10-2015 alle ore 12.08.14.
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Vecchio 16-10-2015, 18.16.55   #59
sgiombo
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Riferimento: Dio è morto. Anche Nietzsche.

Citazione:
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@memento
Se parti dal presupposto che la ragione è un istinto, su questo non posso seguirti

L' obiezione non é rivolta a me.

Tuttavia mi sento di affermare che non é razionalmente dimostrabile che si debba essere razionalisti (o che un atteggiamento razionalistico si preferibile all' irrazionalismo): si comincia ad essere razionalisti dopo che e in conseguenza del fatto che si é deciso di esserlo e non prima di deciderlo e dunque si tratta di una scelta irrazionalistica, non criticamente vagliata, istintiva.

E credo che l' essere consapevoli di questo ineludibile limite del razionalismo significhi essere più conseguentemente razionalisti che ignorarlo.
sgiombo is offline  
Vecchio 16-10-2015, 19.52.19   #60
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Originalmente inviato da attano
Sì, hai ragione. Se si vuole parlare del 'sì' alla vita il parallelismo con gli stoici ci può stare. E avendo tu un chiaro apprezzamento per lo Stoicismo, non c'è bisogno di spiegare. Faccio ammenda.

Premesso questo, non sono d'accordo sul resto. Cioè, ometto di discutere lo stocismo e prendo per buono quello che ne dici tu. Ma su Nietzsche, come la vedo io, le cose non stanno proprio così.
Riconosco che «Il 'dire di sì' nicciano invece ha bisogno sempre del futuro» troverebbe un buon punto d'appoggio in GS, IV, 276 e anche 306 (a proposito di stoici). Però il 'bisogno sempre del futuro' non è più sostenibile sulla base (anche) di questo :



(Il grassetto ce l'ho messo io e puoi notare che parla di 'rassegnazione', 'sopportazione', 'affermazione', ma non di 'accettazione').
Qui, in effetti, come fai tu, c'è una conflazione di amor fati e volontà di potenza.
Io ho incontrato diverse interpretazioni su questo punto. C'è chi argomenta che questo sarebbe il vertice della volonta di potenza più spirituale che 'redime' il passato. Di conseguenza l'eterno ritorno sarebbe una specie di mito di approdo della vdp... Personalmente io sarei dell'idea che questo aforisma contiene quel nucleo, che - pur esitando - si potrebbe definire mistico, per cui Nietzsche rivela che vdp e eterno ritorno sono una stessa realtà – la sola realtà. Ma questo, rispetto alle tue osservazioni, è una divagazione. Comunque serve a dire che, al suo grado più elevato, la volontà di potenza non si focalizza su un tempo specifico, ma sull'eternità – così come Nietzsche la concepiva.
D'altra parte nel capitolo “Morale come contronatura” (6) del Crepuscolo degli idoli si trova questo:

E in questo stesso capitolo penso che troveresti delle risposte a quell' 'assecondamento degli istinti più bassi' che pensi essere una contraddizione in Nietzsche.
@attano
Il fato è la concatenazione degli eventi, se lo frammenti non è più fato, è qualcos'altro. Un evento che in sè può essere negativo, nella prospettiva della concatenazione degli eventi può diventare positivo e viceversa. Esempio banale: perdo un lavoro (episodio negativo), dopo un anno (concatenazione degli eventi-fato) ne trovo uno molto migliore (fato positivo). Spostandosi più avanti nel tempo può capitare che quel lavoro sia causa di un incidente e di conseguenza il fato va valutato negativamente. Perciò il fato va giustamente guardato alla luce dell'eternità, dove i singoli eventi mutano in continuazione dissolvendosi e dove il fato stesso rappresenta la necessità, le cose vanno in un certo modo e non possono altrimenti perchè determinate da una natura universale che sfugge alla nostra volontà e che col continuo gioco di creazione e distruzione mantiene vivo il cosmo. Ciò che può fare invece l'uomo è perfezionare la sua anima, rendendola imperturbabile e serena, così che possa rimpadronirsi della sua natura tornando a ciò da cui proviene essendo essa una parte, un'emanazione della volontà divina del cosmo. Questo pensavano gli stoici a giustificazione della loro morale, e ognuno può pensarne ciò che vuole. Ma al di là del pensiero stoico credo che un frammento di fato sia una cosa costitutivamente diversa dal concetto di fato che si riferisce alla totalità degli eventi, e che l'espressione 'pezzo di fato non abbia molto senso. Il tutto è più che la somma delle parti. Vivere al presente significa staccarsi dalle contingenze del momento e connettersi con la natura eterna universale. Significa uscire dal molteplice ed entrare nell'universale, Nietzsche invece rimane nel molteplice, e così deve fare per non contraddire la non necessarietà della morale. Poiché in una prospettiva universale ci deve essere qualcosa che ci accomuna e quindi una stessa concezione di ciò che è bene, dunque una morale
CVC is offline  

 



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