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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 16-01-2008, 01.04.37   #91
AntOne
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Sì e donna al volante pericolo costante...
Ci si sente aggrediti dall'estremismo femminista, capisco, secondo cui le donne sarebbero state superiori. Per una volta, però una presunta superiorità di segno positivo e non aggressivo. Ho già detto come la pensavo prima e non lo ribadirò. I morti sul lavoro: non è il massimo del gusto sbattere in faccia alla "parte avversa" (ma chi, le donne? dobbiamo sempre farne una lotta tra fazioni?) li mortacci nostri, a mio modesto avviso. Vediamo, i lavori dove si rischia di più la vita sono fatti da uomini, in gran parte, è vero. Per quanto anche qui le donne siano in aumento, la disparità nel lavoro manuale ipotizzo sia dovuta a una delle poche effettive differenze che ci sono tra uomini e donne, quelle della struttura fisica. Ah, le donne infide che vogliono la parità ma sfruttano le loro differenze per avere posti di lusso , ma poi chissà perchè ci sono molte tipe di robusta costituzione che vanno a lavorare nei cantieri? (mi dirai fuori i dati). Sicuramente molte sono più portate di me (senza offesa sottesa affatto eh ) che non sono robusto e non faccio testo. So che gli estremismi son sempre brutti, perchè non lo chiamarono movimento per la parità e non femminismo? Ci vogliono fare fuori!! Reagire tirando fuori fredde statistiche però, credo sia un pò fuorviante, dietro percentuali ottenute con diversi criteri ci sono sempre persone con una loro storia. Non si può opporre a un egualitarismo forzato tutta una serie di presunte differenze da rivista scentifica alla focus. Concesso che qualche differenza ci sia tra i sessi a livello mentale, perchè usarle per asserire che una delle parti in causa fa meglio di un'altra? iul, non prentertela se ridico ancora una volta che mi puzza di tendenzioso. Sembra come il concetto di diverso in linguaggio matematico di programmazione, che nel Pascal si scrive "<>" ovvero maggiore o minore. E non diciamo che cultura ed educazione non c'entrano.
Pensare che ripeto poi che a volte per trovare differenze abissali quanto a carattere e capacità e disposizione tra diversi individui non è necessario passare da un sesso all'altro. Hai visto, iulbrinner, poi? Tu non hai scritto che le donne sono meno interessate alla politica, è vero. Chlobby si sbagliava, ma qualcun altro l'ha fatto per te. Ciao
P.S. si fa per discutere. come ho già detto, sì ad una parità vera!
AntOne is offline  
Vecchio 16-01-2008, 02.23.08   #92
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da AntOne
ma poi chissà perchè ci sono molte tipe di robusta costituzione che vanno a lavorare nei cantieri? (mi dirai fuori i dati). Sicuramente molte sono più portate di me (senza offesa sottesa affatto eh ) che non sono robusto e non faccio testo.
Dunque, io ho un fratello che lavora proprio nel campo dell'edilizia, perciò ti posso dire che, di norma, delle "femmine muratrici" non vi è traccia alcuna. Di solito a tribolare nei cantieri vanno uomini italiani, albanesi, romeni, etc.

Oltretutto, per quanto robusta possa essere, una donna resta sempre una donna.
Basti dire che anche a parità di peso e di esercizio, un uomo sviluppa una forza muscolare mediamente superiore del 30%, rispetto a una donna.
Che poi tu sia mingherlino è un altro discorso.
(Io, comunque, non lo sono: 1.81 x 89 kg.)
misterxy is offline  
Vecchio 16-01-2008, 03.21.54   #93
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Nel 2001 una riunione dei rettori di nove università americane d'élite chiese "cambiamenti significativi", come destinare sovvenzioni e borse al personale docente femminile, riservare ad esso i parcheggi migliori nel campus e garantire che la percentuale di donne nel corpo docente corrisponda a quella delle studentesse.
Ma in queste storie di messaggi negativi, barriere invisibili e pregiudizi sessuali c'è qualcosa di strano. Il metodo scientifico consiste nell'avanzare ogni ipotesi che possa rendere conto di un fenomeno ed escluderle una dopo l'altra conservando soltanto quella giusta. Gli scienziati apprezzano chi è capace di elaborare spiegazioni alternative e da chi sostiene un' ipotesi ci si aspetta che confuti le altre, anche le più improbabili. Eppure, nei dibattiti in ambito scientifico è raro persino che si menzioni un'alternativa alla teoria delle barriere e dei pregiudizi. Una delle eccezioni è una scheda che accompagnava nel 2000 un servizio di "Science", in cui veniva citata una relazione presentata alla National Academy of Engineering da Patti Hausman, studiosa di scienze sociali:

La domanda sul perché le carriere nel campo dell'ingegneria non vengano scelte da un maggior numero di donne ha una risposta piuttosto ovvia: perché a loro non piacciono. Ovunque si guardi, si troveranno molte meno donne che uomini affascinate da ohm, carburatori e quark. Rifare i programmi di studi non mi renderà più interessata a imparare come funziona la mia lavapiatti.

Una eminente ingegnere, seduta fra il pubblico, denunciò immediatamente quest'analisi come "pseudoscientifica". Ma Linda Gottfredson, esperta di letteratura sulle preferenze vocazionali, fece notare che Hausman aveva i dati dalla sua parte:"In media, le donne sono più interessate a trattare con le persone e gli uomini con le cose".
I test vocazionali indicano anche che i ragazzi sono più interessati a occupazioni "realistiche", "teoriche" e "investigative"; le ragazze a occupazioni "artistiche" e "sociali".
Quelle di Hausman e Gottfredson, però, sono voci isolate. Il gap fra i sessi è quasi sempre analizzato nel modo seguente: ogni squilibrio fra uomini e donne in materia di occupazioni e retribuzioni è prova diretta di pregiudizi sessuali, se non nella forma di aperte discriminazioni, in quella di messaggi scoraggianti e barriere invisibili. La possibilità che fra uomini e donne vi possano essere differenze che influiscono sui lavori che svolgono e su quanto guadagnano non può essere menzionata in pubblico, perché danneggerebbe la causa della parità sul lavoro e gli interessi delle donne.
E' questa convinzione che ha fatto sostenere a Friedan e Clinton, per esempio, che non avremo raggiunto la parità fra i sessi finché donne e uomini non saranno ugualmente rappresentati e pagati in "tutte le attività professionali" (quindi anche in miniera...).
Nel 1998 Gloria Steinem e Bella Abzug, membro del Congresso, in un' intervista televisiva definirono l'idea stessa di differenze fra i sessi una "scemenza", una "sciocchezza antiamericana" e quando ad Abzug fu chiesto se parità fra i sessi significasse numeri uguali in ogni campo (quindi anche in fonderia e nei cantieri...), la sua risposta fu:"Cinquanta e cinquanta, assolutamente".

Quest'analisi del gap fra i sessi è diventata anche la posizione ufficiale delle università. Che i rettori degli atenei d'élite degli Stati Uniti siano pronti ad accusare i colleghi di odiosi pregiudizi senza nemmeno prendere in considerazione spiegazioni alternative (per accettarle o rifiutarle, non importa), dimostra quanto il tabù sia profondamente radicato.
Il problema di quest'analisi è che l'ineguaglianza negli esiti non può essere portata come prova di un'ineguaglianza di opportunità, a meno che i gruppi comparati non siano identici in ogni tratto psicologico, cosa che potrebbe avvenire solo se fossimo tabulae rasae (non lo siamo...).
Ma accennare alla possibilità che il gap fra i sessi sia dovuto, almeno in parte, a differenze fra i sessi rischia di far scoppiare la guerra, specie se a dirlo è un uomo bianco occidentale (il discorso cambia un po' se lo fa un musulmano; sapete, la paura dell'islam...).
Chi osa farlo deve aspettarsi di venir accusato di "volere tenere le donne al loro posto" o di "giustificare lo status quo". Il che non è meno insensato che accusare uno scienziato che studi i motivi per cui le donne vivono mediamente più a lungo (salvo in Paesi come l'Afghanistan, il Nepal e pochissimi altri) di "volere che i vecchi di sesso maschile muoiano". Lungi dall'essere una manovra architettata dagli uomini per difendere i loro interessi, le analisi che mettono in luce le pecche della teoria della barriera invisibile vengono in larga misura da donne, come Hausman, Gottfredson, Judith Kleinfeld, Karen Lehrman, Cathy Young e Camille Benbow, le economiste Jennifer Roback, Felice Schwartz, Diana Furchtgott-Roth e Christine Stolba, la studiosa di diritto Jennifer Braceras e, con maggiori riserve, l'economista Claudia Goldin e la studiosa di diritto Susan Estrich.
misterxy is offline  
Vecchio 16-01-2008, 03.24.34   #94
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Anche l'esperienza dei kibbutz israeliani, animati da uno spirito egualitario e dall'obiettivo di "emancipare" le femmine dagli "svantaggi" della maternità, hanno dimostrato in maniera incontestabile la diversità esistente fra i due sessi.
Nei kibbutz l'accesso alle professioni era aperto a tutti indiscriminatamente, le femmine erano educate a non porre eccessiva cura nell'aspetto esteriore e invece di crescere in nuclei familiari tradizionali i bambini erano allevati in speciali comunità per l'infanzia.
In modo affine ai Kinderladen tedeschi, anche nei kibbutz l'educazione era strettamente unisex e mirava a estirpare gli stereotipi maschio-femmina.
Tra il 1956 e il 1958 l'antropologo americano Melford E.Spiro dedicò un'ampia ricerca alle conseguenze dell'educazione innovativa applicata ai kibbutz israeliani.
E fu il primo a sorprendersi scoprendo che i piccoli istraeliani sviluppavano le classiche preferenze per giochi maschili e femminili.
A dispetto di tutti gli sforzi degli educatori, particolarmente spiccata era la preferenza delle bambine per giochi mamma-bebè.
L'antropologo andò oltre: tornò a controllare i soggetti del suo studio dopo un intervallo di vent'anni.
Le bambine dei kibbutz, ora adulte, erano diventate donne "emancipate", tenaci nel perseguire gli stessi obiettivi professionali dei colleghi uomini?
Avevano sviluppato gli stessi interessi professionali dei maschi della loro generazione?
Al contrario.
Spiro constatò una specie di controtendenza: la maggior parte delle femmine cresciute nei kibbutz era tornata coscientemente ai ruoli tradizionali, con l'annessa divisione dei compiti.
Invece di continuare la lotta per "l'emancipazione" impegnandosi nell'eliminazione di pregiudizi e ingiustizie, queste femmine cresciute all'insegna dell'ideale della parità dei sessi ora chiedevano di dedicarsi ai figli e al focolare domestico, contrapponendo a quell'ideale unisex una scelta di vita ispirata ai ruoli tradizionali.
Spiro, fino ad allora fautore della tesi sociogenetica dei ruoli sociali, concluse "ipotizzando" l'esistenza di "fattori preculturali determinanti": fattori biologici, dunque, che determinano in modo decisivo le costanti comportamentali di maschi e femmine.
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Vecchio 16-01-2008, 03.28.02   #95
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Di più. In bambini e bambine vi è il germe innato della differenza sessuale.
Ma l'idea che sia la disposizione genetica che spinge a selezionare gli stimoli dell'ambiente secondo il ruolo sessuale, contraddice la tesi molto popolare e in voga non solo fra le femministe, ma anche presso molti e stimati ambienti scientifici, secondo la quale la differenza sessuale è frutto esclusivamente dell'ambiente culturale, il prodotto di una secolare educazione agli stereotipi.
I dubbi intorno a questa concezione sociogenetica hanno cominciato ad addensarsi in seguito all'esperienza di asili alternativi sorti dopo il '68.
All'epoca, molte giovani coppie di genitori decisero di rompere con i ruoli sessuali tradizionali impartendo ai figli un'educazione non repressiva e sessualmente neutra.
L'idea era che le differenze tra maschi e femmine sarebbero andate così via via scomparendo, anzi non sarebbero sorte affatto.
In Germania, tra le varie iniziative, vi fu l'organizzazione di asili autogestiti da cooperative di genitori, che furono battezzati "Tante-Emma-Laden", le botteghe della zia Emma.
In questi Kinderladen o botteghe dell'infanzia, si cercò di praticare una cultura della non-violenza e di favorire l'affermarsi di comportamenti solidali e reciproci.
I promotori dei Kinderladen intendevano soprattutto mettere in discussione i tradizionali ruoli sociali, per cui, per esempio, le bambole erano tabù per le femmine.
Gli psicologi Horst Nickel e Ulrich Schmidt Denter, all'epoca ricercatori presso l'Università di Dusselfort, ed essi stessi simpatizzanti di un'educazione antiautoritaria, si prefissero di documentare il progetto dei Kinderladen dal punto di vista scientifico.
Misero quindi a confronto lo sviluppo di circa 400 bambini in età compresa fra i tre e i cinque anni provenienti in parte da scuole tradizionali e in parte da quelle alternative.
In un primo momento, i rilevamenti sembrarono confermare le aspettative: le attività di gioco nei Kinderladen palesavano una minore tendenza alla conflittualità.
Ma la ragione era che, in caso di contrasto, le bambine cedevano subito, senza colpo ferire.
Si scoprì così che le differenze comportamentali erano ancora più pronunciate nei bambini cresciuti nelle antiautoritarie "botteghe di zia Emma", i quali si avvicinavano agli stereotipi sessuali più dei bambini educati tradizionalmente.
I maschi erano più aggressivi e inclini all'uso della forza e le femmine più paurose e portate a cedere ai maschi in situazioni di esasperata competizione.
Le femmine imparavano a difendersi solo verso i cinque anni.
La conclusione fu scoraggiante: gli stereotipi che gli studiosi si aspettavano di trovare negli asili tradizionali erano ancora più ingombranti nei Kinderladen alternativi.
Successive ricerche hanno avvalorato i dubbi sulla tesi sociogenetica della differenza sessuale.
L'educazione agli stereotipi maschio-femmina durante i primi anni di vita non è mai tanto sistematica da spiegare l'insorgere di comportamenti specifici solo attraverso la socializzazione.
Questo vale in maggior misura per le categorie "autoaffermazione e aggressività", dove le differenze di comportamento vanno ben al di là di quanto possa incidere l'esempio trasmesso quotidianamente dai genitori.
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Vecchio 16-01-2008, 12.08.47   #96
kore
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Caro Oberon,
io non stavo facendo del sarcasmo. Ho una mia teoria, ma ovviamente è parziale perché non mi sento un gran genio.
Premetto che sto imparando moltissimo da questa discussione, e che mi piacerebbe affrontarla anche fuori di qui se non fossi circondata da uomini che non ne sentono la necessità e che non vogliono parlare di femminismo, perché gli si rizzano i capelli in testa dimenticando le molte anime del femminismo. Non vogliono parlare nemmeno di "questione maschile" perché pensano che non ci sia nessuna questione maschile da portare avanti.
Diciamocelo francamente, c'è un disinteresse generale.
Volevo solo dire che, tralasciando le forme violente e la morale del ressentement che caratterizza alcuni movimenti femministi, le donne si sono poste il problema di ciò che le differenzia dal maschile, a partire dal proprio corpo, e le hanno sviluppate domandandosi se ci fossero dei fattori di condizionamento biologico e culturale che agiscono sull'identità di genere.
Da questa discussione sul maschilismo è emerso non solo un uso improprio del termine, che è a connotazione negativa, ma, mi pareva, si è lamentata anche la mancanza di un termine di valenza positiva per descrivere il maschile.
Quello che volevo chiedere in sintesi è questo, perché si è creato questo vuoto culturale denunciato dall'articolo che vi ho postato?
kore is offline  
Vecchio 16-01-2008, 12.22.28   #97
kore
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Sì, ci sono delle differenze.
Anche se, ovviamente, questa è pur sempre una generalizzazione.
Io da piccola giocavo con i robot e se all'asilo qualcuno osava rubarmi il giocattolo, non cedevo assolutamente.
Con le mie bambole giocava mio fratello, ma per smontare l'altoparlante da cui uscivano vagiti e paroline.
Ma va bene così, la scienza studia il generale, che appare più significativo del particolare.
E' giusto che qualcuno se ne occupi e che la cosa venga studiata e approfondita. In un mondo ideale aiuterebbe la comprensione e il rispetto reciproco tra i sessi.
L'importante, come sempre, è non strumentalizzare queste analisi a favore o contro...
kore is offline  
Vecchio 16-01-2008, 16.09.57   #98
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Quello che volevo chiedere in sintesi è questo, perché si è creato questo vuoto culturale denunciato dall'articolo che vi ho postato?

Vorrei ripartire, seppur brevemente, da questo interrogativo per tirare le somme di alcuni elementi sinora emersi, immaginando che l'articolo cui fai riferimento sia quello che appare sul sito maschileplurale.
La risposta credo sia assai complessa, investendo considerazioni di vario ordine e grado, ma ritengo orbiti intorno ad un concetto che ha aleggiato, in modi diversi, nel corso dell'intera discussione e che ritengo, ora, sia opportuno esplicitare: si tratta del concetto di "potere".
Per adesso mi limito ad osservare che il potere non è un concetto assoluto ma relativo (ovviamente) in quanto si ha il potere di fare cose diverse (o, anche, il potere di non doverle fare): posso camminare, posso viaggiare, posso starmene in ozio, posso acquistare una cosa o l'altra, posso andare al cinema etc.
Per ciascuno di questi "posso" si definisce, nella vita quotidiana, una possibilità d'azione (o di inazione) che determina un potere.
Anche la sessualità costituisce, sotto certi aspetti, un "potere", anzi, nella vita individuale, è spesso il potere più ambito.
Le battaglie per il potere - questa la mia interpretazione sintetica - si realizzano anche attraverso la riduzione all'impotenza dell'avversario e per mezzo di un "vuoto culturale" (quale tu lo definisci) realizzato con le forme della propaganda.
Il concetto "maschilismo" o, meglio, il suo utilizzo strumentale e propagandistico - questa l'ipotesi in esame - è l'arma utilizzata nel corso di questa battaglia per fare "terra bruciata" intorno al presunto avversario.
Per il momento lancio questo spunto per chi fosse interessato a questo sviluppo dell'argomento.
iulbrinner is offline  
Vecchio 17-01-2008, 01.19.35   #99
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da elair85
Il cervello: hai conosciuto tutti gli uomini e tutte le donne per poter affermare una cosa del genere? NO, quindi il giorno in cui avrai conosciuto tutti gli uomini e tutte le donne di tutti i tempi allora potrai affermare una cosa del genere... LA PSICOLOGIA, I fantastici libricini di psicologia che TEORIZZANO su cose che non si possono provare (ripeto a meno che per le loro statistiche non analizzino tutti gli uomini e tutte le donne del mondo).. quindi prendere per verità assoluta e universale ciò che si vocifera tra un libro e l' altro... mi sembra alquanto superficiale.

RICH HARRIS, J.,
Non è colpa dei genitori,
Mondadori, 1999.

BLAFFER HRDY S.,
Mother Nature. A History
of Mother, Infants and
Natural Selection,
Pantheon Books, New York, 1999.

GEARY D. C., Male,
Female: the Evolution of Human
Sex Differences, American
Psycological Association, 1998.

FAUSTO-STERLING A.,
Sexing the body. Gender
Politics and the Construction of
Sexuality, Basic Books, 2000.

HINES M., Brain Gender,
Oxford University Press, 2003.

BUSS D. M., The Evolution of
Desire: The strategies of human mating,
Non Basic Stock Line, 2003.

BLUM D., Sex in the Brain.
The Biological Differences between
Men and Women, Viking Press, 1997.

DOMURAT DREGER A.,
Hermaphrodites and the Medical Invention
of Sex, Harvard University Press, 1998.

LEHRKE R., Sex Linkage of Intelligence.
The X-Factor, Praeger, Westport, Connecticut, 1997.


J.-P. Changeux, L'uomo neuronale, Feltrinelli, 1990.
Mente e cervello, numero speciale di "Le Scienze", n. 291, novembre 1992.
Joseph E. LeDoux, Emozioni, memoria e cervello, in "Le Scienze", n. 312, agosto 1994.
Marcus E. Raichle, La visualizzazione dell'attività cerebrale, in "Le Scienze" n. 310, giugno 1994.
Michael Cazzaniga, Funzioni divise per gli emisferi cerebrali, in "Le Scienze", n. 361, settembre 1998.
Robert J. Sternberg, Teorie dell'intelligenza, Bompiani, 1987.
Horward Gardner, Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza, Feltrinelli, 1991.
Horward Gardner, Intelligenze creative, Feltrinelli, 1994.
Floyd E. Bloom, Arlyne Lazerson, Il cervello, la mente e il comportamento, Ciba Edizioni, 1990.
Daniel C. Dennet, La mente e le menti, Sansoni, 1997.
misterxy is offline  
Vecchio 17-01-2008, 02.19.18   #100
misterxy
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Riferimento: Il maschilismo secondo Neve

Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Il mondo, fino ad oggi, è girato seguendo la logica maschile.
Il numero di donne esiguo nei centri di comando, politici, è dato dalla circostanza che solo le donne che comprendono e seguono il pensiero logico maschile riescono a comunicare con gli uomini e vanno avanti.
Probabilmente, la disparità nell’interessarsi di politica, in Italia, è data anche dal fatto che la donna entra in questo mondo solo con il divenire repubblica dell’Italia (non so se Iul lo sa, ma le donne fino al 1946 neppure votavano, ma forse non era discriminazione neppure quella, era favor verso l’universo femminile).
Poi, risalendo nel tempo, il fatto che lui possa citare migliaia di esempi di grandi uomini, e noi solo poche decine di grandi donne, dipende – guarda un po’ il caso – dal fatto che le donne hanno sempre contato, nella sfera pubblica come il 2 di picche, eccetto qualche regina decapitata (perché accusata di aver mandato lei in rovina un regno dando troppe feste… mica il marito con guerre insulse) e migliaia di streghe: bruciate.

Il cambiamento di status delle donne ha diverse cause. Una è l'inesorabile logica dell'espandersi del cerchio morale, che ha portato anche all'abolizione del dispotismo, della schiavitù, del feudalesimo e della segregazione razziale. L'altra è il femminismo.

La prima ondata femminista, compresa negli Stati Uniti fra la convenzione di Seneca Falls del 1848 e la ratifica del XIX Emendamento della Costituzione nel 1920, portò le donne al diritto di voto, di sedere in una giuria, di avere beni propri nel matrimonio, di divorziare e di ricevere un' istruzione.

Ma checché se ne dica, la causa principale del cambiamento di status delle donne è il progresso tecnologico ed economico - portato avanti in primis dagli uomini -, che ha reso possibile alle coppie condurre una vita sessuale e allevare i figli senza bisogno della spietata ed ovvia (in quel contesto sociale) divisione del lavoro che costringeva la madre a consacrare ogni momento di veglia alla sopravvivenza della prole.

L'acqua potabile, l'igiene e la medicina moderna hanno diminuito la mortalità infantile e il desiderio di avere un gran numero di figli. Grazie a biberon e latte di mucca pastorizzato, poi a tiralatte e freezer, si può dar da mangiare ai neonati senza che le madri debbano stare al loro servizio ventiquattr'ore su ventiquattro. La produzione di massa ha reso più economico comprare le cose che fabbricarle a mano e impianti idraulici, elettricità ed elettrodomestici hanno alleggerito ancora di più i lavori di casa.

L'accresciuto valore del cervello rispetto ai muscoli nell'economia, il prolungarsi della vita (che rende possibile sperare di vivere decenni dopo aver allevato i figli) e l'accessibilità di un' istruzione di lunga durata hanno modificato i valori delle opzioni che si presentano alle donne nel corso dell'esistenza. Non solo. Grazie a contraccezione, amniocentesi, ultrasuoni e tecnologie riproduttive è diventato possibile per le donne rinviare il momento di mettere al mondo dei figli a quando lo ritengono più opportuno.

In conclusione, faccio notare che ad aver tratto i maggiori benefici dal sopracitato progresso, sono state proprio le appartenenti al sesso femminile.
Basti dire che nel 1900, in Italia, vi era una differenza di aspettativa di vita media fra i due sessi, di solo 6 mesi. Nel 1920 era salita a 2 anni. Oggi, anno 2008, è di 6 anni.
misterxy is offline  

 



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