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Vecchio 25-02-2008, 17.46.42   #181
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da Scorpion
...credo che tu debba prendere atto del fatto che certe cose hanno sempre origine dal passato, nondimeno da quello che accade in altre disastrate zone del mondo.
A me questo sembra un modo come un altro per non osservare il proprio presente e la propria realtà effettiva. Qui ed ora.
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Vecchio 25-02-2008, 22.55.51   #182
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

L’autofecondazione femminile e la fine del maschio.

Scrivo quel che segue per coloro che credono nella potenza del sistema simbolico e nell’essenza reciprocamente utilitaristica del rapporto esistente da femmine e maschi. Chi non ci crede ha le sue imperscrutabili ragioni.

Giorni fa i media hanno annunciato la lontana ma possibile scomparsa dei maschi in conseguenza della prefigurata autofecondazione femminile.
A tale notizia sono seguite osservazioni minimizzanti, tentativi maldestri di ridurre la portata di un evento epocale la cui gravità doveva venir percepita sin dalla nascita di Dolly (la pecora) ma il cui significato sfuggì. Già la clonazione infatti non è altro che una forma di fecondazione che esclude il mescolamento genetico (esito dell’incontro sessuale) e la cui applicabilità agli umani era allora rimandata a tempi lontanissimi, quando non ne veniva esclusa la stessa fattibilità. Utile simulata miopia. Quel che essa prefigurava era chiaro: femmine che restano incinte di se stesse generando altre femmine. La notizia recente non aggiunge nulla di nuovo, se non il termine “autofecondazione” e per fortuna questo fatto ha finalmente provocato le prime timide reazioni.
E i primi commenti.

Quelli femminili ambigui e prudenti, come se ci si trovasse di fronte ad una prospettiva che minaccia gravemente di risvegliare il nemico dal suo torpore e che pertanto è bene ridimensionare con battute di alleggerimento, morbidi depistaggi, accattivanti richiami, dolci rassicurazioni. Si suggerisce che gli uomini, benché ormai ridicolmente inutili, saranno amorevolmente tollerati. Non abbiate paura “maschietti”.

Quelli maschili tutti pervasi da sottile autoironia (…fa tanto “macho”) insufficiente però a nascondere davvero il senso di disagio, l’imbarazzo, il magone che finalmente incomincia a prendere corpo nella nascosta intimità. Non potendo tradire la paura (…che diamine!) si simula coraggio e così si saluta con sollievo l’annuncio della propria sopraggiunta superfluità destinata a consegnare l’esistenza dell’antico guerriero alla benevola tolleranza dell’amata. Ben venga il giorno della nostra scomparsa, finiranno gli stupri, suggerisce acutamente l’intellettuale. Certo, avrebbe potuto dire: “Finirà la musica”, ma ciascuno capisce bene quanto sia più conforme, più “corretta”, più gradita la prima delle due verità.

Il proclama trionfale e trionfante dell’inutilità maschile non data da oggi, ma da quanto la femmina occidentale ha appurato che il maschio non è più necessario al suo sostentamento. La società industriale le ha reso possibile mantenersi da sola. E così cadeva la metà dei motivi che la legavano al nemico (“Lo stupratore ha le chiavi di casa” - 24/25 novembre 2007). Non mancava che l’autofecondazione, scenario sognato da millenni, se è vero che le Amazzoni abitano l’universo simbolico occidentale da trenta secoli. Quel giorno è arrivato. L’altra metà del legame è caduta.
Il bisogno è finito (…non rendiamoci ridicoli chiedendoci che ne sarà dell’amore).
La donna è libera, si è finalmente liberata del bisogno. Il nemico ha i giorni contati.

E la catastrofe maschile è finalmente all’orizzonte. Gli scientisti, quelli che non vedono la forma la solo la materia, sono corsi a turare la falla. “La cosa è di là da venire, ammesso che sia mai possibile” “Se anche un giorno divenisse fattibile non si vede perché dovrebbe venir applicata.” “Il timore dei maschi di venire esautorati dalla filiazione è un fantasma, uno scenario privo di consistenza, una proiezione persecutoria” “Ai ricercatori, in verità, interessa solo conoscere il meccanismo” “Non vi è nulla da temere, lo scopo è la cura della sterilità”.

Ma il cuore finalmente ha percepito la gravità della cosa. Al cuore non interessa la fattibilità, non interessano gli scopi dichiarati e quelli dissimulati, non interessa il quando, il dove, il chi. Il Simbolo sta là, gigantesco, inamovibile, gelido, impietoso. E il cuore che da decenni non vuole sentire, non vuole capire, adesso finalmente trema.

Non sarà Oberon a consolare gli uomini - massa di perdizione - a rassicurarli, a negare la più splendida e angosciante delle verità: gli artigli del Niente vi stanno ghermendo.

Obn
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Vecchio 26-02-2008, 10.01.17   #183
chlobbygarl
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Articolo di Giorello in tema uguaglianza fra sessi a partire dall'analisi su John Stuart Mill :http://www.lastampa.it/redazione/cms...0521girata.asp

John Stuart Mill profeta del femminismo
GIULIO GIORELLO
<<Se un contadino irlandese gravemente in debito con il suo proprietario terriero non è industrioso, alcuni concludono senz’altro che gli irlandesi sono pigri per natura». Ma queste sono generalizzazioni piuttosto malferme. In campi così delicati come quelli dell’indole o carattere si può sempre «ragionevolmente dubitare che l’esperienza abbia fornito basi sufficienti per operare un’induzione». Così scriveva John Stuart Mill nel saggio Sull’asservimento delle donne, 1869. E lui di logica (deduttiva e induttiva) se ne intendeva, visto che nel 1843 aveva pubblicato il suo grande Sistema. Il parallelo con le «servitù» dell’isola vicina per il filosofo britannico era sostanziale. Il pregiudizio circa l’inferiorità femminile nelle scienze e nelle arti forniva la giustificazione alla consuetudine di relegare la donna nella prigione domestica della famiglia patriarcale escludendola dalla vita pubblica, a meno di condannare le femmine più riottose all’emarginazione sociale – proprio come il mito del «cattivo» carattere irlandese era stato utilizzato per giustificare una spietata conquista di natura coloniale.

Ma è indebito far passare le cattive abitudini per leggi dello Stato o addirittura di natura. Qualsiasi corpo politico che pretenda di legalizzare una qualche forma di discriminazione è per ciò stesso oppressivo: proprio come qualunque società che tolleri la schiavitù dei Neri – si pensi alle vicende di non pochi paesi dell’America Latina, per non dire degli Usa! – o lo sfruttamento della manodopera o la sottomissione di qualche altro popolo. La difesa di Mill dei diritti della donna – e in particolare del movimento per la franchigia elettorale – si basa inoltre sullo smantellamento dell’ideologia per cui la disuguaglianza tra uomini e donne si fonderebbe su un qualsiasi «decreto» della natura.

Per esempio, in una celebre pagina, Mill esamina il trito argomento stando al quale innegabili «differenze di costituzione corporea» dovrebbero farci congetturare anche «diversità mentali»: dovremmo allora misurare attentamente la scatola cranica di maschi e femmine per evidenziare che la massa cerebrale dell’uomo è in media maggiore di quella della donna, e dunque ciò comporta maggiore talento, poniamo, nella matematica, nello studio del mondo fisico o magari nelle belle arti? Qualcuno potrebbe obiettare che «è facile conoscere donne stupide». La risposta di Mill è secca: «La stupidità è uguale dappertutto». Insomma, «per quanto grandi e apparentemente non sradicabili possano essere le differenze morali e intellettuali tra gli uomini e le donne, la prova del loro essere differenze naturali non potrà che essere negativa. Si potrà dedurre che siano naturali solo quelle che non possono essere artificiali, e cioè quelle che rimangono una volta eliminate tutte le caratteristiche di entrambi i sessi, suscettibili di essere spiegate in base all’educazione o a circostanze esterne»”.

Questo rasoio di Mill (come lo potremmo chiamare) si è rivelato piuttosto tagliente. In tal senso, non c’è conquista del movimento femminista del nostro Novecento che Mill non abbia anticipato o a cui non abbia fornito intelligenti motivazioni. Per una qualche ironia della sorte, non poche protagoniste del «pensiero femminile» hanno finito per rinfacciare al filosofo britannico di aver trascurato «la differenza di genere», perseguendo solo un ideale di astratta eguaglianza! A mio parere, però, coglie nel segno Nadia Urbinati, studiosa di Mill di livello internazionale, quando osserva che nel saggio Sull’asservimento delle donne l’eguaglianza non annulla la differenza, ma le consente «di esprimersi senza essere trasformata in ragione di discriminazione». Per Mill «l’opposto dell’eguaglianza erano dunque la gerarchia e il privilegio, non la differenza». Di qui il profondo significato libertario di quel suo saggio: difendendo l’idea di uguali opportunità lavorative per il preteso gentil sesso, Mill contrastava la cosiddetta tirannia della maggioranza, ovvero che «la maggioranza debba imporre leggi alle azioni individuali della minoranza». Infatti, sarebbe stata una forma di oppressione anche l’imposizione della volontà di una «maggioranza» di donne che avesse scelto la vita domestica sulla «minoranza» che avesse, invece, preferito una professione lavorativa fuori della famiglia.

A Mill la differenza, in sé, sta a cuore: una società maggiormente diversificata è per lui una società che più si avvicina all’ideale di «piena fioritura umana» – in particolare, in un’ottica libertaria nessuna società può «predeterminare quale sia il lavoro adatto a ciascuna persona». Le differenze fisiche tra i due sessi, sotto questo profilo, però, non sono rilevanti, proprio come non lo sarebbero il colore degli occhi o quello dei capelli. Tuttavia, non è che tali differenze fisiche non contino affatto; essendo ogni essere umano corpo prima ancora che mente, è ovvio come per Mill le prime libertà da garantire siano per così dire fisiche. L’assoggettamento delle donne nella sfera civile è per prima cosa un dominio che padri, mariti, giudici ecc. esercitano sui loro corpi. Per contrapposizione, l’infrangere questo arbitrario sistema di vincoli è la premessa ineliminabile per liquidare l’asservimento di una parte del genere umano all’altra.

Sbaglierebbe chi pensasse che la protesta di Mill fosse dettata da una mera disposizione affettiva nei confronti di qualche esponente dell’altra metà del cielo. La sua idea è invece che una società che tolleri qualunque forma di servitù sia una società malata, il cui prezzo viene pagato, sul lungo periodo, non solo da chi è direttamente asservito, ma anche da chi si sente libero di danneggiare gli altri: «L’abitudine alla sottomissione rende sia gli uomini sia le donne mentalmente servili». E l’esempio di società asiatiche, all’epoca sua giudicate retrive, funziona in Mill da deterrente. «La schiava preferita di un sultano ha al suo servizio delle schiave che può tiranneggiare; ma la cosa desiderabile sarebbe che non avesse schiave, e non fosse a sua volta una schiava».

L’apparentemente più blanda «schiavitù» della donna nel mondo occidentale priva comunque la società di molti talenti e fornisce un paradigma di dominio che frena lo sviluppo delle forze produttive.

Abbiamo visto come Mill avesse smantellato pezzo per pezzo l’idea che qualsiasi forma di asservimento di un essere umano da parte di un altro avesse giustificazione in un preteso ordine naturale. Aveva anche intuito come la liberazione da quel pregiudizio andasse di pari passo con la crescita del patrimonio tecnico-scientifico, che permette alla nostra carne di tramutare la cosa in sé della natura in cosa per noi. Per questo la sua enfasi sulla necessità di aprire al genere femminile le porte della ricerca scientifica ci pare, col senno di poi, tanto importante: tecnica e scienza, infatti, costituiscono un’impresa in cui le idee non restano nel cielo di Platone, ma anch’esse si incarnano, per così dire, nella materia. È proprio ciò che consente i progressi di quella che un tempo si chiamava meccanica applicata, e che oggi si è articolata nei settori più diversi, dalle alte tecnologie ingegneristiche all’informatica, dalle procedure mediche di igiene e profilassi alle biotecnologie. È indubbio che tutte queste discipline dischiudano oggi nuove possibilità al corpo umano. E continuiamo con Mill a pensare che, nel dibattito sul significato di queste innovazioni che riguardano la fisicità di Homo sapiens, tocchi una parte altrettanto rilevante a... Foemina sapiens!>>
chlobbygarl is offline  
Vecchio 26-02-2008, 13.45.46   #184
Scorpion
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

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Originalmente inviato da iulbrinner
A me questo sembra un modo come un altro per non osservare il proprio presente e la propria realtà effettiva. Qui ed ora.
No, ti sbagli. Nel rispondere a Oberon ho gia' avuto modo di affermare che per quanto riguarda la realta' dell'odierno Occidente, sono in buona parte d'accordo con lui. Quello che volevo evidenziare e' che certi assurdi estremismi del femminismo, hanno sicuramente origine dal passato, ed anche da quello che accade in altre parti del mondo. Se no, al contrario di altri, come chlobbygarl, non penso affatto che i due sessi siano "naturalmente uguali", nella maniera piu' assoluta. Ritengo, pero', che la maschilita' sia in parte una costruzione sociale e che in questa "costruzione" vi siano anche dei lati negativi che andrebbero perlomeno "smussati", dato che sono deleteri per gli stessi uomini. E non credo che sostenere cio' significhi essere "amici delle femministe" o dei "succubi delle donne", perche' ti assicuro che il sottoscritto non e' ne' l'una ne' l'altra.
Scorpion is offline  
Vecchio 26-02-2008, 14.09.39   #185
chlobbygarl
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

chlobbygarl: https://www.riflessioni.it/forum/cult...schilismo.html

"maschilismo" è un reperto della modernità.Connota e si declina solo negativamente al contrario di quello che potrebbe/dovrebbe ma che non è il suo omologo al femminile, femminismo appunto.

è quindi uno strumento descrittivo e interpretativo creato e consumato (prevalentemente) dalla stessa sola categoria, le donne.

cerchiamo di depennare il superfluo, il termine nasce non certo o non tanto per condannare violenze fisiche e prevaricazioni palesi e oggettivamente inaccettabili, quanto per far emergere tutta la serie di "privilegi" cristallizzati nella dinamica delle interazioni sociali a sfavore delle donne, misconosciuti e conseguentemente usati ad arte dagli uomini.

atteso che tali "privilegi" esistano e che appaia ozioso mettersi a discuterli in quanto tali, si tratta di analizzarne i presupposti e le soluzioni proposte.

come si dice un pò sopra e come accennavo nell'altro topic, le differenze di genere, biochimiche e fisiologiche, influenzano profondamente e diversificano inevitabilmente l'ethos nei due sessi.Questo però avviene in circa due milioni e mezzo di anni.

l'"errore" in sostanza è leggere tale fenomeno ancestrale e primordiale come un lascito della "modernità" (rimando al concetto di "modernità") e come tale gestibile al pari di un annesso culturale circoscritto e isolato nel tempo "recente", prescindendo insomma dal suo statuto ontologico.

d'altra parte, era pensabile che prima o poi una sollevazione femminile ci fosse, seppur "rozza" e poco consapevole nell'analisi?Direi di sì, inevitabilmente, giustamente, sacrosantamente.

piena parità (reale e non teorica) di accesso a tutti i settori della vita sociale
pieno riconoscimento della stolta violenza legata al pregiudizio (sbagliato, "adesso" lo sappiamo e non possiamo non-saperlo più) tuttora esistente e spesso vigente.

però rammentiamo, un esempio tra tanti, che la pedagogia clinica ci dice che i bambini nei primi anni di vita hanno un bisogno viscerale della presenza della madre, relativamente meno di quella del padre.O sono maschilisti anche loro o la pedagogia è la prima pietra, la chiave di volta direi, dell'impalcatura sessista e maschilista.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 26-02-2008, 19.47.28   #186
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Alla femminuccia la Barbie, al maschietto l'automobilina.
Ma è veramente quello che i cuccioli di uomo desiderano o è ciò che la nostra società fa credere loro di desiderare?
Per rispondere alla domanda Gerianne Alexander, psicologa della Texas A&M University, ha studiato il comportamento dei cercopitechi, un genere di scimmie africane che vive in gruppi numerosi.
Con la collega Melissa Hines dell'Università di Londra, la ricercatrice ha messo a disposizione delle scimmie giocattoli "da maschio" o "da femmina", per poi registrarne le scelte, sicuramente non influenzate dagli usi e costumi della nostra società.
Le femministe e i relativi seguaci maschi potranno anche restarci male, ma in effetti le scimmie femmine passavano la maggior parte del tempo a giocare con le bambole, mentre i maschi davano la preferenza alla palla o alle automobiline.
I giocattoli che piacevano a entrambi i sessi erano gli animali di peluche o, al massimo, le intramontabili e "unisex" matite colorate.
Insomma, proprio quello che succede di solito negli esseri umani; il che ha fatto concludere le ricercatrici che la preferenza per uno o l'altro tipo di giocattoli sia innata e legata al ruolo che si avrà da adulti.
Nelle femmine la preferenza per le bambole o i pupazzi di colore rosa fa pensare che esse le considerino neonati da allevare, mentre il fatto che i maschi preferiscano oggetti che si muovono o che si lanciano si può spiegare con la loro attitudine a spostarsi e cacciare.
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Fonte: Mente & Cervello, rivista di psicologia e neuroscienze, n.1, anno 1, gennaio-febbraio 2003.
misterxy is offline  
Vecchio 27-02-2008, 11.55.47   #187
kore
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Sì, ma noi siamo uomini non scimmie. Tra noi e le scimmie c'è un abisso evolutivo difficile da ignorare.
Ma sono parole al vento...
kore is offline  
Vecchio 27-02-2008, 13.44.36   #188
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Sì, ma noi siamo uomini non scimmie. Tra noi e le scimmie c'è un abisso evolutivo difficile da ignorare.
Ma sono parole al vento...
Noi proveniamo "da lì"... noi ci "portiamo dietro" una storia evolutiva lunga milioni di anni. Ma sono parole al vento...


P.S. E' la Natura "che fa" la Cultura, non il contrario.
Un ripasso, no eh...?
misterxy is offline  
Vecchio 27-02-2008, 19.11.04   #189
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Riguardo alla questione Natura-Cultura, riporto un articolo pubblicato su LE SCIENZE, nell'aprile 2002.
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Le basi innate della percezione estetica
De gustibus non disputandum, dicevano gli antichi, e in tema di bellezza i condizionamenti culturali sono importanti. Ma quando si tratta di scegliere il partner entrano in gioco meccanismi neurobiologici che pescano nel passato più remoto della specie.
di Alessandro Cellerino.


Ha senso ricercare una base biologica e innata della percezione estetica che prescinda da variazioni storico-culturali? Se la società genera canoni di bellezza, rimane da spiegare perché le persone siano così sensibili a questo tipo di modelli e perché siano disposte a enormi sacrifici economici, alimentari e di tempo pur di adeguarvisi. In un suo celebre studio, lo psicologo David Buss, intervistando circa 10.000 persone appartenenti a 37 culture diverse, ha scoperto come la bellezza sia una delle qualità più importanti nella scelta del partner per gli uomini di qualunque regione del mondo, sia che appartengano a società di cacciatori-raccoglitori sia che appartengano a società rurali, siano esse comuniste o capitalistiche, indipendentemente da religione, istruzione e livello sociale. A ben pensarci, la bellezza non è poi così arbitraria. Chi ammira il busto della regina Nefertiti (circa 1300 a.C.) conservato al Museo egizio di Berlino non ha alcuna difficoltà a riconoscervi i tratti della bellezza anche sotto decorazioni inusuali per il gusto dei nostri giorni.

Studi di psicologia sperimentale degli ultimi 15 anni suggeriscono che, così come lo stesso manichino può fare da supporto a una moltitudine di vestiti diversi, sotto i nostri giudizi estetici si cela un principio invariante attorno al quale si avvolgono le fogge della moda e i modelli culturali. E' ormai abbastanza chiaro che esiste una componente biologica e innata che influenza la percezione della bellezza, espressione di una natura umana universale; in modo particolare quando si giudica la bellezza di un viso sconosciuto.
Quando alcuni psicologi hanno mostrato a un certo numero di persone immagini di donne chiedendo loro di assegnare un voto a ogni volto, si è osservata una sostanziale correlazione tra i giudizi espressi da soggetti diversi. La rapidità con cui si analizza un viso è stupefacente: basta guardarlo per 15 centesimi di secondo - poco più del tempo che impiega un centometrista a scattare dai blocchi di partenza - per poter esprimere un giudizio, mentre un'onda caratteristica compare nell'elettroencefalogramma 30 centesimi di secondo dopo l'apparizione di un viso ritenuto bello.
Questi dati suggeriscono l'esistenza di un meccanismo neuronale devoluto specificamente all'analisi della bellezza di un viso, ed esperimenti effettuati da un gruppo di ricercatori giapponesi hanno localizzato la sede di questo meccanismo nella corteccia frontale: la parte del cervello umano più recente dal punto di vista evolutivo.
Ma perché il viso è così importante per giudicare la bellezza? Forse la ragione è da cercare nell'organizzazione funzionale del cervello umano. Alcune regioni del nostro cervello sono deputate specificamente al riconoscimento di volti, o all'analisi delle loro espressioni. Ne consegue che la nostra capacità di riconoscere le facce, e le loro espressioni, è particolarmente sviluppata. Per questo tendiamo ad associare l'identità delle persone al loro viso anche se altre regioni del corpo - le orecchie per esempio - potrebbero fornire un criterio di identificazione altrettanto valido. Per la stessa ragione, probabilmente, la percezione della bellezza di un individuo è influenzata così pesantemente dal suo viso. La capacità di classificare le persone secondo una scala di bellezza, di selezionare cioè un certo tipo di caratteri somatici rispetto ad altri, implica l'esistenza, nel nostro cervello, di modelli ideali o - per usare le parole di Konrad Lorenz - di template, stampi, con i quali di volta in volta vengono confrontate le persone in carne e ossa che abbiamo di fronte. Questo modello ideale, al quale viene fatto inconsciamente riferimento, è innato o appreso e soggetto a condizionamento culturale?
Il giudizio estetico è parzialmente condizionato da criteri di imitazione, e ciò è evidente nel caso di personaggi pubblici, non di rado giudicati bellissimi solo perché insistentemente presentati come tali dai mezzi di comunicazione. Tuttavia vi sono buone ragioni per supporre che i criteri in base ai quali si giudica un viso, soprattutto un viso sconosciuto, siano almeno parzialmente innati e universali.
Parte degli studi che hanno manipolato immagini di visi umani allo scopo di identificare le caratteristiche che li rendono attraenti ha dimostrato come criteri identici vengano applicati in culture tanto diverse quanto quella europea e giapponese. Ancora più convincente è l'osservazione che le stesse preferenze estetiche tipiche degli adulti sono presenti già in bimbi di pochi mesi. Un bambino di nove mesi, messo di fronte a un viso brutto e a un viso bello, guarderà più a lungo il viso che anche gli adulti giudicano più gradevole. Questa preferenza compare prima che ogni tipo di condizionamento culturale sia possibile, ed è difficile rifiutare l'idea che sia l'espressione di un meccanismo innato e frutto dell'evoluzione biologica.


[continua]
misterxy is offline  
Vecchio 27-02-2008, 19.12.39   #190
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

E' possibile individuare in maniera univoca le caratteristiche geometriche e le proporzioni che rendono un viso attraente? Lo studio scientifico della bellezza ebbe inizio circa un secolo fa, quando Sir Francis Galton mise a punto un sistema fotografico per creare volti grazie alla fusione di più facce reali. In linea di principio, il procedimento è simile al fotografare in successione visi diversi senza far scorrere la pellicola, ottenendo in tal modo una loro sovrapposizione. Quando Galton produsse i primi visi ibridi fu sorpreso da due circostanze. Primo, questi visi artificiali, nei quali teoricamente tutte le caratteristiche personali avrebbero dovuto perdersi, apparivano stranamente reali. Chiunque fosse all'oscuro del modo con il quale questi ritratti erano stati ottenuti avrebbe pensato che si trattasse di persone in carne e ossa.
Secondo, la "fusione" appariva invariabilmente più bella dei singoli visi dai quali era composta. Ciò irritò Galton, il quale, fondendo i visi di più criminali, sperava di produrre il viso del criminale tipo.
Questa osservazione è stata ripetuta e perfezionata utilizzando le moderne tecniche di computer grafica.
A un certo numero di soggetti sono stati mostrati visi ottenuti dalla fusione di 2, 4, 8, 16, 32 visi reali.
Quanto maggiore era il numero dei visi utilizzati per costruire il viso composito, tanto più questo veniva percepito come attraente e nessuno dei visi reali utilizzati per creare il composito veniva giudicato più attraente del viso composito. Sulla base di questi dati è stato proposto che ciò che percepiamo come attraente altro non sia che l'insieme delle caratteristiche medie della popolazione. Il modello ideale sarebbe cioè una media: se si potessero considerare tutti i volti esistenti si otterrebbe "il più bello dei volti possibili".
Questa ipotesi forza però i dati sperimentali, i quali indicano semplicemente che effettuando la media di un certo numero di visi si ottiene generalmente un viso più bello dei visi singoli. La possibilità che anche particolari caratteristiche geometriche del viso vengano percepite come attraenti non è in contraddizione con le osservazioni appena descritte. D'altronde, non tutte le caratteristiche "medie" sono necessariamente considerate attraenti: la statura è l'esempio più ovvio. L'esistenza di caratteristiche geometriche che influenzano la bellezza di un viso è stata dimostrata successivamente in maniera diretta: se da una serie di molti visi si selezionano solo quelli giudicati più belli, e si fondono, si ottiene un viso che viene preferito alla fusione di tutti i visi del campione. Se la differenza tra questi due visi viene esaltata tramite computer grafica, si ottiene un risultato ancora più attraente.

Quali sono queste caratteristiche geometriche associate alla bellezza? La simmetria ha ricevuto particolare attenzione. Ogni persona presenta nel volto e nel corpo asimmetrie più o meno accentuate, e volti simmetrici generalmente vengono preferiti a quelli chiaramente asimmetrici. Questa predilezione non è esclusiva della nostra specie ed è stato dimostrato, per esempio, che uccelli il cui piumaggio presenta una macchia sul petto resa artificialmente simmetrica con un pennarello riescono ad accoppiarsi con più femmine e godono di maggiore successo riproduttivo. Ma se si prende il viso di una persona poco attraente, lo si taglia a metà e si replica specularmente una metà sull'altro lato in modo da creare un viso perfettamente simmetrico si migliorerà anche la situazione, ma non di molto.
La simmetria non può essere l'unico criterio e probabilmente neanche il più importante.
Per identificare le caratteristiche intrinseche che rendono il viso femminile attraente è stato utilizzato un algoritmo genetico. Sono stati creati al computer visi in cui le singole caratteristiche somatiche (distanza tra gli occhi, grandezza del mento e così via) erano generate in maniera casuale e indipendente.
E' stato quindi chiesto ad alcuni soggetti di indicare quali tra questi visi sembrassero loro più attraenti. Questi sono stati combinati tra loro in una seconda generazione e sottoposti nuovamente al giudizio dei soggetti, sino a quando non è stato selezionato il viso ideale. Se confrontato con un viso che rispecchia le proporzioni medie osservate nella popolazione, il viso ideale si distingue per un mento piccolo e più vicino alla bocca, una minore distanza tra occhi e bocca, una fronte più alta e labbra più pronunciate. Poiché queste sono tipiche caratteristiche infantili, lo studio fornisce solide basi sperimentali all'osservazione comune che esse vengono percepite come particolarmente attraenti dagli esseri umani, come già indicato a suo tempo da Konrad Lorenz. Inoltre, in questi visi selezionati al calcolatore risultano privilegiate le caratteristiche femminili, che se ulteriormente accentuate rendono il viso di una donna più attraente.


[continua]
misterxy is offline  

 



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