Forum di Riflessioni.it
ATTENZIONE Forum in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Cultura e Società
Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Culturali e Sociali


Vecchio 27-02-2008, 19.14.42   #191
misterxy
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Perché dovrebbe esistere una preferenza estetica innata per questo tipo di tratti somatici e non per altri?
Per cercare una risposta a questa domanda bisogna inquadrare le preferenze espresse da osservatori umani nell'ambito più generale dei criteri di selezione osservati nel mondo animale.
Spesso gli animali non si accoppiano indiscriminatamente tra loro, ma scelgono il partner.
Questo processo prende il nome di selezione sessuale e ha portato alla nascita di ornamenti bizzarri come la coda del pavone o le corna del cervo. Una teoria nota come teoria dell'handicap vede questi come indicatori di "alta qualità". Per esempio, un pavone dalla coda molto ampia deve avere una costituzione particolarmente robusta per poter sopravvivere nonostante l'impaccio. Accoppiandosi con quel maschio le femmine aumentano le possibilità di generare figli in grado di sopravvivere. Questa ipotesi potrebbe spiegare perché, sia negli animali sia negli uomini, la simmetria è vista come una caratteristica positiva: costruire un organismo con due metà assolutamente identiche rappresenta certamente un notevole problema biologico; inoltre, qualunque traccia lasciata da parassiti (piccole cicatrici, irregolarità, macchie della pelle) è estremamente improbabile sia presente in due punti simmetrici nelle due metà del viso.
La simmetria potrebbe quindi essere indice di una maggiore resistenza ai parassiti e rappresentare per questo una misura indiretta della "qualità genetica" di un individuo, a cui il nostro cervello sarebbe stato reso particolarmente sensibile dall'evoluzione. Seguendo la stessa linea di pensiero, labbra pronunciate e mento piccolo, correlate alla concentrazione di ormoni femminili, servono a riconoscere donne fertili.
In pratica, il sistema percettivo che analizza la bellezza risponderebbe positivamente a indizi di fertilità.
Questa ipotesi è sostenuta dall'osservazione che in tutte le culture esaminate gli uomini preferiscono donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni: questa fascia d'età si sovrappone precisamente al picco della fertilità femminile.

Esiste però almeno un'ipotesi alternativa. Sia studi effettuati in natura sia i modelli di biologia teorica suggeriscono che la selezione sessuale può essere un meccanismo che porta alla nascita di nuove specie. Anzi, è l'unico meccanismo in grado di spiegare la speciazione simpatrica, cioè la nascita di due specie che convivono nella stessa regione in assenza di un isolamento fisico. Le due specie rimarrebbero separate in base a criteri di selezione sessuale diversi a causa dei quali i membri delle due specie vengono a evitarsi perché - detto in termini umani - non si trovano attraenti.
E' ormai chiaro che nel momento in cui la nostra specie stava nascendo erano presenti anche altre specie di ominidi. In modo particolare, Homo sapiens ha convissuto con l'uomo di Neandertal fino ad almeno 30.000 anni fa. Come si potrebbero definire, in una parola, questi ominidi, guardando le ricostruzioni che ne sono state fatte dai paleontologi e che si possono ammirare in musei, libri o riviste?
Non credo che ci siano dubbi: brutti! Chi, vedendo la ricostruzione di un uomo di Neandertal, potrebbe desiderare di accoppiarsi con un membro di questa specie?
L'analisi del DNA dell'uomo di Neandertal, resa possibile dalle più recenti tecniche di biologia molecolare, ha dimostrato che lo scambio di geni, cioè gli accoppiamenti misti tra le linee che hanno portato all'uomo moderno e all'uomo di Neandertal, si è interrotto almeno 300.000 anni fa, molto prima della nascita dell'uomo moderno, che risale solo a circa 50.000 anni fa. E' possibile che le differenze genetiche tra l'Homo sapiens primitivo e gli altri ominidi a lui contemporanei fossero tali da impedire incroci fertili, ma si può anche immaginare che la separazione di Homo sapiens sia avvenuta in base a scelte sessuali. Uomini e donne moderni sarebbero allora nati perché un gruppo di ominidi mostrava caratteristiche del viso leggermente diverse da quelle di altri che venivano percepite come meno attraenti. Una volta avviato, il processo avrebbe aumentato sempre di più questa separazione. La repulsione che proviamo ancora oggi per fronte bassa, arcate sopraccigliari sporgenti e mascella prognata - in breve, per ciò che è "scimmiesco" - forse non è una coincidenza, ma potrebbe rappresentare la chiave stessa della nascita della nostra specie.

Alessandro Cellerino, laureato in biologia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, è attualmente ricercatore di neurobiologia della stessa università. Si occupa di meccanismi dello sviluppo e plasticità del cervello ed è autore di numerosi articoli su riviste internazionali.
Nel 1998 ha vinto il premio "Bruno Ceccarelli" per giovani neuroscienziati.

BIBLIOGRAFIA:
BUSS DAVID, L'evoluzione del desiderio, Laterza, 1995.
GRAMMER KARL, Signale der Liebe, Taschenbuch Verlag, Munchen, 1995.
ETCOFF NANCY, Survival of the Prettiest, Doubleday, New York, 1999.
JOHNSTON VICTOR, Why We Feel, Perseus Book Group, New York, 2000.
CELLERINO ALESSANDRO, Eros e cervello, TraccEdizioni, 2001.
misterxy is offline  
Vecchio 01-03-2008, 10.23.23   #192
kore
Ospite abituale
 
Data registrazione: 31-07-2007
Messaggi: 343
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da misterxy
Noi proveniamo "da lì"... noi ci "portiamo dietro" una storia evolutiva lunga milioni di anni. Ma sono parole al vento...


P.S. E' la Natura "che fa" la Cultura, non il contrario.
Un ripasso, no eh...?

Aldo Schiavone, "Storia e Destino", Einaudi, 2007
un libro di agile lettura che può aiutare a prendere coscienza del fatto che anche se noi "proveniamo" da lì (ma l' Homo è una specie a se stante, non una scimmia evoluta) il cammino evolutivo ci ha posto ben oltre i limiti naturali.
Se è la natura che fa la cultura, è anche molto probabile che il fine ultimo sia quello di una specie affrancata dalla natura e in grado di autodeterminarsi e di scegliere cosa essere, cosa diventare. Che le scimmie giochino con le bambole, da questo punto di vista, è assolutamente ininfluente. Noi siamo già ben oltre.
kore is offline  
Vecchio 01-03-2008, 11.29.01   #193
misterxy
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Aldo Schiavone, "Storia e Destino", Einaudi, 2007
un libro di agile lettura che può aiutare a prendere coscienza del fatto che anche se noi "proveniamo" da lì (ma l' Homo è una specie a se stante, non una scimmia evoluta) il cammino evolutivo ci ha posto ben oltre i limiti naturali.
Se è la natura che fa la cultura, è anche molto probabile che il fine ultimo sia quello di una specie affrancata dalla natura e in grado di autodeterminarsi e di scegliere cosa essere, cosa diventare. Che le scimmie giochino con le bambole, da questo punto di vista, è assolutamente ininfluente. Noi siamo già ben oltre.
Le origini dell'uomo

Sin da quando Charles Darwin formulò la sua teoria sulle origine delle specie viventi, si è cercato di ricostruire la linea evolutiva che portò all'uomo. I numerosi ritrovamenti fossili avvenuti negli ultimi tempi hanno permesso ai paleontologi di risalire fino alla comparsa dei primi ominidi; ma resta ancora da fissare il termine cronologico per la comparsa del nostro più antico progenitore e da individuare l'anello che collega i primi ominidi alla catena evolutiva precedente. La ricerca paleontologica è tuttora in evoluzione e non si esclude che nuove scoperte possano portare alla formulazione di diverse teorie. Fino a non molti anni fa si riteneva che il più antico antenato dell'uomo fosse il Ramapiteco, una scimmia antropomorfa che circa 12-11 milioni di anni fa scese dagli alberi per vivere al suolo, in seguito alla comparsa delle savane al posto delle foreste tropicali. Oggi si tende ad escludere un rapporto tra l'uomo e il Ramapiteco, che sarebbe solo uno stadio nella linea evolutiva delle scimmie. I primi resti fossili attribuibili ad un progenitore dell'uomo sono stati trovati in Etiopia, nella valle di Hadur, datati a circa 4 milioni di anni fa. Si tratta di un individuo di sesso femminile, battezzato Lucy dallo scopritore, appartenente al genere Australopitecus afarensis, da cui, secondo una teoria diffusa, sarebbero discesi l'Australopitecus africanus e l'Australopitecus robustus, sempre rinvenuti in Africa e considerati un ramo laterale nella linea evolutiva dell'uomo (nel 1989 è stata annunciata la scoperta in Cina, sulle rive del fiume Hanjiang, dei resti di un ominide classificato come australopiteco, datato a due milioni di anni fa; questa scoperta potrebbe fare rivedere la teoria che indica nell'Africa la culla dell'umanità). L'Australopitecus era alto poco più di un metro, viveva nella savana cibandosi di radici e piccoli vertebrati; aveva raggiunto la stazione eretta e ciò gli lasciava gli arti anteriori liberi per impugnare pietre o bastoni e una capacità cranica di ca. 500 cm³. Da un ramo dell'Australopitecus deriva l'Homo habilis: i suoi resti fossili, datati tra i 2 e 1 milione di anni fa (ma alcuni resti sembra si datino a 3 milioni di anni fa), sono stati ritrovati in Africa. L'Homo habilis aveva un cervello più sviluppato dell'Australopitecus (da 600 a 800 cm³) e la capacità di fabbricare e utilizzare rozzi strumenti di pietra o legno. 1,5 milioni di anni fa comparve l'Homo erectus, forse sviluppatosi in Africa dall'Homo habilis e poi diffusosi in Europa e Asia. Come indica già il suo nome scientifico aveva raggiunto la piena stazione eretta, con un tipo di deambulazione umana. Il suo cervello arrivava a 1000 cm³. Vissuto nel periodo delle glaciazioni, non solo costruiva strumenti di pietra più avanzati, ma era capace di utilizzare il fuoco per uso domestico e di difesa. Tra i 300.000 e i 200.000 anni fa iniziarono a comparire sulla terra individui che, per volume e conformazione del cranio, si collocano nella stessa specie dell'uomo attuale. Tra queste forme è l'Homo sapiens neanderthalensis (i primi resti di questo homo furono trovati nel 1856 nella valle del Neander, presso Düsseldorf), vissuto tra gli 80000 e i 35000 anni fa. L'uomo di Neanderthal era tozzo, di corporatura robusta, con una capacità cranica uguale o superiore a quella dell'uomo attuale, con marcate arcate sopraorbitarie. Non solo aveva raggiunto buone capacità tecniche, ma fu il primo uomo a praticare la sepoltura dei morti, chiaro indice di idee religiose. Probabilmente 35000 anni fa l'uomo di Neanderthal, frutto di un adattamento al clima rigido delle glaciazioni, si estinse e lo sostituì, o assorbì tramite incroci, l'Homo sapiens sapiens. A questo genere appartengono tutti gli uomini viventi oggi sulla terra. I più antichi resti fossili di Homo sapiens sono di 35000 anni fa; (in Europa, dalla località del ritrovamento, si chiama uomo di Cro-Magnon), e i suoi resti sono diffusi in tutti i continenti, comprese le Americhe e l'Australia. Con la comparsa dell’Homo. sapiens assume maggiore peso l'evoluzione culturale: si acquisiscono tecniche più perfezionate di caccia e guerra, compaiono manifestazioni grafiche (pitture e graffiti ritrovati nelle grotte che servivano da abitazione) e oggetti scolpiti con valore magico-rituale. Gli individui di questa specie ormai vivono in gruppi, giungendo presto ai primi esempi di vita socialmente organizzata. Verso il 9000 a.C., con il Neolitico (tutto il periodo segnato dalla comparsa dei primi uomini è chiamato età della pietra, dagli utensili litici che realizzavano, e viene diviso in tre periodi, Paleolitico, Mesolitico e Neolitico), si ebbe la fine dell'uso esclusivo della pietra scheggiata, con la realizzazione di strumenti di pietra levigata più funzionali. In questo periodo comparve anche il vasellame d'argilla, ma soprattutto l'uomo, da cacciatore-raccoglitore, divenne produttore. Infatti nel Neolitico nacquero l'agricoltura e l'allevamento: ciò significò che da nomade l'uomo divenne sedentario. Già nel Mesolitico il nomadismo era divenuto stagionale: gli spostamenti avvenivano negli stessi ambiti regionali, con il mutare delle stagioni, seguendo le migrazioni degli animali. Con il Neolitico si ebbe la fine dei grandi flussi del nomadismo. Gli agricoltori-allevatori si stanziarono nelle terre che coltivavano o dove pascolavano le mandrie, creando i primi villaggi con strutture abitative fisse: iniziava lo sviluppo della socialità. Per soddisfare le esigenze della comunità si ebbe una suddivisione dei ruoli e dei compiti. È ragionevole pensare che chi svolgeva mansioni di maggiore importanza acquisì una autorità sugli altri: praticamente iniziò a delinearsi una gerarchia sociale. Gli individui più autorevoli ebbero il diritto di dirigere gli altri; la comunicazione orale e il linguaggio divennero più complessi e articolati. Con l'ingrandirsi dei villaggi, la diversificazione delle attività lavorative e la nascita di forme più complesse di economie di scambio tra comunità, si ebbe una prima forma di organizzazione sociale, presupposto per il passaggio da villaggio a città.



Bibliografia

G. Camps, La preistoria, Milano, 1985

P. e A. Angela, La straordinaria storia dell'uomo, Milano, 1993

L.-R. Nougier, L'arte della preistoria, (storia universale dell'arte TEA), Milano, 1994

---------------------------------------------------

P.S. So bene che l'Homo non è una scimmia evoluta.
Resta sempre il fatto che noi ci portiamo dietro una lunga storia evolutiva che non può essere cancellata da pochi decenni di femminismo... men che meno da certe fantasiose tesi...
misterxy is offline  
Vecchio 01-03-2008, 11.40.00   #194
misterxy
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Se è la natura che fa la cultura, è anche molto probabile che il fine ultimo sia quello di una specie affrancata dalla natura e in grado di autodeterminarsi e di scegliere cosa essere, cosa diventare. Che le scimmie giochino con le bambole, da questo punto di vista, è assolutamente ininfluente. Noi siamo già ben oltre.
Mah, guarda, se è per questo, molti studiosi hanno formulato delle tesi riguardo al futuro della disastrata specie umana, fra questi il fisico Paul Davies.
Questo è quanto egli scriveva nel lontano 1979, nel suo libro intitolato:"L'UNIVERSO CHE FUGGE - La storia dell'universo dal big bang alla morte termica".

Attualmente i computer dipendono in grande misura dalla programmazione, ma in anni recenti
c'è stato qualche sviluppo di computer con dispositivi di percezione diretta. Esistono già macchine
in possesso di "occhi" per la localizzazione di oggetti nel campo visivo e capaci di manipolare un
braccio per muoverli. Pare non ci siano ragioni di principio per cui un computer non possa analizzare
i toni della voce umana e interpretare quindi direttamente le comunicazioni a voce. Benché il
conseguimento di tali risultati possa richiedere ancora alcuni anni, essi saranno certamente raggiunti
in futuro se li consideriamo desiderabili. Nel libro di fantascienza 2001 Odissea nello spazio di
Arthur C. Clark (con la collaborazione di Stanley Kubrick), un computer di nome HAL dirige un' intera
nave spaziale. L'equipaggio è molto dipendente da questa macchina, che nel corso della vicenda
diventa ostile e dev' essere disinserita. Durante la lotta per il potere, HAL è in grado addirittura di
leggere la congiura degli uomini dell' equipaggio spaziale sui movimenti delle loro labbra.
I computer hanno numerosi chiari vantaggi sugli esseri umani sul piano dell'intelligenza. Innanzitutto
sono immortali: se un componente funziona male può essere sostituito. In secondo luogo, fra le
capacità personali e sociali dei computer c'è meno distinzione di quanta ce ne sia nel caso di esseri
umani. I computer possono essere collegati fra loro - e spesso lo sono - per consentire un grado
di cooperazione che è molto maggiore di quanto non sia possibile nella società umana. La fusione
dei cervelli consente una capacità intellettuale virtualmente illimitata, in quanto non c'è più
bisogno di istruirli individualmente. Ciascuno di essi può infatti leggere l'informazione direttamente
dalla memoria di un altro. In terzo luogo, i computer possono disaccoppiare fisicamente i loro
sistemi sensoriali dalla loro unità centrale. Per gli esseri umani ciò equivarrebbe a lasciare a casa
il cervello e mandare al lavoro occhi, orecchie e mani. Finché questi riferiscono via radio ciò che
vedono e odono, non c'è bisogno di recarsi a pensare sul luogo per agire nel modo giusto.
Possiamo dare ordini alla nostra segretaria istruendo le nostre mani a battere a macchina i
messaggi opportuni. In questo modo la deprivazione sensoriale dei computer finisce col risolversi
in un vantaggio: essi possono starsene tranquilli in un posto senza aver paura dei predatori e
acquisire informazioni simultaneamente da molti canali diversi, comprese le memorie di altri
computer. Tutti questi caratteri hanno indotto alcuni autori di libri scientifici a suggerire che col
tempo l'intelligenza delle macchine finirà inevitabilmente col dominare sull'intelligenza
biologica; più di quanto la comparsa della materia vivente significhi la fine degli amminoacidi.
In effetti qualcuno ha speculato anche sulla possibilità di computer biologici. Sappiamo che il
cervello umano è capace di prestazioni intellettuali incredibili, calcolando a livello microscopico
sulla base di molecole organiche, e può anche darsi che la manipolazione genetica possa progredire
abbastanza da consentirci di "allevare" computer a nostro piacimento, benché il fatto che un computer
organico possa o no piacere alla gente più di un computer a circuiti integrati sia un' altra faccenda.
In ogni caso una relazione sociale simbiotica fra persone e computer potrebbe essere certo
reciprocamente soddisfacente. Nel mondo organico ci sono numerosi esempi di simbiosi fra organismi
diversi con vantaggio comune. I computer stanno già rendendo più ordinata ed efficiente la nostra
vita; la nostra dipendenza attuale da loro è già grande e sta crescendo continuamente. Coloro
che hanno in orrore l'idea di essere "soppiantati" da macchine dovrebbero considerare il caos e
la miseria che ne seguirebbero se domani tutti i computer del mondo venissero disinseriti. Se
desideriamo uno stile di vita tecnologico complesso, ricco di dispositivi capaci di rendere più facile
la vita e tali da consentire un' elevata produttività industriale, dobbiamo pagare il prezzo di rinunciare
alla nostra indipendenza. Non saremo più padroni del nostro destino, ma probabilmente staremo
troppo bene per preoccuparcene. Una comunità in cui dominasse una potente intelligenza
meccanica e in cui le intelligenze biologiche fornissero la forza lavoro, ricevendone come compenso
ordine sociale e comfort, potrebbe avere un valore di sopravvivenza evolutivo molto positivo
nell' universo. I computer potrebbero probabilmente gestire gli affari umani molto meglio degli
uomini, i quali non sono riusciti finora a organizzarsi su scala planetaria senza contrasti e conflitti.
La promessa della fine delle guerre in cambio di un controllo globale affidato a computer potrebbe
essere una prospettiva troppo interessante per lasciarla cadere. Ammettendo che la Galassia sia
fittamente popolata da comunità di questo genere, formate da due (o forse più) tipi di componenti
di natura diversa, è plausibile supporre che esse tentino di comunicare fra loro con segnali radio.
Ciò significa che ogni messaggio da noi ricevuto proveniente da un altro sistema di stelle potrebbe
derivare da una macchina. Questa conclusione non è così sensazionale come potrebbe sembrare.
Un tale messaggio radio non sarebbe certo una trasmissione in inglese, bensì un segnale codificato
matematicamente. L'efficienza della trasmissione di informazione richiede una struttura altamente
complessa inserita in codice nella radioonda e soltanto un computer sarebbe in grado di analizzarne
e sbrogliarne per noi l'intero contenuto di informazione. Analogamente, se noi dovessimo trasmettere
qualche informazione molto sofisticata sulla nostra cultura, una tale comunicazione sarebbe oltre le
capacità organizzative di singole persone. Anche al nostro livello tecnologico, perciò, il computer
avrebbe un posto preminente in ogni dialogo interstellare. Se esistono comunicazioni interstellari,
sarebbero una cosa complessa e noiosa. Soltanto i computer - non programmati per soffire la noia -
avrebbero la pazienza necessaria per compiere per anni ricerche radio e analisi di segnali.
Se le comunità più avanzate sono di questo tipo, non dovremmo attenderci alcuna colonizzazione.
Le abitudini sedentarie dei computer li predisporrebbero a "vivere" stabilmente in un posto, aumentando
continuamente le loro dimensioni con l'aggiunta di nuove unità. Un elemento di eccitazione sarebbe
fornito dall' invio di "occhi" e "orecchie" su altri sistemi e dall' assimilazione delle informazioni rimandate
indietro. Pare che non ci siano limiti alle dimensioni di queste intelligenze meccaniche e il loro
potere di manipolare l'ambiente crescerebbe col crescere delle loro capacità intellettuali. Se si
considera quanto il cervello umano sia più perfezionato in paragone, per esempio, al cervello di un
gatto - che è circa dieci volte più piccolo -, le possibilità che si dischiudono a un grande cervello
artificiale sono inimmaginabili.
Nel lontano futuro, quando il Sole comincerà a diventare troppo pericoloso per le forme di vita che
restassero sulla Terra, ci sarà bisogno di una tecnologia in grado di creare nuovi ambienti ai nostri
discendenti, se ce ne saranno. Come abbiamo spiegato nel capitolo VI, la presenza di uno squilibrio
termodinamico di qualche genere è essenziale se deve continuare a esistere una società organizzata
e la seconda legge della termodinamica assicura che regioni dell' universo in cui tale squilibrio
sussista diventeranno sempre più difficili da trovarsi. Benché una comunità tecnologica possa
accrescere la sua longevità in molti modi facendo ricorso a una varietà di espedienti e preparativi,
pare non ci sia alcuna speranza di scongiurare il declino in modo definitivo. I medesimi principi
della fisica che governano l'inesorabile disintegrazione di un' attività ordinata si applicano anche
all' universo nel suo complesso, che sta già gradualmente decadendo.


Paul Davies
misterxy is offline  
Vecchio 01-03-2008, 11.46.35   #195
misterxy
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Di più, cara kore. Già diversi lustri fa, Freeman Dyson ha immaginato una società così tecnologicamente avanzata da modificare drasticamente la struttura del sistema planetario: si tratta (solo...) di costruire un immenso guscio sferico tutto attorno al Sole in modo da utilizzarne tutta l'energia. Allorché c'è stato chi ha obiettato che interventi di tal sorta sull'ambiente appartengono e apparterrano per sempre al regno della fantasia. Di rimando, altri esperti in materia hanno fatto presente che, più che l'intelligenza, per questo genere di cose servono solo risorse, soldi e tempo.

In merito, il fisico Paul Davies, ha aggiunto (nel 1984):
Ci si presenta dunque un inquietante interrogativo: visto che l'universo ci offre tempo a sufficienza per qualsivoglia sviluppo tecnologico, ci è lecito affermare che è possibile realizzare tutto ciò che non si scontra con le leggi della fisica? Nel giro di poche migliaia di anni gli uomini sono passati dalla pietra scheggiata alla bomba atomica. Se estrapoliamo questa tendenza, anche allungando di molto i tempi, è prevedibile che verrà un giorno in cui tutta la Terra e poi il sistema solare e infine le stelle, verranno conquistate dalla tecnologia umana. Potremmo rimodellare le galassie, modificare i percorsi delle stelle, creare stelle nuove dai gas interstellari o distruggerne di già esistenti rendendone instabile il ciclo nucleare. Potremmo creare buchi neri o controllare quelli che già esistono per ricavarne energia o per utilizzarli come immensi immondezzai per gettarvi i rifiuti della società galattica. Ma perché fermarci alla (o alle) galassia? Perché non tutto l'universo? Estrapolazioni di questa sorta saranno anche assurde ma ci portano a un'importante considerazione di carattere filosofico. Esiste - e se esiste, qual è - una differenza tra il naturale e l'artificiale, tra le forze cieche della natura e il controllo dell'intelligenza? Sotto questa luce, l'antica controversia tra libero arbitrio e determinismo ci appare in modo nuovo.


... chi vivrà vedrà (non noi, ovvio).
misterxy is offline  
Vecchio 07-03-2008, 20.13.27   #196
misterxy
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da pallina
Al maschilismo invece non è dato nessun significato politico nè tantomeno sociologico: da qualsiasi parte lo si esamini ha solo un significato negativo nel quale è stato "condensato, unificato, racchiuso " tutto il rancore, il risentimento, la rivalità" ma anche "l'odio e l'invidia" che sono stati trasmessi, dalle donne alle donne, da una generazione all'altra, risalendo veramente indietro, molto lontano nel tempo. In sintesi: il primo uomo che le donne conoscono e con il quale si rapportano e si confrontano è "il padre" e di conseguenza con il patriarcato. Quest'uomo per secoli le ha "consegnate" ad un altro uomo che oltre ad avere la stessa autorità del padre ha anche un "potere" sessuale su di essa, che invece è stato sottratto al padre con la proibizione dell'incesto. Da un uomo ad un altro, come un oggetto, a volte anche di scambio, da "un padre" ad "un maschio" ed ecco servito il passaggio dal patriarcato al maschilismo.
Finché la Storia viene letta in apparenza, finché si pensa che il vero potere stia nella spada, nella borsa, nel libro e nella poltrona, risulta impossibile contrastare l'evidenza, perché non si può negare che quegli strumenti sono stati quasi totalmente in mani maschili.
Finché la violenza si intende (solo) quella visibile, quella punita dal codice penale e non (anche) quella invisibile (di cui la prima è - in sostanza - pura manifestazione), non si può cacciar via le femmine dal trono morale sul quale stanno sedute perché la violenza maschile è molto più visibile e non può essere negata.
L'autorità morale femminile è una autorità usurpata perché fondata su una impotenza femminile che non è mai esistita e su una innocenza che parimenti non può esistere.
Nondimeno, oggi le femmine occidentali hanno questa autorità.
Da qui si vede che l'interpretazione materialistica della Storia deve essere superata, altrimenti non si viene a capo di nulla.
Non si vedono né il potere occulto, né le malefatte femminili e nemmeno tutto il resto.
misterxy is offline  
Vecchio 08-03-2008, 12.28.56   #197
oberon
Ospite
 
Data registrazione: 23-12-2007
Messaggi: 24
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

E’ l’Otto marzo ed il richiamo alla motivazione della sua origine, una strage voluta e perpetrata persino a proprio danno da un padrone maschio, ha fatto di nuovo la sua apparizione stamattina alla radio. Non importa che la bugia sia stata smascherata persino da due femministe, non importa che la bufala sia ormai stata espunta - per un minimo di pudore - dalle accademie.
Essa viaggia ancora nel mondo è diffonde la sua verità: i maschi sono criminali.

Ma questa volta si è visto di più e di meglio. Sul numero in edicola di Donna Moderna la stupefacente, straordinaria, metafisica immagine di due bambini, Anna e Mario, qualificante lei come “Vittima” e lui come “Carnefice”. Così, papale papale, senza se e senza ma. Senza glosse, senza distinguo. Al di là di ogni possibile sogno, la verità pura, schietta, dirompente viene finalmente conficcata nel cuore dei malnati: carnefici. Ringraziamo Donna Moderna e il grande Toscani per quest’opera magistrale che i Coscienti non scorderanno da qui all’eternità.

Essa è di tale rango che questa volta persino alcune donne hanno messo mano alla tastiera per manifestare il loro orrore.
Certo, oportet ut scandala eveniant, ma guai a coloro a causa dei quali avvengono.

Immagine metafisica che esprime la verità incontrovertibile che giace nel cuore della Donna occidentale del 3° millennio. Ciò che essa chiama amore.

Di quest’amore abbiamo già considerato alcuni frutti. Esso non ha memoria, non vede e non sa di alcun bene ricevuto, moltiplica per 100 e per 1000 i mali subiti e quando non ci sono li inventa.
Se non ne trova a sufficienza nel presente saccheggia il passato, se non ne rinviene abbastanza qui li importa da ogni dove. Da tutto il pianeta.

Ma si può fare di meglio. Si può trasformare il bene in male. Da 40 anni sappiamo che la pillola è un’invenzione maschile creata per mettere in capo alle donne l’onere della prevenzione, giacché gli uomini si occupano solo del loro orgasmo. Che la pillola abbia messo nelle mani delle femmine oltre all’onere anche il potere, il più grande dei poteri da esercitare nella coppia, questo non lo si è visto. Che la pillola abbia consegnato alla donna la propria vita e nello stesso tempo quella del partner, questo non si è voluto vederlo. Neppure i maschi lo hanno visto. Lo hanno subito e lo subiscono, ma non lo hanno mai considerato. Non sanno che è un potere.

Ma l’amore femminista da una parte e la cecità maschile dall’altra sono andate ben oltre.

Levirato.

Si sa che in molte culture, e segnatamente in quelle dell’area mediterranea, vigeva (e ancora vige là dove residuano le antiche condizioni sociali, enclavi del mondo arabo) uno strano istituto il quale prevedeva che la vedova andasse in moglie ad uno dei fratelli del morto. Il significato ed il valore sociale di tale invenzione sono evidentissimi, come è evidentissimo che essa va ad esclusivo beneficio della vedova e dei suoi figli. Quello che paga il prezzo di questo istituto, socialmente senz’altro provvidenziale, è il fratello del morto. Egli trova un famiglia già costituita, fatto che limiterà in un modo o nell’altro il numero dei figli suoi, trova una donna facilmente più vecchia di lui che può non piacergli per nulla. Irrilevante. Il superiore interesse della comunità, quello dei nipoti e quello della vedova, scavalcano ogni altra considerazione, esigono e impongono la soppressione di ogni considerazione dei sentimenti del neomarito. Anzi qui viene scavalcata persino la barriera del c.d. “mito della verginità”, altra invenzione del potere maschilista-patriarcale.
Il sacrificio maschile è enorme. Chi di noi accetterebbe di sposare la cognata? Quale donna, a rovescio, accetterebbe di sposare il cognato vedovo con tanto di figli altrui?
Resta però vero che, in quell’obbligo, la stessa vedova non aveva scelta. Doveva diventar moglie del cognato. E che diversa scelta infatti poteva avere? La sola alternativa era l’abbandono e la miseria (salvo casi eccezionalissimi e perciò socialmente irrilevanti) e invece la sola via di salvezza era l’esistenza di un vincolo sociale che obbligasse qualcuno a prendersi cura di lei e dei suoi figli. Un’istituzione tanto saggia quanto costosa per il genere maschile. Un prezzo altissimo pagato dai maschi per il bene di tutti e di tutte.

Eppure anche questo costosissimo e preziosissimo regalo è stato rovesciato e trasformato in istituto di oppressione antifemminile, sulla base appunto del fatto che “… la vedova era obbligata a sposare il cognato”. Che l’obbligo fosse evidentemente di entrambi non lo si è mai visto e che la donna sia la beneficiaria e l’uomo il sacrificato neppure.
E’ per questo che il levirato figura immancabilmente nell’elenco dei delitti maschili. La verità femminista è ormai così profondamente incitata nella mente occidentale che neppure gli antifemministi si sono mai accorti che questo regalo è stato rovesciato in capo di imputazione contro gli uomini.

Nel suo “La donna a una dimensione”, saggio antifemminista, Alessandra Nucci, mentre attacca il femminismo ricorda però a tratti la condizione femminile del passato e tra le tante oppressioni antifemminili non manca di annoverare il levirato.
Se lo si include in un elenco dei misfatti maschili, nessuno si accorge del micidiale stravolgimento operato dalla mistificazione, dall’amore femminista.

Controprova?

Se si va indietro ad uno dei miei primi post si noterà che io stesso, malignamente, ve l’ho incluso senza paura che qualcuno (la Kore, la Pallina) mi smascherasse dicendo: “Ah no Oberon, questo no! Non puoi venir qui a giocare con carte truccate! Ad inventare delitti maschili mai commessi con lo scopo di corroborare la tua tesi!”. Non sono stato sbugiardato e sapevo che non sarebbe accaduto.

Ora, se, nella cecità universale, il bene stesso viene rovesciato in male perché stupirsi che il male venga inventato o moltiplicato per 1000 ?

Carnefici.

Obn
oberon is offline  
Vecchio 10-03-2008, 12.18.06   #198
pallina
...il rumore del mare...
 
Data registrazione: 15-01-2007
Messaggi: 279
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da oberon
E’ l’Otto marzo ed il richiamo alla motivazione della sua origine, una strage voluta e perpetrata persino a proprio danno da un padrone maschio, ha fatto di nuovo la sua apparizione stamattina alla radio. Non importa che la bugia sia stata smascherata persino da due femministe, non importa che la bufala sia ormai stata espunta - per un minimo di pudore - dalle accademie.
Essa viaggia ancora nel mondo è diffonde la sua verità: i maschi sono criminali.

Ma questa volta si è visto di più e di meglio. Sul numero in edicola di Donna Moderna la stupefacente, straordinaria, metafisica immagine di due bambini, Anna e Mario, qualificante lei come “Vittima” e lui come “Carnefice”. Così, papale papale, senza se e senza ma. Senza glosse, senza distinguo. Al di là di ogni possibile sogno, la verità pura, schietta, dirompente viene finalmente conficcata nel cuore dei malnati: carnefici. Ringraziamo Donna Moderna e il grande Toscani per quest’opera magistrale che i Coscienti non scorderanno da qui all’eternità.

Essa è di tale rango che questa volta persino alcune donne hanno messo mano alla tastiera per manifestare il loro orrore.
Certo, oportet ut scandala eveniant, ma guai a coloro a causa dei quali avvengono.

Immagine metafisica che esprime la verità incontrovertibile che giace nel cuore della Donna occidentale del 3° millennio. Ciò che essa chiama amore.

Di quest’amore abbiamo già considerato alcuni frutti. Esso non ha memoria, non vede e non sa di alcun bene ricevuto, moltiplica per 100 e per 1000 i mali subiti e quando non ci sono li inventa.
Se non ne trova a sufficienza nel presente saccheggia il passato, se non ne rinviene abbastanza qui li importa da ogni dove. Da tutto il pianeta.

Ma si può fare di meglio. Si può trasformare il bene in male. Da 40 anni sappiamo che la pillola è un’invenzione maschile creata per mettere in capo alle donne l’onere della prevenzione, giacché gli uomini si occupano solo del loro orgasmo. Che la pillola abbia messo nelle mani delle femmine oltre all’onere anche il potere, il più grande dei poteri da esercitare nella coppia, questo non lo si è visto. Che la pillola abbia consegnato alla donna la propria vita e nello stesso tempo quella del partner, questo non si è voluto vederlo. Neppure i maschi lo hanno visto. Lo hanno subito e lo subiscono, ma non lo hanno mai considerato. Non sanno che è un potere.

Ma l’amore femminista da una parte e la cecità maschile dall’altra sono andate ben oltre.

Levirato.

Si sa che in molte culture, e segnatamente in quelle dell’area mediterranea, vigeva (e ancora vige là dove residuano le antiche condizioni sociali, enclavi del mondo arabo) uno strano istituto il quale prevedeva che la vedova andasse in moglie ad uno dei fratelli del morto. Il significato ed il valore sociale di tale invenzione sono evidentissimi, come è evidentissimo che essa va ad esclusivo beneficio della vedova e dei suoi figli. Quello che paga il prezzo di questo istituto, socialmente senz’altro provvidenziale, è il fratello del morto. Egli trova un famiglia già costituita, fatto che limiterà in un modo o nell’altro il numero dei figli suoi, trova una donna facilmente più vecchia di lui che può non piacergli per nulla. Irrilevante. Il superiore interesse della comunità, quello dei nipoti e quello della vedova, scavalcano ogni altra considerazione, esigono e impongono la soppressione di ogni considerazione dei sentimenti del neomarito. Anzi qui viene scavalcata persino la barriera del c.d. “mito della verginità”, altra invenzione del potere maschilista-patriarcale.
Il sacrificio maschile è enorme. Chi di noi accetterebbe di sposare la cognata? Quale donna, a rovescio, accetterebbe di sposare il cognato vedovo con tanto di figli altrui?
Resta però vero che, in quell’obbligo, la stessa vedova non aveva scelta. Doveva diventar moglie del cognato. E che diversa scelta infatti poteva avere? La sola alternativa era l’abbandono e la miseria (salvo casi eccezionalissimi e perciò socialmente irrilevanti) e invece la sola via di salvezza era l’esistenza di un vincolo sociale che obbligasse qualcuno a prendersi cura di lei e dei suoi figli. Un’istituzione tanto saggia quanto costosa per il genere maschile. Un prezzo altissimo pagato dai maschi per il bene di tutti e di tutte.

Eppure anche questo costosissimo e preziosissimo regalo è stato rovesciato e trasformato in istituto di oppressione antifemminile, sulla base appunto del fatto che “… la vedova era obbligata a sposare il cognato”. Che l’obbligo fosse evidentemente di entrambi non lo si è mai visto e che la donna sia la beneficiaria e l’uomo il sacrificato neppure.
E’ per questo che il levirato figura immancabilmente nell’elenco dei delitti maschili. La verità femminista è ormai così profondamente incitata nella mente occidentale che neppure gli antifemministi si sono mai accorti che questo regalo è stato rovesciato in capo di imputazione contro gli uomini.

Nel suo “La donna a una dimensione”, saggio antifemminista, Alessandra Nucci, mentre attacca il femminismo ricorda però a tratti la condizione femminile del passato e tra le tante oppressioni antifemminili non manca di annoverare il levirato.
Se lo si include in un elenco dei misfatti maschili, nessuno si accorge del micidiale stravolgimento operato dalla mistificazione, dall’amore femminista.

Controprova?

Se si va indietro ad uno dei miei primi post si noterà che io stesso, malignamente, ve l’ho incluso senza paura che qualcuno (la Kore, la Pallina) mi smascherasse dicendo: “Ah no Oberon, questo no! Non puoi venir qui a giocare con carte truccate! Ad inventare delitti maschili mai commessi con lo scopo di corroborare la tua tesi!”. Non sono stato sbugiardato e sapevo che non sarebbe accaduto.

Ora, se, nella cecità universale, il bene stesso viene rovesciato in male perché stupirsi che il male venga inventato o moltiplicato per 1000 ?

Carnefici.

Obn

Ho partecipato a questo thread con due soli interventi e mi ha meravigliato che tu mi abbia chiamato in causa. Mi sono defilata dalla discussione praticamente da subito perchè (ammetto sia un mio limite) non mi ritrovo nel "generalizzare". Consapevole che i contributi che avrei potuto portare potevano fare riferimento solo e direttamente al mio vissuto, rendendomi conto che non siamo nella sezione Psicologia, ho preferito non scrivere più pur continuando a leggere.

Vorrei però dire qualcosa riguardo al levirato. A parte il fatto che mi pare appartenga al Diritto antico Ebraico e in uso in regioni primitive, nella regione del centro-sud dove vivo era raramente praticato ma NON per evitare di lasciare in miseria una vedova e i suoi figli ma per far sì che i beni non andassero dispersi o finissero in mano di un'altra famiglia in caso di nuovo matrimonio. Posso assicurarti che nessuno sposava vedove "più anziane" e soprattutto non c'era nessun obbligo morale che lo imponesse. Ti dirò di più: era più facile che fosse un vedovo a risposarsi che non una vedova.
Nessuna necessità di smascherarti, quindi, proprio perchè il tuo scritto non è applicabile alla mia realtà.
Apro e chiudo una piccola parentesi personale. Ho letto tutti gli interventi sempre "dall'alto" (ma senza nessuna presunzione) tenendo sempre presente, mai dimenticando, l'educazione che "hanno tentato" di darmi le donne della mia famiglia:tutte matriarche della peggior specie. Tranne mia madre, unico anello debole della catena, per fortuna mia e delle mie sorelle.
Non basta: ho osservato anche cosa diventano "gli uomini" che fanno parte o che entrano a far parte di famiglie dove vige il matriarcato.
E bada bene ho scritto "cosa" e non "come"....
pallina is offline  
Vecchio 20-03-2008, 23.10.06   #199
oberon
Ospite
 
Data registrazione: 23-12-2007
Messaggi: 24
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Ho letto le critiche. Non scrivo qui per trovare consenso né per convincere qualcuno. Siamo occidentali e perciò non possiamo accettare di rinunciare al principio della nostra autonomia intellettuale. Non accettiamo di venire forzati a modificare la nostra visione del mondo da nessuna considerazione altrui. La percepiamo come una intollerabile sottomissione. Non sarò io a tentare di violare ciò di cui io stesso esigo il rispetto. Quando non si mira a convincere alcuno di alcunché, si diventa più liberi di disegnare scenari sorprendenti. Di aprire finestre sull’inaudito. Ad es. sul 25 marzo p.v.

********


Si avvicina il 25 marzo. E’ una data importante per la civiltà occidentale, tanto più importante in quanto non ne avevamo mai sentito parlare. La data più importante nel conflitto tra i sessi, quella che lo illumina totalmente. Il simbolo che in quanto tale esprime ciò che giace nel profondo e guida, configura, determina ciò che deve avvenire. Il simbolo che ne sta all’origine deve segnare lo sviluppo di un’intera Civiltà.

Il 25 marzo cade 9 mesi prima del 25 dicembre. Non lo avevamo notato. E’ il giorno dell’Annunciazione. Il giorno in cui Maria rimase incinta di Gesù. Due sono gli elementi di questo racconto che prescrivono il destino della Civiltà Occidentale che li ha creati e dai quali è stata creata.

Non fu un uomo a fecondarla e il fatto accadde contro la sua volontà.

Uno. Maria non si è unita ad alcun maschio. Non ne ha subito la penetrazione, ossia l’aggressione sessuale, né si è contaminata con il liquido seminale maschile. Non ha avuto nulla a che fare con i maschi. Non si è sporcata con il loro contatto.

Due. E’ rimasta incinta contro la sua volontà giacché essa esplicitamente dovette accettare la volontà Altrui. Non cercò di diventare madre. Dovette subirlo.

La Civiltà Occidentale nasce quindi senza il maschio e perciò contro il maschio che ne viene cacciato sin dall’origine. Nasce da una violazione della volontà femminile nel concepimento, perciò da uno stupro. Uno stupro metafisico sta all'origine dell'Occidente.

Adesso i conti tornano. Finalmente lo si vede.
Quando si sente gridare: “Ogni coito è uno stupro” si sa da dove venga quel grido.
Quando si legge che le femmine si feconderanno con sperma autogenerato si sa da dove venga il progetto.

Queste primissime parole sull’origine della guerra contro gli uomini, sulla sua ineluttabilità e sulla sua necessaria conclusione, sono dette qui per coloro che conoscono la fecondità dei simboli, la loro inesauribile pregnanza, che leggono il destino che prescrivono a coloro che li generano e da cui scelgono di essere generati. Sono parole per coloro che vedono le Civiltà come necessarie creature la cui forma è stabilita alla nascita. Piante da un seme. Fiori da un bulbo.

Quelli invece che irridono alla potenza dei simboli, hanno fondato motivo di considerarle un delirio.

“Si inoltrano in cieche tenebre coloro che si abbandonano all’ignoranza. In tenebre ancora maggiori coloro che si compiacciono della scienza” (Vedanta).

Obn
oberon is offline  
Vecchio 22-03-2008, 00.39.31   #200
xman
Ospite abituale
 
Data registrazione: 02-07-2007
Messaggi: 43
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Dalla prima pagina del quotidiano Libero del 21/03/08


Papà separati e clochard. Ma la colpa è solo loro

di ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE

La solita, imbarazzante, lamentela dei papà separati è questa: i divorzi aumentano; i costi di mantenimento dei figli sono alti quanto quelli degli avvocati; chi guadagna 1.500 ha dunque a disposizione meno di 400 euro; circa 800 mila separati vivono sotto le soglie di povertà; 3.500 papà separati sono quasi clochard che frequentano i dormitori pubblici.
In questa "emergenza", la prima seria considerazione critica che si può fare contro questa ennesima lagna è: «le loro mogli invece stanno meglio?» «e i loro figli?». Da qui una cascata di logiche domande.
Primo. Quale era la prospettiva di vita di questi papà separati che guadagnerebbero 1.500 euro dovendo impiegarne 1.100 ogni mese per pagare figli e spese legali? Che cosa succedeva quando loro erano in casa? Quando convivevano con la famiglia e non avevano i costi degli avvocati? E quanto riterrebbero giusto dare per crescere i loro figli? C'è da chiedersi se le mogli lavorassero o no. E se no, perché? C'è ancora da chiedersi che genere di donna abbiano scelto come moglie e perché non si siano dati da fare per mantenere la famiglia unita anziché lasciare che si smembrasse. Bisogna anche domandarsi perché preferiscano il vittimismo del clochard alla più dignitosa soluzione di tornare nella famiglia di origine. C'è poi da indagare su che avvocati abbiano scelto (evidentemente cari ma perdenti) e quale giudice Torquemada abbiano mai incontrato. Nel concreto.
Ipotizziamo che questo papà separato presunto clochard abbia una moglie non produttiva di reddito e due figli. Secondo uno schema elaborato dal Tribunale di Monza, più o meno seguito in tutta Italia, a fronte di un reddito di 1.500 euro, tenuto conto anche dell'assegnazione della casa familiare, il Giudice pone a carico del coniuge più forte un assegno in favore dei figli pari a circa 1/3 dello stipendio e pari circa al 10% in favore della moglie.
Quindi dei 1.500, a spanne, 500 sarebbero per i due figli e 150 per la moglie. Allora ci deve spiegare, il povero clochard di rimessa, primo come possano vivere tre persone con 650 euro e secondo come mai lui sia costretto ad andare al dormitorio avendo, da solo, a disposizione 850 euro. Terzo deve responsabilizzarsi sulle sue scelte precedenti la separazione: accettare che la moglie non lavori e mettere al mondo due figli non potendo loro garantire né una famiglia serena né una separazione decorosa. In ogni caso, il malinconico senzatetto non ci ha ancora spiegato quale giudice e quale avvocato lo abbiano fatto restare con appena 400 euro. Che costituiscono pur sempre il doppio, per lui solo, di ciò che rimane a disposizione di ciascun membro della sua famiglia, cioè 220 euro scarsi. Potrebbe replicare il poverino: "ma loro hanno la casa". Si potrebbe ribattere che questo è un costo da detrarre da quei 650 euro. Purtroppo con questi implacabili papà separati, i ragionamenti razionali e concreti, conti alla mano, non bastano, anzi non servono veramente a nulla.
Preferiscono organizzare ogni tanto qualche "daddy's pride" - c'è forse dell'orgoglio più grande che chiamarlo orgoglio paterno? - svelando la loro patetica competizione con le madri alle quali vengono "dati" i figli più che a loro. Preferiscono lamentarsi dei costi legali e perdere tempo invece di mettere in discussione i loro sistemi di vita e di organizzare più produttivamente, anche in termini affettivi, il loro tempo. È davvero scandaloso che anche nella vigenza della legge sull'affido condiviso - applicata nel 94% dei casi - queste associazioni di padri dolorosi continuino a esprimere rabbia e rivendicazione verso le mogli, i giudici e gli avvocati senza mai riflettere un solo momento, con saggezza e lealtà, su loro stessi. Comunque sia, io non credo a queste opportunistiche statistiche che vengono divulgate in occasione di queste manifestazioni pubbliche. Non credo che il 70% di frequentatori di dormitori siano padri separati responsabili e per bene e percettori di stipendi che corrispondono all'80% degli stipendi medi italiani. Non credo che la maggior parte dei padri separati debba vivere in uno sgabuzzino da 70 euro al mese o in un garage e mangiare alla mensa dei poveri. È ridicolo che quelli che si lamentano e propalano questi dati si accaniscano contro «l'industria fiorente del divorzificio» e le loro mogli. Nel corso della mia attività professionale mi sono interessata circa 18.000 casi e neppure uno coi dati catastrofici riferiti dai papà separati. Né clienti né avversari.
Più frequenti sono, invece, i casi di papà che non vogliono pagare, che fingono di non avere denaro per pagare, che simulano di essere diventati poveri, che pretendono di avere i figli con sé solo per non versare denaro alle mogli. Numerosi ancora i casi di papà violenti e anaffettivi. Vicini per numeri a quelli di madri violente e anaffettive, in verità
Dunque, se questi papà separati vogliono fare i sociologi, gli psicologi e i giuristi, prima di tutto imparino a diffondere dati realistici, in secondo luogo non se la prendano con gli altri, ma comincino a fare autocritica e in terzo luogo non perdano tempo a piangere, ma onorino il loro ruolo di padre con l'orgoglio della fatica e dell'impegno indirizzati al concreto. In sostanza alcuni papà, erano dei potenziali clochard ancora prima di sposarsi.
xman is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it