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Vecchio 21-12-2007, 11.35.57   #51
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 362
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Questo è il presupposto fenomenologico del tuo ragionare sul maschilismo e sui privilegi di genere, a partire dal quale (non prima, dopo) dovrebbe svilupparsi un preteso “dibattito culturale” che scontando, alla sua stessa origine e radice, una conclusione già preformata, avrebbe la comica pretesa di discutere sottraendo alla discussione nientemeno che le prospettive esiziali di una sua messa in discussione.
Spero ora ti appaia con sufficiente chiarezza - come appare a me - che se questi sono i presupposti di un “dibattito culturale” (e questi sono i presupposti largamente praticati dalla cultura di massa, non solo i tuoi, come dimostra il proluvio di scomposti ed accalorati interventi di questa ultima parte di discussione) non si offrono “all'analisi posizioni almeno in partenza inconciliabili e distanti” ma si prefigura una semplice difesa oltranzista di quelle posizioni intese come indiscutibili ed intangibili, senza l’accoglimento di alcun elemento di analisi che non conduca, invariabilmente, alla conferma del dogma di partenza.
la posizione sulla quale mi colloco inizialmente è evidentemente provocatoria, poichè il modo in cui offrivi all'attenzione la domanda/titolo, in realtà per te retorica, su "cosa sia veramente il maschilismo" (il topic avrebbe potuto essere più onestamente "chi crede ancora oggi al maschilismo?" o un più sobrio "maschilismo") lasciava tracce inequivocabili di sè:avresti effettuato ampie e (auto) ipnotiche circonvoluzioni intorno alla causa/oggetto di perorazione fino ad "autoimmunizzare" del tutto le tue considerazioni e far emergere il tasso retorico del quesito iniziale.Ci sei riuscito comunque ma almeno- mi illudo è vero- spronato un pò dal mio intervento, ci siamo arrivati quasi subito.Server e forumisti sentitamente ringraziano.

Citazione:
Ora, pur non essendo un economista, è la prima volta che sento parlare della soddisfazione femminile come di un “aggregato economico”; l’ho sempre considerato un indice psicologico - peraltro disaggregato in chiave individuale - ed ho soprattutto sempre pensato che la soddisfazione economica, maschile o femminile che sia, debba misurarsi come soddisfazione dei bisogni quantitativamente misurabili (appunto, gli aggregati economici).
femminili.
Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
un pò la stessa cosa fai qui, parli di benessere riferendoti al dato macroeconomico prescindendo dal suo aggregato che è la soddisfazione femminile!!!
qui avevi due possibilità, la prima era forse problematica da percorrere, hai scelto la seconda, cioè riferire "aggregato" a (macro) economico e non a benessere.Ammetto di aver lasciato volutamente ambigua l'intepretazione.
La soddisfazione femminile viene qui definita un "aggregato" del benessere, con termine dunque intenzionalmente "improprio" ma afferente al glossario economico, proprio per sottolineare con ironia e analogia come gli indicatori economici classici non siano in grado costituzionalmente di intercettarla nè tantomeno di risolverla.

Ma ancora la definizione di soddisfazione femminile che dai come (solo, riduttivamente) di "indice psicologico" la dice lunga sul tuo approccio al tema, essendo (ai nostri fini) la medesima innanzitutto un indicatore sociale in grado di esprimere e misurare fenomeni di massa e come tale utilizzata ampiamente da quella scienza che è la sociologia.
Citazione:
Mi piacerebbe proprio sapere, da te, quale sarebbe l’esito di una riconfigurazione del mondo svuotata della forgiatura maschile per essere conformata alle prevalenti necessità femminili.
non è evocando disegni grotteschi che si possono condurre analisi credibili:nessuno vuole nè potrebbe "svuotare il mondo dalla forgiatura maschile".
Citazione:
Ma è sul terzo punto [...]
Tu non vedi masochismo nell’affermare la giustezza di essere discriminato, in quanto uomo, nell’accesso ad alcune posizioni e privilegi; io ne vedo molto.
qui invece equivochi in modo non involontario.
certo che vedrei masochismo nell'affermare la giustezza di essere discriminato se quella discriminazione riconoscessi come reale!!

Citazione:
Per te, l’affermazione “le donne in politica sono poche perché sono poche le donne che si occupano di politica” – che, magari, chiamerebbe in causa responsabilità femminili dirette e porterebbe, magari, ad analisi più pregnanti della questione - scompare per lasciare spazio alla critica dei “truismi”.
ma no, si partiva dal dato della minor percentuale di rappresentazione femminile, politica e gerarchico/professionale, e tu rispondi che tale percentuale rispecchia l'effettivo numero di donne interessate a proporsi attivamente.
Tu capisci, non puoi non farlo, che l'affermazione è già da sola disarmante.A maggior ragione se poi il presupposto da cui muove sarebbe che... lo stesso basso numero di donne è presente nei partiti!!!!

Stiamo analizzando un dato numerico che appare ingombrante ed ineludibile, che certo non ti "discrimina" come uomo (!!), dunque credo che abbia un senso cercare di sezionarlo in modo meno settario di come fai tu, che invece suggerisci (pregnante) di cercarne cause a partire dalla responsabilità femminile.


Citazione:
Tu trovi lecito e giusto ignorare le responsabilità femminili nella latitanza dalle responsabilità, di ogni ordine e grado.
e quindi, anche qui, quali sono a tuo avviso le responsabilità femminili per le quali le donne sono "rappresentate" in percentuale inferiore rispetto agli uomini?
Citazione:
Io trovo che le responsabilità ed i privilegi debbano essere conquistati sulla base degli unici criteri ammissibili e necessari a questo scopo: le capacità ed il merito effettivo.
e a che serve ancora attribuire al contradditore il disprezzo del merito e dell'imparzialità quando costui evidentemente tutto fa fuorchè accennarvi?.

Soprattutto a che serve se non a ribadire quel tuo pregiudizio ormai genotipico e incondizionabile per cui la rappresentanza "sociale" e politica dei due sessi sarebbe semplicemente figlia del merito rispettivo di ognuno dei due?!
chlobbygarl is offline  
Vecchio 23-12-2007, 17.41.37   #52
iulbrinner
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Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
la posizione sulla quale mi colloco inizialmente è evidentemente provocatoria…..il modo in cui offrivi all'attenzione la domanda/titolo, in realtà per te retorica, su "cosa sia veramente il maschilismo"…….lasciava tracce inequivocabili di sè:avresti effettuato ampie e (auto) ipnotiche circonvoluzioni intorno alla causa/oggetto di perorazione fino ad "autoimmunizzare" del tutto le tue considerazioni e far emergere il tasso retorico del quesito iniziale.
(chlobbygarl)

Ma lo sai che non ho capito un accidente di quello che hai scritto?
Vediamo, ora, se “tasso retorico” non sia un altro gioco di prestigio verbale come gli “aggregati economici del benessere”.
“Tasso retorico” starebbe - vado ad intuito nel tuo caso - come “occultamento del significato effettivo dietro una cortina fumogena verbale” o – per dirla in soldoni, nella circostanza in esame – l’ingannevole vestito della festa di una domanda trabocchetto?
Se questo è quanto intendi, in realtà anche considerando gli interventi successivi dei forumisti, credo che chiunque abbia letto per intero il post di partenza abbia immediatamente capito quale fosse il significato nudo e crudo del topic - peraltro interamente esplicitato nelle domande conclusive e niente affatto occultate – il quale è poi lo stesso argomento che senderoluminoso eludeva per partito preso (il famoso utilizzo sessista della parola maschilismo). Chissà che tu e lei non siate dello stesso “partito preso”? I conti tornerebbero senz’altro.
…non c’è trucco, non c’è inganno…ma, insomma, siamo alle solite: tu puoi vederci quello che ti pare. Fortunatamente scripta manent e la semantica aiuta tutti quanti noi ad adeguate comprensioni dei significati e dei significanti di ciò che è scritto.
La “autoimmunizzazione della causa/oggetto di perorazione…attraverso ampie e (auto) ipnotiche circonvoluzioni” – poi – è l’interpretazione pseudo-investigativa più misteriosa e fantasiosa della conversazione, per come essa si è andata sviluppando effettivamente, che si possa immaginare (quasi una proiezione psicologica, direi, se volessi mettermi anch’io a fare lo Sherlock Holmes).
Non ho ben capito come si possa autoimmunizzare una posizione da posizioni contrarie, non ho ben capito cosa siano le circonvoluzioni (tranne quella di senderoluminoso sugli affidi), non ho ben capito quale sia l’elemento ipnotico….insomma, non ho capito assolutamente nulla di quello che vuoi dire, tranne il fatto che la mia posizione non ti piace e che tu la pensi diversamente da me.

Ma è proprio su quest’ultimo punto che gli interrogativi si allargano a dismisura, lasciandomi credere che il “gioco di prestigio” non sia altro che un tentativo retorico (questo sì, a mio avviso) di eludere con encomiabile sistematicità un confronto sui contenuti effettivi (riducendo la proposta singolar tenzone ad uno sterile duello verbaiolo sul nulla).
La pratica certezza al riguardo la ricavo da questo insigne passaggio argomentativo:
Citazione:
certo che vedrei masochismo nell'affermare la giustezza di essere discriminato se quella discriminazione riconoscessi come reale!!
Et voilà….come si fa a far sparire un oggetto scomodo? Lo si mette sotto un fazzoletto da prestigiatore e il gioco è fatto; tutto sparito.
Discriminazioni maschili nelle quote riservate? Ma quando mai?
Chissà come le chiami tu queste situazioni per farle sparire completamente dalla tua visuale in quanto discriminatorie? Qual è il trucco retorico nella circostanza? Illuminami, ti prego…

Citazione:
non è evocando disegni grotteschi che si possono condurre analisi credibili:nessuno vuole nè potrebbe "svuotare il mondo dalla forgiatura maschile".

Ecco un altro ammirevole esempio di come si possa tirare fuori dal mazzo la carta voluta e sbalordire il pubblico, parlando all’infinito in astratto senza considerare i fatti concreti.
Immettere nella dinamica della competizione economica o politica quote riservate significa, infatti, svuotarla dal di dentro dell’intimo criterio di selezione su cui il sistema si regge (nel bene o nel male).
E’ ciò che sta avvenendo in Norvegia, ad esempio, dove l’obbligo di garantire il 40% dei posti nei consigli d’amministrazione societari alle donne sta provocando notevoli terremoti.
E’ ciò che succede nella nostra democrazia, dove il criterio della rappresentanza politica (che è affidata - lo ricordo - ai partiti e non ai gruppi di pressione) sta subendo stravolgimenti che portano, ad esempio, Livia Turco e Alessandra Mussolini ad appiattirsi sulle medesime posizioni sulle questioni femminili ed a posizioni diametralmente opposte su tutte le altre.
Sbalorditivo no? Ma sono sicuro che troverai una circonvoluzione verbale anche per questo singolare fenomeno.

Citazione:
….quali sono a tuo avviso le responsabilità femminili per le quali le donne sono "rappresentate" in percentuale inferiore rispetto agli uomini?
La semplice responsabilità di occuparsi di altro, di avere altri orizzonti di interesse quali, ad esempio, la sfera del privato (piuttosto che la sfera del pubblico). Richiamo, anche in relazione a quest’ultima domanda, quanto già detto sopra sul concetto di rappresentanza. Anzi, te lo specifico meglio: gli uomini o le donne non sono rappresentati in quanto tali, bensì in quanto cittadini.

Citazione:
e a che serve ancora attribuire al contradditore il disprezzo del merito e dell'imparzialità quando costui evidentemente tutto fa fuorchè accennarvi?.

Infatti, per stare ai contenuti piuttosto che ai giochi di prestigio verbali, sto ancora aspettando da te risposte alla mia precedente domanda….
Citazione:
Mi piacerebbe proprio sapere, da te, quale sarebbe l’esito di una riconfigurazione del mondo svuotata della forgiatura maschile per essere conformata alle prevalenti necessità femminili.
(autocitazione)

Illuminami anche su questo punto, ossia, come dovrebbe avvenire in concreto, senza ricorrere alle c.d. "discriminazioni positive". Grazie.
iulbrinner is offline  
Vecchio 30-12-2007, 00.27.21   #53
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Salve.
Avvio la mia partecipazione alle conversazioni di questo forum, che spero possano reiterarsi, con un primo commento alla domanda (ovviamente retorica) di Iul, il quale ha gettato un bel sasso in piccionaia, come s’è potuto vedere dal risultato pirotecnico che sta ottenendo. Come avesse versato sale e aceto su una piaga purulenta. Così è infatti, giacché di una piaga si tratta e purulenta lo è davvero. Ma andiamo per ordine.

Le parole hanno il significato che ad esse viene attribuito. Non sta a noi decidere quale sia e sarebbe pura accademia speculare su “quale dovrebbero avere” . Maschilismo (e con esso maschilista) sono termini a connotazione negativa nei quali si intende ricomprendere tutto quel che si giudica negativo in ogni ambito della vita (privata e pubblica) se e in quanto riferito o riferibile al rapporto tra i sessi.

Tutto quel che non dovrebbe esistere e che, si auspica, possa scomparire quanto prima. Vi rientrano perciò tanto i comportamenti, quanto i sentimenti, tanto le idee quanto opere di singoli e di gruppi. Istituzioni e filosofie, religioni e ideologie, attività, gesti, imprese e realizzazioni. Tutto ciò che si ritiene di origine o di afferenza maschile. Come causa o come effetto, come espressione o manifestazione di una volontà e/o di una prassi e/o di una mentalità tarata da una visione distorta delle cose, finalizzata (consciamente o meno) alla discriminazione a danno del genere femminile.

Si sarebbe portati a pensare che vengano stigmatizzati/bollati con quei termini i comportamenti dei soli uomini, ma non è così. Anche azioni e gesti compiuti da donne vengono qualificati allo stesso modo se e quando si rinvenga in essi una qualche somiglianza a quelli maschili o si ritengano derivare dai primi.

Parimenti si sarebbe portati a pensare che essi termini possano riferirsi ad ambiti limitati nel tempo e nello spazio, a determinati settori e segmenti della vita dei singoli e dei gruppi. Si può invece notare che tali qualificazioni riguardano ogni aspetto dell’esistenza, del presente e del passato, con riferimento non solo all’Italia o all’Europa (o all’Occidente), ma al mondo intero.

Ciò è comprensibile. Infatti, posto che la storia è storia del dominio maschile e che esso è universale ne deriva coerentemente che ogni entità ed ogni evento possano venire etichettati con quei termini derogatori. Anche ambiti ed aspetti all’apparenza del tutto estranei alla relazione F-M sono stati e sono tacciati di maschilismo, quali la logica, la razionalità, l’ironia, il coraggio, la frugalità etc. Non solo la guerra, ma ogni genere di conflitto, di lotta e di sfida. E se ne intuisce il motivo.

Ogni contrapposizione in ogni ambito è stata liquidata con quei termini. Di più: l’idea stessa che nella vita esistano necessariamente contrasti e conflitti è stata assegnata al maschilismo. Del resto la stessa matematica è stata qualificata come tale ed è perciò stata auspicata la creazione di una contrapposta matematica femminile.

Con maschilismo/sta dunque si intende individuare e condannare tutto ciò che in ogni luogo e in ogni tempo è accaduto in quanto espressione del dominio maschile e della volontà prevaricatrice degli uomini.
Tale è dunque il significato del termine, quale deve essere ricavato (sia pure obtorto collo) dal discorso pubblico degli ultimi 40 anni. Quindi il suo vero significato. Quello che ha, non quello che dovrebbe avere.
Maschilismo/sta dunque indica l’aspetto negativo delle opere e delle idee che derivano dagli uomini.

Dovrebbe allora esistere un termine (diverso ma pur sempre con radice masch-) che indichi l’aspetto positivo del pensiero, del sentimento e dell’azione maschili. Se esso termine non esistesse, filosofi, psicologi e sociologi (degni di tal nome ) lo troverebbero inquietante. Sarebbe per essi un’assenza allarmante.

Bene: quella parola, sorprendentemente, non esiste, nondimeno nessuno se ne allarma.

E’ questa la ferita.

Oberon
oberon is offline  
Vecchio 30-12-2007, 02.51.31   #54
AntOne
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Post Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da oberon
Salve.
Avvio la mia partecipazione alle conversazioni di questo forum, che spero possano reiterarsi, con un primo commento alla domanda (ovviamente retorica) di Iul, il quale ha gettato un bel sasso in piccionaia, come s’è potuto vedere dal risultato pirotecnico che sta ottenendo. Come avesse versato sale e aceto su una piaga purulenta. Così è infatti, giacché di una piaga si tratta e purulenta lo è davvero. Ma andiamo per ordine.

Oberon

Salve a tutti, sono anch'io nuovo, e inizio con te questa discussione spinosa. anche perchè hai messo abbastanza carne al fuoco. Allora, vediamo... la piaga purulenta c'è eccome. Il maschilismo, inteso anche come discorsi tendenziosi sulle presunte specificità intellettive sui due sessi principali . Ovviamente conveniamo tutti, spero, che non va bene che il termine venga per un qualsiasi motivo evocato invano, vuoi anche da parte, com'è stato detto, da una donna viziata per puntare i piedi quando non le va bene qualcosa.


Citazione:
Originalmente inviato da oberon
Si sarebbe portati a pensare che vengano stigmatizzati/bollati con quei termini i comportamenti dei soli uomini, ma non è così. Anche azioni e gesti compiuti da donne vengono qualificati allo stesso modo se e quando si rinvenga in essi una qualche somiglianza a quelli maschili o si ritengano derivare dai primi.

Oberon

Interessante, ma percepisco delle ambiguità. Così può sembrare che si intenda maschilista una donna che assume un comportamento negativo (es. dispotico) che fu di appannaggio quasi esclusivo dell'uomo. Ci potrebbe stare, credo che il campo debba restringersi a la donna che ha comportamenti discriminatori di qualsiasi genere verso un'altre donne. Per esempio le giudica secondo pregiudizi di matrice patriarcale (come "facile", "poco di buono", "se l' è cercata", nel caso di violenza carnale ecc.), mostrando di aver fatto propria quella cultura. Diversamente anche molte regine del passato diventerebbero maschiliste solo per essere dispotiche non da meno dei loro colleghi. O Condoleezza Rice, che non disdegna i conflitti bellici.

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Originalmente inviato da oberon
Ciò è comprensibile. Infatti, posto che la storia è storia del dominio maschile e che esso è universale ne deriva coerentemente che ogni entità ed ogni evento possano venire etichettati con quei termini derogatori. Anche ambiti ed aspetti all’apparenza del tutto estranei alla relazione F-M sono stati e sono tacciati di maschilismo, quali la logica, la razionalità, l’ironia, il coraggio, la frugalità etc. Non solo la guerra, ma ogni genere di conflitto, di lotta e di sfida. E se ne intuisce il motivo.
Oberon

Qui mi suona più strano. non sapevo di questa onnicomprensività attribuita al termine
Chiaramente non intendi dire che le qualità sopra elencate siano di esclusiva maschile, avendoli definiti estranei alla relazione tra i sessi. Su questa estraneità avrei qualche dubbio, in che ambito ritieni siano estranei? Certo molte di queste qualità sono tradizionalmente attribuite all'uomo, soprattutto al guerra, la lotta, e la sfida, e qui il maschilismo può esservi attribuito in quanto esse denotano un legame con un modo di affrontare di petto le situazioni che comporta vincitori e vinti, quindi sopraffazione, spesso associata alla forza fisica.


Continua.
AntOne is offline  
Vecchio 31-12-2007, 10.47.19   #55
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

oberon ha scritto:
Citazione:
Avvio la mia partecipazione alle conversazioni di questo forum, che spero possano reiterarsi, con un primo commento alla domanda (ovviamente retorica) di Iul, il quale ha gettato un bel sasso in piccionaia, come s’è potuto vedere dal risultato pirotecnico che sta ottenendo.Come avesse versato sale e aceto su una piaga purulenta......
.......
Maschilismo/sta dunque indica l’aspetto negativo delle opere e delle idee che derivano dagli uomini.
Dovrebbe allora esistere un termine (diverso ma pur sempre con radice masch-) che indichi l’aspetto positivo del pensiero, del sentimento e dell’azione maschili. Se esso termine non esistesse, filosofi, psicologi e sociologi (degni di tal nome ) lo troverebbero inquietante. Sarebbe per essi un’assenza allarmante.

Bene: quella parola, sorprendentemente, non esiste, nondimeno nessuno se ne allarma.

E’ questa la ferita.

Sono lieto di questa nuova partecipazione alla presente discussione, anche perché l'analisi proposta mi sembra degna di ulteriori approfondimenti.
Se ho ben compreso le tue parole, l'utilizzo in chiave ideologica del termine maschilismo/maschilista sarebbe giustificato dal "male" storicamente fatto dagli uomini - con ciò ponendosi il concetto stesso al riparo da ogni ulteriore considerazione problematica della storia e sulla storia, non potendosi eludere le evidenze storiche.
A tale termine (concetto) riassuntivo del "male" non corrisponderebbe, tuttavia, un termine speculare e contrapposto capace di riassumere con altrettanta efficacia il "bene" che dagli uomini è stato fatto e di cui gli uomini sono stati e sono portatori: ossia un'interpretazione monca ed unilaterale della storia (alius - ideologia).
Tale sarebbe, sempre se ho ben compreso, il senso della "ferita" linguistica e culturale inferta al mondo maschile.
Se questo è il senso del tuo intervento, mi sembra che la discussione da me avviata (asseritamente retorica) stia producendo buoni frutti.
Spero continui.....
iulbrinner is offline  
Vecchio 31-12-2007, 16.42.46   #56
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se ho ben compreso le tue parole...

Sì, hai descritto bene quel che intendo dire e che avrei chiarito a conclusione di un altro paio di interventi sul tema.
Poiché ne hai anticipato il senso, procedo ora più speditamente verso una prima (provvisoria) tappa.

Il termine di cui ci occupiamo (ed è la ragione per la quale ne parliamo) è che:
1- esso raccoglie (e individua) un insieme di eventi (comportamenti, idee, istituzioni, creazioni etc) che afferiscono al maschile o che ad esso vengono riferiti (per origine, affinità, compatibilità con l'universo maschile quale è o era o si crede che fosse o che sia, etc.).
2- veicola ed esprime un giudizio negativo e che si intende liquidatorio.
Sin qui niente di speciale. Siamo tutti legittimati a scegliere dei termini per denotare / connotare (descrivere / valutare) qualsiasi insieme di entità di questo mondo.
Quel che rileva, ai nostri fini, è quanto tu hai chiarito e che si può esprimere in questi diversi modi.

Richiamo preliminarmente di nuovo il fatto che il significato delle parole è quello che ad esse viene attribuito (beninteso da quella comnuità parlante che le usa) e non quello che noi, a nostro individuale piacimento, vorremmo avessero. Questa è la ragione per la quale spesso diverge da quello indicato dai dizionari, per non dire poi di quello che si rinviene nell'etimologia che può essere persino fuorviante (si pensi al caso di "persona").

L'estensione del significato di maschilismo/sta è illimitata, nel senso preciso che ad essa non è posto alcun confine. Ogni entità/evento del passato e del presente vi può essere ricompreso. Dall'architettura di una stazione aeroportuale ai contenuti di un sonetto; dalla foggia di un abito alla struttura di un poema; dai contenuti di una filosofia alla dinamica di un processo sociale; dalle forme di un saluto alle regole di uno sport; dai simbolismi di un mito al ritmo di una rappresentazione teatrale. Lascio stare ciò che è infinitamente ovvio (le gerarchie ...i grattacieli .... la boxe...). Niente di ciò che è esistito e che esiste può sentirsi al riparo dall'inclusione in quel concetto.
E questo va detto non solo di quelle entità/eventi giudicati universalmente come negativi (es. la guerra) ma anche di quelli che ancora si tende a ritenere avulsi da ogni possibile inclusione in simili concetti (es. la matematica). Tutto è "maschilizzabile". Tutto senza eccezioni.

Sin dagli anni Settanta tutto ciò che è considerato male (individuale o collettivo) è stato "maschilizzato", assegnato ciò ai maschi intesi come sua causa unica e originaria. Essi maschi iniziarono infatti ad essere individuati e denunciati come fonte del male universale nel momento in cui l'ondata marxista-leninista iniziò a defluire (l'epoca del c. d. "riflusso") e l'epiteto maschilismo/sta subentrò al non meno squalificante "borghese". Epoca nella quale - ed ora lo si vede bene - come araldo del Nuovo Mondo e latore della salvezza universale al Proletariato subentrò il Genere Femminile. Alla guerra di classe quella dei sessi.

Il processo di etichettatura/stigmatizzazione viaggia in entrambe le direzioni, come sempre accade: non solo tutto ciò che fu e che è (che parve e che pare) male è assegnato ai maschi ma anche tutto ciò che è maschile viene liquidato come tale. Chi avrebbe mai potuto immaginare che persino l'ironia (da sempre attributo del maschile e da tutti e da tutte celebrata), potesse venir liquidata come "espressione dell'aggressività e della violenza maschili"?

Maschilismo/sta è il concetto che rende "male" e "maschile" sinonimi.

Ora, come si vede, al termine maschilismo/sta che ha connotazione totalmente negativa, non ne corrisponde alcuno simmetrico a individuare e connotare positivamente l'agire maschile . Come se fosse vero che tutto ciò che emana dai maschi è totalmente negativo. Tutto, totalmente ed esclusivamente negativo.
Controprova di ciò è che, reciprocamente, non esiste un termine che denoti il male generato/provocato dalle femmine, come se questo semplicemente non esistesse.
"Femminismo/sta" infatti è un termine antisimmetrico con il quale ci si riferisce non già al male di origine femminile ma alla lotta contro il maschilismo.

Ora, mancherebbero le parole per designare la positività maschile e la negatività femminile se vivessimo in un mondo (immaginario) in cui gli uni venissero individuati come responsabili (scaturigine bio-storica) di tutto il male e solo del male e le altre (quale fonte ontologica) di tutto il bene e solo del bene. In quel mondo allora gli uni dovrebbero essere eliminati o venire rieducati, conformati e sagomati ad immagine di colei che incarna il bene. Alle altre spetterebbe finalmente il potere.

Viviamo noi forse in quel mondo immaginario?

Per ora, buon capodanno.

Oberon
oberon is offline  
Vecchio 31-12-2007, 19.02.20   #57
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Viviamo noi forse in quel mondo immaginario?

Per ora, buon capodanno.

Oberon

Credo che quel mondo sia molto meno immaginario di quanto si possa supporre e che viviamo immersi sino al collo nella realtà che hai evocato.
Ma confido nella forze delle idee e nella ragionevolezza degli uomini.

Grazie della partecipazione e buon Capodanno a te ed a tutti gli altri forumisti.
iulbrinner is offline  
Vecchio 02-01-2008, 03.01.17   #58
AntOne
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Continua
Discorso tendenzioso, ugualmente, il presunto fatto che non esista un termine per indicare quanto di positivo fu prodotto dal "vir". Cominciamo col dire che la virilità, nella storia è sempre stata celebrata, spesso comunque nella forma di coraggio, orgoglio, prove di forza, di resistenza, riti di iniziazione(forse qui cominciamo a uscire dal "positivo" ), in gran parte dei casi valutata nella misura in cui esso sapesse fronteggiare fisicamente i pericoli, a volte naturali, ma tante volte costituiti dallo stesso uomo , quindi non so quanto ciò sia lusinghiero per il maschio in se, visto che deve difendere da altri maschi (certo, non solo), a loro volta convinti di avere ragione (dico così per sintesi).
Proseguendo, vediamo le invenzioni in campo bellico: attribuiamola ai "viri" e poniamo <se non ci fossero uomini così chi avrebbe messo a disposizione dei soldati i mezzi per difendere la patria> da chi? Ma da altri uomini, no? Certo ci sono anche tante belle invenzioni pacifiche e utili che non sto a elencare, i navigatori, gli avventurieri etc.. cmq tutti questi, positivi e meno hanno avuto fior di declamazioni nel corso della storia e sono apprezzati tuttora. Ma cos'è allora che non va, che cos'è che brucia? Ma certo, sì dimenticano di dire che questi erano (quasi) tutti uomini. Bene, a questo punto cosa si può aggiungere senza che il discorso potrebbe implicare che tutte le invenzioni e le opere più importanti siano di uomini e da questo dedurre che le donne sono prive di genio, di senso pratico etc. discorso un po' scorretto, ignorante, antistorico e, azzarderei timidamente, un po' vigliacco e poco poco sessista? Tutti questi giri per arrivare a dire che se il mondo fosse stato in mano alle donnicciole saremmo tutti all'età della pietra, possibile? L'oppressione della donna? Un complotto femminista per criminalizzare il maschio e fargli impersonare il male farsi mantenere e fare il bello e cattivo tempo et similia.
Calma un momento, fermiamoci un'attimo.
Siccome è pur vero che esistono donne stro.nze e profittatrici (come dissi post sopra) e che esistono leggi come quella sull'affido che favoriscono a volte smaccatamente la donna, alcune che si inventano di essere state stuprate che incontrano la fiducia del tribunale anche senza prove, per le quali non ci sono parole (presente "al lupo al lupo"?) etc, visto che l'autore avrà tanto di link, non bisogna dimenticare che questa è una subdola compensazione ad'una parità non ancora raggiunta, soprattutto culturalmente, scorretta verso entrambi. Quindi si fa la legge femminilista e le più arrabbiate e impregnate di ideologia gioiscono. Quelle che dei movimenti di emancipazione hanno preso i discutibili slogan rompono il freno e pensano di andare oltre la parità quando invece è ancora tanta la strada da fare. Lasciamo stare poi quelle che pensano che loro sono il sesso superiore perchè sono fesse come i loro colleghi. Tutti sottoprodotti che aborro.
Reagire a ciò negando l'oppressione della donna, pur comprendendolo un pò come difesa, lo considero controproducente. Si sappia che ricordare questa oppressione non deve significare demonizzare il maschio. Infatti la donna era solo una delle tante categorie oppresse, insieme, secondo la situazione, ai deboli fisicamente, agli schiavi, ai poveri, e probabilmente molti uomini che non sottostavano alla legge della virilità. Quindi non il maschio oppressore della donna, ma la (putroppo) tuttora vigente legge del più forte e del maschio dominante. Oggi forse conta di meno la forza prettamente fisica (in media maggiore nell'uomo) motivo per cui può essere anche una donna a dominare (in senso ampio). Non prendiamocela con le donne perchè un capo donna è dispotico, soprattutto non disprezziamolo in quanto donna, ma in quanto tale.
Continua(forse)
AntOne is offline  
Vecchio 02-01-2008, 11.27.40   #59
espert37
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2007
Messaggi: 498
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

L'uomo e la donna sono senz'altro la più grande meraviglia che la natura abbia creato,uno assolutamente indispensabile all'altro,con relativi ruoli in base alla propria costituzione,intelligentemente abbinati al fine di raggiungere in armonia la felicità,attraverso la procreazione e la continuità della specie.Chiunque di questi cerchi di uscire dal proprio ruolo,pecca ignorantemente di maschilismo o femminismo,estremamente dannosi.
Sarà probabilmente una espressione terra terra, ma così anch'io ho voluto partecipare alla discussione. ciao a tutti. espert37
espert37 is offline  
Vecchio 02-01-2008, 13.38.06   #60
iulbrinner
Utente bannato
 
Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Nell’attesa che oberon completi la propria analisi e, come preannunciato, fornisca le sue personali conclusioni, ritengo opportuno dare ad AntOne alcuni chiarimenti.
Lo sforzo di interpretazione della realtà presente e del passato storico, che ciascuno di noi compie sulla base della propria sensibilità, della propria formazione culturale e del proprio bagaglio di conoscenze, è fondamentalmente qualcosa di diverso da un “tiro alla fune” finalizzato a mantenere in piedi la propria posizione teorica cercando di far crollare a terra quella avversa.
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali il “diritto della forza” era il diritto comunemente praticato, è altrettanto vero che si deve all’uomo – lo stesso depositario della vis roboris – l’ideazione, la creazione e lo sviluppo del diritto e delle scienze giuridiche, nelle sue successive evoluzioni sino al moderno stato di diritto, che ha delimitato gradualmente l’esercizio della forza per la risoluzione delle controversie, sostituendo ad esso la “forza del diritto”.
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali erano i “maschi dominanti” – come tu li definisci – a prevalere militarmente sugli altri, è altrettanto vero che sono stati i maschi pensanti ed i saggi, a cominciare dalla cultura ellenistica passando attraverso l’eredità romana antica, ad avere lasciato tracce profonde ed indelebili di sé stessi; conquiste dell’intelletto e della conoscenza (non solo di territori o di eserciti) che sono state conservate nel tempo e di cui l’intera umanità ha fatto tesoro.
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali la posizione femminile nella società è stata secondaria, delimitata ed anche diminutiva, è altrettanto vero che si tratta di epoche nelle quali la lotta per la sopravvivenza imponeva il possesso di certe qualità fisiche e di coraggio; se ancora oggi molte donne cercano nell’uomo un protettore, più che un compagno, questo dovrebbe far riflettere sulle possibilità di sopravvivenza che avrebbe avuto un ipotetico mondo femminile deprivato del sostegno maschile.
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali la donna veniva considerata inferiore all’uomo nelle possibilità lavorative, è altrettanto vero che - nel momento stesso in cui queste condizioni storiche sono mutate ed il lavoro si è fatto meno fisico ed impegnativo – sono bastati pochi decenni, a fronte di secoli di storia, perché le donne facessero irruzione sulla scena sociale ed economica.
Se è vero, infine, che le donne rivendicano legittimamente l’abolizione di qualunque discriminazione a proprio danno nella società, nell’economia e nella politica, è altrettanto vero che non possono affermare questo sacrosanto diritto di partecipazione sociale mediante l’introduzione di nuove e rovesciate forme di discriminazione etica e giuridica a danno maschile.

Come vedi, il mio punto di vista non mira a demolire il tuo (o quello di altri) ma, semplicemente, a ricordare che ogni oggetto di analisi può essere osservato sotto angolature diverse, che possono dare origine ad interpretazioni differenti della realtà sociale e della storia umana.
E’ allora possibile tentare di riflettere sullo strumento concettuale del “maschilismo”, sul suo utilizzo in chiave ideologica e strumentale, senza che questo venga interpretato come un attentato alle conquiste, alla dignità ed all’integrità del mondo femminile?
E’, inoltre, possibile riflettere sulla posizione maschile nel mondo attuale – in quello etico, in quello culturale ed in quello giuridico – ipotizzando che queste riflessioni possano procedere nella direzione costruttiva di un rispetto reciproco tra i sessi che è ben lontano dall’essersi mai compiutamente realizzato?
A giudicare dal tenore di alcuni interventi – compreso il tuo ultimo – sembrerebbe di no perché, o l’uno emerge e l’altra affonda o, viceversa, se deve emergere l’una deve contestualmente affondare l’altro.
Io invece credo (e continuerò a crederlo sino a prova contraria) che questo sia possibile e giusto.
iulbrinner is offline  

 



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