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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 03-01-2008, 18.28.09   #61
AntOne
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

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Originalmente inviato da iulbrinner
Nell’attesa che oberon completi la propria analisi e, come preannunciato, fornisca le sue personali conclusioni, ritengo opportuno dare ad AntOne alcuni chiarimenti.
Lo sforzo di interpretazione della realtà presente e del passato storico, che ciascuno di noi compie sulla base della propria sensibilità, della propria formazione culturale e del proprio bagaglio di conoscenze, è fondamentalmente qualcosa di diverso da un “tiro alla fune” finalizzato a mantenere in piedi la propria posizione teorica cercando di far crollare a terra quella avversa.

Suvvìa, che parole dure. Ho detto la mia con un po' di ironia, solo per dare costruttivamente il mio contributo. Forse sono stato un po' "forte", ma è per assicurarmi, come accenni qualche riga sotto, che il discorso non fosse tendenzioso, appunto.

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali il “diritto della forza” era il diritto comunemente praticato, è altrettanto vero che si deve all’uomo – lo stesso depositario della vis roboris – l’ideazione, la creazione e lo sviluppo del diritto e delle scienze giuridiche, nelle sue successive evoluzioni sino al moderno stato di diritto, che ha delimitato gradualmente l’esercizio della forza per la risoluzione delle controversie, sostituendo ad esso la “forza del diritto”.

Come ho già detto, gli uomini non sono tutti mostri, tanti contribuirono ad un progresso civile positivo, chi lo vuole negare (forse le veterofemministe??)?

Donne, rassegnatevi, voi non ci sareste arrivate
Dai, lo so che non volevi dire questo, ma..

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali erano i “maschi dominanti” – come tu li definisci – a prevalere militarmente sugli altri, è altrettanto vero che sono stati i maschi pensanti ed i saggi, a cominciare dalla cultura ellenistica passando attraverso l’eredità romana antica, ad avere lasciato tracce profonde ed indelebili di sé stessi; conquiste dell’intelletto e della conoscenza (non solo di territori o di eserciti) che sono state conservate nel tempo e di cui l’intera umanità ha fatto tesoro.

Li ho già citati nel mio intervento di prima <<Certo ci sono anche tante belle invenzioni pacifiche e utili che non sto a elencare, i navigatori, gli avventurieri etc.. >> che tra l'altro hanno avuto fior di riconoscimenti, però come persone. Il punto è che il tuo insistere sul fatto che siano uomini e chiamarli "maschi pensanti" sembra in apparenza condurre dove temevo, ovvero all'idea che le donne non abbiano lasciato ugualmente il segno perchè non avrebbero le stesse capacità razionali, logiche e analitiche dell'uomo. Il che è sbagliato per tutta una serie di ragioni, e anche sleale. Ma suppongo volessi invece lanciare una riflessione sul perchè i fatti violenti e negativi della storia vengano a tuo parere attribuiti al concetto di virilità, demonizzandolo, e su tutte le cose positive si chiuderebbe un occhio sul fatto che fossero ugualmente un prodotto quasi esclusivo dell'uomo. Questo non toglie che in antichità non sono sempre state in grado di esprimersi al meglio (lo affermi pure tu).Comunque, per dovere di cronaca in questo sito di filosofia si parla delle pensatrici, che hanno dato un contributo non da poco, anche nell'antica Grecia. Sono relativamente poche, è vero ma teniamo conto del periodo. Non dimentichiamo che nella democrazia greca erano pur sempre meno "demos". Niente in contrario, spero.

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali la posizione femminile nella società è stata secondaria, delimitata ed anche diminutiva, è altrettanto vero che si tratta di epoche nelle quali la lotta per la sopravvivenza imponeva il possesso di certe qualità fisiche e di coraggio; se ancora oggi molte donne cercano nell’uomo un protettore, più che un compagno, questo dovrebbe far riflettere sulle possibilità di sopravvivenza che avrebbe avuto un ipotetico mondo femminile deprivato del sostegno maschile.

Ne approfitto per ricordare che sono esistite in antichità delle grandi società matriarcali (credo tuttora, in alcuni villaggi del Sudafrica), sui cui usi e costumi non sono però molto informato. Non per contraddire ma per dire che forse non regnò sempre e solo l'uomo.
Vediamo, qui parliamo forse del neolitico, giusto? Certo all'epoca i ruoli biologici contavano molto più, eravamo molto più vicini agli animali, che pure siamo, come comportamento sociale: l'uomo che caccia e difende (stavolta soprattutto da animali). Secondo alcuni studi però, anche molte donne cacciavano, usando le lance, e non si esclude che talvolta se le fabbricassero loro stesse. Questo, ovviamente non esclude dei qualsivoglia fenomeni di prostituzione, anche quelli più sommessi e subdoli come la ricerca di un protettore ai giorni nostri. Questo oggi indica mancanza di emancipazione , che vuol dire liberarsi dalla dipendenza economica e legarsi ad un uomo in maniera paritaria e non per necessità materiale. Per fortuna sempre più donne, oggi la vedono così. Per il resto aspettarsi che certi comportamenti scompaiano del tutto, di punto in bianco, è lecito, ma è come aspettarsi che scompaiano all'improvviso le tangenti, gli abusi di potere, le grandi truffe alle casse dello stato e amenità del genere. Da non dimenticare che nei rapporti sesso-denaro si è sempre almeno in due e bisognerebbe prendersela anche con l'uomo non emencipato.

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se è vero che sono esistite epoche nelle quali la donna veniva considerata inferiore all’uomo nelle possibilità lavorative, è altrettanto vero che - nel momento stesso in cui queste condizioni storiche sono mutate ed il lavoro si è fatto meno fisico ed impegnativo – sono bastati pochi decenni, a fronte di secoli di storia, perché le donne facessero irruzione sulla scena sociale ed economica.
Se è vero, infine, che le donne rivendicano legittimamente l’abolizione di qualunque discriminazione a proprio danno nella società, nell’economia e nella politica, è altrettanto vero che non possono affermare questo sacrosanto diritto di partecipazione sociale mediante l’introduzione di nuove e rovesciate forme di discriminazione etica e giuridica a danno maschile.
Su questo concordo, come ho già detto e sono convinto che concorderanno anche molte forumiste. Poche cose sono più irritanti di queste leggi di "compensazione", mentre intanto i pregiudizi rimangono. Una persona che si rispetti vuole parità, non privilegi, non ne ha bisogno. E anche vero però che dove la discriminazione effettivamente esiste non si può non tener conto dei generi per intervenire.
Non per essere sessista ma aspetto un intervento femminile.

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Come vedi, il mio punto di vista non mira a demolire il tuo (o quello di altri) ma, semplicemente, a ricordare che ogni oggetto di analisi può essere osservato sotto angolature diverse, che possono dare origine ad interpretazioni differenti della realtà sociale e della storia umana.
E’ allora possibile tentare di riflettere sullo strumento concettuale del “maschilismo”, sul suo utilizzo in chiave ideologica e strumentale, senza che questo venga interpretato come un attentato alle conquiste, alla dignità ed all’integrità del mondo femminile?
E’, inoltre, possibile riflettere sulla posizione maschile nel mondo attuale – in quello etico, in quello culturale ed in quello giuridico – ipotizzando che queste riflessioni possano procedere nella direzione costruttiva di un rispetto reciproco tra i sessi che è ben lontano dall’essersi mai compiutamente realizzato?
A giudicare dal tenore di alcuni interventi – compreso il tuo ultimo – sembrerebbe di no perché, o l’uno emerge e l’altra affonda o, viceversa, se deve emergere l’una deve contestualmente affondare l’altro.
Io invece credo (e continuerò a crederlo sino a prova contraria) che questo sia possibile e giusto.

Finalmente è chiaro! non è necessario che uno dei due affondi perchè emerga l'altro, come non lo è attentare alle sacrosante conquiste civili
e alla pari dignità, per contestare trattamenti di favore verso le donne, spesso perpetrate da alcune leggi, come per esempio gli alimenti, in caso di divorzio, anche se lei non ne avesse bisogno.
Poi è chiaro quanto è aberrante che alcune vogliano mantenere privilegi che dovrebbero essere riservati a soggetti veramente svantaggiati quali loro più non sono. Come alcune non disdegnano la galanteria, i regalini unilaterali, che non sono sempre compatibili con un rapporto simmetrico con una donna che dovrebbe essere indipendente. Finchè è per gioco, però, allora è un altro discorso. Per contro, non dimentichiamo, qui in Italia, i pregiudizi verso una ragazza che "attacca" lei per prima.
Per concludere, se ti è sembrato che il mio discorso di prima volessi dire il contrario bè, ti sbagliavi. I tuoi interventi di prima però, distoglievano l'attenzione da questo concetto condivisibile per via delle parole forti verso l'uso della parola maschilismo, apparendo ad un certo punto come attacchi al genere femminile con discorsi tendenziosi su ruoli e diversità, suscitando così forti repliche, alle quali rispondevi a tua volta, provocatoriamente, tipo dando del cavalier-servente.
Ma ora è tutto più chiaro .
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Vecchio 03-01-2008, 21.17.48   #62
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

“Maschilismo” dunque è un’etichetta, un post-it azzurro da applicare a qualsivoglia entità del mondo designandola come appartenente a ciò che non dovrebbe esistere, ciò di cui si auspica, con l’avanzare della civiltà, che tutti di impegnino ad eliminare. E viceversa, nel senso che si ritiene che la civiltà salga verso nuove vette nella misura in cui elimina dal mondo tutto ciò che è contrassegnato da quel post-it. Ciò che denominiamo “male”.

Ora, se questa etichettatura fosse accompagnata almeno da una sua simmetrica con radice “fem-“, un post-it rosa che individuasse l’altra parte di ciò che deve essere eliminato, non vi sarebbe granché da osservare. Il male avrebbe due origini, due riferimenti, due appartenenze. Sarebbe rivolto verso le due polarità sessuali diviso suppergiù a metà tra M ed F. Avrebbe ovviamente caratteri diversi, opererebbe in forme diverse in ambiti differenti.

Si tratterebbe allora di analizzarne le diverse espressioni giacché ciascuno avrebbe i suoi propri caratteri epifenomenici. Si potrebbe ipotizzare che per molti aspetti essi sarebbero semplicemente il simmetrico delle diverse virtù (e quindi del diverso bene) che i due sanno manifestare/produrre e che talvolta siano l’effetto di un “eccesso del bene”, la c.d. “ipertelìa della norma”, fatto questo che sembra paradossale solo ad uno sguardo superficiale.
Un organismo vive finché i suoi parametri vitali si mantengono entro un dato intervallo di valori, quando vengono superati (in una delle due direzioni) va incontro alla morte. Il concetto è chiaro: ci si può ammalare (e si può morire) di anoressia come di bulimia.

Considerazioni ragionevolissime e persino banali che furono presenti agli occhi di tutte le generazioni che ci precedettero. Le nostre bisnonne, fossero pur semianalfabete, lo sapevano e sulla base di questa conoscenza giudicavano il mondo. La ragione di ciò risiede nel fatto che veniva allora riconosciuta la radicale differenza naturale tra i due e che il reciproco bisogno era fondamento di una reciproca benevolenza (pur se non priva di invidie e risentimenti di cui sono prova le stilettate che da millenni i due si scambiano).
In quel (non lontano) passato nessuno avrebbe pensato di sostenere che la guerra (ad es.) sia causata e voluta dagli uomini e che il genere femminile sia in sé e per sé pacifico e tollerante.

Il fatto che la guerra sia combattuta dagli uomini non impediva di intuire che essa è sempre un fenomeno collettivo e che essi combattono per l’espansione o la difesa dell’intera comunità. Si intuiva e si dava per scontato che in essi ed attraverso essi maschi si esprimono un’aggressività, una violenza ed un brutalità che sono di tutti, come però anche un coraggio ed una generosità che appartengono all’intera collettività, benché vengano agite visibilmente dagli uomini.

Era convinzione radicata che se anche vi sono dei caratteri, delle specificità rinvenibili solo in uno dei due ciò non significa(va) altro se non che la natura ha dislocato su una parte sola ciò che nel profondo appartiene ad entrambi e che, se monopolio vi è in qualche aspetto, ciò significa(va) solamente che l’uno e l’altra agiscono sia in nome proprio che come delegato dell’altro.

Quel che è impressionante nelle considerazioni sin qui addotte è solamente la loro disarmante banalità, la loro stucchevole prevedibilità. Ora, se siamo giunti al punto di dover ricordare tutte quelle ovvietà è perché ci troviamo in una condizione storica mai vista. Infatti mai nella storia dell’umanità il male (=tutto ciò che deve venire eliminato dal mondo) è stato assegnato ad uno solo tra i due generi. Mai fino ad ora.

Mi si farà notare che l’assegnazione del male originario ad un gruppo umano non è una novità. Le religioni combattenti, le ideologie razziste e quelle di classe hanno costruito lo stesso mito. Ma la novità è appunto questa: all’ideologia della razza e della classe è subentrata quella di genere.
Ecco dunque il cui carattere essenziale del nostro tempo, la cifra del XXI secolo: nel genere maschile è stata individuata la fonte di ogni male pubblico e privato. Di tutto il male di ogni luogo e di ogni tempo.

Qual era dunque il destino auspicato per le razze inferiori? Qual era quello preparato per la classe nemica? Ecco un paio di domande imbarazzanti che impongono una risposta inquietante. Questa risposta è la ferita cui accennavo nel primo post. Ma perché dissi che è purulenta?

Perché la verità racchiusa nella risposta è impensabile, inconcepibile, indicibile,
Esula dall’immaginario, sta oltre l’orizzonte del possibile. Rasenta il delirio. Chi solamente osi vagheggiarla - fosse solo a titolo di ipotesi fantapolitica - viene subito dileggiato e squalificato direttamente sul piano individuale. Ci vuole poco, basta insinuare che il poveretto ha dei “problemini” (quali possano essere …lo si lascia all’intuizione dei lettori, come si è gia visto qui in qualche post precedente). Lo si espone alla pubblica gogna: che arrossisca e scompaia. Tutti gli uomini sentono la minaccia di questa vergogna e per vergogna tacciono.
Perciò la risposta è coperta dal più oscuro silenzio. Dall’omertà di massa. E là, nel buio, la ferita suppura.

Eppure, dopo aver visto gli odii religiosi, quelli di razza e quello di classe, perché non dovremmo poter immaginare quello di genere? Mi si obietterà che un odio di genere esiste e che lo si riconosce da sempre: la misoginia. Vero. Ma per quanto grande sia stato e possa essere l’odio maschile contro le femmine, da esso non ne scaturirà mai il progetto della loro eliminazione. Per la banale ragione che i maschi hanno bisogno delle femmine e lo avranno per sempre.

Ma se giungesse il giorno in cui queste potessero mantenersi e riprodursi senza i maschi, avrebbero ancora bisogno degli uomini? E se non ne avessero più bisogno, cosa impedirebbe alla misandria, all’ideologia del nuovo odio, quello impensato e impensabile, di realizzare i suoi progetti?

Domande “insensate”, utili per il prosieguo della nostra conversazione.

Oberon
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Vecchio 04-01-2008, 16.52.42   #63
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

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Originalmente inviato da AntOne
I tuoi interventi di prima però, distoglievano l'attenzione da questo concetto condivisibile per via delle parole forti verso l'uso della parola maschilismo, apparendo ad un certo punto come attacchi al genere femminile con discorsi tendenziosi su ruoli e diversità, suscitando così forti repliche, alle quali rispondevi a tua volta, provocatoriamente, tipo dando del cavalier-servente.


Sono contento che si sia raggiunta, almeno con te, una certa convergenza di vedute su alcuni punti in discussione; eppure non posso non sottolineare quanto curioso ed emblematico sia il fenomeno che possiamo tutti constatare leggendoti e che mi sembra davvero interessante.
Registro, infatti, una serie pressoché continua di fraintendimenti concettuali da parte tua, associati alla frequente ricorrenza del termine “tendenzioso”, cui mi sembra opportuno dare un senso compiuto (in chiave interpretativa).
Sulla falsariga della linea argomentativa proposta da oberon a cui facevi riferimento, ti ho risposto in precedenza mettendo in contrapposizione il diritto della forza con la forza del diritto, entrambe come espressioni contrapposte di “responsabilità ed atti” maschili storicamente definiti; non le capacità maschili in contrapposizione con quelle femminili – questa è una tua interpretazione “tendenziosa” ed una tua preoccupazione ideologica.
Ho, poi, messo in contrapposizione uomini dominanti con uomini pensanti; non le possibilità di pensiero maschili in contrapposizione a quelle femminili - anche questa è una tua interpretazione “tendenziosa” ed una tua preoccupazione ideologica.
Sto, inoltre, parlando dell’utilizzo concettuale predominante del termine “maschilismo” nelle dinamiche culturali del mondo contemporaneo, ma sembra che tu, di questo, non ti sia nemmeno accorto nell’ansiosa difesa d’ufficio delle “conquiste” femminili che nessuno ha mai messo in discussione - questa è, per l’ennesima volta, una tua interpretazione “tendenziosa” ed una tua preoccupazione ideologica.
Inoltre, ciò che possiamo desumere, per via indiretta, è che il significato che tu attribuisci al termine “maschilismo” è interamente contenuto nella parola “tendenzioso”. Le cose che io ho scritto nel corso della discussione sarebbero a te parse, insomma, affette prima o dopo da “maschilismo”.
Questa non è e non vuole essere la polemica del “cavalier servente” – anche se ce ne sarebbe un gran bisogno anche nel tuo caso – ma la sottolineatura del fatto che, paradossalmente, non stai ragionando intorno al “maschilismo”; lo stai combattendo senza avergli dato neanche una forma definita ed intelleggibile, quale sarebbe l’intento di questa discussione.
La mobilitazione, insomma, precede la riflessione, l’assetto difensivo precede la verifica dell’esistenza di un qualunque ipotetico nemico, le ragioni ritenute avverse lo diventano anche se, ad un’analisi più attenta, non lo sono affatto, la ragionevolezza decade nelle forme inconsce della militanza.
Ora dimmi: che termine utilizzeresti per definire, qualificare o identificare un modo di procedere argomentativo come il tuo?
Poi te lo chiedo ancora una volta: è possibile ragionare sull’utilizzo del termine maschilismo senza che questo destabilizzi certezze ideologiche ormai radicate nel più banale senso comune e mai messe effettivamente in discussione?
Ti do ancora una volta la mia risposta a questo interrogativo: no, questo non è possibile senza aver dato preventivamente prova di non essere “maschilisti” (nel senso più indeterminato di questo termine, ossia religiosamente deferenti verso il mondo femminile, ossia ancora senza dar prova di saper andare a fondo per consentire a lei di venire a galla).
Questa è un luminoso esempio di ciò che chlobbygarl definirebbe un’autoimmunizzazione.
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Vecchio 06-01-2008, 12.38.21   #64
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

La cattiva novella

Si sa che nazionalisti e razzisti, fanatici religiosi e millenaristi (al fine di suscitare, estendere ed elevare l’odio delle masse) usano da sempre una ricetta infallibile. Far derivare dal “nemico” (l’Altro) ogni male che colpisca i destinatari della propaganda (Noi), moltiplicando per 100 e per 1000 i danni veri a lui imputabili, inventandone di falsi, e infine, assegnando all’insieme che si vuol colpire, distinto da noi per etnia, religione, nazionalità etc., le malefatte di alcuni suoi membri. E’ quello che denominiamo criminalizzazione, contro la quale ci si erge d’istinto quando è rivolta contro l’etnia, la cultura, la religione cui apparteniamo. Se siamo leali, la individuiamo immediatamente anche quando è rivolta contro gli altri. E la respingiamo giacché sappiamo che essa è preliminare, prodromica ad azioni reali, a prassi sociali e ad atti politici contro il gruppo criminalizzato. La criminalizzazione poi è sempre accompagnata dal disprezzo, dalla descrizione dell’Altro come di un essere sporco, volgare, incivile, spregevole e vile. Il “nemico” non è solamente cattivo, ma è anche sempre brutto e sporco.
Così agisce da sempre ogni campagna di aggressione ad un gruppo umano.

Ora, l’affermazione che ho già in qualche modo anticipato è di tale portata e contrasta in modo così radicale il sentimento universale, che non può in nessun modo essere creduta. Non solo non può essere ritenuta vera ma nemmeno verosimile. Di più: essa è tale che ci rifiutiamo istintivamente persino di prenderla in considerazione anche solo come vaghissima ipotesi. Essa appare così irrazionale e delirante che dobbiamo respingerla immediatamente se non vogliamo perdere la stima di chi ci ascolta, se non vogliamo apparire al tempo stesso folli e ridicoli, patetici e meschini. Farneticanti. E nessuno vuole apparire tale, nessuno vuole andar incontro al disprezzo. Perciò io so bene che qui forse nessuno le darà alcun credito. Ed è proprio per questo che scrivo qui, per annunciare la cattiva novella.

Tutto ciò accade benché la criminalizzazione abbia colpito storicamente in tutte le direzioni le diverse partizioni umane, secondo tutte le sezioni verticali, orizzontali e diagonali possibili e sia perciò del tutto ragionevole che anche il genere maschile possa esserne oggetto. Quale legge, quale principio vieta che ciò possa accadere? Cos’hanno di speciale i maschi che li renda immuni da una simile eventualità?

La cattiva novella è questa: in Occidente il genere maschile è oggetto da 40 anni di una campagna di criminalizzazione sistematica, permanente, massiccia e capillare, veicolata da tutti i mezzi di informazione e accompagnata dalla denigrazione e dal vilipendio di tutto ciò che sotto qualsiasi aspetto possa riferirsi agli uomini. Ciò accade nella più assoluta insensibilità maschile, nel rifiuto radicale degli uomini di riconoscerne l’esistenza.

A sostegno di una simile inaudita affermazione mi si chiederà, a ragione, di portare una quantità straordinaria di fatti, tutti supportati da una scrupolosa documentazione.
Non farò nulla di simile.
Infatti non è possibile mostrare una foresta a chi non può vederla. Egli vedrà sempre e solo alberi.
Mille alberi, centomila alberi, milioni di alberi. Per quanto grande sia il numero delle piante egli non vedrà mai la foresta. Ora, gli uomini non possono vederla per molte ragioni, la prima delle quali è la paura del dileggio. Paura fondata. Non possono vederla perché il loro cuore glielo impedisce.

La possono però vedere le donne. E infatti alcune l’hanno intravista. Potrei citare una quindicina di nomi di donne più o meno famose, quasi tutte ex femministe, che hanno visto la foresta e l’hanno descritta. Mi limiterò a Doris Lessing, che non ha bisogno di presentazioni. A domanda rispose che era diventata invisa alle femministe perché si rifiutava di associarsi alla loro campagna contro gli uomini.

Come sarebbe a dire “contro gli uomini”? Il femminismo non è forse in lotta contro il maschilismo come si è sempre creduto e come tutti sanno? No, dice D. Lessing: è in guerra contro gli uomini.


Oberon
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Vecchio 06-01-2008, 19.21.50   #65
chlobbygarl
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

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Originalmente inviato da oberon
La cattiva novella è questa: in Occidente il genere maschile è oggetto da 40 anni di una campagna di criminalizzazione sistematica, permanente, massiccia e capillare, veicolata da tutti i mezzi di informazione e accompagnata dalla denigrazione e dal vilipendio di tutto ciò che sotto qualsiasi aspetto possa riferirsi agli uomini. Ciò accade nella più assoluta insensibilità maschile, nel rifiuto radicale degli uomini di riconoscerne l’esistenza.
alla fine, anche nel tuo caso, siamo arrivati al quantum....

Citazione:
Come sarebbe a dire “contro gli uomini”? Il femminismo non è forse in lotta contro il maschilismo come si è sempre creduto e come tutti sanno? No, dice D. Lessing: è in guerra contro gli uomini.

Il "femminismo", apprendiamo, esaurisce quantitativamente le categorie Uomo e Donna.

Solo così può rendersi ragione dell'espressione "in Occidente il genere maschile è oggetto da 40 anni di una campagna di criminalizzazione sistematica, "

diversamente come può il "genere maschile" essere oggetto di una "campagna di criminalizzazione" che dura da 40 anni, se il "femminismo" è quella minoranza in divenire che osserviamo dagli anni 70 a oggi?

Perchè evidentemente le richieste odierne del mondo femminile e di cui parliamo qua non hanno nulla a che fare col femminismo se non nella conseguenzialità temporale della gènesi cronologica.Ma appunto, l'equivalenza rivendicazioni femminili = femminismo è grossolana, strumentale e debolissima.

poi scusa, qual'è il senso di correlare il portato demonizzatore del maschilismo criminalizzatore al male supremo o al male cmq generico e universale?

Non sai che evocare scenari abnormi toglie incisività all'arringa e che prodursi in paralleli gratuiti e poco calzanti annebbia?
chlobbygarl is offline  
Vecchio 07-01-2008, 16.37.23   #66
iulbrinner
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
alla fine, anche nel tuo caso, siamo arrivati al quantum....

Esattamente caro chlobby, siamo arrivati esattamente a quel quantum della questione che testimonia quanto poco fosse retorico e scontato l'interrogativo iniziale:"Cos'e' veramente Il maschilismo?" e quanto, evidentemente, l'esito della conversazione disturbi la tua visione delle cose e, forse, qualche tua certezza.
Mi ha sorpreso non poco, al riguardo, il fatto che lo stesso oberon abbia interpretato questa domanda come "ovviamente retorica", non fosse altro che per gli esiti assolutamente imprevisti ed imprevedibili della conversazione che lui stesso ha contribuito a raggiungere, per le acrobazie concettuali cui abbiamo assistito volte a giustificare l'impronta misandrica della cultura dominante, per le testimonianze reiterate di un assetto ideologico generalizzato intorno alla questione che prescinde da qualunque seria verifica dei fatti.
Trovo, infatti, che siano puttosto questi atteggiamenti concettuali, nella loro larghissima diffusione e prevalenza, a contenere in sè quel tasso di ovvietà supina ed irriflessiva, acriticamente accolta come necessitante, che definisce il quadro del nuovo perbenismo contemporaneo: ciò che viene normalmente definito "il pensiero politicamente corretto".
L'interrogativo che ho inizialmente posto aveva così poche risposte ovvie al suo interno (i famosi truismi) che, sorprendentemente, laddove si cominciasse a tirare un primo sommario bilancio della discussione, non potrei fare a meno di evidenziare alcuni aspetti paradossali.
Il primo è che la posizione assunta da partecipanti come chlobbygarl, sentieroluminoso, donella, AntOne ed altri, nonostante l'asserita modernità delle posizioni è ancorata ad un significato del termine maschilismo quale è esattamente e compiutamente l'accezione dizionaristica che ho riportato nell'intervento d'apertura: la presunta perdurante concezione della superiorità maschile che determinerebbe una condizione altrettanto presunta e perdurante di inferiorità femminile.
Ossia, uno strumento concettuale del passato con il quale si ha la pretesa di intepretare il presente.
Tutto questo ha una sua singolarità percepibile; basta andarsi a rileggere gli interventi che si sono susseguiti per desumere come la stragrande maggioranza degli intervenuti fossero pronti ad escludere una simile impostazione di pensiero, inteso come anacronistico ed inadeguato ai tempi.
Si è inteso sotituire a questo termine concetti come "sessismo", "forgiatura maschile del mondo", "discriminazione culturale e sociale" (sic!) ma, in realtà, nella loro estrema sintesi tutti questi attrezzi concettuali definiscono semplicemente quel significato originario e fondativo.
Il secondo aspetto è che sfido chiunque a riconoscere questo enunciato di oberon come ovvio, banale e diffusamente praticato nella nostra cultura:
Citazione:
La cattiva novella è questa: in Occidente il genere maschile è oggetto da 40 anni di una campagna di criminalizzazione sistematica, permanente, massiccia e capillare, veicolata da tutti i mezzi di informazione e accompagnata dalla denigrazione e dal vilipendio di tutto ciò che sotto qualsiasi aspetto possa riferirsi agli uomini. Ciò accade nella più assoluta insensibilità maschile, nel rifiuto radicale degli uomini di riconoscerne l’esistenza.

Al momento mi limito a queste considerazioni, rinviando ad una più completa ed esaustiva esposizione delle conclusioni intorno alle quali questa conversazione mi ha condotto.
iulbrinner is offline  
Vecchio 08-01-2008, 01.00.58   #67
AntOne
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Bene, questo mi tranquillizza. Significa che, chiarito questo con iulbrinner, possiamo proseguire questa discussione con più serenità. Sentivo che dovevo chiarirlo, per me e per gli altri. Il fatto è che quando si parla di argomenti così delicati, certe cose è bene premetterle e non parlare subito di dittatura dei desideri delle donne etc.. Come se si parlasse di ipotetici privilegi dei negri dopo che sono stati per secoli oggetto di discriminazione, o degli ebrei. Non sarebbe, nel caso, piu appropriato affrontare l'argomento con più discrezione anche mettendo "le mani avanti". Politicamente corretto non è questo, secondo me.
E' invece l'ipocrisia, una correttezza subdola e formale, di superficie, quello che ,appunto, una certa demagogia politichese si aspetta. Tu mi "accusi" di fare l'avvocato o il tiro alla fune, invano, perchè come vedi è servito mettere le cose in chiaro.
Ritorniamo insomma al maschilismo. Mi sembra di essermi già espresso contro una sua interpretazione strumentale o dipendente da eventuali capricci di una donna.
P.S. Con me il problema non si pone più di tanto visto che non intendo "zerbinarmi" nessuna, e perchè una mi piaccia l'interesse deve essere reciproco e anch'io voglio essere da lei conquistato (non intendo esteticamente) oltre che lei da me, per es. se una cosa di lei non mi convince (nel senso più ampio), le dico ciò che penso, poi magari ci chiariamo pure.
Almeno spero
Alla prossima
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Vecchio 10-01-2008, 22.15.16   #68
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Sin qui non ho ripreso i commenti ai miei stessi post e non ho a mia volta commentato alcuno di quelli altrui, che in alcuni casi trovo molto interessanti. Incomincio ora. La sola incertezza deriva dal fatto che inevitabilmente si esce dal thred per allargare la conversazione progressivamente all’intera tematica del conflitto tra i sessi. Ma io non apro un nuovo titolo perché i forum hanno questo di brutto, che uno stesso tema finisce con il disperdersi in decine di rivoli (titoli) e alla fine non ci si capisce più nulla (o almeno, …io non ci capisco più nulla.).

Scrive AntOne, sconsolato, che alla fine - con la Cattiva Novella - siamo giunti al “quantum”. Infatti. Un annuncio crudo e brutale che - nella migliore delle ipotesi - fa scrollare la testa e che in fondo risulta controproducente. E’ vero, nell’immediato non giova, ma chi vuole investire nel futuro deve rinunciare a qualcosa nel presente. Non a caso è crudo e brutale.

Scrive ancora AntOne : “Come se si parlasse di ipotetici privilegi dei negri dopo che sono stati per secoli oggetto di discriminazione, o degli ebrei.”

Egli suggerisce che è assurdo ipotizzare che le donne abbiano rovesciato le parti (siano diventate delle privilegiate in Occidente) e lo prova con l’esempio dei neri. Con un sottile paralogismo (un sofisma inconscio) egli prova che nessuno che sta sotto può mai rovesciare le posizioni e offre come prova il fatto che in un determinato caso ciò non è avvenuto. Sbaglia, perché allo stesso modo io potrei provare che gli animali non possono volare citando il caso degli ippopotami…
L’errore è palese, ma la suggestione resta. Resta l’idea che un rovesciamento delle parti sia impossibile.
Così si invitano gli uomini a mettersi comodi, li si tranquillizza. Solo essi possono prevaricare, il che mi rimanda al paragrafo di un saggio di una sociologa femminista dal titolo: “Potrò prevaricare anche se nascerò femmina?” (si chiede il/la nascituro/a). Ma cosa dici? Se nasci femmina questo è impossibile. Mettiti comoda pure tu.

Invece è possibilissimo giacché nessuna legge storica, sociologica, psicologica lo vieta. Non solo come obiettivo, ma soprattutto come esito non voluto. Nessun impedimento, giacché altro sono gli obiettivi (le intenzioni) altro gli effetti.

Quel rovesciamento non solo è possibile, è una realtà fattiva. Benché ovviamente da negare.
Ma anche chi non vuole ammettere questo, ammetterà che le donne hanno combattuto e lottato.
Ciò ovviamente avranno fatto con determinati strumenti, metodi, tecniche, tattiche.

Si tratta ora di vedere quali siano quegli strumenti che il genere femminile, sotto la guida dell’ideologia femminista, ha usato e sta usando in quella che tutte e tutti definiscono la “Lotta delle donne per la loro liberazione, per la parità, l’autodeterminazione etc..”

L’analisi dei modi, delle tecniche e degli strumenti usati, prescinde ovviamente da ogni valutazione sulle ragioni e sugli scopi di tale lotta. Studiare le tecniche di battaglia di Genghis Khan o quelle di lotta dell’ANC di Nelson Mandela non significa esprimere giudizi sui fini dell’uno e dell’altro. Questo è chiaro. Prescinde dalle ragioni e dagli scopi (le intenzioni) ma ovviamente non può prescindere dagli effetti (che sono cosa quasi sempre diversa dalle intenzioni.)

Ora le donne occidentali hanno lottato e lottano. Come?
Non hanno usato i fucili, né lo sciopero, né l’occupazione delle piazze ( a parte rare occasioni). Non hanno neanche mai usato il voto. Hanno sempre votato per gli uomini. E allora con cosa lottano?

Se non è una lotta materiale (e non lo è) può essere solamente immateriale. Non una guerra ma una psicoguerra. Le psicoguerre si combattono con strumenti psicoemotivi. L’elenco non è lungo.
Colpevolizzazione, criminalizzazione, dispregio, svalorizzazione, vilipendio, desimbolizzazione, intimidazione, ricatto, vittimizzazione. Evocazione, seduzione e inganno.


1- Colpevolizzazione.

Consideriamo l’Otto marzo. Data simbolo della lotta femminile. Secondo la versione a tutti nota, quella data ricorda l’omicidio (il ginecidio, oggi si dice così) di oltre cento donne ad opera di un industriale americano che le avrebbe lasciate bruciare vive nella sua fabbrica. Questa versione è stata raccontata per quasi 40 anni. Solo di recente è scomparsa. La ragione di questa “evaporazione” risiede nel fatto che si è scoperto trattasi o di una colossale mistificazione o di una vera e propria bufala, a smascherare la quale ha contribuito in Italia un famoso saggio scritto da due donne.

Ci si aspetterà ora che io sostenga la tesi della falsità di quel racconto. Errore.
Infatti, ai nostri fini, è del tutto irrilevante che quel fatto sia accaduto o meno. Quel che conta è che è stato raccontato come vero per 40 anni. Questo è ciò che conta.
E cosa narrava quel racconto? Di cosa parlava?
Di un crimine maschile. Di un crimine folle e persino autolesionista portato a termine perché motivato dalla sola fonte possibile: la più radicale misoginia. Crimine autolesionista, perché racconta di un padrone che appositamente lascia bruciare la sua fabbrica pur di ardere vive 100 donne.
Ci si poteva attendere che la Festa della Donna celebrasse qualcosa di diverso. Una qualche vittoria femminile, un qualche mito ginegenico dell’età classica o un simbolo della natura vegetativa (di ovvia valenza femminile). Invece no. La Festa della Donna ha (avuto) come origine, come riferimento simbolico, un crimine maschile. La Festa della Donna è il giorno della colpa maschile.

Si noti poi che quel crimine non fu eseguito con i pugnali, le carabine o la nitroglicerina. No.
Lo strumento fu il fuoco.

Ancora donne bruciate come le antiche streghe dall’odio maschile. Il crimine maschile per antonomasia.
Ecco la radice della Festa della Donna: la colpa degli uomini.

Nel ’68 gridavano: “Tremate, tremate, le streghe son tornate!” Erano davvero tornate impugnando la spada della colpa maschile. E gli uomini infatti incominciarono a tremare. E da allora tremano. Tremano sotto il macigno della colpa.


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Vecchio 11-01-2008, 18.44.30   #69
kore
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Sì, interessante, però non si rischia di generalizzare?
Io non credo che siano stati solo quelli che tu elenchi gli strumenti di lotta del genere femminile. Forse sono stati quelli più visibili, mentre qui si tace degli altri strumenti molto più pacifici e consapevoli: come il dialogo portato avanti da "femministe" che desideravano sinceramente solo gli stessi diritti di cittadinanza degli uomini. Si tace anche di quelle che questi diritti se li sono conquistati con il merito (mi viene in mente la Montalcini, prima donna a studiare medicina in Italia)... si tace di chi, a livello culturale ha lottato senza per questo aver avuto bisogno di colpevolizzare nessuno, poiché la lotta è stata condotta con intelligenza e consapevolezza.
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Vecchio 11-01-2008, 22.45.47   #70
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Sì, interessante, però non si rischia di generalizzare?
Io non credo che siano stati solo quelli che tu elenchi gli strumenti di lotta del genere femminile. Forse sono stati quelli più visibili, mentre qui si tace degli altri strumenti molto più pacifici e consapevoli: come il dialogo portato avanti da "femministe" che desideravano sinceramente solo gli stessi diritti di cittadinanza degli uomini. Si tace anche di quelle che questi diritti se li sono conquistati con il merito (mi viene in mente la Montalcini, prima donna a studiare medicina in Italia)... si tace di chi, a livello culturale ha lottato senza per questo aver avuto bisogno di colpevolizzare nessuno, poiché la lotta è stata condotta con intelligenza e consapevolezza.

Chiedo scusa a Chlobbygarl e ad AntOne per aver assegnato al secondo una citazione del primo.

Scrive Kore:
>>
Sì, interessante, però non si rischia di generalizzare?
>>

La generalizzazione viene sempre stigmatizzata ma lo è quasi sempre erroneamente. E’ un procedimento sbagliato solo quando si attribuiscono a tutti i caratteri/comportamenti che sono di alcuni. Quando si unifica ciò che divide. Non lo è invece quando individua ciò che accomuna.
Neppure quest’ultima osservazione però si può riferire a ciò che ho detto. Infatti non ho parlato del comportamento delle singole donne, ma di esse come dell’intero genere femminile in Occidente. Ho parlato del comportamento dell’organismo non di quello delle singole cellule. Mi sono occupato della nomotetica (le leggi generali che governano gli avvenimenti) non dell’idiografia (i singoli accadimenti, le biografie).

>>
Io non credo che siano stati solo quelli che tu elenchi gli strumenti di lotta del genere femminile.
>>

Allora bisogna indicarne altri. Il dialogo da te citato non rientra tra quelli, per due ragioni.
La prima è che il dialogo medesimo in sé e per sé può condurre in qualsiasi direzione. Di solito conferma gli interlocutori nelle loro posizioni. Perché uno dei due le modifichi, il dialogo deve essere in grado di modificare lo stato psicoemotivo. Ciò non si ottiene con i c. d. “ragionamenti”, né con le “dimostrazioni” ma attraverso l’uso di strumenti capaci di evocare, suscitare, reprimere le forze e l’orientamento dei sentimenti.
La seconda è che non è mai esistito alcun dialogo. Le donne (id est: il genere femminile occidentale) non hanno mai ascoltato, in ciò seguendo l’insegnamento femminista secondo cui era giunta l’ora di “Chiudere le gambe e aprire la bocca”. Quanto agli orecchi ...nessun cenno. E’ esistito solo il monologo femminile e si è sentito un solo racconto, una sola storia, una sola verità, una sola narrazione, che includeva anche quella degli uomini. Non è mai esistito alcun dialogo. Non solo gli uomini sono stati censurati, ma prima ancora, si sono autocensurati e non hanno raccontato la loro storia, terrorizzati dalla minaccia dell’accusa di “maschilismo”.

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“come il dialogo portato avanti da "femministe" che desideravano sinceramente solo gli stessi diritti di cittadinanza degli uomini”.
>>

Le intenzioni, dunque. Le intenzioni sono il bunker dentro il quale ci si rifugia per sfuggire alle conseguenze non volute delle nostre azioni. Nelle relazioni interpersonali esse sono fondamentali. Se non ne tenessimo conto saremmo alla guerra di tutti contro tutti (fenomeno in effetti già operante per i maschi nei loro comportamenti verso le femmine e di cui non mancherò di occuparmi in futuro).
Nell’arena pubblica non hanno altra funzione che assolvere gli attori dalle cattive conseguenze dei loro atti. A monte di questa giustificazione sta la convinzione ingenua (primitiva e animistica e perciò diffusa a livello di massa) secondo la quale ad ogni dato scopo corrisponde un dato effetto. Oltre a ciò è ovvio che quasi tutte le azioni sono agite con ottimi intendimenti. Ma anche se fossero meno che buoni, non verrebbero mai dichiarati come tali. Né di fronte agli altri né di fronte a se stessi. In una parola, le intenzioni appaiono sempre buone agli occhi (al cuore) di chi agisce. Perciò invocare le buone intenzioni diventa una giustificazione autoassolutoria. Solo i destinatari delle nostre azioni sono titolati a parlare degli effetti dei nostri atti.

>>
Si tace anche di quelle che questi diritti se li sono conquistati con il merito (mi viene in mente la Montalcini, prima donna a studiare medicina in Italia)...
>>

Questa è biografia, ossia idiografia. In ogni caso la prima donna a laurearsi in medicina in Italia è stata Maria Montessori nel 1896. Superfluo ricordarmi il motivo per il quale pochissime altre lo facessero sino agli anni ‘70, essendo la risposta è ovvia: a causa del soffitto di cristallo. Il potere maschile e quindi la colpa maschile.

>>
si tace di chi, a livello culturale ha lottato senza per questo aver avuto bisogno di colpevolizzare nessuno, poiché la lotta è stata condotta con intelligenza e consapevolezza.
>>

Se si parla di casi individuali si tratta ancora di idiografia. Se ci si riferisce a fenomeni globali non mi stai contraddicendo, giacché non ho mai detto che non sia stata utilizzata la più grande intelligenza né che chi agiva lo facesse (e lo faccia) inconsapevolmente. E’ stata usata una finissima intelligenza ed una piena consapevolezza. Dove per consapevolezza si intende ovviamente “buone intenzioni”.

Le obiezioni di Kore tendono a ridurre la portata delle mie affermazioni per la seguente ragione.
Occuparsi delle strategie e delle armi usate in un conflitto, attuale o passato, non costituisce motivo di contrasto neppure tra nemici (o ex nemici) se non sul piano meramente tecnico. Diventa motivo di durissimo scontro se e solo se tra le armi impiegate vi figurano quelle biologiche, chimiche o radioattive.
Solo se uno dei due denuncia l’uso di armi sporche da parte altrui. Nessuno può accusare il nemico di aver usato fucili contro fucili, granate contro granate… Ci si sente in difficoltà se e solo se si viene accusati di aver usato strumenti fuorilegge. Roba sporca.
La percezione di Kore è esatta. Sto dicendo che nel conflitto dei sessi vengono usate, da parte femminista, armi sporche, dichiarazione che essa legge come un’accusa. E’ vero che le armi sono sporche, le tecniche vili, le strategie esiziali. Ma la mia non è un’accusa, ciò per la semplice ragione che quelle sono le sole armi possibili. Nel conflitto innescato dall’ideologia femminista contro gli uomini quelle erano e sono le sole armi a disposizione. Non ve ne sono altre.
E’ una psicoguerra che viene combattuta con psicoarmi.

Tutto questo viene percepito come un’accusa (e si capisce), ma non è un’accusa, è solo un amaro disvelamento. L'ultimo disinganno.

Per chi?
Per gli uomini.

Oberon
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