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Vecchio 13-01-2008, 23.02.32   #81
oberon
Ospite
 
Data registrazione: 23-12-2007
Messaggi: 24
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Seguire le osservazioni e i commenti ai propri post comporta ovviamente un’interruzione della catena delle argomentazioni. Lo segnalo per evitare di venir accusato di aver anticipato considerazioni e temi senza averli poi davvero affrontati. Ogni cosa a suo tempo.

Scrive Kore:
>>
Non mi pare che sia esistito un monologo femminile.
Nessuno è stato censurato, non mi pare.
>>


Lo prova il fatto che per sentire le prime parole degli uomini riferite all’universo maschile si è dovuta attendere la nascita di internet. Ad esempio, nessuna delle opinioni espresse in questo forum, prima da Iulbrinner e poi da me, è mai apparsa su alcun media. Né può figuravi oggi. Il massimo che si ottiene è la pubblicazione di una lettera, tagliata e limata, immersa nel maremagnum della relativa rubrica in coda ai giornali. In rare occasioni sono apparsi in tv uomini che hanno tentato di parlare fuori dal coro. Hanno avuto pochi secondi e sono stati subito canzonati.

>>
Trovo la manipolazione un'operazione eticamente e moralmente scorretta.
>>

In questa stagione nella quale per la prima volta si sente la parola maschile, il racconto maschile, quello che conta non è esprimere il nostro giudizio su ciò che sta accadendo, ma rendersi conto di ciò che sta accadendo. Io non ho ancora espresso alcun giudizio (morale) sui metodi usati nella guerra contro gli uomini, mi sono limitato ad elencarli. Se li ho definiti “armi sporche” con ciò non ho espresso un mio parere ma raccolto quello universale su quei metodi, giudizio che tu stessa confermi.

>>
Segnalo il sito della Libreria delle donne di milano, libreria esistente dal 1975.
Tra le iniziative e gli incontri l'ultimo ha affrontato il tema: "Il posto del padre".
"Qual è il posto del padre dopo la fine del patriarcato e l'avvento della libertà femminile?
"Il senso politico di questi incontri per noi è affrontare la cosiddetta relazione di differenza, la relazione tra i sessi" dice Laura nel suo intervento. A discutere in questa serata è stato invitato Marco Deriu"
>>

e nel post più recente segnali maschileplurale

>>
Scusate se ripesco questo post di Iul, ma volevo segnalarvi un articolo molto interessante che affronta proprio questi temi, offrendo uno spunto di riflessione importante sulla posizione maschile nel mondo attuale.
>>

La Libreria delle donne è uno dei centri di elaborazione del femminismo italiano. Per capire di cosa si tratta basti osservare che quelle donne non usano il mappamondo ma la “mappamonda” e che il loro sito non ha siti amici ma “site amiche” come se tutto quel che si coniuga e si declina al maschile fosse contaminato dal “nemico”. E infatti è così. Deriu, di Maschileplurale, appartiene alla categoria degli Espianti, nuova forma antropologica generata dalla pressione psicologica esercitata contro gli uomini da 40 anni. Uomini che hanno fatto dell’autocolpevolizzazione e dell’autodisprezzo maschile la loro bandiera. Essi assumono integralmente il racconto femminista e si fanno paladini dell’etica femminista. Lo scopo della sua azione (insieme a Bellassai, Ciccone, Vedovati. etc ) consiste nella cancellazione dell’idea stessa di maschilità e nella trasformazione interiore degli uomini secondo i dettami dell’ideologia femminista. Perciò è stato invitato colà.
Egli non parla né degli uomini né per gli uomini. Parla contro di essi. E’ facile saperlo perché egli non dice nulla di diverso da quel che direbbe (degli uomini) qualsiasi femminista.


Scrive Cchlobbygarl

>>
hai appena dimostrato in modo ineccepibile la superiorità femminile,
>>

Se c’è stata una Caporetto vuol dire che qualcuno, almeno in quel frangente, è stato superiore. Se poi sia intrinsecamente superiore, questa è altra questione.

>>
Dunque se per ipotesi speculativa lasciassimo la predominanza anche numerica a esse donne, le medesime potrebbero ragionevolmente configurare, materialmente, scenari per nulla inaugurabili al mondo maschile.
>>

Non mi è sempre facile capire cosa intendi dire. Qui (“scenari per nulla inaugurabili” = scenari auspicabili) mi pare di capire che vedi con favore il dominio femminile nel mondo e sugli uomini.
Ci sono dunque due tipi di dominii. Quello maschile che è male, quello femminile che è bene.
E questa infatti è l’ideologia femminista e l’obiettivo del femminismo.

Oberon
oberon is offline  
Vecchio 14-01-2008, 16.18.50   #82
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
Data registrazione: 28-11-2007
Messaggi: 362
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Se tu vuoi riconoscere plausibilità alle mie argomentazioni o meno – perdonami - è affar tuo e non certo mio. Io le propongo e basta; tu puoi accoglierle o rigettarle a tuo piacere.
esatto, dunque a che serve che tu aggiunga che certe tue argomentazioni sarebbero dimostrate (da chi, cosa, che? non siamo in fisica teorica o in matematica...pare neppure in logica..).
Citazione:
Ma come? Ti ho risposto pagine fa e mi riproponi lo stesso ritornello come se non avessi scritto nulla?
Vabbè, oltre a suggerirti di rileggere con attenzione ciò che, peraltro, non mi sembra ti sia affatto sfuggito ma che, evidentemente non ti piace osservare, te lo ripeto in modo sintetico.
hai detto che le donne sono meno rappresentate perchè sono meno nei partiti e da ciò a tuo avviso se ne potrebbe ragionevolmente (!!) dedurre che siano meno interessate alla politica.Siccome l'argomentazione è non tanto debole quanto insussistente ti rifaccio la domanda:chi e come può "dimostrare" che l'unico dato in nostro possesso che fotografa la situazione di effettiva disparità attualmente presente, l'unico da cui abbia senso partire per un analisi sulla questione maschilismo/femminismo, non sia il frutto di una discriminazione (a vario titolo/modo/grado) dei maschi verso le donne?Il resto sono tue libere speculazioni indimostrabili mentre le risposte che hai fornito alla domanda appaiono imbarazzanti.


Citazione:
Quella che tu chiami “forma privilegiante gli uomini” si chiama – a secondo dei casi – struttura concorrenziale dei rapporti economici ovvero struttura competitiva dei rapporti politici.
Sai darmi nozione di strutture di tali rapporti sociali (nel senso indicato) diverse da queste, prive dell’elemento concorrenziale ed altrettanto ben funzionanti?
considerazioni disarmanti per semplicismo e pretese:l'aver dato il voto alle donne è stato il frutto della struttra concorrenziale dei rapporti economici?Così anche per l'aborto?Continui a dibattere superficialmente evocando due sole forme possibili di pensiero, polarizzanti e antinomiche, che inevitabilmente riducono e rendono sterile la portata dell'analisi possibile.Il tuo principio è quello per cui in regime di libera concorrenza economica non si potrebbe ravvisare alcuna discriminazione maschile a danno femminile, aut aut!Mentre anche solo il corso della nostra pur travagliata repubblica spiega che le rivendicazioni sociali e le battaglie per i diritti avvengono e hanno pregnanza proprio in un clima di concorrenza economica, più o meno imperfetta.Nessuno salvo te si sognerebbe di affermare che in USA il razzismo e le rivendicazioni di rigetto ad esso afferenti non avessero motivo d'essere solo perchè in quel paese vigeva una liberissima concorrenza economica...
Mi domando se tu rilegga la sostanza di quanto scrivi.Il liberalismo economico non è mai condizione strettamente sufficiente (anche se lo è necessaria) perchè disparità, diseguaglianze e discriminazioni non avvengano e quindi non garantisce senza l'apporto del dibattito sociale una società libera nelle possibilità quanto esente da disuguaglianze discriminatorie.


Citazione:

Nessun criterio di selezione è mai totalmente libero nell’accesso, né potrebbe ragionevolmente esserlo. Chi entra in competizione o in concorrenza con altri lo fa sulle base di un sistema di regole di partecipazione date, le quali, giuste o sbagliate che siano, sono quelle che reggono il sistema.
uscendo dall'editto autoimmunizzante per cui essendo economicamente la concorrenza non mai perfetta tanto vale lasciarla sempre come è e come si compie....ecco....le regole in realtà si possono cambiare, manco a dirlo.Quando lo si fa spesso (!!) è per migliorarle, dunque perchè appaiono inadeguate.Il "sistema di regole di partecipazione", nonchè "date", è oggetto di continua contrattazione sociale prima che politica e anche proprio "economica".Banalmente le modifiche apportate non tengono conto che in minima parte dei valori economici o degli indicatori di efficienza!L'intervento di "compensazione" e di livellamento delle differenze nell'accesso è un pilastro di tutte le democrazie occidentali, basti ricordare il sistema del prelievo fiscale che vede le aliquote crescere in percentuale al crescere dell'imponibile o l'idea stessa di welfare, declinato in vario modo nei posti della terra dove la qualità della vita è più alta.Ove vigesse, e se fosse valsa anche nei regimi più liberisti, solo la legge del più forte economicamente e ove come tu dici se ne dovesse far derivare quella del più competitivo socialmente le donne oggi non avrebbero la possibilità di votare, non potrebbero abortire, non potrebbero denunciare la violenza sessuale del congiunto, Obama e Hillary non concorrerebbero per la casa bianca.Insomma cosette.
Citazione:
Questo genere di libertà d’accesso è quella vagheggiata dalle ideologie del c.d. “socialismo reale” che hanno dato la pessima prova di sé (l’impoverimento generalizzato delle masse) che tutti conosciamo.
ma no dai non cadiamo proprio qui, la libertà del socialismo reale non è di accesso poichè il medesimo non è contemplato in quanto atto di autodeterminazione e quindi libero.Viceversa è proprio una uguaglianza imposta all'arrivo, un livellamento liberticida verso l'alto, una "libertà all'arrivo" che pone il limite oltre il quale non puoi spingerti.
Citazione:

Allora ti rendo edotto. Ormai da diversi anni gli ordinamenti giuridici del mondo occidentale (il nostro compreso) hanno assorbito al proprio interno il principio delle c.d. “discriminazioni positive” (anche denominate nella politologia affirmative acts, azioni positive etc.) secondo il quale si renderebbe legittimo delimitare le possibilità maschili per agevolare quelle femminili.
Se come pare evidente dalla "semantica" stavamo trattando discriminazioni non tanto e non solo giuridiche, e sulle ultime io stesso mi sono espresso concordandone la parziale incongruità, ma invece "immateriali", allo stesso modo di oberon (solo che io le riconosco ad opera degli uomini e tu e lui le attribuite alle donne!!!) ecco che la tua focalizzazione appare un pò strumentale e riduttiva.Aboliamo pure le quote rosa se vuoi, o le "azioni positive" calate dall'alto, ma operiamo affinchè ad es. le donne non debbano scegliere tra il ruolo imprescindibile di madre e quello di libero attore sociale nel mondo del lavoro.Altrimenti significa mettere la cenere sotto al tappeto.

Citazione:
Qui seguo l’impostazione data da oberon alla questione, secondo cui chi non vuole vedere la foresta, anche di fronte a milioni di piante una vicina all’altra, vedrà sempre e solo alberi, perché la foresta non la vuole vedere.
Nessuno ti obbliga a vedere foreste ma negare l’esistenza politica, ideologica e giuridica delle discriminazioni positive non è un atto di onestà intellettuale.
quelle che vengono chiamate tecnicamente anche "discriminazioni positive" (azioni positive) ove lo siano (leggi,sentenze e atti) evidentemente non lo sono mai nell'accezione che tu qui vuoi conculcare.Ripeto, hai un modo di procedere a tratti curioso.Stai velando l'ipotesi che il legislatore o il giudice di turno accettino e incoraggino il significato di atto discriminatorio per quelle che si chiamano per ragioni tecniche anche discriminazioni positive.Nel primo caso non avrebbe senso che chi legifera connotasse con quella accezione del termine una norma fatta apposta per compensare la discriminazione opposta a quella che tale termine indicherebbe così come da te inteso.Nel secondo non si vede come un giudice debba mettersi ad esprimere pareri più o meno sibillini sulla plausibilità della norma che deve (solo) applicare con cogenza.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 14-01-2008, 22.57.29   #83
iulbrinner
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Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Per evitare che chlobbygarl si esibisca in ulteriori slanci propagandistici vediamo di fare un attimo di chiarezza, punto su punto.

Citazione:
a che serve che tu aggiunga che certe tue argomentazioni sarebbero dimostrate (da chi, cosa, che? non siamo in fisica teorica o in matematica...pare neppure in logica..).
Dove avresti letto queste aggiunte di cui parli? Quando avrei sostenuto la dimostrabilità matematica del mio punto di vista? Di cosa mai vai parlando?

Citazione:
hai detto che le donne sono meno rappresentate perché sono meno nei partiti
Sbagliato, e non perché la soluzione del problema è aritmetico ma perché so molto bene quello che scrivo e sostengo e tu non puoi e non devi attribuirmi concatenazioni logiche inesistenti; questa si chiama manipolazione.
Ti preciso che ho associato al dato della presenza femminile in politica (quello che secondo te sarebbe conclusivamente dimostrativo, non si sa di cosa) il dato della partecipazione effettiva femminile all’interno dei partiti (e, quindi, alla politica attiva). A te bastano pochi dati per darti spiegazioni conclusive; io osservo i fenomeni facendo riferimento alle loro diverse sfaccettature.

Citazione:
e da ciò a tuo avviso se ne potrebbe ragionevolmente (!!) dedurre che siano meno interessate alla politica
Sbagliato anche questo e vattelo a rileggere. Osservo entrambi i dati di cui sopra, osservo la realtà quotidiana che mi circonda, osservo alcuni dei comportamenti più diffusi e tento di osservare un fenomeno sociale - che tu vorresti ridurre ad un’aliquota percentuale - nella sua complessità, traendone la personale interpretazione che, in linea generale, le donne hanno meno interesse alla politica di quanta ne abbiano, altrettanto in genere, gli uomini. Anche su questo punto ognuno potrà formarsi un’opinione personale sulla base dei dati forniti e della propria esperienza; il mio punto di vista non lo impongo a nessuno.

Citazione:
Siccome l'argomentazione è non tanto debole quanto insussistente
Non spetta a te stabilire quando un’argomentazione sia debole (tanto o non tanto? lapsus....?), né quando sia insussistente; puoi stabilirlo solo per te stesso e per il tuo modo - tutt’altro che ideologicamente neutro, direi - di guardare alle cose.
Se vuoi misurarti sugli argomenti di merito sei il benvenuto, se vuoi pontificare come un professorino “sòtuttoio” non sei neanche un interlocutore passabile.

Citazione:
chi e come può "dimostrare" che l'unico dato in nostro possesso
Non è affatto l’unico dato in nostro possesso; te ne ho dato quantomeno un altro che, da una riga all’altra di ciò che scrivi, finisci per dimenticare.

Citazione:
che fotografa la situazione di effettiva disparità attualmente presente
La fotografa per te che non vuoi vedere altro che questo; per me questa è una fotografia approssimativa e largamente incompleta.

Citazione:
l'unico da cui abbia senso partire per un analisi sulla questione maschilismo/femminismo
E’ l’unico da cui abbia senso partire per te ma non per me. Poi sarei io ad avere la pretesa di accreditare le mie tesi come se fossero teoremi di matematica….

Citazione:
non sia il frutto di una discriminazione (a vario titolo/modo/grado) dei maschi verso le donne?
Al contrario. Dovresti essere tu a dimostrare che l’assenza femminile dalla politica sia il frutto di una discriminazione; io ti ho dato un’interpretazione diversa, coerente ai dati ed alla comune esperienza, e non si tratta di una soluzione matematica ma di un’interpretazione di diversi fatti.
Il tuo interrogativo, preso nel suo insieme, è un’approssimativa richiesta di dimostrazioni matematiche; le stesse che tu contesti alle mie argomentazioni.
Prova ad addurre tu qualche “fatto” che avvalori la tua presunta spiegazione, asseritamene imprescindibile della faccenda (l’unica da cui, secondo te che non fai aritmetica, abbia senso partire…).

Citazione:
Il resto sono tue libere speculazioni indimostrabili
Sono dimostrabili esattamente come le tue; si chiamano interpretazioni e conseguenti opinioni.

Citazione:
mentre le risposte che hai fornito alla domanda appaiono imbarazzanti.
Ma chi credi di essere per giudicare le idee e le opinioni altrui?

Citazione:
l'aver dato il voto alle donne è stato il frutto della struttra concorrenziale dei rapporti economici?Così anche per l'aborto? Continui a dibattere superficialmente evocando due sole forme possibili di pensiero, polarizzanti e antinomiche, che inevitabilmente riducono e rendono sterile la portata dell'analisi possibile.Il tuo principio è quello per cui in regime di libera concorrenza economica non si potrebbe ravvisare alcuna discriminazione maschile a danno femminile, aut aut!Mentre anche solo il corso della nostra pur travagliata repubblica spiega che le rivendicazioni sociali e le battaglie per i diritti avvengono e hanno pregnanza proprio in un clima di concorrenza economica, più o meno imperfetta.Nessuno salvo te si sognerebbe di affermare che in USA il razzismo e le rivendicazioni di rigetto ad esso afferenti non avessero motivo d'essere solo perchè in quel paese vigeva una liberissima concorrenza economica...
Ma che cosa dici? Ma che razza di confusione fai?
Che c’entrano le lotte per abbattere le discriminazioni sociali effettive – non quelle puramente supposte quali sarebbero, secondo te, quelle sofferte oggi dalle donne – con la concorrenza economica?
Come fai a comparare un razzismo codificato in norme, come quello dei neri americani di 30, 40 anni fa, con le presunte discriminazioni femminili che tu vedi oggi in Italia?
Quale sarebbe il nesso tra fenomeni così distanti tra loro come le battaglie civili e la competizione economica?
Io ti ho dato un quadro ben più articolato nei diversi piani d’analisi di ciò che tu sei, evidentemente, riuscito a comprendere.
Che dirti? Vatti a rileggere ciò che ho scritto (è tutto documentato pagine addietro) e non fare confusione tra grandezze sociali completamente diverse (oppure falla e fà come ti pare....).

Citazione:
Mi domando se tu rilegga la sostanza di quanto scrivi.
Mi domando io…ma veramente tante cose…

Citazione:
Il liberalismo economico non è mai condizione strettamente sufficiente (anche se lo è necessaria) perchè disparità, diseguaglianze e discriminazioni non avvengano e quindi non garantisce senza l'apporto del dibattito sociale una società libera nelle possibilità quanto esente da disuguaglianze discriminatorie.
Ancora confusione ideologica.
Al contrario di quanto dici tu, il liberismo economico (il liberalismo è un concetto politologico) è semmai condizione per il formarsi stesso delle disuguaglianze. Le hanno chiamate “costi sociali” ed essi possono essere attenuati dalla politica, anche in modo significativo, ma mai eliminati del tutto, perché la competitività economica (e non) presuppone, per definizione, che qualcuno si affermi e qualcun altro no.
Io credo tu non sappia di cosa stai parlando…

Citazione:
le regole in realtà si possono cambiare, manco a dirlo.Quando lo si fa spesso (!!) è per migliorarle, dunque perchè appaiono inadeguate
Ma di quali regole parli: di quelle politiche, di quelle economiche o di quelle della civile convivenza?

Citazione:
L'intervento di "compensazione" e di livellamento delle differenze nell'accesso è un pilastro di tutte le democrazie occidentali, basti ricordare il sistema del prelievo fiscale
Cosa ha a che fare la redistribuzione del reddito con le “differenze nell’accesso”?
Cosa ha a che fare tutto questo con le possibilità che hanno le donne di fare accesso sul terreno dell’economia?
Cosa ha a che fare il welfare con l’accesso alle posizioni di potere politico?

Citazione:
Ove vigesse, e se fosse valsa anche nei regimi più liberisti, solo la legge del più forte economicamente e ove come tu dici se ne dovesse far derivare quella del più competitivo socialmente le donne oggi non avrebbero la possibilità di votare…
Non ci sono parole….che c’entrano i correttivi politici del mercato con il diritto di voto?
Che c’entra la competizione sociale ed economica con la competizione politica?

Citazione:
operiamo affinchè ad es. le donne non debbano scegliere tra il ruolo imprescindibile di madre e quello di libero attore sociale nel mondo del lavoro.Altrimenti significa mettere la cenere sotto al tappeto.
Scusa ma, quindi, in che modo gli uomini discriminano le povere donne, secondo te?
Come si determina questo abominio a danno femminile?
Assegnandogli per legge l’obbligo di diventare madri?
Sono quindi gli uomini ad avere deciso che la maternità è delle donne?....e madre natura, in questo quadro contorto, che ruolo avrebbe?
E’ questa la criminale discriminazione operata dagli uomini? Non poter rimanere incinti al posto delle donne?

Ma, per concludere questo dialogo per me ormai privo di interesse, sappiamo ora che, secondo te, le discriminazioni positive (che sempre discriminazioni sono, anche con l’aggiunta del magico correttivo “anche”) sono fatte “apposta per compensare la discriminazione opposta a quella che tale termine indicherebbe così come da te inteso”.
Quindi, in estrema sintesi - perché mi sono veramente stancato di tante chiacchiere inutili e senza alcun costrutto - per te sono giuste.
Per me, invece, sono sbagliate (anzi, aberranti come tutte le altre misure “compensative” di cui parli tu).
Auguri
iulbrinner is offline  
Vecchio 14-01-2008, 23.33.57   #84
oberon
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Messaggi: 24
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore

In quanto alla controffensiva maschile (e maschilista, che però è una cosa diversa) ecco alcuni siti, tanto per studiare l'arsenale della "parte avversa", alcuni sono scemi, altri ben fatti. Quelli ben fatti sono quelli che adoperano gli strumenti della ragione e ospitano un dialogo costruttivo a cui partecipano anche donne, non quelli ideologici, ovviamente.

http://digilander.libero.it/uomini/history.htm (storia del movimento maschile)
http://digilander.libero.it/culturamaschile/index.html
http://www.maschilisti.com/maschilista.html
http://www.maschilisti.com/
http://www.uomini3000.it/187.htm (sito serio)
http://www.albatrus.org/italian/ordi...o_dentro_2.htm
http://www.legamaschio.net/NEO-MASCHILISMO.html (spaventoso)

Certo ne ho messo solo alcuni. I siti dove gli uomini raccontano la loro storia sono molti di più.

...

segnalo il sito della Libreria delle donne di milano, libreria esistente dal 1975.
http://www.libreriadelledonne.it/index.htm

Tra le iniziative e gli incontri l'ultimo ha affrontato il tema: "Il posto del padre".
"Qual è il posto del padre dopo la fine del patriarcato e l'avvento della libertà femminile?
Questo il tema discusso nel corso dell'incontro alla Libreria delle donne del 4 dicembre, primo di una serie dedicati a questo argomento, organizzati da Laura Colombo e Sara Gandini.
"Il senso politico di questi incontri per noi è affrontare la cosiddetta relazione di differenza, la relazione tra i sessi" dice Laura nel suo intervento. A discutere in questa serata è stato invitato Marco Deriu"

A presto.

Che io sappia, solo alcune sparute associazioni di padri separati esistevano in Italia prima dell'avvento del web (metà anni 90). Ne hanno memoria alcuni attivisti contemporanei del movimento dei separati, oggi divisi in almeno una quindicina di sigle. Separati dalle mogli, dai figli ed anche ...tra di loro.

Quando ad associazioni o gruppi maschili in senso lato, prima del web non c'era nulla. E’ la rete che ha messo insieme (e in mostra) il meglio e il peggio (al pari di ogni altra cosa).
Mi pare perciò necessario distinguere tra le diverse correnti e orientamenti.

Gli Espianti.
Da una parte abbiamo quelli che ho già denominato Espianti. Sono quelli che girano intorno a Maschileplurale. Un vero disastro. Questi sono uomini che si vergognano di se stessi, che recitano lodi sperticate alla Donna, che vedono il genere maschile come causa unica dei mali del mondo, che invitano i maschi all’espiazione e che prendono esplicitamente le distanze dagli altri, quelli che “lottano per i diritti e per la rivalorizzazione del maschile”. Testuale. Confermano così che essi sono impegnati contro i diritti dei maschi e per la svalorizzazione degli uomini. Come non fosse già abbastanza chiaro. Si capisce che vengano invitati dalle facoltà di gender-studies e dai circoli femministi. Vanno là a firmare la resa e a consegnare l’anima in cambio di una umiliante assoluzione. Chiedono perdono di essere uomini.

I machisti.
Sull’altra sponda vi sono alcuni personaggi impresentabili (o forse è solo uno?!) che sembrano sul libro paga delle più feroci femministe, tale è la precisione con la quale offrono loro tutti gli argomenti possibili per liquidare i maschi e le ragioni degli uomini. Sia con i contenuti che con la forma. Espressione di un becero inqualificabile machofascioleghismo da suburra.

I Coscienti.
Oltre alle associazioni dei padri separati, vi sono i Maschiselvatici e quelli di Uomini3000. Due gruppi di orientamento diverso ma entrambi seri, sui cui siti scrive gente in qualche modo preparata. Questi sono veri gruppi di uomini “reali” che, a quanto pare, fanno qualcosa anche fuori dal web (come del resto - purtroppo - i loro (…e miei) antagonisti di Maschileplurale e di altri club di Espianti ). Poi ci sono altri portali, espressione però (mi pare) di singoli individui come Antifeminist e Pari diritti per gli uomini. Questi non sono né larve umane striscianti in cerca di perdono né revanchisti misogini e volgari in cerca di vendetta.

E’ bene distinguerli per evitare di prendere fischi per fiaschi e di mescolare le carte, magari scambiando i Maschiselvatici con Maschi-al-100x100 (sic!). E’ poi superfluo indicare a quale dei tre gruppi vadano le mie simpatie, ma lo preciso egualmente per evitare ogni equivoco in buona o malafede che sia.
Ovviamente, se mi capiterà di parlare del movimento maschile italiano, significherà che faccio riferimento ai Coscienti e solo ad essi. Gli altri sono destinati alla perdizione.

Oberon
oberon is offline  
Vecchio 15-01-2008, 15.33.12   #85
kore
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Messaggi: 343
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Beh, là ove esiste il confronto ognuno è libero di giudicare.
Vorrei fare notare che su uno degli argomenti principe della "discriminazione femminista", il diritto dei padri alla natalità, avete elegantemente glissato.
Inoltre, se prima del web non c'era nulla che riguardasse associazioni o gruppi maschili, domandatevene il motivo.
Basta autofinanziarsi per aprire una rivista o un'associazione, cosa che il movimento femminista ha sempre fatto.
Non mi pare che sia illegale.
kore is offline  
Vecchio 15-01-2008, 20.04.33   #86
misterxy
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Data registrazione: 15-01-2008
Messaggi: 200
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
Ricordo ahimè sommessamente che un cardine imprescindibile del discorso sarebbe dimostrare come e perchè la disparità numerica delle donne rispetto agli uomini (spesso anche retributiva) osservabile nei ruoli pubblici, politici e amministrativi, a fronte di una maggiore percentuale rispetto al totale della popolazione sui medesimi uomini, non sia assolutamente dettata dall'impronta volontaria data da quest'ultimi al generico e lato di senso "corso degli eventi".
Ascolta, perché non evidenzi anche la disparità numerica delle donne, rispetto agli uomini, nei cantieri, nelle cave, nelle fonderie, nelle miniere, etc.?
Perché non ricordi che in Italia, così come in tutto l'Occidente, il 92% dei morti sul posto di lavoro appartiene al sesso maschile?
misterxy is offline  
Vecchio 15-01-2008, 20.22.19   #87
AntOne
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Messaggi: 52
Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Proprio quando pensavo che si "lottasse" per il venir meno del concetto di "squadra maschi" e "squadra femmine". Questo era con iulbrinner, a quanto pare. Con lui si sono chiariti molti punti: si contestava un eventuale discriminazione di segno opposto, le leggi e i movimenti che operano in questo senso. Non si negavano passate discriminazioni e non si voleva attaccare le conquiste attuali, oltre ovviamente a deplorare una tendenza ad una disparità relazionale tra i sessi all'incomprensione e alla mancanza di dialogo, infine, importantissimo non si voleva mettere in dubbio la capacità e l'autonomia della donna rispetto all'uomo. L'intento sperimentale e semiprovocatorio della discussione era: perche non si può contestare un'uso strumentale della parola maschilismo e le discriminazioni in senso opposto senza dover prima infiorettare come fa AntOne? iul mi corregga se sbaglio, il tono è scherzoso, tu hai aggiunto anche che non si poteva fare il discorso sulle diversità uomo donna (alcune innegabili altre "discutibili") e ne hai elencato alcune appunto discutibili e hai scatenato reazioni, sembrando contraddire l'ultimo punto. Comunque i messaggi di oberon sopra pare confermino il motivo per cui è necessario andarci cauti.

Oberon, non prenderla come una critica, io capisco le tue preoccupazioni lo so che intendi dire "le donne" in senso etologico. Ma andiamo per punti.
Affermi che è difficile che un uomo pensi che la donna, fragile com'è possa prevaricare. Permettimi di dire che sarebbe l'uomo in questione ad avere una visione piuttosto antica e angelicante del genere femminile, la stessa immagine con la quale molte amano essere viste in fase di corteggiamento, o in altri ambiti della vita, talvolta in buona fede, spesso approfittandosene.
Invece, come ho detto sono uguali nel bene e nel male. In seguito affermi, a sorpresa, che il potere è sta, addirittura oggi come allora, (anche quanto ?) in mano agli uomini. Sembra quasi un'ammissione, ciò lo rende inquietante. L'equivoco sta qui: hanno loro il potere che pericolo può venire dalle donne? Vedi Iul, come torna la visione a squadre? La "squadra uomini" avrebbe fatto una gentile concessione alla "squadra donne", perchè se quel terreno era loro? La logica (mia, vabbe) direbbe che le cose cambiano, la visione a squadre ha perso terreno, un modello culturale viene meno e sembre di più l'altro sesso viene riconosciuto come un tuttuno. Il voto, il divorzio, il referendum etc. (è molto complesso ma teniamocelo stretto). So che la tua non è una domanda maligna ma solo curiosità sociologica. Evidentemente, però, io non conosco il potere del Lato Oscuro, tu paventi la violenza psicologica, una dittatura dei desideri femminili che ha spinto gli uomini a cedere il loro potere. Ricordo che tra le superstizioni da me accennate che un tempo contribuirono alla demonizzazione della donna (le mestruazioni viste come "il morso del diavolo") c'era anche l'attribuzione di un potere psichico superiore, da cui bisognava guardarsi, con conseguenze non troppo gradevoli per le beneficiarie.

Ma se le donne hanno questo potere psichico perchè solo nell'ultimo secolo si starebbero facendo cedere il potere e solo in alcune parti del mondo? L'autore della discussione "preferirei che mia moglie fosse vergine" nell'ultima pagina di psicologia, sostiene persino che il desiderio delle donne nella storia è stato tutto, quindi che avrebbero voluto loro il male che è stato a loro fatto (perchè le infibulazioni le eseguivano loro etc.). Come vedi quanto a "deliri" paranoici ognuno ha i suoi, e lui aveva questa peculiarissima visione del problema.
Cmq donne, rendetevene conto, avete un potere enorme! Abbiate pietà di noi di, voi stesse e del mondo, amministratelo bene, se riuscite.

Qui parli del problema delle leggi che estromettono la figura del padre dalle decisioni, anche se ho già detto come la penso e non nego il problema, ho capito che non ti basta. Un po' hai ragione, proverò ad addentrarmici.
In effetti qualcosa andrebbe cambiato, la donna può abortire se non desidera una gravidanza e continuarla anche se lui non vuole, fin qui ok. Non mi risulta che lei possa disconoscere il padre a piacimento a meno di casi estremi come crimini gravi o ingravidamento da stupro, però è vero che può ottenere affido esclusivo nei primi anni in caso di separazione. In seguito però la corte può decidere per l'affido congiunto. Qui l'ovvio difetto della legge è che manca di casistica e sembra assumere per principio che la madre è sempre idonea e sempre più del padre quandanche sia lei a lasciare il partner qualunque sia il motivo. Capisco privilegiare la madre per i primi periodi di vita del bambino ma in seguito le cose cambiano. Non so come ci si regoli in caso di evidente squilibrio psichico e inidoneità della madre: se lo devono portare via e il padre è ed è sempre stato ben disposto, mi auguro lo preferiscano ai servizi sociali.
Passiamo alla imposizione di paternità, credo sia questo il busillis del privilegio, vero? Come dici giustamente che non tutte siano bastarde è fuori discussione, il problema è che qualora una legge permetta a qualcuno di esserlo questa legge è da rivedere.
Pare che a fronte dell'uomo che non può imporre nè di continuare la gravidanza nè di interromperla, giustamente, perchè il corpo è della donna, la donna possa imporre la paternità contro la volontà dell'uomo, anche ad anni di distanza. Se è vera questa cosa in effetti la sperequazione è evidente. Sembra una legge fatta per farla pagare a quelli che abbandonano la compagna dopo averla messa incinta. Peccato che agisca, secondo quanto hai detto, in qualsiasi occasione senza distinzione di sorta, e questo non è bello. La legge sembra punire con pesi distinti la disattenzione di lui rispetto a quella di lei mentre dovrebbero essere entrambi capaci di intendere e di volere. In effetti per pareggiare dovrebbero dare la facoltà all'uomo di non far dipendere il suo destino dalla gestante più che quello di quest'ultima da esso. Per quanto poco elegante possa essere disconoscere un figlio per non pagare il suo mantenimento, lo è altrettanto il fatto che il padre sia ridotto ad un bancomat. Però, se da una parte sembra che la donna possa decidere lei se avere la maternità e l'uomo no, se ci pensiamo è un discorso un po' rozzo. La donna in effetti se non vuole il portare avanti la gestazione indesiderata può abortire ma spesso questa è una decisione sofferta (lo so, non sempre). Pero lei potrebbe farsi ingravidare con l'inganno, mandarlo affanculo, e poi farlo pagare come padre senza averlo tra i piedi, con magari con gli alimenti annessi se si sposano e lei divorzia strategicamente, bella mantenuta. E l'autonomia, l'emancipazione? Grazie non mi servono più. Ecco, se lei ha un buon reddito, la legge dovrebbe eliminare entrambe queste cose e se l'uomo non vuole legarsi e dare da mangiare a quella "coniglia"(nel senso più volgarmente riproduttivo togliendo la parte erotica) bugiarda e traditrice, sarà ben soddisfatto. Ah, se facessimo le uova, sarebbe tutto tanto più facile, peccato.
Cara Kore, hai fatto bene ha segnalare quei siti, infatti io conosco il forum di uomini 3000 e i discorsi sono simili a questi, spesso con molto più veleno. "la legge non riconosce che l'uomo possa essere vittima di una donna". Riconosce la misoginia ma non la misandria. Quelli del suddetto forum, tra le altre cose, hanno voluto fabbricare un corrispettivo di molestie sessuali femminili, ovviamente psicologiche perchè, da bravi maialoni, beccarsi una mano femminile sconosciuta nel didietro, non gli dispiacerebbe troppo(lo so, e "la "domanda/offerta" dove la metti?"). Anche nel sito riconoscono alle donne la stesso presunta superiorità psicologica, strano.. .
Perchè gli uomini, che hanno il potere, avrebbero agito contro i loro interessi?? Ma quando mai hanno pensato all'interesse generale di una categoria cosi ampia? Gli interessi del maschio?! Gli servivano i voti delle donne, per cui oltre a giuste abolizioni della discriminazione a loro carico, in alcuni casi sono andati un po' troppo all'eccesso opposto, un po seguendo l'onda entusistica del cambiamento. Sapevano tra l'altro che la mentalità maschilista non tramontò, per questo hanno dato un contentino alle più agguerrite e vetero, altro che emancipazione.
Non per essere femminista ma credo che con "non riconoscono l'autorità nella donna", donella non intendesse dire che vedi una donna e devi riconoscere la sua autorevolezza in quanto donna. Ma che si deve riconoscere che anche la donna può essere autorevole. Senza entrare ovviamente in merito al concetto di autorevolezza che ora non ci interessa. Ecco sono un pò dubbioso anch'io sull'utilità delle quote rosa nel far cadere certi pregiudizi che ancora rimangono.
Riaffronterò piu tardi il resto della tematica. questo mio post si sta ingarbugliando troppo, a presto.
AntOne is offline  
Vecchio 15-01-2008, 20.51.06   #88
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
hai detto che le donne sono meno rappresentate perchè sono meno nei partiti e da ciò a tuo avviso se ne potrebbe ragionevolmente (!!) dedurre che siano meno interessate alla politica.Siccome l'argomentazione è non tanto debole quanto insussistente ti rifaccio la domanda:chi e come può "dimostrare" che l'unico dato in nostro possesso che fotografa la situazione di effettiva disparità attualmente presente, l'unico da cui abbia senso partire per un analisi sulla questione maschilismo/femminismo, non sia il frutto di una discriminazione (a vario titolo/modo/grado) dei maschi verso le donne?Il resto sono tue libere speculazioni indimostrabili mentre le risposte che hai fornito alla domanda appaiono imbarazzanti.
Innanzitutto una domanda: perché scrivi i "maschi" e le donne?
maschi=femmine
uomini=donne
maschietti=femminucce
ometti=donnette
Altrimenti, volendo, si potrebbe anche scrivere gli uomini e le "femmine".
Detto questo, andiamo pure avanti.
Dunque, al cuore del femminismo c'è una contraddizione di cui pochissime militanti si sono accorte. Primo, non si può affermare che uomini e donne sono ugualmente adatti a svolgere tutte le professioni e, secondo, che alcune attività sarebbero svolte in modo diverso se a compierle fossero le donne.

Il femminismo, quindi, è tutto fuorché egualitario. Le femministe sostengono che, se ci fossero più donne al potere, prevarrebbe l'altruismo. Partono dal presupposto che le donne sono per natura diverse. Se il mondo fosse in mano alle donne, non ci sarebbero guerre (e se mio nonno avesse la carriola...). Nelle aziende amministrate da donne, la parola d'ordine è cooperazione e non competizione.

Queste sono tutte chiare e salde affermazioni di sessismo: le donne hanno personalità e natura diverse dagli uomini. Ma se le donne hanno personalità e natura diverse, è più che sicuro che in certi lavori si dimostrino mediamente migliori o peggiori degli uomini (tralascio il discorso relativo ai lavori manuali e pesanti...). Non ci si può appellare alle differenze solo quando fa comodo.

D'altronde non serve nemmeno usare le pressioni sociali come fonte delle differenze di personalità. Infatti, se la pressione sociale è così potente come le femministe ci vogliono far credere, allora la natura delle persone sarebbe irrilevante nel modellare la personalità, conterrebbe soltanto il bagaglio personale di esperienze. Così un uomo proveniente da una famiglia disgregata e che ha condotto un'esistenza criminosa sarebbe il prodotto di tale esperienza e nella sua "anima" non ci sarebbe neppure una scintilla di "natura buona" che potrebbe redimerlo.

Naturalmente, qualsiasi persona pensante non può che farsi beffe di una simile assurdità e riconoscere che lui è il prodotto tanto del suo ambiente quanto della sua natura.
Lo stesso vale per le differenze sessuali. Dire che le donne italiane/occidentali entrano in politica con frequenza minore degli uomini perché sono discriminate, nonché condizionate a pensare alla politica come a una carriera maschile, è semplicemente assurdo.

La politica è un fatto di ambizione dello status sociale, che moltissime donne guardano con cinismo. Le donne hanno le loro idee, sono in grado di pensare e decidere di entrare in politica se lo vogliono, indipendentemente da quanto afferma la società.
Se non ci entrano, o ci entrano molto meno, è perché sono meno interessate.
misterxy is offline  
Vecchio 15-01-2008, 21.22.34   #89
misterxy
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Nella scuola, ad esempio, in tutti i paesi dell'OCDE, gli insegnanti della scuola
dell'infanzia e della scuola elementare sono in maggioranza femmine, con una media del 94%. Nel ciclo della scuola secondaria inferiore OCDE la media delle
insegnanti femmine è del 62,7%; in Italia siamo al 73,3%, contro il 62,8% della Francia e il 56,7% della Germania. Alle superiori, di fronte a una percentuale
femminile media OCDE del 48,9%, in Italia siamo al 58,8% (Francia 50,6%, Germania 39%). Quello che è più "interessante", in proiezione futura, è la percentuale femminile secondo i gruppi di età. Nella scuola superiore, le insegnanti femmine sono già il 60% tra i 30 e i 60 anni. La tendenza alla
femminilizzazione del corpo docente è irreversebile, in tutti i paesi esaminati.
(Solo all'Università il numero degli insegnanti uomini è maggiore; per ora.)

Ora, vi chiedo, l'istruzione è o non è un grande potere?
Pensate sia giusto introdurre anche le "quote azzurre", oppure no?
Ritenete esista un "soffitto di cristallo rovesciato" ? (...)
Vi viene mai il sospetto che, invece, certe "disparità" siano dovute alle diverse attitudini, alle intrinseche differenze esistenti fra i due sessi?
XY=Maschio; XX=Femmina; significherà pure qualcosa, no?
Per esempio, che siano più gli *uomini che le donne a mostrare eccezionali capacità di ragionamento matematico e manipolazione mentale di oggetti tridimensionali è un dato di fatto (rapporto di *4 a 1) che basta a spiegare la
distanza dalla proporzione cinquanta e cinquanta nel campo dell'ingegneria, della fisica, della chimica organica e fra i professori in alcune branche della matematica.

Nella maggior parte delle professioni le differenze medie di capacità sono irrilevanti, ma le differenze medie nelle preferenze possono mettere i due sessi su strade diverse. Un esempio molto significativo viene dall'analisi di David Lubinski e Camille Benbow di un campione di ragazzini selezionati nel corso di una ricerca di talenti condotta negli Stati Uniti su scala nazionale.
Nati all'epoca della seconda ondata femminista, frequentavano tutti il settimo anno di scuola, davano prova di precoci doti matematiche, i genitori li incoraggiavano a sviluppare i loro talenti (venivano tutti mandati ai corsi estivi di matematica e scienze), ed erano ben consapevoli delle loro capacità di successo.

Ma le ragazze dissero ai ricercatori che le interessavano di più le persone, i "valori sociali" e gli obiettivi umanitari e altruistici, mentre i ragazzi che li interessavano di più le cose, i "valori teorici" e la ricerca intellettuale astratta. All'università le scelte delle ragazze si distribuirono su
un'ampia gamma di materie umanistiche, artistiche e scientifiche, mentre i
ragazzi si buttarono a capofitto nella matematica e nelle scienze. E, naturalmente, le ragazze che arrivarono al dottorato in matematica, scienze fisiche e ingegneria furono meno dell'1%, mentre i ragazzi furono l'8%.
Le femmine preferirono indirizzarsi verso la medicina, la giurisprudenza, le materie umanistiche e la biologia.

Tale asimmetria salta agli occhi negli studi su larga scala sui valori connessi al lavoro e sulle scelte di carriera, altro genere di ricerca in cui uomini e donne dicono in prima persona che desideri hanno, invece di far parlare a nome loro qualche militante...
In media l'autostima degli uomini è più connessa allo status, alla retribuzione e alla ricchezza e, come rivelano gli studi su quello che le persone cercano nel sesso opposto, agli stessi fattori è legata anche la loro attrattiva quali partner sessuali e potenziali mariti.
misterxy is offline  
Vecchio 15-01-2008, 23.15.26   #90
oberon
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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
...
Vorrei fare notare che su uno degli argomenti principe della "discriminazione femminista", il diritto dei padri alla natalità, avete elegantemente glissato.

Inoltre, se prima del web non c'era nulla che riguardasse associazioni o gruppi maschili, domandatevene il motivo. Basta autofinanziarsi per aprire una rivista o un'associazione, cosa che il movimento femminista ha sempre fatto.
Non mi pare che sia illegale.


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Vorrei fare notare che su uno degli argomenti principe della "discriminazione femminista", il diritto dei padri alla natalità, avete elegantemente glissato.
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Se le cose andranno come spero, resterò a lungo su questo forum e non vi sarà argomento attinente al conflitto tra i sessi che, prima o poi, non verrà toccato, analizzato e sviscerato. E proprio perché intendo restarvi a lungo (come ho annunciato da subito) non vi è alcuna urgenza nel correre a rispondere a questa o a quella obiezione. Questo per quanto riguarda l’accusa di glissare, affermazione che veicola l’insinuazione di incompetenza o di viltà (o di entrambe) a carico di Oberon.

Come si vede, questa è già una giustificazione, un fatto assai grave, un cedimento da parte mia, necessario però per chiarire ai lettori (non a Kore) che se la contro-osservazione tarda a venire ciò non è per sufficienza o noncuranza. La risposta alla tua obiezione è già pronta, ma poiché mi viene sollecitata in tale modo, ne rimando la pubblicazione ad altra data.
La ragione è questa: è giusto che le femmine non ubbidiscano ai maschi. Ed è almeno altrettanto giusto che i maschi non ubbidiscano alle femmine. (Affermazione questa che suona davvero maschilista, ne convengo).

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Inoltre, se prima del web non c'era nulla che riguardasse associazioni o gruppi maschili, domandatevene il motivo. Basta autofinanziarsi per aprire una rivista o un'associazione, cosa che il movimento femminista ha sempre fatto. Non mi pare che sia illegale.
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Se Kore prima di porre queste suggestive obiezioni avesse sentito come vincolante la necessità di applicare agli uomini quegli stessi principi che essa applica e che esige vengano applicati da parte dei maschi nei confronti delle femmine, si sarebbe ben guardata dal proporle. Ma se c’è un principio, una regola di valore assoluto nel conflitto tra i sessi, quella è la seguente: nessun principio invocato in una direzione deve mai venir mai applicato nell’altra.

Se e quando si osserva che le donne non hanno fatto (o non fanno - qui o altrove, nel presente o nel passato) ciò che pur era (o è) nei loro interessi se ne rinviene la causa in impedimenti esterni, formali (leggi) o informali (mentalità). In costumi, opinioni, etiche, valori che direttamente o indirettamente hanno murato la parola o l’azione femminile. In limiti palesi o occulti, espliciti o impliciti, diretti o indiretti che però tutti e sempre vengono attribuiti agli uomini. In una parola al maschilismo (e ai suoi diversi sinonimi: patriarcato, fallocentrismo, etc. ) e con ciò alla sua unica possibile causa: la misoginia. Buona parte della ricerca femminista è infatti rivolta proprio a scovare e denunciare quei limiti, quegli impedimenti, quelle catene occulte che hanno impedito (e ancora impediscono) alle donne di manifestare i loro bisogni, di realizzare i loro obiettivi e di raccontare la loro storia. Di occupare il loro posto nel mondo. Il “soffitto di cristallo” è una di quelle espressioni che parlano appunto di tali limiti. Invisibili, ma non per questo meno granitici.

L’idea da cui si parte è ovviamente questa: se qualcuno ha un interesse e non lo difende ciò indica che non può difenderlo e se non lo può fare la causa va ricercata in chi ha l’interesse contrario. Nel caso femminile, i maschi. Sulla base di questa ragionevole assunzione, diventa secondario scoprire e svelare i modi con i quali i maschi hanno oppresso (e opprimono) le femmine. Il loro silenzio, la loro mancata autodifesa, la loro subordinazione etc. sono già da sole più che sufficienti per assicurarci che la causa risiede in un sistema di vincoli (materiali, psicologici, valoriali) creati dai maschi e nella costrizione operata da forze governate da essi.
La clitoridectomia (ad es.) è praticata dalle femmine sulle femmine (al pari di altre analoghe pratiche antifemminili). Questo non alleggerisce minimamente la responsabilità maschile nella creazione e nella conservazione di tali usanze. Anzi. La colpa maschile diventa ancora più profonda e radicale, perché quella che sembra una forma di autolesionismo del genere femminile giova appunto a nascondere la responsabilità maschile. Si intende infatti che in tal modo gli uomini abbiano deviato da sé la responsabilità di quei crimini (come tali infatti noi li leggiamo) trasformando le donne nelle carnefici di se stesse. Il crimine maschile è svelato sia nella sua materialità che nel vile e subdolo tentativo di nasconderlo alla coscienza delle donne. Anziché praticare la tortura direttamente, l’hanno delegata alle stesse vittime.

Su questo criterio si basa la lettura dei fatti quando si nota che le donne non difendono un loro interesse o peggio, quando agiscono contro se stesse.

Ed eccoci al punto. Quando la stessa cosa si verifica per gli uomini, improvvisamente il criterio viene rovesciato. Se tacciono è colpa loro, se si fanno del male reciprocamente è colpa loro, se non si difendono è colpa loro. E diventa possibile agire nei loro confronti in modi che mai ci si sognerebbe di usare riguardo alle femmine. Si possono canzonare e dileggiare.

L’autolesionismo femminile ci rende seri, ci fa pensare, suscita comprensione verso le vittime ed evoca la condanna dei veri autori del delitto. I maschi.
L’autolesionismo maschile ci induce allo scherno, alla derisione, al sarcasmo.

L’autolesionismo femminile è un crimine delegato, quello maschile è l’azione di una banda di imbecilli, onnipotenti ma al tempo stesso incapaci di difendersi e perciò quantomeno meritevoli del male che fanno a se stessi. Chiamare in causa le femmine sarebbe delirante.

Applicare al loro caso lo stesso criterio che si applica alle femmine sarebbe folle. Il criterio va sempre rovesciato. Qui come in ogni altro caso, in ogni altro ambito su ogni altra questione. Sempre, sistematicamente, con coerenza sovrumana vale il metaprincipio: non applicare mai ai maschi i princìpi che si applicano alle femmine. Mai.

Ora questa mia affermazione può essere clamorosamente smentita.

Sarai perciò tu, Kore, coerente e leale, a smentirmi, descrivendo i motivi per i quali gli uomini prima del web non hanno parlato e al di fuori del web non possono parlare. Non è difficile trovarli, basta applicare ad essi i criteri, i principi, le regole interpretative che si applicano alle donne.

Che si applicherebbero alle donne nel caso speculare.


Oberon
oberon is offline  

 



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